Veltroni fa autocritica: “Innovare o fallire”. D’Alema: “Pd amalgama malriuscito”

 Walter Veltroni

Alla fine passa la sua relazione.  Walter Veltroni ce la fa. Ha imposto un aut aut al partito e la Direzione gli ha dato ragione, per ora: la conferenza programmatica del Partito si terrà dal 12 al 14 marzo prossimo.
A fine serata il suo discorso (e la sua linea politica) è stato approvato a maggioranza. Ma è stata davvero una faticaccia per il leader del Loft: se non è stato un processo alla sua leadership, di certo non è stata una passeggiata.
Non deve ingannare infatti la soddisfazione mostrata da Massimo D’Alema per l’esito della discussione: “Abbiamo parlato innanzitutto della grave crisi del Paese e della necessità che il Pd dia risposte forti a questa crisi” spiega il presidente di ItalianiEuropei “noi siamo l’unico partito che esiste in Italia, non un’aggregazione intorno a una persona, e questo è una risorsa per il Paese. Siamo un partito riformista, di massa, che vuole cambiare le cose, che stiamo costruendo dopo qualche incertezza”. Qualche incertezza, dice l’ex ministro degli Esteri ed è immaginabile che si sia “trattenuto”: in questo momento di “accerchiamento” del partito (da una parte le inchieste, dall’altra le sconfitte elettorali, dall’altra ancora le crisi e le fibrillazioni locali), meglio aspettare a lanciare l’affondo finale contro il segretario.

Eppure lui, Veltroni, a tratti è riuscito, durante la sua relazione, a scuotere i big democratici. Ricordando loro che “il Pd rappresenta la vera alternativa al centrodestra”, per questo è oggetto di una “offensiva politica” e tutti devono aver chiaro che tornare ai partiti di origine “sarebbe un suicidio”, sarebbe il ritorno ai propri giocherelli, vorrebbe dire: abbiamo provato a fare questa cosa qui, non ci siamo riusciti e ora torniamo alle case di partenza”. Indietro non si torna.
Si va avanti. Verso dove? “O si innova o si fallisce”: aut aut. Non c’è una terza via.
Veltroni inchioda il Pd davanti al suo bivio. Alle 10,30 del mattino il segretario sale sul palco per la direzione nazionale del Pd. Questione morale, primarie, scenari futuri, alleanze. Il partito democratico a poco più di un anno dalle primarie che lo hanno visto nascere, sotto il segno dell’ex sidaco capitolino, è ancora un rebus irrisolto. Il flop in Abruzzo, gli arresti a Napoli e Pescara, le inchieste a Firenze, in Basilicata, a Genova, hanno segnato l’immagine del Pd.

Veltroni, nella sua relazione (qui il testo) - che ha promesso sarebbe stata di rilancio, forte come quella dell’investitura al Lingotto - non si tira indietro sulla questione morale: “Siamo un partito di gente perbene, per i disonesti non c’è posto” dice il segretario, che aggiunge di non accettare “le lezioni da chi ha nelle proprie fila personaggi indagati per mafia, né dal presidente del Consiglio che ha fronteggiato la giustizia con le leggi ad personam“. Dopo l’attacco, però, Veltroni ne ha anche per i giudici: chiede “prudenza negli arresti” e denuncia “il meccanismo mediatico che può distruggere le persone”. Ma sulla riforma della giustizia mette in chiaro: “non sarà contro i magistrati” e torna a proporre il tavolo da sessanta giorni insieme ai rappresentanti del mondo giudiziario.
Una sponda all’alleato scomodo, l’Italia dei valori, che Veltroni non rinnega: “Sento dire in questi giorni che dovremmo rompere con Di Pietro, ma io ho già detto tante volte che ci sono forme diverse di opposizione. L’ho fatto ad aprile, lo abbiamo fatto non aderendo alla manifestazione di piazza Navona e l’ho detto io stesso in una dichiarazione che ha aperto tutti quanti i giornali. Questo non significa che a livello locale non si possano trovare delle convergenze programmatiche” però poi aggiunge “le alleanze devono reggere a una prova di governo”. Per quanto riguarda le primarie, che lo elessero, Veltroni le rivendica come “straordinario strumento di democrazia” ma poi aggiunge che “non devono trasformarsi in un’ideologia: sarebbe tragico” dice il leader Pd, “se l’occupazione esclusiva del partito fosse la discussione delle regole”. Discussioni che degenerano in liti interne, un altro dei grossi problemi dei democratici, alimentate, per il segretario, “dalle quotidiane differenziazioni che piacciono tanto ai giornali ma non piacciono alla nostra gente”.
Troppi dirigenti? Per Veltroni è necessario un rinnovamento:”Il ricambio deve essere frequente Bisogna creare le condizioni di un forte avvicendamento con una nuova generazione”. E sulla sua leadership rilancia e dice: “l’alternativa non può essere tra cesarismo e anarchia” e chiede quindi più poteri per sé, per procedere all’innovazione del partito ”anche attraverso commissariamenti”.
Molti gli altri temi toccati dall’ex sindaco di Roma nel suo discorso: dall’ambiente (”Uscire dalla crisi con una lotta sistematica ai cambiamenti climatici”), al sistema elettorale (”Quello che noi vogliamo è un sistema elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i candidati al parlamento e decidere la maggioranza di governo”). E per finire l’annuncio di un “acquisto” importante: Roberto Saviano ha accettato di prendere parte alla scuola di formazione nel Mezzogiorno che il Pd si accinge a organizzare. La scuola, ha spiegato Veltroni, si occuperà di formare ”una nuova leva di amministratori” e avrà al centro ”i temi della legalità”. Mai momento più appropriato.

Chiamato in causa (come il vero convitato di pietra) Di Pietro, non si è lasciato sfuggire l’occasione per rispondere: “Mi spiace per lui, ma se Veltroni parla di due opposizioni diverse si condanna così alla sconfitta eterna. Io penso a costruire un’unica alleanza che possa vincere le elezioni, non per fare l’opposizione”.
A proposito di alleanze, Marco Follini precisa che il progetto del Pd non contempla più “una alleanza politica generale con l’Idv”, mentre Massimo D’Alema sottolinea come: “alla dipietrizzazione dell’opposizione fa riscontro il consolidamento della destra nel Paese e chi lo festeggia una condanna minoritaria”.

Sempre in mattinata, l’ex vicepremier aveva parlato con ironia tagliente del presunto correntismo all’interno del Pd: “Il progetto del Pd si è appannato agli occhi di tanti, ma per ragioni più complesse rispetto al correntismo di cui ho sentito parlare perché le correnti in questo partito non ci sono. Noi siamo un’amalgama mal riuscita”. E traducendo amalgama con sintesi, si capisce cosa voglia dire l’ex diessino. Che continua, duro: “Ci vuole un partito vero, non ci vogliono primarie solo per scegliere i candidati a cariche monocratiche e magari per interrogare i cittadini su qualche tema importante, perché la primarizzazione delle cariche di un partito è la via per formare un correntismo di massa”. Ha insistito D’Alema: “Le correnti sono una forma di organizzazione discutibile, se ci fossero sarebbero almeno una forma di ordine, nel Pd non ci sono”. Riguardo alla questione morale, l’ex vice premier osserva che le inchieste “diventano questione morale se si associano a una crisi politica”. “Nella destra - sottolinea - hanno più questioni giudiziarie di noi, ma vengono colpiti meno di noi dalla questione morale”.
E di questione morale ha parlato anche Pierluigi Bersani per il quale è necessario “dare risposte forti” cacciando fuori i disonesti ed insieme dando “fiducia e orgoglio ai tanti amministratori onesti”. “Su questo” conclude il ministro ombra dell’Economia “serve un fortissimo segnale”.

Lo stesso che il Pd si aspetta dal suo leader. Che, per ora, tira un sospiro di sollievo. Anche se la strada da qui al congreso dell’anno prossimo è lunga, dura e irta di pericoli (elezioni locali ed europee, in primis).

Commenti

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Il 19 Dicembre 2008 alle 18:37 vincenzo.m. ha scritto:

Ove uno eccelle.

Vi sono prestigiosi personaggi che , sensibili alla modestia, non considerano in alcun modo le loro più emergenti qualità ed una di queste figure è proprio il leader del Pd. Ebbene, giunta al volgo la notizia che in virtù dei ricavi prodotti dalla propria mente, estesamente esposti in un libro, è riuscito ad accaparrarsi un piccolo appartamento nella prestigiosa e granitica city locata ad un soffio dalla memorabile statua della libertà.

Sempre che si possa definire certo ciò che dai giornali si evince, l’appartamentino si collocava sui 250.000 soldini e sempre dalle statistiche espresse dai “santoni” il metro quadro costa 20.000 soldini: circa 16 metri quadri.

Se non si è particolarmente dotati in campo politico all’uopo sarebbe d’indagare ove uno eccelle:
ad ipotesi, nella fattispecie, in campo commerciale.

Il 20 Dicembre 2008 alle 10:33 vincenzoaliascontadino ha scritto:

QUANDO LA POLITICA SI MIMIZZA DIETRO UNA CULTURA MUNNEZZA!
Sottotitolo: ‘A lezione di Democrazia napulitana: voglio specificare che un banchiere Americano non dava credito ad intellettuali, ma solo a chi aveva i calli alle mani: un imperatore non deve obbedienza a nessuno, ma solo a Dio ed alla Giustizia. Dall’impero PCI al PD non liberatosi del fardello del dna dell’Urss, tira a campare dietro toghe Rosse - Schiavettones con suggerimenti di regia di intellettuali che secondo Vincenzo Alias Il Contadino, s’hanno sucato pure il cervello, creduloni che scrivendo un libro o un dramma, sia unica saggezza e verace verità, dimenticando il prossimo suo, come le tute blu e pensionati, che questi Sindacalisti-Politici hanno resi poveri con sterili salari e pensioni da fame, mentre loro ricchi e famosi con una faccia di bronzo, formando partitini milionari, filmetti con soldi pubblici, senza neanche ricavarne le spese, strade aggiustate, ma con buche e via dicendo! Si rincorre a visioni tra i fumi della munnezza, prossimo alla follia generata, da thc delle discariche sotto il naso, ma che questi non li vedono neanche: secondo voi, avete visto qualche intellettuale a Napoli per lottare ed aiutarla? Solo Berlusconi che ha risolto il problema, questi spendendo 3 miliardi niente! Io ho sentiti solo coloro che essendo debitori e fallaci totali di una Amministrazione, ti prende pure per il C** dichiarando che hanno “ ‘a capa tosjsta!” Mentre, hotels a 5 stelle da 2000 euro a notte: turisti scippati od uccisi in strada con profumo di cacca, ma scambiato per Paciullo, usato molto da contestatori negli anni ‘60! Così in mezzo alla valanga, senti un Weltromarx che, la vita è bella, mentre l’autore a Sanremo, acciappava milioni per toccare le palle a Pippo nazionalpopolare ed un Grillo parlante con milioni in c/c, ’u vero? Relazioni Politiche- industriali o sessuali se non siano fra le parti consenzienti: in poche parole gli artisti possono colorare il cielo di Rosso perché sanno che è blu di Berlusconi e vince. Quelli “ artisti ed intellettuali ” devono colorare alla Dandini, Santoro, Travagliate, mai spiegate come le cose realmente sono e la gente che li ha votati passata per stupidi, eccoti i mal di Pansa del -26% di dire no al voto! Chi pensa diverso da loro o rettificando la storia sono diversi e considerate come il sottoscritto Fascisti o razzista, insomma, come affermava mia madre: il rotto porta in groppa il sano! Papele papele considerato matto, piduista, mafioso, tutto e di più pure cornuto e mazziato da chi l’ingiustizia non la vede neanche da vicino, datosi che ha naso, occhi ed orecchi e soprattutto avere al posto del cuore ‘a munnezza poiché cchieste ‘è ricchezza! Chiamami fesso sì, ma ricco mica scemi no! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

Il 24 Dicembre 2008 alle 18:16 Affari e politica: in Italia è una lobby continua » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Resa dei conti rimandata, molte parole, pochi fatti e nessuna soluzione concreta alla cosiddetta questione morale. Al centro del ciclone giudiziario (e politico), la direzione del Partito democratico avrebbe dovuto avanzare proposte concrete per fare luce sulla “zona grigia” (lobby e appalti) sulla quale la magistratura conduce le sue indagini e il Parlamento da vent’anni non interviene con una legge. Ma niente è uscito dalle labbra di Walter Veltroni. Forse perché l’ombra di Alfredo Romeo incombe sui suoi sette anni al Campidoglio? [...]

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