- Tags: giustizia, Lega, Pd, pdl, premier, riforma, scontro, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Walter Veltroni
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L’attacco: “Il comportamento del presidente del Consiglio è del tutto irresponsabile”, autore Walter Veltroni.
La difesa: “Come si fa a confrontarsi con chi mi chiama dittatore, Videla e Hitler?”, firmato Silvio Berlusconi.
Il film va in scena tra Parigi e Bruxelles. Ma a risentirne è la bandiera bossiana del federalismo.
Il segretario del Pd, questa mattina nella capitale francese a margine dell’apertura del vertice dei premi Nobel per la Pace, attacca a tutto campo Silvio Berlusconi sulle dichiarazioni sulla riforma della giustizia: “L’Italia sta entrando nella più drammatica crisi sociale che la nostra generazione ricordi e il presidente del Consiglio cerca costantemente di alimentare una situazione di scontro e di creare condizioni di divisione nel Paese. All’opposizione che ha responsabilmente detto di essere disponibile a collaborare per fronteggiare questa situazione che entra nelle famiglie degli italiani e nelle imprese” ha proseguito Veltroni “il presidente del Consiglio ha risposto dicendo: ‘me ne frego’. E sulla giustizia afferma di voler cambiare la carta costituzionale solo con la maggioranza. Si tratta di un comportamento del tutto irresponsabile”.
Il premier risponde a stretto giro da Bruxelles dov’è in corso il summit dell’Unione europea: “Ditemi voi come si può dialogare con chi dice che in Italia sei un dittatore, che in Italia c’è un regime ed è colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico? È impossibile”.
Ma del muro contro muro tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd, il più preoccupato è alla fine Umberto Bossi. Il leader del Carroccio e ministro delle Riforme la pensa proprio così: “Queste dichiarazioni del premier possono compromettere il confronto con il Pd sul tema del federalismo fiscale. Ed eravamo a buon punto”.
E invece ora c’è qualche ostacolo per il federalismo fiscale nelle commissioni parlamentari. Perché, secondo il ministro delle Riforme, le opposizioni hanno cambiato atteggiamento dopo le parole di Silvio Berlusconi. Per questo Bossi si è ripromesso di chiamare il premier. “Berlusconi ora è in Europa e proverò a chiamarlo per spiegargli che abbiamo qualche difficoltà perché le opposizioni vogliono evidentemente una correzione del tiro. Lui dirà che lo attaccano ma a volte bisogna saper mandare giù, saper inghiottire. Non vince” dice Bossi ai giornalisti “chi attacca di più. A volte il miglior attacco è la difesa”.
Sta dicendo che sulla giustizia Berlusconi deve abbassare i toni? “Sì”, risponde il leader della Lega ai giornalisti che gli chiedevano se fossero auspicabile toni più pacati da parte del presidente del Consiglio. “Le dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà perché possono ritardare il federalismo”.
D’altronde con il Pd la Lega aveva “cucito”, spiega Bossi, e “avevamo già un accordo” sul federalismo fiscale. Quindi per la Lega “il dialogo con la sinistra è possibile”.
Non ha null’altro da aggiungere il Senatur: “Berlusconi è intelligente, ha già capito”, ha risposto infine il ministro per le Riforme. “Sarebbe auspicabile che Berlusconi confermasse che il governo non ha cambiato indirizzo”, ha concluso. Sibillino e minaccioso: “Senza di noi, senza i voti del Nord, lui non sarebbe diventato premier”.
- Giovedì 11 Dicembre 2008
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[...] al 2010. Maestro unico solo a richiestaGiustizia: lo scontro Veltroni Berlusconi preoccupa Bossi » Panorama.it - Italia su Giustizia: riforma condivisa, stop di Berlusconi. “Cambiare laCostituzione” [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 15:31 L’altolà di Napolitano: “I principi della Costituzione non si toccano” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Lo scontro sulla giustizia preoccupa Bossi [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 20:07 “Pacchetto” giustizia slitta a gennaio. E Alfano riapre al Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dialogo ancora possibile, dunque? Su alcuni temi pare di sì. Per un confronto, la prossima settimana, Alfano incontrerà il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e tornerà a vedersi anche con Michele Vietti (Udc), oltre che con i capigruppo di maggioranza. La bozza del testo era fino a ieri in fase di limatura al ministero della Giustizia per approdare al consiglio dei ministri del prossimo 19 dicembre, ma ha ricevuto uno stop nelle ultime ore. Il governo non aveva escluso l’ipotesi di intervenire sulle carceri con un decreto legge. Ma - spiegano fonti qualificate - in questo modo si sarebbe avvalorato il sospetto di un ‘blitz’ parlamentare proprio mentre lo scontro sulla giustizia ha toccato i massimi livelli. Pertanto, vista la chiusura del Pd a qualsiasi modifica costituzionale (Csm, obbligatorietà dell’azione penale, separazione giudici-pm), Alfano tenterà di riannodare il dialogo con il Pd almeno sulla riforma del processo penale. Con l’effetto di abbassare i toni sulla giustizia, come chiesto anche dalla Lega, e di cercare un’intesa bi-partisan sulle riforme, come più volte sollecitato dal Quirinale. Lo stesso Alfano, in tema di intercettazioni ambientali e telefoniche relative a indagini antimafia e antiterrorismo, assicura che “non subiranno alcuna battuta d’arresto o limitazione”. “Questo” spiega il ministro “a prescindere dalle restrizioni da operare sul sistema complessivo, peraltro necessarie per coniugare le giuste esigenze di indagine con quelle di tutela della riservatezza dei cittadini, troppo spesso travolti da debordanti ingerenze investigative”. Se ne riparlerà solo dopo che Alfano avrà ricevuto una serie di proposte dalla Lega Nord (intenzionata a insistere sui giudici di pace eletti dal popolo) e soprattutto dopo aver incontrato, tra martedì e mercoledì, il ministro “ombrà del Pd, Tenaglia, e Vietti dell’Udc. LEGGI ANCHE: L’altolà di Napolitano sulla carta - Lo scontro sulla giustizia preoccupa Bossi [...]
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