Altro che tavolo sulla giustizia. Ci pensa Silvio Berlusconi a rompere con il Pd, dopo l’invito del presidente Fini e i tentativi di dialogo avviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Arrivato al Tempio di Adriano per la presentazione del libro di Bruno Vespa Viaggio in un’Italia diversa, il premier è caricatissimo.
Ma il buonumore non gli impedisce di chiudere la porta al centrosinistra e di mostrare tutta la sua insofferenza verso i continui attacchi di quei “marxisti e leninisti” che continuano a dipingerlo come “un diavolo o un nuovo Hitler o un dittatore argentino”. Ma costoro se la devono vedere con i sondaggi che lo danno al 68% e che gli fanno dire sorridendo, “il mio governo è il Paradiso”. Ma dopo la gag lancia un messaggio esplicito: “La Costituzione non può essere un ostacolo alla riforma della giustizia. Siamo pronti a cambiare la Costituzione e poi l’ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”. L’intervento alla presentazione del libro di Vespa è il secondo round della maratona mediatica cominciata la mattina con una intervista al mensile free press Pocket, nella quale aveva fatto un’apertura ai centristi di Casini.
Il premier è un fiume in piena e il suo intervento è a tutto campo: dalla scuola, ai provvedimenti contro la crisi finanziaria, fino ad Alitalia. Non lesina pure un’amara riflessione sull’Italia che vista dall’estero appare molto “provinciale”. Ma il tema centrale, non foss’altro per la sua attualità politica, è la riforma della giustizia. “Fin quando sarò al governo” premette il premier “non mi siederò mai a un tavolo” con l’opposizione, “con questi individui”. Anche se, riconosce, “in Parlamento i vari gruppi potranno decidere come più riterranno opportuno”.
Al di là di tempi e percorsi legislativi (”da vero liberale lascio queste cose al ministro della Giustizia, mi sembra però difficile presentare la riforma entro Natale”), il Cavaliere rilancia i punti chiave condivisi dalla maggioranza: “Siamo per la separazione degli ordini, non voglio dire delle carriere, ma degli ordini sì”. Tutto ciò “significa che chi giudica farà parte di un ordine, mentre chi rappresenta la pubblica accusa farà parte di un altro. E quando dovrà andare a parlare con il giudice, dovrà ottenere un appuntamento, bussare alla sua porta e dargli del lei”.
Poche speranze anche per un’intesa con il leader del Pd. In questo caso, spiega Berlusconi, la “chimica” non c’entra, perché “in politica contano i comportamenti”. Il motivo per cui il suo rapporto con Walter Veltroni non riesce a decollare è un altro. Ai tempi “del Lingotto”, ricorda, quando il segretario democratico “diceva basta alla demonizzazione dell’avversario politico”, il dialogo “sembrava possibile”. Poi, però, “si è alleato con Di Pietro e ne ha seguito l’esempio, accusandomi di regime”. Fine dei giochi? In ogni caso, ecco la ricetta giusta: “Quando si vuole dialogare, ci vuole lealtà e rispetto dell’avversario”. E “non lo si può fare” con chi accusa il leader della maggioranza “di essere Hitler, il diavolo… “. Dunque, “questa sinistra non è democratica, non è riformista e non ha rispetto per l’altra parte”. Punto e a capo.
Infine una corsia preferenziale per la costruzione di nuove carceri. Ovviamente tra le parti è calato il gelo. Secondo Dario Franceschini, vice di Veltroni nel Pd: il premier “non accetta psicologicamente che esista un’opposizione. Così fa del male all’Italia e agli italiani”. E dice Anna Finocchiaro: “Si tratta del solito Berlusconi fatto di propaganda, arroganza e offese. Ma non per questo meno pericoloso per la nostra democrazia”.
- Giovedì 11 Dicembre 2008

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Commenti
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Il 11 Dicembre 2008 alle 13:44 roverna ha scritto:
Le riforme della Giustizia sono subordinate ad alcune modifiche della nostra Costituzione, per cui necessitano di larghe intese, altrimenti il tutto verrebbe demandato ai cittadini attraverso il REFERENDUM CONFERMATIVO ; ossia per confermare o meno, quanto approvato dal Parlamento con maggioranze al di sotto dei 2/3 ( poichè in quest’ultimo caso non servirenbbe..)
Pertanto, tutte le forze politiche dovrebbero compiere uno sforzo, mettendo da parte ideologismi e preconcetti onde pervenire ad un testo nel solo interesse dei cittadini tutti e, non solo per alcuni
essi..
Il 11 Dicembre 2008 alle 20:32 Giustizia: lo scontro Veltroni Berlusconi preoccupa Bossi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il segretario del Pd, questa mattina nella capitale francese a margine dell’apertura del vertice dei premi Nobel per la Pace, attacca a tutto campo Silvio Berlusconi sulle dichiarazioni sulla riforma della giustizia: “L’Italia sta entrando nella più drammatica crisi sociale che la nostra generazione ricordi e il presidente del Consiglio cerca costantemente di alimentare una situazione di scontro e di creare condizioni di divisione nel Paese. All’opposizione che ha responsabilmente detto di essere disponibile a collaborare per fronteggiare questa situazione che entra nelle famiglie degli italiani e nelle imprese” ha proseguito Veltroni “il presidente del Consiglio ha risposto dicendo: ‘me ne frego’. E sulla giustizia afferma di voler cambiare la carta costituzionale solo con la maggioranza. Si tratta di un comportamento del tutto irresponsabile”. Il premier risponde a stretto giro da Bruxelles dov’è in corso il summit dell’Unione europea: “Ditemi voi come si può dialogare con chi dice che in Italia sei un dittatore, che in Italia c’è un regime ed è colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico? È imposibile”. Ma del muro contro muro tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd, il più preoccupato è alla fine Umberto Bossi. Il leader leghista spiega: “Queste dichiarazioni del premier possono compromettere il confronto con il Pd sul tema del federalismo fiscale. Ed eravamo a buon punto”. E invece ora c’è qualche ostacolo per il federalisno fiscale nelle commissioni parlamentari. E, secondo il ministro delle Riforme, le opposizioni hanno cambiato atteggiamento dopo le parole di Silvio Berlusconi. Per questo Bossi si è ripromesso di chiamare il premier. “Berlusconi ora è in Europa e proverò a chiamarlo per spiegargli che abbiamo qualche difficoltà perché le opposizioni vogliono evidentemente una correzione del tiro. Lui dirà che lo attaccano ma a volte bisogna saper mandare giù, saper inghiottire. Non vince” dice Bossi ai giornalisti “chi attacca di più. A volte il miglior attacco è la difesa”. Sta dicendo che sulla giustizia Berlusconi deve abbassare i toni? “Sì”, risponde il leader della Lega ai giornalisti che gli chiedevano se fossero auspicabile toni più pacati da parte del presidente del Consiglio. “Le dichiarazioni di Berlusconi sulla giustizia ci mettono in difficoltà perché possono ritardare il federalismo”. D’altronde con il Pd la Lega aveva “cucito”, spiega Bossi, e “avevamo già un accordo” sul federalismo fiscale. Quindi per la Lega “il dialogo con la sinistra è possibile”. “Berlusconi è intelligente, ha già capito”. Così ha risposto il ministro per le Riforme alla domanda se sia necessario un chiarimento per evitare che il federalismo possa bloccarsi. Sarebbe auspicabile” ha concluso Bossi “che Berlusconi confermasse che il governo non ha cambiato indirizzo”. [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 14:20 » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Mafia und Medien « reskisrepublik su Giovanni Strangio: “Non c’entro nulla con la strage di Duisburg”luca01979 su Scuola, la riforma delle superiori slitta al 2010. Maestro unico solo a richiestaastro su Scuola, la riforma delle superiori slitta al 2010. Maestro unico solo a richiestaGiustizia: lo scontro Veltroni Berlusconi preoccupa Bossi » Panorama.it - Italia su Giustizia: riforma condivisa, stop di Berlusconi. “Cambiare la Costituzione”Regioni e Comuni, un problema del Pd « Politiche su Caos Sardegna, parla Cabras: “Le dimissioni di Soru? Un errore. E un’opportunità” [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 15:31 L’altolà di Napolitano: “I principi della Costituzione non si toccano” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] ‘’I principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli’’. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo al Quirinale i membri del Fai. E in quel “nessuno” del Capo dello Stato è fin troppo chiaro il riferimento alle parole di Silvio Berlusconi. “La riforma della giustizia è necessaria. Sono pronto a modificare la Costituzione anche da solo” aveva detto il premier. Oggi il messaggio del Quirinale : niente cambi nei principi della Carta, nonostante ‘’quanto si discuta, argomento complicato, su cosa è possibile e opportuno modificare e che cosa no”. Il presidente lo dice ricevendo una delegazione dei volontari di tutte le associazioni regionali del Fondo per l’Ambiente Italiano che hanno animato le Giornate europee a tutela dell’ambiente e della cultura, guidata da Giulia Maria Mozzoni Crespi. Per il governo presente il ministro della Cultura Sandro Bondi. Tocca però a Gianfranco Rotondi tentare di sminuire le polemiche sul nascere: ‘’Nessuna riforma proposta tocca i principi fondamentali della Costituzione che, nei valori, è ancora giovane” dice il ministro per l’attuazione del Programma, “perché figlia di un tempo in cui cattolici e laici moderati e innovatori sapevano dialogare’’. “La Costituzione si può cambiare” aveva detto il premier nel corso della preentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, “e poi l’ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l’una dall’altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”, aveva affermato due giorni fa, aprendo a Casini e chiudendo le porte al Pd, definito “marxista-leninista” e “antidemocratico”. [...]
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