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	<title>Italia &#187; E dalla crisi del Pd spunta un direttorio per Walter</title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>E dalla crisi del Pd spunta un direttorio per Walter</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 11:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario.sechi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dopo il <a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/12/16/abruzzo-il-boom-dellidv-apre-il-processo-democratico-a-veltroni/"><strong>crollo in Abruzzo</strong></a>, il segretario è alle corde. Il congresso è lontano. Così comincia a farsi largo l'ipotesi di un organismo che traghetti il partito almeno fino alle europee di giugno. <strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/12/20/veltroni-voglio-un-partito-sano/">Veltroni: "Voglio un partito sano"</a> - <a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/12/19/veltroni-striglia-il-pd-innovare-o-fallire/">Walter in Direzione, "Cambiamo o saremo travolti"</a> - <a href="http://blog.panorama.it/opinioni/2008/12/19/belpietro-pd-flop-come-la-fusione-fredda/">Belpietro: Pd, flop come la fusione fredda</a> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/12/20/494c2f7457737_zoom.jpg" alt="veltroni e dipietro" border="0" width="500" /></p>
<p>Ce lo teniamo o lo facciamo cadere? La domanda circola tra le stanze del Pd in largo del Nazareno a Roma, ultima tappa di un tam tam che sale per i rami delle città d&#8217;Italia e arriva fino alla chioma umida e arruffata della capitale. Ma la politica se non bara è certamente cinica e in queste ore di burrasca tutti corrono sotto coperta. Ha scelto lui la rotta e ora che infuria la bufera tanto vale lasciare il capitano <a href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/producer.aspx?t=/pd/segretario.htm" target="_blank">Walter Veltroni al timone del bastimento democratico</a>. Sarà lui a prendersi i fulmini sul ponte? O la crisi esplosa dopo il voto in Abruzzo impone uno shock, l&#8217;archiviazione prima delle europee di giugno 2009 della sfortunata esperienza veltroniana e il varo di un &#8220;direttorio&#8221; per traghettare il partito fuori dalla crisi?</p>
<p><strong>Toga! Toga! Toga!</strong><br />
Mentre Veltroni sciorinava la dottrina Tonino (&#8221;Dobbiamo fare di più sulla moralizzazione della vita pubblica&#8221;) e rovesciava su Silvio Berlusconi un anatema (&#8221;Lui non può parlare di questione morale&#8221;), i magistrati arrestavano il sindaco di Pescara e coordinatore regionale del Pd. Ironia della sorte: proprio da Pescara partiva il 17 febbraio scorso il pullman elettorale di Veltroni. Una doccia fredda seguita dal no del Pdl alla proposta veltroniana di istituire una commissione per la riforma della giustizia e 24 ore dopo dalla richiesta di arresto per il deputato del Pd <a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/12/16/tangenti-arrestato-lad-di-total-italia-coinvolto-un-deputato-pd/">Salvatore Margiotta</a>, nel mirino dei magistrati che indagano sugli affari petroliferi nella regione.</p>
<p>Le toghe per il segretario del Pd saranno soltanto croce e niente delizia. Nessuna riedizione di Mani pulite. Minacciato dalla ghigliottina dipietrista sul piano politico, assediato dalle inchieste che tirano in ballo suoi amministratori di primo piano in Campania, Toscana, Abruzzo e Basilicata (e si addensano nuvoloni anche sulle Marche), indeciso al bivio tra l&#8217;antico sentiero del partito dei giudici e la strada del riequilibrio tra i poteri, per il Pd oggi è impossibile urlare &#8220;Toga! Toga! Toga!&#8221;. Nello stesso tempo Veltroni sopravvive grazie a quello che è stato definito &#8220;equilibrio del terrore&#8221;, un accerchiamento giudiziario che impedisce a Franco Marini e Massimo D&#8217;Alema di lanciare l&#8217;affondo finale.</p>
<p><strong>L&#8217;isola di Arturo</strong><br />
La <a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/12/16/abruzzo-il-boom-dellidv-apre-il-processo-democratico-a-veltroni/">sconfitta in Abruzzo</a> è un gong da penultimo round per Veltroni, che secondo <a href="http://www.arturoparisi.it/" target="_blank">Arturo Parisi</a> &#8220;spera che prima o poi gli capiti una carta vincente&#8221;. Parisi spiega a <em>Panorama</em>: &#8220;Ormai è evidente che niente della linea di Veltroni ha retto alla prova dei fatti. Non la pretesa di vincere da soli, visto che tutte le prove elettorali hanno dimostrato che il partito da solo va addirittura indietro. Non la tesi delle maggioranze omogenee come condizione della vittoria e del governo, visto che in Abruzzo si è rimpianta un&#8217;alleanza da Rifondazione all&#8217;Udc. Non la ridefinizione del rapporto con Berlusconi, che è tornato a essere il nemico di sempre: quasi che il problema fosse lui e non invece il più grave fenomeno del berlusconismo che va trasferendosi dal centro alla periferia e dal centrodestra al centrosinistra&#8221;. Parisi però non si arrende e rilancia: &#8220;Non riesco ad arrendermi all&#8217;idea che il voto europeo sia il nostro vero congresso, come pensano i suoi “anonimi” oppositori&#8221;. Per Parisi bisogna fare qualcosa subito, servono immaginazione e coraggio, cose che nel Pd ora latitano.</p>
<p><strong>Dal loft al direttorio</strong><br />
Ma cosa? La crisi è profondissima e le soluzioni a portata di mano sono poche. Veltroni tiene duro (&#8221;Voglio fare più Pd&#8221;) e i dipietristi in Parlamento si fregano pubblicamente le mani (&#8221;Bene, porterà ancora fieno alla nostra cascina&#8221;), il congresso appare un&#8217;araba fenice. Si ragiona su un pressing sul segretario per costringerlo ad accettare la soluzione di un direttorio. Un ex ds con il cervello fino, il politologo <a href="http://www.dosp.unibo.it/index.php?l1=dipartimento&amp;l2=persone&amp;l3=schede&amp;id=8" target="_blank">Gianfranco Pasquino</a>, che in gennaio per Il Mulino pubblicherà una ricerca su <em>Le primarie comunali in Italia</em>, ha pochi dubbi: &#8220;Le soluzioni a portata di mano per un partito composto da due gruppi dirigenti, che nonostante siano giovani sono vecchi politicamente non è a portata di mano. Richiederebbe un conflitto vero, tra visioni diverse, su cosa deve essere un partito di sinistra. Un conflitto tra leadership, aperto, trasparente, pubblico, che non fosse in alcun modo diplomatizzato&#8221;. Secondo Pasquino &#8220;una parte del gruppo dirigente non lo vuole perché si è impadronito del partito e ha paura di perderlo, una seconda ha dei riflessi semplicemente comunisti, per cui fa una lotta sotterranea e non si esprime pubblicamente. Una terza parte quella più moderna, lo vorrebbe, ma non è abbastanza forte per imporlo.<br />
Penso a Sergio Chiamparino, Massimo Cacciari, Mercedes Bresso. Buoni amministratori, ma politicamente deboli. Il congresso avrebbe già dovuto tenersi&#8221; spiega Pasquino &#8220;perché c&#8217;è un leader che è stato plebiscitato da una base, ma per il resto il partito non esiste. Dopo le elezioni europee ci sarà certamente una resa dei conti che non è la stessa cosa di un conflitto tra leadership. Nella resa dei conti si individua un capro espiatorio – che sarà Veltroni – mentre nel congresso si confrontano due, tre proposte e si vota&#8221;.</p>
<p>Serve una transizione e Pasquino pensa che la soluzione del direttorio sia praticabile: &#8220;I direttori ci sono nelle situazioni eccezionali e questa lo è: da un lato la crisi di un bambino nato male e dall&#8217;altro è una crisi in cui l&#8217;alternativa di governo si allontana sempre di più. Sarebbe una guida collettiva del partito, ma con l&#8217;impegno che da lì non escano poi i candidati alla segreteria. Un direttorio di persone che facciano un servizio al partito in maniera disinteressata, senza chiedere cariche per il dopo&#8221;.</p>
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