
Un atto di indirizzo per le Regioni al fine di “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione” in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento è stato annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa dal ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi.
L’iniziativa di Sacconi arriva nel giorno in cui da Udine arriva la notizia dell’esistenza di un protocollo di natura legale che stabilisce le modalita’ per l’esecusione a Udine della sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Secondo quanto anticipato dal Messaggero Veneto, il documento legale è stato concordato al termine di una serie di incontri, che si si sono svolti a Milano e Udine e che si sono conclusi nella giornata di ieri. Anche se dalla Casa di Cura Città di Udine è arrivata l’ennesima smentita di un imminente trasferimento della donna in stato vegetativo da 17 anni.
L’atto è stato firmato oggi stesso ed è “doveroso affinché tutto il Ssn” spiega Sacconi “si uniformi e garantisca a qualunque cittadino il diritto alla nutrizione e all’idratazione”. I riferimenti alla base di questo documento sono il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. E ovviamente l’articolo 32 della Costituzione italiana. L’unica possibilità per interrompere l’idratazione e l’alimentazione è che questi atti siano “rifiutati dallo stesso paziente in stato vegetativo. Cioè nel caso in cui l’organismo del malato rigetti queste misure. In ogni caso - continua Sacconi - la valutazione clinica resta affidata al medico”.
L’atto di indirizzo firmato oggi da Sacconi ricorda che “ciò che va garantito ai malati in stato vegetativo persistente è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione. Sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. Infatti, la nutrizione e l’idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere”. Questa regola recepisce in toto il parere del Cnb. Come pure la frase in cui si considera che “la sospensione di tali pratiche va valutata non come doverosa interruzione di accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele di abbandono del malato”.
Da queste frasi ne discende che, sempre in base all’atto del ministero del Welfare, la negazione della nutrizione e dell’alimentazione “può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni della qualità della vita di una persona con grave disabilità e totalmente dipendente”. Per Sacconi le ragioni alla base di questo provvedimento sono “il dovere di uniformare gli atti all’interno delle strutture che operano per il Ssn, che devono essere omogenei in tutta Italia. In più, l’atto di indirizzo è uniformato” assicura “a criteri di laicità a cui non sono estranei i valori della centralità della persona”.
Ma per la famiglia di ELuana, l’atto di indirizzo del ministero della Salute: “Non vale niente, perchè la legge non la fa Sacconi”. È deluso e irritato il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, nell’apprendere l’ultimo atto di una querelle che pare infinita, e che riapre la questione della morte di Eluana dopo che la sentenza della Cassazione, autorizzando il distacco del sondino, sembrava aver posto fine alla drammatica vicenda. “Un atto di indirizzo interrogativo” attacca Angiolini, “ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili) non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato - conclude il legale - e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria”.
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- Martedì 16 Dicembre 2008
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Commenti
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Il 16 Dicembre 2008 alle 21:12 vincenzo.m. ha scritto:
Un atto dovuto.
Sarebbe opportuno che , a partire dalla data dell’atto di indirizzo alle regioni per il servizio sanitario nazionale, si ufficializzasse che le delibere della Cassazione hanno valore pari a zero.
Sarebbe opportuno che a qualunque politico affetto da qualunque malattia venga proibito l’uso di strutture sanitarie estere: ciò per evitare che possano accedere a “testamenti” contrari alle norme in vigore nella loro nazione.
Sarebbe opportuno che qualcuno la finisse di porre domande sulle cause per le quali i cittadini italiano non si opposero a leggi criminali direttamente impartite dalla classe politica di allora: le leggi razziali furono imposte esattamente come sempre in Italia, quasi che dovessero essere percepite come se fossero…un atto dovuto.
Il 17 Dicembre 2008 alle 13:31 Udine: “Eluana morirà qui”. Ma “Al momento stop al trasferimento” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Eluana Englaro morirà a Udine”. Il comunicato dell’amministratore delegato della casa di cura “Città di Udine”, Claudio Riccobon, è chiaro. Ma non definitivo. D’altronde la struttura si era detta disponibile ad “assistere” Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio in Friuli, come auspicato dalla famiglia. L’iter però subirà un altro, doloroso, stop: “Avevamo indetto la conferenza stampa per questa mattina” ha detto Riccobon “perché a quest’ora avrei confermato il ricovero della signora Englaro, affinché quanto stabilito dall Corte d’appello di Milano fosse messo in atto. Come sapete, così non è avvenuto”. Però: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della Corte di Cassazione”. L’Ad della casa di Cura di Udine ha riferito che “è già pronta una equipe di 20-25 professionisti, tutti esterni alla strutturà, per assistere Eluana. Una equipe - ha concluso - che lavorerà su base volontaria e gratuitamente”. “Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelerà inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita a Udine”, ha aggiunto Riccobon. Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, “saranno quindi prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso - ha aggiunto - stabilito dalla Corte d’Appello di Milano”. Eluana Englaro, secondo quanto si è appreso a Udine, potrebbe lasciare la clinica di Lecco già entro la fine di questa settimana. Il decorso alla casa di cura di Udine, secondo alcune previsioni, potrebbe durare circa quindici giorni. “Ora la questione è legale, o meglio giuridica. Noi confermiamo la nostra disponibilita’ ma in un percorso chiaro dal punto di vista legale. Saranno i legali della famiglia a decidere quando. Noi siamo pronti”. Poco più di un mese fa la Corte di Cassazione aveva emesso la sua sentenza definitiva chiudendo così l’iter giudiziario: Eluana può morire. Ma papà Beppino si è scontrato con la difficoltà a reperire una struttura disposta ad accogliere Eluana nelle sue ultime giornate di vita. [...]
Il 17 Dicembre 2008 alle 13:31 Udine: “Eluana morirà qui”. Ma “Al momento stop al trasferimento” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Eluana Englaro morirà a Udine”. Il comunicato dell’amministratore delegato della casa di cura “Città di Udine”, Claudio Riccobon, è chiaro. Ma non definitivo. D’altronde la struttura si era detta disponibile ad “assistere” Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio in Friuli, come auspicato dalla famiglia. L’iter però subirà un altro, doloroso, stop: “Avevamo indetto la conferenza stampa per questa mattina” ha detto Riccobon “perché a quest’ora avrei confermato il ricovero della signora Englaro, affinché quanto stabilito dall Corte d’appello di Milano fosse messo in atto. Come sapete, così non è avvenuto”. Però: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della Corte di Cassazione”. L’Ad della casa di Cura di Udine ha riferito che “è già pronta una equipe di 20-25 professionisti, tutti esterni alla strutturà, per assistere Eluana. Una equipe - ha concluso - che lavorerà su base volontaria e gratuitamente”. “Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelerà inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita a Udine”, ha aggiunto Riccobon. Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, “saranno quindi prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso - ha aggiunto - stabilito dalla Corte d’Appello di Milano”. Eluana Englaro, secondo quanto si è appreso a Udine, potrebbe lasciare la clinica di Lecco già entro la fine di questa settimana. Il decorso alla casa di cura di Udine, secondo alcune previsioni, potrebbe durare circa quindici giorni. “Ora la questione è legale, o meglio giuridica. Noi confermiamo la nostra disponibilita’ ma in un percorso chiaro dal punto di vista legale. Saranno i legali della famiglia a decidere quando. Noi siamo pronti”. Poco più di un mese fa la Corte di Cassazione aveva emesso la sua sentenza definitiva chiudendo così l’iter giudiziario: Eluana può morire. Ma papà Beppino si è scontrato con la difficoltà a reperire una struttura disposta ad accogliere Eluana nelle sue ultime giornate di vita. [...]
Il 22 Dicembre 2008 alle 17:20 Eluana, la Corte di Strasburgo dice no al ricorso delle associazioni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La Corte europea per i diritti dell’uomo ha respinto, giudicandolo “irricevibile”, il ricorso presentato da diverse associazioni contro la sentenza della Corte d’appello di Milano sul caso di Eluana Englaro, la sentenza, cioè, che dà il via libera alla cessazione dell’alimentazione per la giovane in coma da 16 anni. Nel frattempo, il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, chiede che sulla vicenda di Eluana “la pausa natalizia possa essere utile a tutti”. Nel corso di un’intervista al Tgr regionale, ricordando di essersi già espresso sul tema al Consiglio regionale, Tondo ha ribadito oggi di considerare quello di Eluana “un fatto privato tra un cittadino che si è visto riconoscere un proprio diritto dalla Cassazione e la volontà di esercitarlo in questa nostra Regione. Non vedo il motivo” ha aggiunto “per cui il presidente della Regione debba prendere posizione politica”. Tondo ha anche ricordato di aver ricevuto “consensi e dissensi bipartisan” e di aver puntualizzato che “questa è la dimostrazione che la politica non deve intromettersi. C’è già una partita molto lunga che questo papà ha gestito con sobrietà e con onestà intellettuale. Non dimentichiamoci che prima di prendere questa strada dolorosa ha portato Eluana per tutte le cliniche possibili e immaginabili in cerca di un segno di vita che non gli è stato dato, quindi” ha concluso “fermiamoci qui”. Sul caso si è pronunciato anche Edouard Ballaman (Lega Nord), Presidente del Consiglio del Friuli Venezia Giulia. Per lui “l’intervento del Governo sul caso di Eluana Englaro è stato un errore”. A margine della tradizionale conferenza stampa di fine anno, Ballaman ha sollecitato il Parlamento a legiferare “tenendo conto” ha detto “delle famiglie costrette a vivere questo dramma”. Ballaman si è detto d’accordo con il Presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, e ha ribadito che “il caso di Eluana Englaro è un fatto privato. Personalmente posso auspicare che la ragazza continui a vivere, ma non posso entrare nelle decisioni del papà Beppino”. Sulla possibile crisi politica in Friuli Venezia Giulia, Ballaman ha auspicato che “l’Udc non la apra su una questione di carattere etico. È paradossale” ha aggiunto “che la critica alla Regione venga da un segretario regionale che è anche parlamentare. È il Parlamento” ha concluso Ballaman “che deve legiferare su un caso come questo”. [...]
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