Lusetti, Bocchino, Nugnes: le chiamate “d’affari” di Alfredo Romeo

Italo Bocchino

Cemento, potere, soldi. E amici, tanti. Che, stando alle accuse dei pm napoletani, favoriscono gli intrecci tra politica e affari, complicità trasversali, finalizzate allo sfruttamento degli appalti pubblici. Il quadro che emerge, dalle intercettazioni in possesso dell’accusa, coinvolge figure politiche di piano nazionale, e assessori del comune di Napoli. Sono proprio loro ad aprire ad Alfredo Romeo le porte dei palazzi più importanti, quelli dei ministeri a Roma. Renzo Lusetti e Italo Bocchino sono i due parlamentari “a disposizione” di Romeo. Uno per schieramento. A palazzo San Giacomo invece l’imprenditore può contare sull’amicizia di Giorgio Nugnes (morto suicida il 29 novembre), Ferdinando di Mezza, Giuseppe Gambale, Felice Laudadio. Tutti uomini delle giunte di Rosa Russo Jervolino.
Nelle intercettazioni rese pubbliche, Nugnes e Romeo commentano soddisfatti l’esito dell’assegnazione dell’appalto alla “Global services”, “Tu un amico tieni” dice l’assessore al patrimonio all’imprenditore, che risponde: “Eh, Giorgio, ma noi quest’amicizia ce la dobbiamo tenere stretta perché se no questi ci fanno…”, “occhi aperti” raccomanda Romeo all’amico, “perché questi (i suoi avversari nella gara truccata ndr) non tengono le palle per promuovere niente di meglio di quello che oggi c’è sul campo”.
In un’altra chiamata a Nugnes Romeo fa il nome di Francesco Rutelli, “Ieri sera ho visto Francesco (Rutelli), ho ricordato e… mi ha fatto la battuta il tuo protetto non ti preoccupare, non sono entrato nel merito”. “Lui si rende conto” dice Nugnes in un’altra telefonata il 4 aprile 2007 riferendosi a Lusetti, “dice: ‘tu sarebbe utile ci venissi a dare una mano a Roma’ perché giustamente l’ho fatto riflettere, con 4 ministri, vicepresidente del consiglio e segretario del partito questi si sono fatti scippare il partito da sotto”. Rutelli ha smentito qualsiasi coinvolgimento e ieri notte si è recato in procura per rendere dichiarazioni spontanee. “Non ho sostenuto in alcun modo la carriera politica di Nugnes” dice l’ex vicepremier, “non ho mai avuto modo di confrontarmi col dott. Romeo (imprenditore che opera con decine di amministrazioni pubbliche e grandi aziende private) in ordine agli obiettivi delle sue imprese”.
Con Italo Bocchino, deputato dall’età di 29 anni, Romeo condivide un’amicizia vecchia di anni. Nella vicenda “Global service”, secondo gli inquirenti, Bocchino aveva il compito di placare i consiglieri comunali di An, all’opposizione. “Sì, sì, quelli tutti allineatissimi… Senza problemi. Tutto a posto” dice il parlamentare a Romeo dopo l’approvazione della delibera in consiglio comunale. Un altro dirigente dell’ex Margherita è chiamato in causa dalle intercettazioni: si tratta dell’ex ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, con il quale Romeo si sarebbe incontrato su intercessione di Giuseppe Gambale, assessore napoletano finito ai domiciliari, definito da Romeo in più occasioni, il “fido Gambale, tenace guardaspalle”. “Devo dire che è uno abbastanza concreto, molto dinamico e che ha fatto anche delle proposte concrete sulle quali lavorare. Poi vediamo se è effettivamente così concreto diciamo” commenta l’incontro Romeo, parlandone con il suo amico della guardia di Finanza, il colonnello Vincenzo Mazzucco, arrestato per aver favorito la fuga di notizie sull’inchiesta. È Mazzucco a chiamare l’imprenditore per proporgli, il 13 giugno 2007, di combinare affari con il Vaticano. Affari che potrebbe ottenere per l’intercessione di qualcuno che “sta nel consiglio d’amministrazione del Vaticano”. “Ci sta da gestire un sacco di situazioni immobiliari… chiese… ospedali… Tutto quello che ha in mano che è un patrimonio immenso… È una cosa iniziale da 60 milioni ad aggiudicazione diretta” dice Mazzucco, che aggiunge : “Che devono gestire. Ma diverse tipologie di cose dalla manutenzione agli appartamenti che hanno. 150 condomini sono tutti a scadenza di contratto e li ha in mano lui… Poi magari ti spiego da vicino… Però io domani volevo fare subito questo appuntamento… Niente, lui fa parte del consiglio di amministratore della Cei, è il nipote, anzi la moglie è la nipote diretta del segretario di Stato Cardinale Bertone. Lui fa parte anche del consiglio di amministrazione, si chiama la Fabbrica del Vaticano… che sarebbe come il Ministero delle opere Infrastrutture e tutto il resto, e gestiscono tutto il patrimonio del Vaticano e a lui gli compete l’assegnazione diretta di alcuni lavori… uno me lo ha accennato che è già finanziato di 60 milioni, rifacimento completo della cattedrale di Rieti, poi ha un 150 condomini a Roma nei dintorni del Vaticano…”.

Commenti

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Il 18 Dicembre 2008 alle 12:45 Il caso Nugnes: ecco perché tutti lo volevano intercettare » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Leggi anche: Bocchino, Lusetti, Nugnes: le chiamate “d’affari” di Alfredo Romeo [...]

Il 18 Dicembre 2008 alle 15:27 roverna ha scritto:

Gli elementi finora emersi dalle indagini in Campania e non solo, sulla commistione tra politici ed imprenditori spregiudicati, ci deve far riflettere attentamente, soprattutto in relazione alla sistematica violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione.
Dal predetto articolo scaturisce anche la frase ” la lege è uguale per tutti ” che campeggia in tutte le aule dei Tribunali italiani.
Di fatto l’uguaglianza di cui si parla è un’enunciazione puramente di principio, poiché, proprio coloro i quali, per le loro precipue funzioni dovrebbero esserne i difensori, sono i primi a violarla:
Mi riferisco ai parlamentari, agli ufficiali di tutte le forze dell’ordine e soprattutto ai magistrati; da quanto finora emerso, sembrerebbe che le categorie in questione siano più o meno tutte coinvolte nelle vicende per le quali si sta indagando.
Purtroppo in questi casi si alzano anche “polveroni” per motivi essenzialmente “mediatici”e, su questo non mi trovo d’accordo.
A mio avviso, nessuno dovrebbe subire limitazioni della propria libertà personale, diritto inviolabile tutelato costituzionalmente, se non in presenza di elementi probatori, tali da renderne obbligatorio il rinvio agiudizio.
In tutti gli altri casi, non si dovrebbero diffondere notizie, nella fase in cui vige il segreto istruttorio, né tantomeno emettere provvedimenti restrittivi della libertà personale.

Il 29 Aprile 2009 alle 17:10 Sorpresa a Napoli: ora Romeo assume » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A pensarci bene poteva capitare solo a Napoli, città del genio partenopeo e capitale delle nostrane contraddizioni. In piena recessione qualcuno risale il fiume della crisi e con un certo coraggio assume decine, centinaia di persone. Che ciò accada proprio ora e a Napoli è già un mezzo miracolo. Ma la notizia è che ad assumere è Alfredo Romeo, finito in carcere per un paio di mesi nell’inchiesta sugli appalti per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico e la manutenzione delle strade. Questo sebbene le sue aziende, che si occupano di servizi e della valorizzazione degli immobili, con 160 milioni di fatturato e 25 di utili, siano in amministrazione giudiziaria. A comandare sono cioè i giudici del tribunale di Napoli che hanno nominato tre amministratori per traghettare le aziende durante la doppia tempesta, economica e giudiziaria. “Abbiamo trovato una realtà produttiva ben organizzata e strutturata” conferma Lucio Spanò, amministratore giudiziario, “con processi organizzativi e sistemi di controllo efficaci ed efficienti. Questi riscontri positivi emergono chiaramente anche dalla bozza di bilancio 2008, di prossima approvazione, e dal bilancio preventivo 2009, i cui dati evidenziano risultati con la tendenza degli ultimi 5 anni e in continuo aumento; un dato particolarmente soddisfacente se lo si colloca nella attuale situazione di crisi economica”. In calendario, quindi, nuove assunzioni: “Il gruppo ha attualmente 356 dipendenti, con una percentuale del 78 per cento di laureati o in possesso di abilitazioni e un’età media di 34 anni; per il 30 per cento sono donne. Di questi, 136 sono stati assunti negli ultimi 12 mesi. Anche questo un dato anomalo, considerato il periodo di crisi che ha visto un aumento del 900 per cento di ricorso alla cassa integrazione”. Più di un terzo dei dipendenti è stato quindi preso a contratto in piena inchiesta Global service. I nuovi assunti vengono impiegati soprattutto nel ramo ospitalità, che è in sviluppo. La Romeo Alberghi entro fine anno dovrà raddoppiare i dipendenti, senza considerare che nuove convenzioni, come quelle con la Consip sanità, determineranno altre selezioni del personale. Non è l’unica singolarità del pianeta Romeo. Molti suoi concorrenti non scommettevano un centesimo sulla tenuta del gruppo, convinti che il castello del “re” di Napoli crollasse con l’immobiliarista rinchiuso a Poggioreale. Invece i delegati della magistratura si sono ritrovati un’azienda dai conti in regola e dalle prospettive interessanti. “Non ci risulta in alcun modo in discussione l’efficienza operativa delle società” prosegue Spanò. “In questi mesi abbiamo mantenuto vivi e costanti i rapporti con le pubbliche amministrazioni committenti, ricevendo riscontri sicuramente positivi. Basti pensare che dal ministero dell’Economia ci è pervenuta una lettera di apprezzamento e ringraziamento per le attività di servizio svolte durante il G7-G8 Finance ministers meetings 2009 che si è tenuto a Roma il 13 e 14 febbraio scorsi”. Quanto accade in azienda e per le assunzioni segue un po’ la legge del contrappasso. A Napoli il lavoro è sacro e ben remunerato. Negli anni di Tangentopoli per essere assunti in un’azienda pubblica c’era un preciso tariffario che bisognava seguire per l’ambito posto. Oggi, ritiene la procura di Napoli, le cose sono cambiate. Romeo è andato in carcere, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla corruzione, proprio perché secondo l’accusa in comune e provincia venivano aggiustati i bandi delle gare secondo i suoi desiderata in cambio della promessa di posti di lavoro. I pubblici ministeri Raffaello Falcone, Vincenzo D’Onofrio e Pierpaolo Filippelli, che proprio in questi giorni stanno concludendo la requisitoria nel processo che si celebra con rito abbreviato, nei singoli capi d’imputazione indicano come “parte” dell’accordo criminoso “la promessa di ricevere (…) altre utilità consistite nell’assunzione di manodopera da lui segnalata”. Ma se si vanno a confrontare i nominativi dei raccomandati con quelli in pianta organica delle aziende, non se ne trova nemmeno uno. In altre parole: Romeo magari al telefono assicurava, prometteva, garantiva pur di rendere più incisiva un’asfissiante attività di lobbying, ma poi, a conti fatti, il direttore del personale Stefano Petrucelli valutava i curricula in autonomia. E respingeva. A eccezione del padre di Annalisa Durante, la ragazzina di 14 anni uccisa nel 2004 dalla camorra. Non è certo questo un elemento che ridimensioni la sostanza dei fatti, sui quali si pronunceranno i giudici, ma di certo a Napoli si assiste sulla vicenda Romeo a una singolare rincorsa. Da una parte la procura sta cercando di portare nuovi elementi (è annunciata un’ulteriore informativa su fatti inediti), dall’altra tra giudizi di riesame e Cassazione i pubblici ministeri stanno perdendo pezzi rilevanti del loro quadro accusatorio. La suprema corte, per esempio, qualche mese fa ha escluso il reato di turbativa d’asta per il capo d’imputazione che coinvolge Mario Mautone. I giudici hanno annullato l’accusa perché non ci possono essere accordi criminosi su un’asta per la quale mai è stato pubblicato il bando. Una linea di diritto che si riflette non solo sugli altri indagati, ma soprattutto sugli altri episodi di presunti accordi su gare mai eseguite. A iniziare da quella sulla manutenzione e la refezione nelle scuole per 20 milioni di euro. Invece sull’appalto per la manutenzione della rete stradale della provincia di Napoli un’ipoteca potrebbe essere costituita dal fatto che le aziende di Romeo nemmeno potevano partecipare alla gara. “La contestazione è chiaramente smentita” sostiene l’avvocato Stefano Cianci, difensore di Romeo, “dalla circostanza che le società riconducibili al mio assistito non avevano i requisiti per partecipare alla gara né vi hanno partecipato, trattandosi nella sostanza di appalti di lavori e non di servizi”. Traballa anche l’accusa di turbativa d’asta per l’affidamento della manutenzione degli impianti termici, esclusa prima dal gip poi dal riesame. L’altro filone è quello della corruzione, ma anche qui sembra mancare la prova decisiva: la classica tangente. L’unico passaggio di denaro è quello di 18 mila euro dalle società di Romeo al conto corrente della fondazione ’A voce de’ criature del parroco anticamorra don Luigi Merola. Ma condannare qualcuno per beneficenza, in Italia, non si è mai visto. Almeno finora. ( gianluigi.nuzzi at mondadori.it) [...]

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