
Pescara il prossimo 5 gennaio. Per Napoli invece non è previsto nessuno scioglimento.
A fissare la data per lo sciogliemnto del Consiglio Comunale di Pescara, in seguito all’arresto del sindaco D’Alfonso, è il titolare del Viminale, Roberto Maroni, facendo poi sapere che il consiglio di Napoli non potrà , invece, essere sciolto per legge.
“Il sindaco D’Alfonso” spiega il titolare del Viminale “si è dimesso il 16 dicembre (dopo l’arresto nell’ambito di una inchiesta giudiziaria, ndr), trascorsi i venti giorni di legge il Comune sarà sciolto, nominerò il commissario e si andrà a votare con la prossima tornata di amministrative”.
La giunta partenopea invece non sarà sciolta: “Le misure restrittive per due assessori non sono sufficienti per lo scioglimento del comune di Napoli, non essendo prevista l’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma solo l’associazione per delinquere”, ha detto il ministro dell’Interno al termine del Consiglio dei ministri spiegando che il Viminale sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda. “Siamo preoccupati” ha continuato il ministro leghista “per il corretto adempimento degli obblighi, ma non possiamo intervenire perchè la legge non ce lo consente”.
In consiglio dei Ministri alcuni esponenti di governo hanno paragonato quello che è successo ad nuova Tangentopoli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe concordato sul fatto che non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio partenopeo. “Noi” ha detto il premier in Cdm “siamo da sempre garantisti, sia per quanto riguarda noi che gli altri. Io spero” ha continuato Berlusconi “che i fatti vengano ridimensionati”. Il Cavaliere comunque ha fatto notare, nella riunione ad alcuni ministri, come anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ritenga che sia “urgente” la riforma della giustizia.
Sempre il Consiglio dei Ministri ha fissato la data delle prossime elezioni europee e amministrative. Che saranno accorpate: si voterà sabato 6 giugno nel pomeriggio e tutta la giornata di domenica 7 giugno. “Il Consiglio dei ministri” ha illustrato Maroni “ha approvato la mia proposta di un election day: si voterà insieme per le europee, per oltre 4mila Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le amministrative sia per le europee”.
- Giovedì 18 Dicembre 2008
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Dicembre 2008 alle 14:05 Per le Europee tra Pdl e Pd spunta la riforma del 90° minuto » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Sia pure espresso nel linguaggio curiale della politica, il messaggio che i due negoziatori affidano a Panorama è inequivocabile: entrambi gli usci sono ancora aperti. Tra meno di sei mesi, il 6 e 7 giugno, si vota per rinnovare il Parlamento europeo, la maggioranza e l’opposizione sono ai ferri corti su quasi tutta l’agenda politica, ma la possibilità di riscrivere insieme le regole elettorali esiste ancora. A condizione di stringere un accordo in fretta, non oltre la fine di gennaio, e di procedere a una sorta di scambio in nome della reciproca utilità . Dice il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, plenipotenziario di Silvio Berlusconi per le riforme istituzionali: “Sulla riforma della legge elettorale europea abbiamo scontato l’incertezza della linea del Pd dopo le politiche. Ma il Pd sa bene che se decide di tornare a perseguire la valorizzazione del bipartitismo, da parte nostra non troverà le porte sbarrate”. [...]
Il 5 Gennaio 2009 alle 19:49 Pescara: D’Alfonso ora ritira le dimissioni, ma affida tutto al vice » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Colpo di scena a Pescara. Il sindaco Luciano D’Alfonso ha ritirato stamani, ultimo giorno utile, le dimissioni da primo cittadino. Contestualmente all’ufficio protocollo è stato depositato un certificato medico che attesta il suo impedimento al lavoro per motivi di salute. In base al Testo Unico sugli Enti Locali le funzioni di primo cittadino saranno svolte dal vice sindaco Camillo D’Angelo. Scongiurato, dunque, almeno per il momento il ritorno anticipato alle urne. D’Alfonso era stato rieletto alla tornata amministrativa dell’aprile scorso. Le dimissioni di D’Alfonso avrebbero aperto la strada al commissariamento prefettizio con le nuove elezioni che si sarebbero tenute il 6 e 7 giugno prossimi, in concomitanza con le provinciali e le europee. Nella lettera inviata al presidente del Consiglio comunale, alla Giunta e al segretario generale del Comune di Pescara, D’Alfonso spiega di aver avuto, il 24 dicembre scorso (giorno in cui gli sono stati revocati gli arresti domiciliari), “piena consapevolezza di essere affetto da una patologia che non mi consentirebbe non so per quanto tempo, di svolgere, con continuità e serenità , le attività articolate e complesse relative alla funzione”. Alla Giunta, in particolare, chiede di prendere atto del suo impedimento a svolgere con pienezza le funzioni di sindaco; un impedimento che “allo stato” aggiunge “devo ritenere di natura ingravescente e permanente, quantomeno nel senso della imprevedibilità della data della completa guarigione”. [...]
Il 23 Febbraio 2009 alle 17:44 Grandi manovre al centro: Pd e Pdl in pressing su Casini » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Grandi manovre al centro, intorno al “partito della Nazione” lanciato da Pier Ferdinando Casini al convegno di Liberal, a Todi. Con i moderati del Pd il dialogo procede sottotraccia, in attesa dell’election day di giugno, quando il dato delle europee potrebbe assestare un nuovo scossone ai Democratici. In movimento, malgrado le smentite, ci sono i rutelliani, che temono di restare schiacciati dalla nuova leadership ex Popolare. E anche Enrico Letta, che potrebbe candidarsi segretario al congresso previsto per ottobre, segue con attenzione le mosse dei centristi. Ma la novità di queste ore è la preoccupazione che Silvio Berlusconi sembra nutrire molto più per la possibile riaggregazione al centro piuttosto che per la segreteria di Dario Franceschini nel Pd. Con il quale il Cavaliere, a Berlino per un summit sulla crisi finanziaria, polemizza sulla questione della Carta: “Non ci sentiremmo” osserva il premier “fino in fondo cittadini italiani se non riconoscessimo la legge fondamentale che trasforma la nostra società in uno Stato”. Ai cronisti che gli ricordano le osservazioni del nuovo segretario del Pd sulla volontà di Berlusconi di stravolgere la Costituzione, il premier risponde: “Se avesse detto una cosa del genere sarebbe una cosa non reale. Io ho giurato sulla Costituzione. Ne sono un assoluto sostenitore”. Ma oltre la querelle con il nuovo segretario Pd, il presidente del Consiglio ha soprattutto lanciato un’offensiva diplomatica verso l’Udc, in nome della comune militanza nel Ppe, perché non offra sponde neocentriste ai delusi dei due partiti maggiori e si allei invece con il futuro Pdl. Un corteggiamento affidato a Fabrizio Cicchitto, che ha ingaggiato perfino una sorta di gara con la Lega nel tendere la mano ai centristi. Ieri, infatti, era stato per primo Roberto Calderoli a lanciare l’invito al confronto con i centristi sul ddl per il federalismo fiscale, che Casini & C. hanno osteggiato al Senato; oggi, il capogruppo del Pdl alla Camera sorpassa a sinistra il ministro leghista. “Mi spingerei anche oltre” dice “con una proposta di alleanza per le amministrative e di confronto su temi quali la giustizia. L’Udc, infatti, ha avuto finora un modo di fare opposizione molto diverso dal Pd che va a rimorchio di Di Pietro”. E i centristi come rispondono alla diplomazia del Cavaliere? Per ora, nicchiano. Mai come in questo momento, infatti, con Franceschini impegnato a rassicurare gli ex Ds e a recuperare a sinistra consensi per il Pd, Casini vede allargarsi lo spazio al centro per l’Udc. E trae dal voto in Sardegna la certezza di poter essere determinante per il governo in tante realtà locali, come è stato per la vittoria di Cappellacci su Soru. [...]
Il 4 Giugno 2009 alle 15:21 Voli di Stato, Berlusconi all’attacco: “Una meschinità dell’opposizione” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Man mano che ci si avvicina all’election day del prossimo week end, i toni della campagna elettorale si alzano. E si intensificano gli attacchi al premier Berlusconi. Ultima puntata? L’inchiesta della Procura di Roma sui voli di Stato. Si tratta di un atto dovuto al quale, rilevano, potrebbe seguire una rapida archiviazione. L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto del Codacons sul trasferimento in Sardegna di ospiti del premier su velivoli dell’Aeronautica militare. L’ipotesi di reato è quella di abuso d’ufficio. Gli atti saranno trasmessi al Tribunale dei Ministri nei prossimi giorni. Fonti giudiziarie fanno peraltro rilevare che, come già detto, da un primo esame dell’esposto, si potrebbe profilare una rapida archiviazione dell’indagine: lo stesso percorso di quella che ha riguardato in passato gli ex ministri Francesco Rutelli e Clemente Mastella, poi archiviata. Ma il presidente del Consiglio risponde colpo su colpo. “L’indagine è risibile e pubblicata perché c’è stata una denuncia. L’archiviazione sarà certa. È un caso che dimostra la meschinità delle persone che ci contrastano”. E poi: non un euro costa alle casse dello Stato l’accoglienza dei leader stranieri a Villa Certosa, residenza di Berlusconi in Sardegna: le spese sono tutte a carico del premier. La precisazione è dello stesso Berlusconi a Mattino Cinque. Il premier è un fiume in piena: “Vorrei far vedere i conti per ricevere il presidente egiziano Mubarak” o il primo ministro ceco “Topolanek” o il leader russo Vladimir Putin, ha detto Berlusconi, “sono tutti costi che pago io. Porto io i cuochi da Roma. C’è una brigata di camerieri che sposto da Roma” quando ci sono molti ospiti. “Voglio aprire una parentesi: se Senato, Camera e la presidenza della Repubblica hanno un esercito di cuochi e camerieri, palazzo Chigi ha una cuoca e due camerieri in totale”. Ora “dispiace di doverlo dire”, ma “adesso li faccio vergognare”, ha aggiunto rivolto ai “meschini” leader dell’opposizione che lo hanno attaccato per avere imbarcato sui voli di Stato ospiti non istituzionali. E precisa: “I signori della sinistra fanno critiche ridicole che dimostrano la loro pochezza e invidia personale. Questi voli costano zero. Se dovessimo, invece, parlare delle cose che costano, allora vorrei far vedere i conti per ricevere Mubarak, che sta in Sardegna una settimana con la moglie e i figli…”. Infine, ha continuato a elencare, “ci sono i regali che si danno” e certo “non può un leader che è anche di suo un tycoon regalare un foulard alla moglie” di un capo di Stato o di governo e dunque offre loro “cose che girano intorno ai 10mila euro”. Tutte cose, ha insistito, “fatte a spese di Silvio Berlusconi”, con “quello che si spende per il vitto anche agli uomini della scorta e della delegazione, per cui c’è una casa a disposizione”. I leader, ha aggiunto, “si muovono con 20-25 persone, ricevute alla Certosa senza un euro di costi per lo Stato”. Il presidente del Consiglio associa gli articoli critici nei suoi confronti apparsi recentemente sui media del gruppo di Rupert Murdoch con la decisione del governo italiano di aumentare l’Iva sulla pay tv di Sky Italia di proprietà del magnate australiano. “Non vorrei essere cattivo ma con l’episodio dell’Iva su Sky si è verificata una frattura dei rapporti con Sky e Murdoch cui ha fatto seguito una serie di articoli molto critici nei miei confronti”, ha detto Berlusconi. Il premier ha parlato anche delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, sottolineando che “votando per il Pdl abbiamo la possibilità di avere un’Italia che conti in Europa. Se invece votiamo per i piccoli partiti che devono raggiungere il 4% e per il Pd si andrà a contare zero”. Il Cavaliere ribadisce quelle che sono le sue previsioni raccolte direttamente “da alcuni protagonisti e personaggi importanti della sinistra’’: ‘’Insisto, perché ho avuto sicuramente informazioni vere da membri del Pd: una parte andrà con Casini, Rutelli farà un suo partito. Loro smentiscono ma questa è la realtà . Una parte, invece andrà con Bertinotti e Rifondazione comunista’’. Il Cavaliere spiega: “Ho avuto il coraggio di presentare la mia faccia, evidentemente l’opposizione non ha un leader con una faccia da spendere né che abbia coraggio”. ‘’A parte questo” continua il premier “con il Pd si è tornato ai vecchi vizi della prima Repubblica, perché ancora non dice ai suoi elettori che cosa farà in Europa e in quale gruppo si collocherà . Alla fine faranno un gruppo a sé stante, che non conterà assolutamente nulla’’. Quindi alcuni suggerimenti per chi andrà a votare: “Non basta per votarmi mettere la croce sul simbolo Berlusconi presidente ma bisogna che venga aggiunto anche il nome Berlusconi in bella calligrafia”. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.