
“Se non l’ho detto, non lo penso. Più che di conte, è arrivata l’ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando la colpa a oscuri complotti, che è una risposta semplicistica”.
La risposta era nell’aria da ore, e alla fine è arrivata. Dopo il j’accuse di Walter Veltroni, Massimo D’Alema risponde a tono alle dichiarazioni del segretario del Pd, che aveva parlato di “stillicidio quotidiano che non fa male a me”, ma che “fa male al partito e fa bene alla destra. Berlusconi è impegnato in un attacco contro di noi che non ha precedenti. Di fronte a questa offensiva io non invoco solidarietà o spirito di squadra. Capisco che sono termini d’antan, che oggi in politica non vanno più di moda. Ma pretendo trasparenza e coerenza, questo sì”.
Coerenza e trasparenza che a sentire D’Alema non mancano affatto: “Veltroni non si rivolge a me perche’ ci conosciamo da anni e lui sa che io sono una persona a volte spigolosa ma diretta e quindi se io ritenessi che lui deve lasciare la carica, lo direi prima di tutto a lui”.
Secondo l’ex ministro degli Esteri, intervistato su Radio2 da Barbara Palombelli, ciò che invece non ha il Pd è tutt’altro e ha comunque a che fare con la leadership: “Il problema non è su Veltroni, che deve continuare il suo mandato e nessuno deve insinuarlo, ma la necessità di affrontare i nodi reali a cominciare dalla discussione su quale partito costruire, quali regole, come governare i conflitti in periferia”. Di qui, l’urgenza di una “conferenza programmatica “.
Se non è un’accusa alla gestione del partito negli ultimi mesi, poco ci manca. Tanto più che D’Alema, con la sua associazione Red - stando a sentire gli stessi suoi uomini -, di spirito organizzativo ne sta dimostrando a sufficienza. Adesso, si aspetta la contromossa di Veltroni. Stretto dalle richieste di Sergio Chiamparino (che preme per un Pd federato), pressato dai mal di pancia di numerosi democratici di area cattolica (che non accetterebbero mai l’iscrizione al gruppo socialista europeo) e incalzato dalle dichiarazioni di Di Pietro e di alcuni intellettuali d’area (che invocano la questione morale contro la corruzione di ” cacicchi e dirigenti locali”), per il momento, Walter chiede solo “trasparenza e coerenza”.
La direzione del partito è fissata per il 19 dicembre. Ma forse, più che di D’ Alema, Veltroni dovrà fronteggiare le critiche di non è più convinto che quello avviato con il Lingotto sia stato davvero “l’inizio di una stagione politica”.
- Giovedì 4 Dicembre 2008
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