Roma: la paura passa, i danni restano. Alemanno: “Calamità naturale”

Relitti dei barconi issati su Ponte Sant' Angel

La pioggia continua a cadere. L’emergenza sembra non fiire.
Solo la grande paura, a Roma, sembra passata. La piena di venerdì notte, la più imponente dal 1937 ad oggi, è stata superata e le nuove piogge non dovrebbero far rialzare l’allarme. Il livello dell’acqua cresce, infatti, di soli 2 centimetri ogni ora. Nell’ultima rilevazione di ieri sera, l’idrometro di Ripetta, nel centro di Roma, misurava 8 metri e 72 centimetri. Passato lo spavento, ora si contano i danni. Sono Ponte Mammolo e Pietralata le zone più danneggiate dall’onda di piena dell’Aniene secondo una prima stima della Protezione civile. Non meno di 150 milioni di euro per l’allagamento di diversi esercizi commerciali, botteghe e capannoni industriali. Meno colpite le abitazioni private, situate a piani più alti rispetto ai negozi.

Il sindaco Gianni Alemanno è andato a visitare la zona, rassicurando gli imprenditori della “Tiburtina Valley” che lamentavano di essere stati dimenticati nei momenti caldi dell’allarme maltempo. “Nel momento in cui si temeva che il Tevere potesse esondare o far rigurgitare le fogne, le risorse sono state tutte concentrate sulla zona abitata”, ha spiegato il primo cittadino. “Appena cala l’emergenza tutta l’azione della Protezione civile sarà concentrata in questa zona”.

Il sindaco ha poi annunciato che il 19 dicembre sarà dichiarato lo stato di calamità naturale a livello nazionale. Questo “permetterà di fare gli interventi compensativi alle imprese colpite dell’area industriale della Tiburtina”, dice il primo cittadino. Che aggiunge: “Parlando col ministro Tremonti ho avuto la disponibiltà del governo a rinviare i pagamenti di tasse e di contributi Inps delle aziende colpite. Da gennaio partirà una grande opera infrastrutturale per la pulizia straordinaria in profondità delle caditoie e per nuove rete fognarie, che siano in grado di smaltire le acque per evitare allagamenti”.

Anche a Fiumicino si parla di svariati milioni di euro, secondo una prima stima non ufficiale. Occorreranno oltre 500 mila euro solo per ripulire spiagge, coste e argini del territorio sui quali si sono riversate tonnellate di rifiuti che ora dovranno essere rimossi. Tra le aree più colpite quella intorno al vecchio faro di Fiumicino e nella zona di passo della Sentinella, dove, proprio come a Ostia nell’area dell’Idroscalo, sulla sponda opposta del fiume Tevere, esiste un vero e proprio dedalo di casupole e baracche di legno usate dai pescatori, costruite in un’area golenale, quindi soggetta ad allagamenti. Il sindaco Canapini chiede un intervento finanziario “urgente da parte della Regione Lazio per sostenere i costi di questa operazione, visto che è di propria competenza intervenire sulle aree demaniali colpite”. Il comune di Fiumicino si troverà a dover sostenere costi piuttosto elevati soltanto per smaltire le tonnellate di materiali ingombranti prima trasportate per chilometri e chilometri dal fiume, poi spinte con violenza sulle coste dalle violente mareggiate. “Forse non tutti sanno che i comuni devono pagare una certa somma per tonnellata”, continua il sindaco di Fiumicino, “a favore del comune, in questo caso Roma, su cui opera la discarica”.

Danni materiali tangibili, ma anche tanti rischio per il patrimonio artistico e archeologico della capitale che, in caso di piena, sarebbe stato forse il più grave dal punto di vista storico e culturale. Sotto monitoraggio, in particolare, l’area archeologica centrale tra il Palatino e i Fori imperiali e il Colosseo: i funzionari della soprintendenza speciale per i beni archeologici valutano se eventuali infiltrazioni d’acqua hanno provocato danni. Preoccupa l’esondazione della Cloaca Massima che attraversa il Foro e, che, a causa della forte umidità di risalita, potrebbe mettere a rischio gli affreschi delle Domus di Augusto e di Livia sul Palatino. La soprintendenza ha precisato comunque che “ad oggi non si constatano danni relativi al patrimonio archeologico e che il comune si è difeso più che bene in questa emergenza”. Nessun pericolo corre anche Ponte Sant’Angelo, fatto costruire nel 134 dC dall’imperatore Adriano per collegare alla riva sinistra il suo mausoleo (Castel Sant’Angelo) e che dal 1669 è arricchito dalle dieci statue raffiguranti angeli che portano gli strumenti della Passione, scolpite da seguaci di Bernini sotto la sua direzione. Si pensava che la piena potesse rovinare le statue o che il barcone incagliato sotto una delle arcate potesse farle oscillare, ma gli “angeli” hanno retto anche questa volta.
Ora l’attenzione della Protezione civile della Regione Lazio, è concentrata soprattutto sull’Aniene. Secondo quanto riferisce l’ultimo bollettino, “vengono monitorate in particolare la zona di Tivoli a Ponte Lucano e Albuccione”. Ancora disperso, infine, il corpo dello sfortunato turista irlandese caduto nel Tevere la notte tra venerdì e sabato: a vuoto anche ieri le ricerche dei sommozzatori, in azione intorno all’isola Tiberina, e inutile anche la perlustrazione del fiume fatta da un elicottero, prima che il buio costringesse a sospendere le ricerche. Anche oggi del giovane nessuna traccia: nemmeno gli “angeli” del Bernini sembrano poter fare nulla.

Il VIDEO da YouTube con i barconi incagliati a Ponte S.Angelo:

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Commenti

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Il 16 Dicembre 2008 alle 11:33 dinodasandra ha scritto:

L’acqua la fa smarsir i pai

Il 16 Dicembre 2008 alle 17:16 Abruzzo: il boom dell’Idv apre il processo democratico a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Piove sul bagnato, si dice. A Roma, certo. Ma non si tratta dell’ondata di maltempo. La bufera che imperversa è tutta politica. E si sta abbattendo (solo) sul Pd, anzi sul leader Veltroni. Ha voglia lui a chiedere, in riferimento alla débâcle abruzzese, che: “Non si facciano letture politisctiche”. Basta solo una lettura oggettiva dei dati per notare in quale gorgo è caduto il segretario democratico. Il sindaco di Pescara arrestato, la brutta sconfitta nella corsa per la poltrona che fu di Del Turco, la cescita “incontrollata” dell’alleato-avversario Di Pietro. E sullo sfondo i grandi nodi “provinciali” che lentamente stanno togliendo aria al Pd (in Campania e a Napoli, in Sardegna, in Toscana). Infine le bordate dei giornale “d’area”, come Europa, che titola: “Perso l’Abruzzo, cade il Pd. E ora basta con Di Pietro”. Perché: “Il suo primo istinto: attaccare Veltroni. L’Idv fa male solo ai democrats, l’ex pm gioca solo per sè. Farlo crescere all’ombra del Pd è la cosa peggiore”. O come il Riformista: “Un’altra Walterloo”, con la foto di apertura dedicata a un sorridente Antonio Di Pietro. L’editoriale in prima non lascia spazio a fraintendimenti: “Così si suicida un partito”. Bordate giungono anche da Famiglia cristiana in un corsivo a firma di padre Bartolomeo Sorge: se la “questione morale” - “gli scandali, la corruzione, l’anteporre l’interesse particolare o personale al bene comune, l’intreccio tra mafia, affari e poteri pubblici, la partitocrazia, i metodi meschini di lotta politica, fatta di colpi bassi, di insinuazioni, di delazioni, di volgarità” avviene “in un partito, come il Pd, che vorrebbe presentarsi come “nuovo”, vuol dire che non è ancora nato o che è nato morto”. Piove, appunto, su Veltroni. Piovono accuse, come fosse un processo. Tanto che l’ex sindaco è costretto, anticipando “la resa dei conti” del 19 prossimo in direzione, a difendersi: nell’assemblea dei parlamentari democratici, lui non nasconde la delusione per il voto abruzzese, “risultato particolarmente negativo”, ma invita “guardare in faccia nella sua dimensione reale e non spiegato con un malefico sguardo politicista”. Per Veltroni il dato di fondo è che “quando il Pd appare qualcosa di simile al passato paga un prezzo”. Per il segretario del Pd quel voto descrive un “malessere sociale” perchè “quando va a votare il 15% in meno rispetto alle scorse regionali significa che c’è qualcosa di molto profondo”. L’ex sindaco di Roma sente anche “la responsabilità di fare ancora di più il Partito democratico, di non avere reso evidente e chiaro cosa il Pd può essere di nuovo”. Proseguire con forza sulla strada dell’innovazione, programmatica ma anche di gruppi dirigenti e dinamiche interne, è per Veltroni la strada da seguire. A seguirlo, per ora, c’è Goffredo Bettini, coordinatore dell’iniziativa politica e tra i bracci destri del segretario, che mette subito in chiaro che “il Pd è sano, non c’è una questione morale che lo coinvolge”, bensì si tratta di “casi giudiziari individuali” e ci si rimette alla piena fiducia nella magistratura. Detto questo, il Pd non nasconde che esiste “una questione democratica” e il partito “sarà rigorosissimo”, perchè il voto in Abruzzo “dimostra un forte malessere e uno sfilacciamento tra cittadini e istituzioni” al quale si deve rispondere “accelerando sull’innovazione”, innanzitutto della classe dirigente. Ma dentro i democratici il malumore è crescente e non ben direzionato. Per un Arturo Parisi, non nuovo a esternazioni bellicose, che attacca i vertici del partito: “Quello che i dirigenti del Pd non riescono a capire è che Di Pietro è, per cosi dire, il principale beneficiario e uno dei destinatari dei flussi provenineti dal Pd, non certo la causa della sua crisi e neppure il destinatario esclusivo delle sue perdite”; c’è un Franco Marini che invoca “autonomia” del Pd dall’ex pm. Di diverso avviso Giorgio Tonini, veltroniano di ferro: “La scelta di andare in Abruzzo con l’Idv è stata condivisa da tutti, anche da Marini. Vorrei capire cosa significa rompere con Di Pietro. Andare soli alle Amministrative e pure alle Politiche?”. Beppe Fioroni ha invece lanciato un nuovo scenario: il Pd dovrebbe riuscire a “rendere compatibili l’Idv e l’Udc”. Marco Follini insiste sulla necessità di mettere la parola fine all’alleanza: “È evidente che l’alleanza con Di Pietro porta a lui molti volti e al Pd un certa sventura. Da tempo sostengo che non è questa la strada giusta, e dovremmo riflettere a fondo”. Non è un mistero che anche Massimo D’Alema, piuttosto che al legame con l’Idv, punti a un’alleanza con l’Udc di Casini. Nessun commento ufficiale dall’ex premier sul voto abruzzese, se non sull’astensione “preoccupante”. Ma Nicola Latorre è fin troppo esplicito: “A me non preoccupa la crescita di Di Pietro, preoccupa il calo del Pd. Ragioniamo sul fatto che Di Pietro stia erodendo elettorato più a noi che ai nostri avversari”. Ed è proprio alla riunione di venerdì che nel suo intervento - a quanto si apprende - D’Alema porrà, tra i temi sul tavolo, anche la questione delle alleanze. Terreno sul quale Veltroni dovrà necessariamente confrontarsi. Il segretario del Pd ha sempre rivendicato la scelta della vocazione maggioritaria sia alle politche di aprile sia alle regionali anticipate d’Abruzzo. Ma finora, elettoralmente, non è stata una scelta azzeccata. [...]

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