Abruzzo: il boom dell’Idv apre il processo a Veltroni

Il leader del Partito Democratico Walter Veltroni

Piove sul bagnato, si dice. A Roma, certo. Ma non si tratta dell’ondata di maltempo.
La bufera che imperversa è tutta politica. E si sta abbattendo (solo) sul Pd, anzi sul leader Veltroni. Ha voglia lui a chiedere, in riferimento alla débâcle abruzzese, che: “Non si facciano letture politisctiche”. Basta solo una lettura oggettiva dei dati per notare in quale gorgo è caduto il segretario democratico.
Il sindaco di Pescara arrestato, la brutta sconfitta nella corsa per la poltrona che fu di Del Turco, la cescita “incontrollata” dell’alleato-avversario Di Pietro. E sullo sfondo i grandi nodi “provinciali” che lentamente stanno togliendo aria al Pd (in Campania e a Napoli, in Sardegna, in Toscana). Infine le bordate dei giornale “d’area”, come Europa, che titola: “Perso l’Abruzzo, cade il Pd. E ora basta con Di Pietro”. Perché: “Il suo primo istinto: attaccare Veltroni. L’Idv fa male solo ai democrats, l’ex pm gioca solo per sè. Farlo crescere all’ombra del Pd è la cosa peggiore”. O come il Riformista: “Un’altra Walterloo”, con la foto di apertura dedicata a un sorridente Antonio Di Pietro. L’editoriale in prima non lascia spazio a fraintendimenti: “Così si suicida un partito”. Bordate giungono anche da Famiglia cristiana in un corsivo a firma di padre Bartolomeo Sorge: se la “questione morale” - “gli scandali, la corruzione, l’anteporre l’interesse particolare o personale al bene comune, l’intreccio tra mafia, affari e poteri pubblici, la partitocrazia, i metodi meschini di lotta politica, fatta di colpi bassi, di insinuazioni, di delazioni, di volgarità” avviene “in un partito, come il Pd, che vorrebbe presentarsi come “nuovo”, vuol dire che non è ancora nato o che è nato morto”.
Piove, appunto, su Veltroni. Piovono accuse, come fosse un processo. Tanto che l’ex sindaco è costretto, anticipando “la resa dei conti” del 19 prossimo in direzione, a difendersi, assumendosi le proprie responsabilità. Nell’assemblea dei parlamentari democratici, lui non nasconde la delusione per il voto abruzzese, “risultato particolarmente negativo”, ma invita “guardare in faccia nella sua dimensione reale e non spiegato con un malefico sguardo politicista”. Per Veltroni il dato di fondo è che “quando il Pd appare qualcosa di simile al passato paga un prezzo”. Per il segretario del Pd quel voto descrive un “malessere sociale” perchè “quando va a votare il 15% in meno rispetto alle scorse regionali significa che c’è qualcosa di molto profondo”.
L’ex sindaco di Roma sente anche “la responsabilità di fare ancora di più il Partito democratico, di non avere reso evidente e chiaro cosa il Pd può essere di nuovo”. Proseguire con forza sulla strada dell’innovazione, programmatica ma anche di gruppi dirigenti e dinamiche interne, è per Veltroni la strada da seguire. A seguirlo, per ora, c’è Goffredo Bettini, coordinatore dell’iniziativa politica e tra i bracci destri del segretario, che mette subito in chiaro che “il Pd è sano, non c’è una questione morale che lo coinvolge”, bensì si tratta di “casi giudiziari individuali” e ci si rimette alla piena fiducia nella magistratura. Detto questo, il Pd non nasconde che esiste “una questione democratica” e il partito “sarà rigorosissimo”, perchè il voto in Abruzzo “dimostra un forte malessere e uno sfilacciamento tra cittadini e istituzioni” al quale si deve rispondere “accelerando sull’innovazione”, innanzitutto della classe dirigente.
Ma dentro i democratici il malumore è crescente e non ben direzionato. Per un Arturo Parisi, non nuovo a esternazioni bellicose, che attacca i vertici del partito: “Quello che i dirigenti del Pd non riescono a capire è che Di Pietro è, per cosi dire, il principale beneficiario e uno dei destinatari dei flussi provenineti dal Pd, non certo la causa della sua crisi e neppure il destinatario esclusivo delle sue perdite”; c’è un Franco Marini che invoca “autonomia” del Pd dall’ex pm. Di diverso avviso Giorgio Tonini, veltroniano di ferro: “La scelta di andare in Abruzzo con l’Idv è stata condivisa da tutti, anche da Marini. Vorrei capire cosa significa rompere con Di Pietro. Andare soli alle Amministrative e pure alle Politiche?”. Beppe Fioroni ha invece lanciato un nuovo scenario: il Pd dovrebbe riuscire a “rendere compatibili l’Idv e l’Udc”. Marco Follini insiste sulla necessità di mettere la parola fine all’alleanza: “È evidente che l’alleanza con Di Pietro porta a lui molti volti e al Pd un certa sventura. Da tempo sostengo che non è questa la strada giusta, e dovremmo riflettere a fondo”.
Non è un mistero che anche Massimo D’Alema, piuttosto che al legame con l’Idv, punti a un’alleanza con l’Udc di Casini. Nessun commento ufficiale dall’ex premier sul voto abruzzese, se non sull’astensione “preoccupante”. Ma Nicola Latorre è fin troppo esplicito: “A me non preoccupa la crescita di Di Pietro, preoccupa il calo del Pd. Ragioniamo sul fatto che Di Pietro stia erodendo elettorato più a noi che ai nostri avversari”.
Ed è proprio alla riunione di venerdì che nel suo intervento - a quanto si apprende - D’Alema porrà, tra i temi sul tavolo, anche la questione delle alleanze. Terreno sul quale Veltroni dovrà necessariamente confrontarsi.
Il segretario del Pd ha sempre rivendicato la scelta della vocazione maggioritaria sia alle politche di aprile sia alle regionali anticipate d’Abruzzo. Ma finora, elettoralmente, non è stata una scelta azzeccata.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 16 Dicembre 2008 alle 17:39 Le analisi post voto di Veltroni | Bruno Murgia ha scritto:

[...] Risultato a metà. Forte astensione, vittoria del centrodestra, Di Pietro avanza nei voti, ma il PD perde. [...]

Il 18 Dicembre 2008 alle 10:42 prat_pratico ha scritto:

Matrimonio all’italiana:il pastore molisano ucciderà la “faina” romana?

E’ completamente casuale la bufera che si abbatte sul PD ?

Chi pensava all’assoluta causalità dei fatti che coinvolgono uomini del PD in questa bufera giudiziaria deve ricredersi e lo deve fare proprio in funzione delle ultimissime dichiarazioni di Tonino Di Pietro.

Le zanne del pastore molisano

“Lunedì tutti gli esponenti dell’Italia dei valori usciranno dalle giunte dei Comuni campani. Lo ha annunciato Antonio Di Pietro durante la riunione dell’esecutivo del partito. “Lunedì prossimo - ha detto - il costituendo ufficio di presidenza dell’Idv stabilirà l’uscita da tutte le giunte in Campania finché non si sarà risolta la questione morale”.

Questa minaccia sostanzia una strategia eversiva tesa ad azzerare il potere locale del PD ,un abbraccio letale che mina alle basi la credbilità e il consenso popolare di una forza democratica.Lo sciagurato progetto dell’ex-pm impone un doppio ricatto :

Intimidazione al Partito Democratico :-Non partecipate ad alcuna riforma sulla magistratura
Intimidazione al comitato centrale del PD:- Fate fuori Velltroni perché io,Di Pietro,sono l’alternativa vera a Berlusconi
Pupari e burattini

Non ritengo capace intellettualmente il Tononio nazionale di organizzare strategie e sincronismi a tale altissimo livello perciò penso che la storia del 92 si stia ripetendo,si è alzato solo il livello di coinvolgimento del Molisano che esalta le sue astuzie da “scarpa grossa e cervello fino”.Cosa e chi stanno dietro di lui ?

Democrazia in pericolo ?

L’obiettivo finale di tali strategie è lo stravolgimento della democrazia parlamentare sostituendo alla volontà del Popolo un comitato neogiacobino di salute e salvezza pubblica che si riconosca nelle piazze giustizialiste e nei media accondiscendenti.

Io sono un acerrimo avversario del Partito Democratico e del suo imbelle leader tuttavia sono pronto a battermi affinché questo disgraziato progetto di un suo totale asservimento alle logiche giacobine e nichiliste di Di Pietro .

Prat Pratico
http://pratico.splinder.com

Il 19 Dicembre 2008 alle 20:37 Veltroni fa autocritica: “Innovre o fallire”. D’Alema: “Pd amalgama malriuscita” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “O si innova o si fallisce”: aut aut. Non c’è una terza via. Veltroni inchioda il Pd davanti al suo bivio. Alle 10,30 del mattino il segretario sale sul palco per la direzione nazionale del Pd. Questione morale, primarie, scenari futuri, alleanze. Il partito democratico a poco più di un anno dalle primarie che lo hanno visto nascere, sotto il segno dell’ex sidaco capitolino, è ancora un rebus irrisolto. Il flop in Abruzzo, gli arresti a Napoli e Pescara, le inchieste a Firenze, in Basilicata, a Genova, hanno segnato l’immagine del Pd. [...]

Il 20 Dicembre 2008 alle 17:39 E dalla crisi del Pd spunta un direttorio per Walter » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’isola di Arturo La sconfitta in Abruzzo è un gong da penultimo round per Veltroni, che secondo Arturo Parisi “spera che prima o poi gli capiti una carta vincente”. Parisi spiega a Panorama: “Ormai è evidente che niente della linea di Veltroni ha retto alla prova dei fatti. Non la pretesa di vincere da soli, visto che tutte le prove elettorali hanno dimostrato che il partito da solo va addirittura indietro. Non la tesi delle maggioranze omogenee come condizione della vittoria e del governo, visto che in Abruzzo si è rimpianta un’alleanza da Rifondazione all’Udc. Non la ridefinizione del rapporto con Berlusconi, che è tornato a essere il nemico di sempre: quasi che il problema fosse lui e non invece il più grave fenomeno del berlusconismo che va trasferendosi dal centro alla periferia e dal centrodestra al centrosinistra”. Parisi però non si arrende e rilancia: “Non riesco ad arrendermi all’idea che il voto europeo sia il nostro vero congresso, come pensano i suoi “anonimi” oppositori”. Per Parisi bisogna fare qualcosa subito, servono immaginazione e coraggio, cose che nel Pd ora latitano. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 16:19 Veltroni al Pd: “Pronto a dimettermi”. No dei vertici: “Resti leader” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Pur tenendosi Walter (le Europee si avvicinano e sarebbe rischioso un cambio di segretario ora), i responsabili del partito starebbero comunque discutendo di un eventuale “allargamento” della leadership dopo la debacle giunta dal voto sardo. Portrebbe cioè toccare al vertice del partito tracciare la rotta per i prossimi mesi. Anche perché la sconfitta di Soru e l’affermazione di Cappellacci in terra sarda cadono infatti in un momento estremamente delicato per il partito che, dopo aver perso le regionali in Abruzzo, si prepara alle europee in un clima interno assai difficile: dal giorno dell’incoronazione alle primarie del 14 ottobre 2007, in realtà il segreatrio non ne ha vinta una di elezione (a parte quelle in Trentino). Mentre qua e là per il Paese le amministrazioni rette dai suoi uomini sono entrate in (profonda) crisi: in Campania, in Basilicata, in Toscana (a Firenze, alle primarie per il dopo Domenici domenica ha vinto Matteo Renzi, un giovane margheritino, non certo appoggiato da Roma). Senza contare le continue divisione interne, la miriade di correnti (o di anime) che scorrono come fiumi carsici all’interno della compagine, i nodi da sciogliere in riferimento alla collocazione europea, i temi (bio)etici come il testamento biologico, la questione delle alleanze future (con il centro come vorrebbero gli ex margheritini o con la sinistra come vorrebbero Bersani-D’Alema) e di quelle in corso (con l’incontrollabile Antonio Di Pietro). A proposito, a farsi sentire, sia pur fuori dal coordinamento Pd, è stato proprio l’ex pm: “L’Idv sale, il Pd scende. Questo dimostra che quando si sta all’opposizione, si fa opposizione non ammuina. L’unica vera opposizione siamo noi dell’Italia dei valori. Il Pd è stato sconfitto perchè non si sa se è maschio o femmina, carne o pesce”. Antonio Di Pietro tira così una sciabolata a Veltroni e lancia per il futuro “una coalizione alternativa con le forze politiche che ci vorranno stare, ma che guarda soprattutto alla società civile, senza etichette ideologiche, senza ghettizzarsi da una sola parte politica”. A difendere il leader, ci pensa il solitamente critico Massimo Cacciari: la colpa della sconfitta non è né di Soru né di Veltroni, argomenta il filosofo sindaco di Venezia ad Affaritaliani.it: “È il Pd nel suo insieme che non va. Tutta la leadership del partito in questi mesi si sta dimostrando non all’altezza della situazione. Non si affrontano i problemi organizzativi (che ho sottolineato tante volte), non si sviluppa un dibattito politico-strategico all’interno del partito, la dialettica è ancora bloccata sulle vecchie leadership e non si promuovono forze giovani. In questa situazione quanta strada si vuole fare? È evidente che finisca così”. A dare invece un giudizio duro sul Pd ci pensa niente meno che il direttore dell’Unità (quotidiano di proprietà proprio di renato Soru). Nell’editoriale di oggi Concita De Gregorio parla dei “due giorni più bui della breve storia del Pd” e poi precisa: “Delle sue oligarchie, per l’esattezza: punite con severità assoluta da un elettorato stanco di lotte intestine e clandestine, dei giochi di potere sotterranei, eppure così visibili”. De Gregorio parla di una “lotta fratricida fatta di colpi bassi e bassissimi: una guerra che mai si cura del bene comune, dell’alleanza politica, dell’interesse pubblico, delle città e delle regioni, delle persone che ci vivono, del Paese. Una politica dimentica di essere al servizio dei cittadini e convinta che i cittadini siano al suo servizio. Gli elettori li hanno puniti: esausti, esasperati, nauseati e in qualche caso incattiviti fino al punto di farsi del male. Ora basta, davvero. Questo ha detto il voto: ora basta, toccare il fondo a una sola cosa serve se non uccide. A risalire”. Chissà se Veltroni ha ancora fiato per riuscirci. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 20:34 Caos sardo nel Pd, Veltroni saluta: “Dimissioni confermate” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Da lì, via alla débâcle: il Pd non riesce più a invertire la rotta, 5 sconfitte su 5 tornate elettorali. Nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra. Sempre nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra che strappa al centrosinistra la regione Friuli Venezia Giulia, la provincia di Foggia ed i comuni di Roma e Brescia (il centrosinistra strappa al centrodestra solo i comuni di Vicenza e Sondrio). Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle provinciali siciliane (le province di Enna, Siracusa e Caltanissetta passano dal centrosinistra al centrodestra). Nel dicembre 2008 è la volta della regione Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo momento per sorridere (davanti ai 2 milioni di elettori del Circo Massimo) e tante (troppe) polemiche sulle questioni etiche, sulle alleanze, sui temi (bio)etici. Stamattina dalle colonne dell’Unità (”ironia” della sorte: il quotidiano è di Soru) arriva una durissima sentenza: “Il Pd ha toccato il fondo”. E allora, stop. Addio: “Dopo una discussione di diverse ore il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha deciso di mantenere l’orientamento di questa mattina e di rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del Partito democratico”, ha confermato il portavoce del partito Andrea Orlando leggendo una nota al termine della riunione del coordinamento. Orlando ha aggiunto che mercoledì il segretario spiegherà le motivazioni che lo hanno portato a questa scelta e che tocca ora al vicesegretario del partito Dario Franceschini gestire la delicatissima fase della transizione, di concero con gli organismi dirigenti, sulla base del regolamento statutario. [...]

Il 18 Febbraio 2009 alle 13:28 Dal Lingotto alle Fratte, i 16 mesi di calvario di Uòlter nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Kennedy e Berlinguer, le figurine Panini e l’Unità, le camice botton down e l’Africa, il “ma anche” e Facebook. Chi non riconoscerebbe da questi indizi il profilo di Walter Veltroni? Il segretario dimissionario del Pd, in trent’anni di onorata carriera, si è costruito un’immagine molto forte ed è stato un grande “sdoganatore” di miti che riempissero il cuore della sinistra orfana delle ideologie e delle vecchie icone. Di fronte al crollo del muro di Berlino e al naufragio definitivo del socialismo realizzato, il giovane Walter (già leader dei giovani del Pci quando era segretario Enrico Berlinguer) si è rimboccato le maniche e ha cercato di immaginare nuove strade su cui far marciare il popolo della sinistra. Veltroni, forse già prima di Berlusconi, ha intuito la dimensione emozionale della politica, legata al mondo della comunicazione. Nella società postmoderna con sempre meno fabbriche e operai e sempre più precari e lavoratori intellettuali, è stato Veltroni a immaginare le battaglie contro la proliferazione degli spot nei film in tv (”non si interrompe un’emozione”); e per cementare la fedeltà dei lettori dell’Unità, giornale del quale è stato direttore a metà degli anni ‘90, potevano servire anche le ristampe degli album dei calciatori offerti in allegato. Le sue idee un pò eretiche (voleva il Partito democratico con Prodi quando pensare a uno scioglimento dei Ds era una bestemmia) e il modo di presentarle (con certe frasi un pò enigmatiche, come “si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”) gli sono costate l’ostilità di una fetta consistente del suo partito d’origine. La competizione con Massimo D’Alema, al di là delle differenze di carattere, è stata soprattutto uno scontro tra due diversi modi di interpretare la funzione del partito dei riformisti. Se D’Alema è sempre stato favorevole alle alleanze, Veltroni (in questo paradossalmente più “comunista” del suo antagonista) ha sempre avuto in mente l’idea di un partito “egemone”, in grado di fare il pieno dei voti di tutti i progressisti, come il partito democratico negli Usa: di qui il suo amore per i Kennedy e lo slogan elettorale ricalcato sullo “Yes we can” di Obama. Oggi però, Veltroni rischia di passare alla storia come il segretario delle sconfitte. La prima volta nel 2001, quando i Ds da lui guidati batterono tutti i record negativi finendo a un misero 16,6%. La seconda, in circostanze tutte nuove, alle politiche del 2008, seguita dalle due batoste in Abruzzo e in Sardegna. Certo non pensava di arrivare lì quando il 27 giugno 2007 l’ex sindaco di Roma, si candidava alla segreteria del Pd, con un discorso al Lingotto di Torino. Per Veltroni, il partito sarà la forza riformista che l’Italia non ha mai avuto; tra le righe c’è già la rottura con la sinistra. 24 agosto 2007: Veltroni avverte gli alleati, il suo Pd andrà al voto da solo se non sarà possibile concludere un’alleanza politicamente omogenea. 14 ottobre 2007: primarie del Pd, Veltroni ottiene il 75,81 per cento. “Già oggi penso che siamo il primo partito italiano. Ora dobbiamo andare avanti”. 30 novembre 2007: Veltroni e Berlusconi trovano vari punti di convergenza in un incontro sulla legge elettorale, per un nuovo bipolarismo. 10 febbraio 2008: A Spello, in Umbria, Veltroni lancia la campagna del Pd. “Si può fare” è lo slogan che ricalca lo “Yes, we can” di Obama. Il segretario conferma che l’Unione è finita. Il 13 febbraio, conclude accordo per l’apparentamento con l’Idv di Di Pietro, il 21 febbraio intesa sulle candidature dei radicali nel Pd. Il primo aprile 2008: in un comizio a Frosinone, Veltroni afferma che “a novembre eravamo sotto di 22 punti, ora siamo lì lì”, come dimostra il nervosismo del “leader dello schieramento a noi avverso”, come chiama Berlusconi per tutta la campagna elettorale. 13-14 aprile 2008: il Pd perde le elezioni: Veltroni rivendica “una grande rimonta” e promette un’ opposizione “riformista” e “di responsabilità nazionale”. 14 maggio 2008: Dibattito sulla fiducia alla Camera, Veltroni promette “un’opposizione civile e non pregiudiziale”; Berlusconi risponde che non ci sarà alcun rifiuto pregiudiziale alle proposte del Pd. 15 maggio 2008: alla direzione del Pd, Veltroni, difende le sue scelte ed in particolare la rottura con la sinistra radicale. “Indietro non si torna”. 20 giugno 2008: aavanti all’assemblea del Pd, Veltroni conferma la rottura del dialogo con il governo e annuncia una manifestazione contro il governo per l’autunno. L’assemblea, cui partecipano 562 delegati su circa 2800 componenti, elegge la direzione del partito. Resta fuori Parisi. 25 ottobre 2008: Manifestazione al Circo Massimo a Roma, il Pd dichiara due milioni e mezzo di presenti. Per Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. 5 novembre 2008: Veltroni saluta la vittoria di Obama: “l’aria è cambiata”. 19 dicembre 2008: dopo la sconfitta in Abruzzo e le inchieste su diversi amministratori locali, Veltroni afferma alla direzione del partito che il Pd deve innovarsi profondamente, se non vuole soccombere. Per D’Alema, finora il Pd è un amalgama mal riuscito. Epilogo il 17 febbraio 2009 - Veltroni mette a disposizione il mandato dopo la sconfitta in Sardegna; il coordinamento del partito gli chiede di restare, ma lui conferma le dimissioni. [...]

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