
Angelino Alfano
il ministro della Giustizia, Angelino Alfano
Giustizia: carriere divise e nuovo Csm. Il ministro della giustizia Angelino Alfano ribadisce i nodi della riforma. E lo fa, rispondendo a una domanda di Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, su Canale 5: “Sul piano tecnico si può chiamare separazione delle carriere, ma il principio è quello della parità tra accusa e difesa e della terzietà del giudice”. Ancora: “Serve un giudice che sia terzo ed equidistante, cosa che pensiamo non sempre ci sia stata. Pm e giudici” ha spiegato Alfano “fanno parte dello stesso ordine, lavorano negli stessi uffici, fanno gli stessi concorsi…”.
La questione della parità tra accusa e difesa, ha detto Alfano, rappresenta la “terza fase” delle riforme, dopo quella del processo civile, “in Senato per l’approvazione definitiva”, e dopo quella del processo penale “di cui ci occuperemo prima di Natale” ha detto Alfano. Quindi un “intervento sulla Costituzione su materie che stanno a cuore ai cittadini, come la parità tra accusa e difesa”. Per quanto riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale, che Alfano ha definito “un principio giusto e sacrosanto” non ci sarà invece un intervento sugli aspetti costituzionali. “Ma quando il pm riceve troppe notizie di reato non ce la fa e il principio di obbligatorietà diventa di fatto discrezionalita”. Per questo, ha aggiunto, “si pensa a indicare delle priorità su cui si possa misurare anche la capacità degli uffici a perseguire reati”.
Sempre per via costituzionale, il governo pensa anche a una modifica nel numero dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e della sua sezione disciplinare, ma Alfano ha chiarito che la riforma della giustizia, oltre alla fase di intervento su alcuni dettati costituzionali, avrà anche “due fasi ordinarie”, che riguarderanno le riforme del processo civile e del processo penale. “L’obiettivo” spiega Alfano “è quello di ridurre i tempi del processo civile, considerando i 5 milioni di procedimenti pendenti. Speriamo che il nuovo assetto possa aversi per l’inizio del nuovo anno”.
Nessun condono e nessun indulto, ma nuove carceri. Il ministro illustra la sua linea sulla questione dei detenuti. “Abbiamo detto che non faremo nessun nuovo indulto e nessun condono, ma invece costruiremo nuove carceri, tante quante ne servono per contenere tutti i detenuti nel rispetto della loro persona”.
- Mercoledì 10 Dicembre 2008
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Il 11 Dicembre 2008 alle 17:34 Giustizia: riforma condivisa, stop di Berlusconi. “Cambiare la Costituzione” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Altro che tavolo sulla giustizia. Ci pensa Silvio Berlusconi a rompere con il Pd, dopo l’invito del presidente Fini e i tentativi di dialogo avviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Arrivato al Tempio di Adriano per la presentazione del libro di Bruno Vespa Viaggio in un’Italia diversa, il premier è caricatissimo. Ma il buonumore non gli impedisce di chiudere la porta al centrosinistra e di mostrare tutta la sua insofferenza verso i continui attacchi di quei “marxisti e leninisti” che continuano a dipingerlo come “un diavolo o un nuovo Hitler o un dittatore argentino”. Ma costoro se la devono vedere con i sondaggi che lo danno al 68% e che gli fanno dire sorridendo, “il mio governo è il Paradiso”. Ma dopo la gag lancia un messaggio esplicito: “La Costituzione non può essere un ostacolo alla riforma della giustizia. Siamo pronti a cambiare la Costituzione e poi l’ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”. L’intervento alla presentazione del libro di Vespa è il secondo round della maratona mediatica cominciata la mattina con una intervista al mensile free press Pocket, nella quale aveva fatto un’apertura ai centristi di Casini. Il premier è un fiume in piena e il suo intervento è a tutto campo: dalla scuola, ai provvedimenti contro la crisi finanziaria, fino ad Alitalia. Non lesina pure un’amara riflessione sull’Italia che vista dall’estero appare molto “provinciale”. Ma il tema centrale, non foss’altro per la sua attualità politica, è la riforma della giustizia. “Fin quando sarò al governo” premette il premier “non mi siederò mai a un tavolo” con l’opposizione, “con questi individui”. Anche se, riconosce, “in Parlamento i vari gruppi potranno decidere come più riterranno opportuno”. Al di là di tempi e percorsi legislativi (”da vero liberale lascio queste cose al ministro della Giustizia, mi sembra però difficile presentare la riforma entro Natale”), il Cavaliere rilancia i punti chiave condivisi dalla maggioranza: “Siamo per la separazione degli ordini, non voglio dire delle carriere, ma degli ordini sì”. Tutto ciò “significa che chi giudica farà parte di un ordine, mentre chi rappresenta la pubblica accusa farà parte di un altro. E quando dovrà andare a parlare con il giudice, dovrà ottenere un appuntamento, bussare alla sua porta e dargli del lei”. Poche speranze anche per un’intesa con il leader del Pd. In questo caso, spiega Berlusconi, la “chimica” non c’entra, perché “in politica contano i comportamenti”. Il motivo per cui il suo rapporto con Walter Veltroni non riesce a decollare è un altro. Ai tempi “del Lingotto”, ricorda, quando il segretario democratico “diceva basta alla demonizzazione dell’avversario politico”, il dialogo “sembrava possibile”. Poi, però, “si è alleato con Di Pietro e ne ha seguito l’esempio, accusandomi di regime”. Fine dei giochi? In ogni caso, ecco la ricetta giusta: “Quando si vuole dialogare, ci vuole lealtà e rispetto dell’avversario”. E “non lo si può fare” con chi accusa il leader della maggioranza “di essere Hitler, il diavolo… “. Dunque, “questa sinistra non è democratica, non è riformista e non ha rispetto per l’altra parte”. Punto e a capo. Infine una corsia preferenziale per la costruzione di nuove carceri. Ovviamente tra le parti è calato il gelo. Secondo Dario Franceschini, vice di Veltroni nel Pd: il premier “non accetta psicologicamente che esista un’opposizione. Così fa del male all’Italia e agli italiani”. E dice Anna Finocchiaro: “Si tratta del solito Berlusconi fatto di propaganda, arroganza e offese. Ma non per questo meno pericoloso per la nostra democrazia”. Riforma della giustizia, sale la tensione. Per Veltroni: “Berlusconi è irresponsabile”. Per il premier: “Il dialogo è una farsa inaccettabile”. Secondo voi, la maggioranza deve: [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 20:06 “Pacchetto” giustizia slitta a gennaio. E Alfano riapre al Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Slitterà a gennaio 2009 il “pacchetto giustizia” contenente la riforma del processo penale e le misure per affrontare l’emergenza sovraffollamento carceri. Le misure erano state preannunciate inizialmente per il Consiglio dei ministri della prossima settimana. La decisione - secondo quanto si è appreso in ambienti del governo - è stata presa dopo che il Guardasigilli, Angelino Alfano, sentito il premier Silvio Berlusconi, ha concordato sul tentativo di riannodare il filo del dialogo con l’opposizione almeno sulle modifiche con legge ordinaria al processo penale, visto che sulle riforme costituzionali resta la netta contrarietà del Pd. La prossima settimana, dunque, Alfano incontrerà il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e tornerà a vedersi anche con Michele Vietti (Udc), oltre che con i capigruppo di maggioranza. [...]
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