“L’unica cosa che posso dire è: buon lavoro ai magistrati! Quando non si ha nulla da temere non si ha paura delle indagini. Anzi. E confermo che le intercettazioni sono un utilissimo strumento di indagine”.
Un po’ a denti stretti, Antonio Di Pietro commenta il contenuto delle intercettazioni che riguardano suo figlio Cristiano. Doveva essere una conferenza stampa per la presentazione di tre new entry nella struttura del partito (tre personaggi di rilievo, “sottratti” - proprio come i voti - dalle fila del Pd): Pino Arlacchi (sociologo, già alto dirigente dell’Onu per la lotta alla droga e candidato alle Europee con l’Idv nel 2004) a guidare il Dipartimento sicurezza Internazionale; Stefano Passigli (costituzionalista, origine politica repubblicana e poi diessina, eletto senatore con l’Ulivo, professore che collabora con la fondazione Astrid, di Franco Bassanini) a dirigere il Dipartimento delle Riforme; Paolo Brutti (senatore ulivista nella scorsa legislatura poi passato per SD) a gestire l’area sociale e del lavoro.
E invece… invece ha dovuto difendersi, l’ex magistrato. E affrontare subito la spinosa questione del figlio: “Quello che abbiamo letto sui giornali è un telefilm senza capo né coda, una non-notizia” aggiunge l’ex magistrato di Mani pulite “ma siccome non ho nulla da temere non mi unirò, come in molti speravano, alla politica paludata che se la prende con i magistrati e chiede la riforma delle intercettazioni”. “Anzi” conclude Di Pietro “io dico ai magistrati di fare tutte le indagini che vogliono perché né io né mio figlio abbiamo niente da nascondere”. E ancora: “Non c’è figlio che tenga e che possa condizionare le politiche” aggiunge Di Pietro. “Qualcuno” prosegue anticipando quelle che sarebbero poi state le domande dei cronisti “potrebbe chiedermi se sia un caso il fatto che queste intercettazioni escano fuori proprio all’indomani del voto in Abruzzo e nel giorno stesso in cui vado in Campania e confermo l’uscita degli esponenti dell’Idv dalle giunte provocando possibili elezioni. E sempre nello stesso giorno in cui indico la responsabilità politica del sindaco, del presidente della Regione e della provincia su quello che sta accadendo. Vero, potrebbe essere una spiegazione interessante e potrebbe giustificare quello che succede…”.
“Ma siccome io non ho nulla da temere” sottolinea sorridendo ” sapete che vi dico: Che mi importa se lo hanno fatto per delegittimare o meno? Sarebbe solo una dietrologia e a me non interessa. E siccome, ripeto, non ho niente da temere, auguro buon lavoro ai magistrati che fanno il loro lavoro. Vadano pure avanti e si facciano tutte le indagini che si devono fare”. Di Pietro poi precisa che lui non si unirà mai al coro di chi se la prende, prima con i magistrati, e poi con i giornali, quando si pubblica il contenuto di intercettazioni.
“È vero, come dite voi, che alcuni quotidiani hanno dato un taglio alla notizia diverso rispetto ad altri, ma mai e poi mai” afferma con forza “mi lamenterei dei giornali che riferiscono di informazioni che riguardano personaggi pubblici”. “Da cittadino” prosegue il leader dell’Idv “esprimo dunque solidarietà e incoraggiamento all’azione dei magistrati. Da politico affermo che non c’è figlio che tenga e che possa condizionare le politiche e che sono ben contento che si indaghi così si distinguerà il grano dal loglio..”.
“Da ministro infine” spiega ai cronisti ” difendo la mia azione perché ritengo che sia giusto che ci sia una rotazione degli incarichi soprattutto quando su qualche personaggio si fa del chiacchiericcio…”
Il “chiacchiericcio” a cui si riferisce l’ex ministro è quello intorno alla figura di Mauro Mautone, a capo del Provveditorato regionale (Campania e Molise) alle Opere pubbliche. Mautone viene defenestrato quando l’allora ministro alle Infrastrutture “sente” che Mautone è sotto inchiesta.
Di fatto, per ora, c’è un’informativa della Dia trasmessa alla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti che coinvolge, stando all’Ansa e al Corriere della Sera, Cristiano Di Pietro, il figlio dell leader dell’Idv. I contatti tra Cristiano e Mautone, si legge, “hanno assunto un contenuto ambiguo”.
E tra le intercettazioni spunta anche un ricatto nei confronti di Di Pietro jr. Mautone, una volta ricevuta notizia del suo trasferimento - scrivono gli investigatori - “esterna tutta la sua amarezza per l’inaspettato provvedimento ai suoi amici più intimi e tutti sono concordi sulla linea da adottare: ‘ricattare il figlio del Ministro’”. Tentativo, osserva la Dia “che risulterà vano nonostante l’intervento di alte cariche istituzionali scese in campo per verificare la possibilità di dare un interim a Mautone, e poi sostituirlo con persone da loro indicate per ‘dare continuità’, Mautone sarà ugualmente trasferito”.
Il provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise è ritenuto al centro “di un sistema di potere molto forte” costituendo altresì “il volano di una serie di raccomandazioni in tutti i settori pubblici ed, in particolare, quello degli appalti”.
Per gli investigatori, Mautone, “in maniera sistematica smista l’enorme potere di cui dispone per favorire in maniera trasversale qualunque componente politica e istituzionale ne faccia richiesta accogliendo tutte quelle istanze che gli vengono rivolte per favorire imprese e professionisti vicine al potere”. In tal modo “il provveditore finisce di sovente per amministrare la cosa pubblica a proprio piacimento”.
- Martedì 23 Dicembre 2008
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Commenti
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Il 24 Dicembre 2008 alle 11:19 vincenzoaliascontadino ha scritto:
E se Cristiano fosse arrestato da animale come faceva Un certo Petrus alla 3 di mattina con schiavetti e trascinato a San Vittore, come Enzo Carra er colpito da ” Sindrome di Stoccolma ” poi come Andreotti (votavano fiducia ) e Mannino risultato innocente? Enzo Carra l’ho visto con i miei occhi al Palazzaccio, ancora non ce figlio che tenga? Sarà sindrome di Santità? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 24 Dicembre 2008 alle 17:00 Tangenti, scarcerato il sindaco di Pescara » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Appaltopoli, Di Pietro alle toghe: “Buon lavoro, non c’è figlio che tenga” [...]
Il 9 Gennaio 2009 alle 13:54 La verità di Mautone: vi racconto i favori che chiedeva Cristiano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il 17 dicembre è stato arrestato su ordine del tribunale di Napoli con l’accusa di far parte di una presunta banda di pubblici amministratori infedeli che avrebbe favorito amici imprenditori, aggiudicando loro appalti euromilionari o confezionando gare su misura. I quotidiani hanno parlato di “sistema Mautone“, ma lui, che di nome fa Mario ed è stato provveditore ai lavori pubblici delle regioni Campania e Molise, non ci sta. Spiega l’avvocato Salvatore Maria Lepre, che con la collega Marcella Laura Angiulli lo difende: “Quel sistema non è mai esistito, come non c’è mai stato alcun “bacino clientelare” a lui collegabile e di cui parlano i magistrati”. Mautone, però, non nega i rapporti con Cristiano Di Pietro. All’epoca il padre Antonio era ministro delle Infrastrutture, proprio quello da cui dipendeva l’ufficio di Mautone. [...]
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