Bufera napoletana: assessori arrestati e onorevoli coinvolti

iervolino

Alla fine è arrivata: la bufera giudiziaria di cui tanto si è parlato nei giorni scorsi si è abbattuta stamane su Palazzo San Giacomo. E non solo, perché ci sono anche due parlamentari in carica, Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (vice capo dei deputati PdL), tra le persone coinvolte nell’inchiesta sulla delibera Global Service, approvata dal comune di Napoli, che ha portato stamani all’esecuzione di 13 misure cautelari nei confronti anche di alcuni assessori ed ex assessori della giunta Iervolino e all’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo (già coinvolto in un’inchiesta per corruzione a Roma).
Associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, abuso d’ufficio e corruzione: sono queste le accuse contestate all’entourage di uomini d’affari e del Comune di Napoli che avrebbero favorito l’assegnazione di un super-appalto da 400 milioni di euro per la realizzazione di lavori pubblici e manutenzioni alla società sotto inchiesta.
Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip di Napoli figurano gli assessori comunali Ferdinando Di Mezza (con deleghe al patrimonio e alla manutenzione degli immobili) e Felice Laudadio (edilizia), l’ex assessore alle Scuole, Giuseppe Gambale, l’ex assessore al Bilancio Enrico Cardillo (che si è dimesso il 28 novembre scorso, dicendo addio all’attività politica) entrambi agli arresti domiciliari, nonché un ufficiale della Guardia di Finanza in forza alla Dia, che avrebbe informato l’entourage dell’imprenditore Romeo delle indagini in corso.
Nell’inchiesta, partita da una indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, emerge però uno spaccato i interessi comuni tra maggioranza e opposizione ancora più inquietanti che mirava, secondo i magistrati, al saccheggio delle risorse pubbliche a fini privati.
Un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito per mancanza di copertura finanziaria. ”La prospettiva ultima è quella del saccheggio sistematico delle risorse pubbliche, spesso già di per sé insufficienti a rispondere alla drammatica situazione in cui versano Napoli e la sua provincia. Risorse che vengono veicolate verso l’esclusivo ed egoistico interesse di Alfredo Romeo e delle sue imprese in totale dispregio delle regole fondamentali della buona ed efficiente amministrazione” scrivono il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti ed i sostituti Enzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli nelle richieste di custodia cautelare al gip.
Dieci giorni fa, intervistata da Lucia Annunziata a In Mezz’ora, il sindaco Rosa Russo Iervolino si era soffermata su alcuni passaggi della vicenda. La delibera era stata ‘’sottoposta di corsa ad una commissione contro la corruzione nella pubblica amministrazione, guidata dal prefetto Serra e composta da magistrati. E ci ha detto che andava bene”. Poi era stata anche sottoposta a una commissione di giuristi e alti magistrati, ‘’secondo la quale le norme per la prevenzione degli incidenti sul lavoro non erano ancora forti”. In ogni caso ”non abbiamo fatto la gara, non abbiamo fatto assolutamente nulla. E chi vuole imbrogliare non sottopone i documenti approvati a verifiche non dovute”, si è giustificata.

Per i magistrati, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, dalle telefonate intercettate si evidenzierebbe una “commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia, appartenenti alle forze di polizia”. Tutti “convergenti” scrivono i pm “a soddisfare le piu’ diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.
La conversazione intercettata mostra “un esaltato assessore comunale nel parlare con Romeo dopo che è stato raggiunto l’obiettivo dell’approvazione del progetto Global Service per la manutenzione delle strada di Napoli nel senso voluto dall’imprenditore”.
Che riceveva “illecito sostegno”, “analogo” a quello che gli sarebbe stato offerto dal parlamentare del Pdl Italo Bocchino, anche dall’onorevole Renzo Lusetti del Pd: lo scrivono i pm che indagano sulle presunte irregolarità al Comune. In una conversazione intercettata vi è la dichiarazione di “un soddisfatto Bocchino” commentano i pm “all’esito del ritiro degli emendamenti più “fastidiosi” proposti dal gruppo consiliare di An con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service”.
Lusetti, secondo i magistrati, “si è adoperato per consentire all’imprenditore il proseguimento dei propri fini illeciti nel settore degli appalti, sia nella città di Napoli che nella città di Roma, in questo secondo caso intervenendo presso esponenti del Consiglio di Stato per sostenere Romeo nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a una impresa concorrente”.

La delibera “Global Service”, al centro dell’inchiesta, riguarda l’affidamento di appalti per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle principali strade della città, l’arredo urbano e alcune mense scolastiche. L’atto amministrativo fu approvato prima dalla giunta e poi portato in Consiglio alla fine dello scorso anno, ma in sostanza non è mai partito davvero per mancanza di fondi da parte del Comune. L’affare è di circa 400 milioni di euro e fu affidato ad un unico gestore, ossia alla società che faceva capo ad Alfredo Romeo.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati napoletani, la delibera fu elaborata proprio da Romeo e dal suo staff e poi passata ai vari enti pubblici nei quali vi erano persone a loro compiacenti.
Per il procuratore aggiunto Franco Roberti e i sostituiti Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio, Romeo aveva organizzato un vero e proprio “gruppo” di affari che, in cambio di posti di lavoro, incarichi e consulenze riceveva la certezza di ottenere gli appalti.
Nell’inchiesta non sono illecite le delibere, gli atti pubblici, quanto piuttosto “l’intero percorso procedimentale attraverso cui si è giunti all’approvazione e alla successiva emanazione dell’atto pubblico”, sottolinea una lunga nota firmata dal procuratore Giovandomenico Lepore che spiega che i pubblici funzionari o incaricati di pubblico servizio che di fatto si mettevano a disposizione dell’imprenditore  Romeo, “fungendo da meri strumenti attuativi, si adoperavano stabilmente per rendere fluido il percorso delle pratiche.
Resta poi da capire, nel caso dei due parlamentari coinvolti, accusati anche loro di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, se i magistrati potranno utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che vedrebbero il coinvolgimento dei due deputati. Sarebbe già stata chiesta l’autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati.
Secondo la Procura di Napoli quella che ha preceduto l’emissione delle ordinanze è stata una “perniciosa fuga di notizie strumentalmente utilizzate per screditare l’imponente attività investigativa”. Alcuni degli indagati, secondo i magistrati napoletani, in particolare lo stesso Romeo e l’ex assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Giuseppe Gambale da un certo momento in poi e in particolare dallo scorso mese di gennaio “sono venuti a conoscenza dell’indagine per effetto di illecite rivelazioni di atti investigativi e a partire da allora, temendo interventi coercitivi da parte dell’autorità giudiziaria, hanno cominciato a realizzare una serie di condotte finalizzate ad inquinare le prove e soprattutto ad attenuare il quadro cautelare a loro carico”. Funzionale a questo disegno criminoso, secondo la Procura, sarebbe stato il colonnello della Guardia di Finanza Vincenzo Mazzucco, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che era in servizio alla Dia di Napoli. È stata proprio la Dia, braccio operativo della Procura di Napoli, nell’indagine Global Service a svelare nome e ruolo della presunta talpa.

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Il 17 Dicembre 2008 alle 13:22 Napolibit »  Napoli, bufera sulla giunta Iervolino » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip di Napoli, figurano gli assessori comunali in carica Ferdinando Di Mezza (con deleghe al patrimonio e alla manutenzione degli immobili) e Felice Laudadio (edilizia), l’ex assessore … Leggi la notizia alla fonte » [...]

Il 17 Dicembre 2008 alle 16:29 Napoli, la Iervolino prende tempo: “Dimissioni? Prima serve un confronto” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Di dimettersi, per ora, non ne parla. Prende tempo, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, dopo che in mattinata la bufera di Global Service, tante volte evocata, è infine arrivata, abbattendosi su Palazzo San Giacomo e dimezzando, di fatto, la giunta (quattro tra suoi attuali ed ex assessori sono finiti agli arresti: ai domiciliari due assessori in carica, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, e due ex componenti di Giunta, Giuseppe Gambale e Enrico Cardillo). Prende tempo e chiede un confronto. Con la giunta stessa e con il Pd: “Il sindaco viene dalla conferma della fiducia votata dal consiglio comunale a larga maggioranza due giorni fa, ma adesso c’è una novità e su questa novità bisogna discutere”, ha detto di sé, conversando con i giornalisti. “Ancora non ho visto gli assessori, né i partiti della coalizione. Il discorso va aperto con loro. Dopo, il sindaco serenamente deciderà”, continua il sindaco di Napoli chi le chiede se intende dimettersi. Non potendo fare altro, “Tra poco” ha aggiunto il sindaco “Con profondo dispiacere umanoso spenderò gli assessori agli arresti domiciliari, Di Mezza e Laudadio. Di Mezza me lo ha già chiesto”. La notizia dell’ondata di arresti è al centro dei commenti sia degli impiegati che dei cittadini che questa mattina entrano negli uffici municipali. Intanto il vicesegretario vicario del Movimento idea sociale con Rauti, Raffaele Bruno, ha inscenato un sit-in per sollecitare le dimissioni del sindaco di Napoli ed il ritorno alle urne. Sindaco che per ora, invece, non ha intenzione di muove alcunché: “La discussione va aperta con i partiti politici con il mio partito e la coalizione, poi il sindaco vi comunicherà quello che deciderà”, ha proseguito Iervolino. “Per fortuna nessun rilievo di carattere penale viene fatto al sindaco”. “Ma quale giunta di Italia”, ha proseguito il primo cittadino partenopeo “ha al suo interno un ex ministro della Giustizia che ha fatto il magistrato per oltre 40 anni”, riferendosi all’assessore alla legalità Luigi Scotti (che sostituì per pochi giorni Clemente Mastella, quando il leader dell’Udeur rassegnò le dimissioni da Guardasigilli, provocando la caduta dell’esecutivo Prodi). Giudizi positivi sono stati espressi dal sindaco anche sui due assessori in carica coinvolti nell’inchiesta: Felice Laudadio, noto avvocato amministrativista e docente universitario e Fernando Di Mezza, gia esponente del mondo ambientalista. Ma la disamina della Iervolino non ha soddisfatto l’opposizione napoletana di centrodestra: “Al punto in cui siamo le dimissioni del sindaco Iervolino e di quel che resta della sua giunta rientrano nella categoria degli atti dovuti”, ha dichiarato il Coordinatore regionale di An-Pdl per la Campania, Mario Landolfi. Più perentorio Amedeo Laboccetta che parla di “questione di ordine pubblico e dignità nazionale”: “Nei mesi scorsi ho depositato insieme a altri parlamentari la richiesta di discussione in aula di una mozione che si concluda con la richiesta di scioglimento del consiglio comunale”. Una campanella per il “tutti a casa” che finora Rosetta non ha intenzione di suonare. [...]

Il 17 Dicembre 2008 alle 19:18 Urne e inchieste, il Pd rischia il ko. E Veltroni s’aggrappa ai commissari » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Situazione niente affatto semplice neppure a Firenze: ieri gli alleati del Pd hanno detto il loro “no” alla corsa alle primarie per la carica di primo cittadino da parte di Graziano Cioni, l’assessore comunale alla Sicurezza indagato nella vicenda Castello. Quanto alle altre regioni, Campania in testa (dove parte dell giunta è coinvolta nell’inchiesta sulla delibera “Global service”) si resta a guardare. E se il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, rassicura sulla solidità della posizione del segretario, molti dirigenti aspettano la direzione di dopodomani. Solo allora si potrà capire quanto sia robusta la leadership in casa del Pd. [...]

Il 19 Dicembre 2008 alle 20:33 Veltroni fa autocritica: “Innovre o fallire” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “O si innova o si fallisce”: aut aut. Non c’è una terza via. Veltroni inchioda il Pd davanti al suo bivio. Alle 10,30 del mattino il segretario sale sul palco per la direzione nazionale del Pd. Questione morale, primarie, scenari futuri, alleanze. Il partito democratico a poco più di un anno dalle primarie che lo hanno visto nascere, sotto il segno dell’ex sidaco capitolino, è ancora un rebus irrisolto. Il flop in Abruzzo, gli arresti a Napoli e Pescara, le inchieste a Firenze, in Basilicata, a Genova, hanno segnato l’immagine del Pd. [...]

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