Veltroni e D’Alema firmano la tregua. Ma i “nodi” morali ed europei restano

Walter Veltroni e Massimo D'Alema

Dopo un mese di messaggi ostili recapitati a mezzo stampa e per interposta persona, Walter Veltroni e Massimo D’Alema si sono sentiti al telefono e hanno voluto che l’informazione trapelasse.
I due hanno si sono dati appuntamento per un colloquio a quattr’occhi questa mattina, prima della riunione del “caminetto” che affronterà il nodo della collocazione europea. Ma, soprattutto, D’Alema e Veltroni hanno deciso di diffondere una nota congiunta sulla questione morale, per dire a tutti che di fronte ad una vicenda che rischia di colpire duro il partito, anche le storiche rivalità passano in secondo piano.
Non che anche su questo punto siano mancati accenti differenti, nei giorni scorsi, con il segretario ad insistere molto sulla necessità di un “rinnovamento”. Ma di fronte alla portata della vicenda entrambi hanno ritenuto di serrare i ranghi e di farlo sapere a tutti. Tutti e due, raccontano, hanno concordato che non era possibile subire gli affondi della destra che ora si scopre giustizialista dopo aver invocato per anni il garantismo. Certo, il segretario ha insistito, come si legge anche nel comunicato congiunto diffuso, perché il Pd ribadisse l’intenzione continuare il rinnovamento, ma dopo aver chiarito che la questione morale “riguarda anche e soprattutto la destra”.
Nonostante, almeno esternamente, il fronte è comune, i nodi politici restano. Veltroni, assicurano i suoi, in direzione chiederà un voto sulla linea del Lingotto, quella che ha portato il partito fin qui. Il segretario tornerà a sollecitare eventuali perplessità sulla leadership e solo se qualcuno porrà questa questione si riaprirebbe l’ipotesi di una resa dei conti anticipata. Uno scenario che non sembra ormai più all’ordine del giorno. Quel che è certo, come spiegano nello stretto entourage dalemiano, è che il patto non annacquerà il confronto che si attende nella direzione del partito convocata per il 19 dicembre: D’Alema dovrebbe intervenire in direzione, facendo sentire la sua voce su molti temi, ponendo sì questioni politiche, ma senza chiedere la conta sulla leadership.

Intanto va in scena il ritrovo del “camineto” del Pd, iniziato stamane alle 08,30. Sul tavolo anche la collocazione europea in vista delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Attorno, tutti i big del partito, tranne Arturo Parisi che in una lettera alla Stampa spiega i motivi della sua assenza. Secondo il leader degli ulivisti la questione rilevante della collocazione europea va affrontata non in una sede ristretta ma nell’Assemblea nazionale del partito dove andrebbe condotto “un largo confronto sulla nostra idea di Europa”.

Mentre l’incontro era ancora in corso Massimo D’Alema, poco prima delle 10, ha lasciato il suo posto insieme a Giuliano Amato. Nessun giallo: i due hanno un impegno a Napoli con la Fondazione Italianieuropei. E comunque la linea messa a punto da Max e Walter, in un periodo di tensione, serve proprio a compattare tutto il partito anche perché i sondaggi degli ultimi giorni dimostrano che la questione da morale sta assumendo un carattere elettorale: fa perdere voti, simpatia e fiducia al popolo di centrosinistra.
Urge intervenire, quindi. E meglio farlo uniti. A cominciare dalle primarie di Firenze, per le quali la soluzione trovata sembra essere quella di sostituire la gara interna tra i quattro candidati democratici con primarie di coalizione e la scelta “dall’alto” di un candidato del Pd (Vannino Chiti il prescelto), ben più intricata appare la matassa napoletana.
Per quanto riguarda il caso partenopeo, Veltroni ha espresso il suo sostegno a Rosa Russo Iervolino ma non recede dall’idea che sia necessario un rilancio della giunta. E quindi ai vertici locali del partito chiede un “patto di fine consigliatura”, che vuol dire un rimpasto di giunta per ridare smalto all’immagine offuscata dell’amministrazione.

Non meno complessa, e più legata ai vertici del partito che alla periferia, è la soluzione del braccio di ferro, che dura dalla nascita del Pd, sulla collocazione europea del partito.
Argomento affrontato da Veltroni e D’Alema nella telefonata di ieri e nel colloquio di stamattina. I due si sarebbero trovati d’accordo sulla mediazione da proporre ai big del partito: nessun ingresso nel Pse, ma una soluzione che riconosca la specificità dei democratici italiani in un’alleanza con i socialisti europei. Soluzione della quale nei giorni scorsi Veltroni avrebbe parlato anche con Franco Marini, per il quale bisognerebbe lavorare a un gruppo europeo autonomo e poi fare un patto politico con il Pse.

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