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L’arresto del segretario regionale del Pd abruzzese e sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, (ex presidente della provincia) lascia il partito di Veltroni ancora più a terra dopo il ko (meno 10% rispetto alle politiche) nelle elezioni regionali.
D’Alfonso è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. L’inchiesta della procura di Pescara parte dall’affidamento della gestione dei cimiteri ad alcune ditte private. Insieme al sindaco è stato arrestato ieri sera il suo segretario personale Guido Dezio e l’imprenditore Massimo De Cesaris. Il provvedimento cautelare era pronto da tempo, ma la procura ha voluto attendere l’esito delle elezioni in Abruzzo. Tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta anche il patron di Air One Carlo Toto, e il fratello Alfonso, cui viene contestato il reato di corruzione. Secondo l’accusa, il corrotto sarebbe proprio D’Alfonso, per un appalto per la gestione di un’area vicina alla stazione ferroviaria. Appalto che sarebbe poi stato bloccato dalla stessa maggioranza in consiglio comunale.
Secondo il procuratore capo Nicola Trifuoggi, il sindaco sarebbe stato ricompensato con la disponibilità di un aereo personale e il pagamento di numerose cene elettorali. D’Alfonso era in lizza per una candidatura a presidente della regione dopo le dimissioni di Ottaviano del Turco, ma poi l’Idv aveva fatto accettare al Pd la candidatura di Carlo Costantini. Una settimana fa circa il sindaco di Pescara si era presentato in procura dopo che si erano fatte ricorrenti le voci su un suo coinvolgimento in inchieste giudiziarie.
Nel colloquio con il pm Varone, D’Alfonso si sarebbe difeso dicendo di non sapere nulla degli affari del suo segretario personale, e avrebbe anche confermato al giudice le sue dimissioni da sindaco e da segretario regionale del Pd, ma l’atto non è stato sufficiente ad impedire al Gip De Ninis di emettere il provvedimento restrittivo. Ora D’Alfonso è agli arresti domiciliari, assistito dallo stesso avvocato che difende Ottaviano Del Turco, Giuliano Milia. Il Gip deve ancora stilare il calendario degli interrogatori ma si è appreso che sono probabili delle misure interdittive con la sospensione dai pubblici uffici.
La Procura di Pescara avrebbe accertato movimenti di denaro tra l’imprenditore De Cesaris e l’ex collaboratore del sindaco D’Alfonso, Guido Dezio. Quest’ultimo sarebbe stato trovato in possesso di elenchi di passaggio di denaro da parte della ditta di De Cesaris nel corso di una ulteriore perquisizione nella sua abitazione. Secondo la Procura sarebbero stati poi riscontrati movimenti di denaro, con tanto di prove.
- Martedì 16 Dicembre 2008
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Il 16 Dicembre 2008 alle 19:05 Abruzzo: il boom dell’Idv apre il processo democratico a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Piove sul bagnato, si dice. A Roma, certo. Ma non si tratta dell’ondata di maltempo. La bufera che imperversa è tutta politica. E si sta abbattendo (solo) sul Pd, anzi sul leader Veltroni. Ha voglia lui a chiedere, in riferimento alla débâcle abruzzese, che: “Non si facciano letture politisctiche”. Basta solo una lettura oggettiva dei dati per notare in quale gorgo è caduto il segretario democratico. Il sindaco di Pescara arrestato, la brutta sconfitta nella corsa per la poltrona che fu di Del Turco, la cescita “incontrollata” dell’alleato-avversario Di Pietro. E sullo sfondo i grandi nodi “provinciali” che lentamente stanno togliendo aria al Pd (in Campania e a Napoli, in Sardegna, in Toscana). Infine le bordate dei giornale “d’area”, come Europa, che titola: “Perso l’Abruzzo, cade il Pd. E ora basta con Di Pietro”. Perché: “Il suo primo istinto: attaccare Veltroni. L’Idv fa male solo ai democrats, l’ex pm gioca solo per sè. Farlo crescere all’ombra del Pd è la cosa peggiore”. O come il Riformista: “Un’altra Walterloo”, con la foto di apertura dedicata a un sorridente Antonio Di Pietro. L’editoriale in prima non lascia spazio a fraintendimenti: “Così si suicida un partito”. Bordate giungono anche da Famiglia cristiana in un corsivo a firma di padre Bartolomeo Sorge: se la “questione morale” - “gli scandali, la corruzione, l’anteporre l’interesse particolare o personale al bene comune, l’intreccio tra mafia, affari e poteri pubblici, la partitocrazia, i metodi meschini di lotta politica, fatta di colpi bassi, di insinuazioni, di delazioni, di volgarità ” avviene “in un partito, come il Pd, che vorrebbe presentarsi come “nuovo”, vuol dire che non è ancora nato o che è nato morto”. Piove, appunto, su Veltroni. Piovono accuse, come fosse un processo. Tanto che l’ex sindaco è costretto, anticipando “la resa dei conti” del 19 prossimo in direzione, a difendersi, assumendosi le proprie responsabilità . Nell’assemblea dei parlamentari democratici, lui non nasconde la delusione per il voto abruzzese, “risultato particolarmente negativo”, ma invita “guardare in faccia nella sua dimensione reale e non spiegato con un malefico sguardo politicista”. Per Veltroni il dato di fondo è che “quando il Pd appare qualcosa di simile al passato paga un prezzo”. Per il segretario del Pd quel voto descrive un “malessere sociale” perchè “quando va a votare il 15% in meno rispetto alle scorse regionali significa che c’è qualcosa di molto profondo”. L’ex sindaco di Roma sente anche “la responsabilità di fare ancora di più il Partito democratico, di non avere reso evidente e chiaro cosa il Pd può essere di nuovo”. Proseguire con forza sulla strada dell’innovazione, programmatica ma anche di gruppi dirigenti e dinamiche interne, è per Veltroni la strada da seguire. A seguirlo, per ora, c’è Goffredo Bettini, coordinatore dell’iniziativa politica e tra i bracci destri del segretario, che mette subito in chiaro che “il Pd è sano, non c’è una questione morale che lo coinvolge”, bensì si tratta di “casi giudiziari individuali” e ci si rimette alla piena fiducia nella magistratura. Detto questo, il Pd non nasconde che esiste “una questione democratica” e il partito “sarà rigorosissimo”, perchè il voto in Abruzzo “dimostra un forte malessere e uno sfilacciamento tra cittadini e istituzioni” al quale si deve rispondere “accelerando sull’innovazione”, innanzitutto della classe dirigente. Ma dentro i democratici il malumore è crescente e non ben direzionato. Per un Arturo Parisi, non nuovo a esternazioni bellicose, che attacca i vertici del partito: “Quello che i dirigenti del Pd non riescono a capire è che Di Pietro è, per cosi dire, il principale beneficiario e uno dei destinatari dei flussi provenineti dal Pd, non certo la causa della sua crisi e neppure il destinatario esclusivo delle sue perdite”; c’è un Franco Marini che invoca “autonomia” del Pd dall’ex pm. Di diverso avviso Giorgio Tonini, veltroniano di ferro: “La scelta di andare in Abruzzo con l’Idv è stata condivisa da tutti, anche da Marini. Vorrei capire cosa significa rompere con Di Pietro. Andare soli alle Amministrative e pure alle Politiche?”. Beppe Fioroni ha invece lanciato un nuovo scenario: il Pd dovrebbe riuscire a “rendere compatibili l’Idv e l’Udc”. Marco Follini insiste sulla necessità di mettere la parola fine all’alleanza: “È evidente che l’alleanza con Di Pietro porta a lui molti volti e al Pd un certa sventura. Da tempo sostengo che non è questa la strada giusta, e dovremmo riflettere a fondo”. Non è un mistero che anche Massimo D’Alema, piuttosto che al legame con l’Idv, punti a un’alleanza con l’Udc di Casini. Nessun commento ufficiale dall’ex premier sul voto abruzzese, se non sull’astensione “preoccupante”. Ma Nicola Latorre è fin troppo esplicito: “A me non preoccupa la crescita di Di Pietro, preoccupa il calo del Pd. Ragioniamo sul fatto che Di Pietro stia erodendo elettorato più a noi che ai nostri avversari”. Ed è proprio alla riunione di venerdì che nel suo intervento - a quanto si apprende - D’Alema porrà , tra i temi sul tavolo, anche la questione delle alleanze. Terreno sul quale Veltroni dovrà necessariamente confrontarsi. Il segretario del Pd ha sempre rivendicato la scelta della vocazione maggioritaria sia alle politche di aprile sia alle regionali anticipate d’Abruzzo. Ma finora, elettoralmente, non è stata una scelta azzeccata. [...]
Il 18 Dicembre 2008 alle 14:30 L’annuncio di Maroni: “Election day il 6 e 7 giugno” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Pescara il prossimo 5 gennaio. Per Napoli invece non è previsto nessuno scioglimento. A fissare la data per lo sciogliemnto del Consiglio Comunale di Pescara, in seguito all’arresto del sindaco D’Alfonso, è il titolare del Viminale, Roberto Maroni, facendo poi sapere che il consiglio di Napoli non potrà , invece, essere sciolto per legge. “Il sindaco D’Alfonso” spiega il titolare del Viminale “si è dimesso il 16 dicembre (dopo l’arresto nell’ambito di una inchiesta giudiziaria, ndr), trascorsi i venti giorni di legge il Comune sarà sciolto, nominerò il commissario e si andrà a votare con la prossima tornata di amministrative”. La giunta partenopea invece non sarà sciolta: “Le misure restrittive per due assessori non sono sufficienti per lo scioglimento del comune di Napoli, non essendo prevista l’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma solo l’associazione per delinquere”, ha detto il ministro dell’Interno al termine del Consiglio dei ministri spiegando che il Viminale sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda. “Siamo preoccupati” ha continuato il ministro leghista “per il corretto adempimento degli obblighi, ma non possiamo intervenire perchè la legge non ce lo consente”. In consiglio dei Ministri alcuni esponenti di governo hanno paragonato quello che è successo ad nuova Tangentopoli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe concordato sul fatto che non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio partenopeo. “Noi” ha detto il premier in Cdm “siamo da sempre garantisti, sia per quanto riguarda noi che gli altri. Io spero” ha continuato Berlusconi “che i fatti vengano ridimensionati”. Il Cavaliere comunque ha fatto notare, nella riunione ad alcuni ministri, come anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ritenga che sia “urgente” la riforma della giustizia. Sempre il Consiglio dei Ministri ha fissato la data delle prossime elezioni europee e amministrative. Che saranno accorpate: si voterà sabato 6 giugno nel pomeriggio e tutta la giornata di domenica 7 giugno. “Il Consiglio dei ministri” ha illustrato Maroni “ha approvato la mia proposta di un election day: si voterà insieme per le europee, per oltre 4mila Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le amministrative sia per le europee”. [...]
Il 24 Dicembre 2008 alle 16:30 Tangenti, scarcerato il sindaco di Pescara » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Arrestato il sindaco di Pescara - Appaltopoli, Di Pietro alle toghe: “Buon lavoro, non c’è figlio che tenga” [...]
Il 27 Dicembre 2008 alle 11:40 Berlusconi: “Giustizia e intercettazioni le priorità del 2009″ » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Intercettazioni e giustizia. Sono queste, per Berlusconi, le priorità del governo per l’anno che verrà . Giudici e magistratura sono sempre ai primi posti nei pensieri del premier: “sarà un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto”. Così il presidente del Consiglio Silvio durante un collegamento telefonico da Milano con la comunità “Incontro” di Amelia, di Don Gelmini. Il premier ha però detto di essere “sereno” e “ottimista” sull’iter delle riforme in quanto il Pdl dispone di “due gruppi, alla Camera e al Senato, che ci garantiscono la vittoria”. Soli o con l’opposizione, ma si farà . Un atteggiamento che potrebbe guastare le vacanze al principale alleato di governo, la Lega, impegnata da mesi a dialogare con il Pd sul federalismo. Ma anche in casa Veltroni la giustizia è uno dei temi che tengono banco, specialmente dopo la scarcerazione del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, arrestato il giorno delle elezioni in Abruzzo. E così, nel Pd c’è la posizione ufficiale, quella espressa dal portavoce Andrea Orlando: “Mentre in tutto il mondo i leadersi preoccupano della crisi economica Berlusconi parla d’altro, senza presentare proposte vere”. Ma c’è anche una “fronda” interna che sui giornali dimostra di essere più che interessata alle toghe: “è necessario toccare anche il santuario dei giudici’’ nel momento in cui si mette mano alle riforme istituzionali, dichiara Luciano Violante intervistato dal Messaggero.’’Ora” dice “non c’è nessuna certezza. Si arresta per cercare le prove? O le prove già ci sono?’’. Il caso di D’Alfonso, così come quello di Del Turco ‘’in cui non è stato trovato il corrispettivo della corruzione’’ danno la ‘’sensazione che la politica possa essere considerata in sè come luogo di corruzione indipendentemente dalle prove’’. Rincara la dose Massimo Cacciari, sul Giornale: “Dagli anni ‘70 la sinistra ha scelto l’adesione totale e acritica alle scelte della magistratura’’ dice il sindaco di Venezia, “e non è riuscita a liberarsi di quella sudditanza nemmeno con Tangentopoli”, perché ‘’ne approfittò al grido di così vinciamo noi’’. ‘’La separazione delle carriere’’, per Cacciari rischia di essere inutile: ‘’E’ difficile capire come intervenire, evitando le pulsioni a ridurre l’autonomia dei magistrati’’. Però ‘’è chiaro che c’è un problema di autocontrollo e di responsabilità della magistratura’’. [...]
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