Archivio di Dicembre, 2008

Tolta la moschea dal presepe a Genova. Ma restano le polemiche

Don Prospero e il suo presepe

E don Prospero Bonzani alla fine ha ceduto. Di fronte alla ragion politica, per evitare strumentalizzazioni e rischi per l’ordine pubblico, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha rimosso la moschea delle polemiche.
Moschea che dalla notte del 24 dicembre stava accanto alla capanna del presepe. Non è bastato nemmeno il sostegno del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: “Dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato”.
Niente da fare, ha vinto il “consiglio prudenziale” della Curia, retta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nonostante, inizialmente, lo stesso numero uno della Cei non avesse adombrato problemi di fronte ala scelta di don Prospero.
Tolto a malincuore il minareto, il parroco ha messo il Vangelo delle Beatitudini, con in evidenza il duro monito che non chiude la vicenda e non spegne le polemiche: “Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno”. E resta al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, “in questi giorni è di drammatica attualità”, ha detto il parroco.
“Per me potevano venire anche con le bombe”, ha proseguito don Prospero “non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando“. I simpatizzanti di destra avevano infatti annunciato una “visita” in parrocchia il 31 dicembre con “simpatici doni”, precisando che non si trattava di una minaccia. “Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione” ha continuato il parroco: “io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito”.
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, si erano contrapposte manifestazioni di vicinanza a don Prospero: a cominciare dal sindaco Marta Vincenzi, al prete di strada don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto e all’imam di Genova Salah Hussein. E anche alcuni parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno in programma delle gesti di solidarietà per don Prospero. “Tra il 10 e il 15″ spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere “prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana”.
Di tutt’altro tono il commento della Lega Nord: “Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto”. Il segretario provinciale Edoardo Rixi commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. “È un segnale importante” prosegue Rixi “anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città. I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità”.

Azouz sconta la pena ed esce dal carcere: “Voglio ritornare a vivere”

Azouz Marzouk

“Cercherò di ricominciare a vivere”. Queste le prime parole di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba all’uscita dal carcere di Vigevano dove ha finito di scontare una pena a 13 mesi patteggiata per spaccio di droga. Azouz, che aveva accanto a sé i suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, ha detto che è sua intenzione rimanere in Italia “per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio”. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto alla strage.
“Sono soddisfatto per l’ergastolo”, ha aggiunto in riferimento alla sentenza con la quale i suoi ex vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per l’eccidio dell’11 dicembre del 2006. “Sono soddisfatto ancor di più per la loro separazione”, ha detto il tunisino. “Meno per quanto è successo dopo”.
Il riferimento alla possibilità di incontrarsi per i coniugi seppur in due carceri diverse. Uno dei suoi legali, Roberto Tropenscovino, ha spiegato che Azouz rimarrà in una località segreta, “lontano dalle telecamere” in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà presumibilmente in primavera, a proposito della espulsione posta come condizione perché Azouz patteggiasse la pena. “In quella sede si deciderà la legittimità di questa sentenza di patteggiamento”. Azouz, giubbotto scuro, berretto di lana nero, aveva con sé il borsone con i suoi effetti personali. Si è poi allontanato a bordo dell’auto del suo avvocato.

Crisi, riforme ed Europa: il messaggio di fine anno di Napolitano

Giorgio Napolitano

Lo sguardo al presente, proiettato nell’immediato futuro. Dalla crisi economica e finanziaria globale che ci deve vedere marciare uniti assieme al resto dell’Europa; alle riforme di casa nostra, in primis giustizia e federalismo, da realizzare auspicabilmente con procedure unitarie e obiettivi condivisi. Il “menu” del messaggio di fine anno agli italiani viene messo a punto in questi giorni dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma il discorso - che sarà come da tradizione trasmesso a reti tv unificate all’ora di cena - ha avuto corpose anticipazioni nel ricco “carnet” di interventi che hanno segnato il calendario del Capo dello Stato nella settimana che ha preceduto il Natale.
Gli argomenti affrontati e le soluzioni indicate o auspicate in quel corollario di appuntamenti costituiscono con ogni probabilità i cardini sui quali si incentrerà il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Al di là di questioni più particolari e di incombenze dell’ultim’ora, quindi, ecco i principali temi su cui potrebbe vertere il discorso presidenziale. A partire proprio dalla questione delle riforme e delle possibili modifiche all’impianto costituzionale, che “a 60 anni è ancora giovanissima” ha già ricordato Napolitano, con una battuta, “come del resto lo sono a 60 anni anche le persone. Fatti salvi i principi fondamentali che sono fuori discussione e che nessuno può pensare di modificare o alterare, si può comunque procedere nel formulare essenziali e ben determinate proposte di riforma dell’ordinamento repubblicano”.

Condizione essenziale, però, è che “venga ripreso in un clima di costruttivo confronto e nella ricerca della più ampia condivisione, come sempre si conviene” ha ammonito parlando alle alte cariche “quando si tratti di modificare la Costituzione, che non può considerarsi un tutto intoccabile”. Avanti dunque con federalismo e, più in là, col presidenzialismo, ma nel rispetto di soluzioni equilibriate e bipartisan.
Centrale dovrebbe essere il tema dell’etica in politica e dei rapporti di questa con la giustizia, considerate le recenti “bufere” che hanno scosso gli amministratori di mezza Italia. “Si pongono con urgenza problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura”, ha affermato Napolitano, mentre le misure da adottare dovranno rispettare “il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Csm” oltre a considerare la necessità di “serenità, riservatezza ed equilibrio, nel rigoroso rispetto delle regole, senza missioni improprie e smanie di protagonismo personale”.
Ancor più concreto apparirà probabilmente agli occhi degli italiani il tema della crisi economica e finanziaria, viste le ripercussioni sui processi di produzione e sul lavoro, nonché nei portafogli della gente: sempre più numeroso il novero delle famiglie italiane che fa davvero fatica ad arrivare a fine mese. Napolitano, finora, non l’ha mai negato: “La crisi desta nuove, profonde e legittime preoccupazioni tra i cittadini”, emergono perciò “esigenze ineludibili di dare risposte in grado di favorire la crescita e di migliorare la trasparenza dei mercati. Si tratta, infatti, di una crisi globale di eccezionale portata e gravità, che obbliga anche il nostro Paese a fare i conti con se stesso. Guai a “sottovalutarne l’impatto”. Ma tutto ciò, per il Presidente, “non giustifica reazioni di paura, di scoramento o di rassegnazione”. Specie al Mezzogiorno, altra questione che sta molto a cuore all’inquilino del Quirinale.
Infine non dovrebbe mancare un accenno alla “stagnazione” in cui ancora versa il processo unitario della Ue, alle prese con la ratifica del Trattato di Lisbona, che fa le veci di quel testo costituzionale bocciato nelle urne referendarie dell’Europa a 27. Lo sguardo alle vicende internazionali sarà completato con l’appello alla pace e al dialogo in Medio Oriente, dopo l’escalation militare di queste ore, come con l’augurio di una rafforzata partnership con la nuova amministrazione Obama in procinto di insediarsi alla Casa Bianca.

E, a cavallo fra politica estera e interna, si inserirà il saluto e l’augurio di buon anno tradizionalmente rivolto dal Quirinale al Papa e prontamente ricambiato dal Vaticano. Il messaggio dello scorso Capodanno conteneva l’indicazione che “per consolidare i fermenti positivi, per mettere a frutto le potenzialità su cui l’Italia può contare, è indispensabile che si crei un nuovo, più costruttivo clima politico, fondato su una effettiva legittimazione reciproca: mi sono speso a tal fine sin dall’inizio del mio mandato e insisterò nelle mie sollecitazioni e nei miei appelli”. Una ‘promessa’ mantenuta, fino al recentissimo discorso alle alte cariche in cui Napolitano ha lamentato “un clima politico italiano dominato da troppe tensioni” dove si rischia di “perdere il senso della misura e del limite” fra le opposte “fazioni”. Facile che un monito molto simile sia rilanciato, nel messaggio che apre, sempre con speranza, al nuovo anno.

Di Pietro jr dice basta e lascia l’Italia dei Valori. L’ex pm: “Gesto corretto”

dipietro
Alla fine ha mollato. Ha salutato il partito di papà Antonio, l’Idv di Di Pietro. Cristiano, chiamato in causa nell’ambito dell’inchiesta “Global Service”, lascia l’Italia dei Valori. Lo ha comunicato in una lettera che il padre ha pubblicato sul suo blog. “Cristiano Di Pietro, mio figlio” scrive l’ex pm a commento della lettera “uscirà dall’Italia dei Valori. Lo trovo un gesto corretto e per certi versi forse eccessivo visto che non é nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto”.
La lettera, che reca la data di oggi, è indirizzata all’onorevole Giuseppe Astore, presidente dell’ufficio politico regionale dell’Idv di Campobasso, a Giuseppe Caterina, segretario regionale di Campobasso e ai componenti dell’ufficio di presidenza nazionale dell’Idv. “Gentili amici” scrive Cristiano Di Pietro “ho fatto e faccio il mio dovere di consigliere comunale e provinciale senza mai aver infranto la legge (ed infatti nessuna autorità giudiziaria mi ha mai mosso alcun rilievo). Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un ‘appestato’”.
“La mia unica colpa” aggiunge il figlio del leader Idv “è quella di essere ‘figlio di mio padre’: per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere”. Quindi: “Lascio l’Italia dei Valori” prosegue la lettera “e conseguentemente ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al gruppo misto. Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito”.
“Attenderò serenamente” conclude il figlio dell’ex pm “che la procura di Napoli completi le indagini preliminari in corso (che peraltro nemmeno riguardano la mia persona) in esito alle quali ogni singola posizione personale potrà essere chiara a tutti. Poi, quando tutto sarà chiarito, ne riparleremo”.
Si chiude così una vicenda che, fin dalla sua origine, aveva scatenato scalpore, sorpresa e aspre polemiche politiche. Troppo, sopratutto per chi, scegliendo l’Idv, pensava di aver scelto la parte più pulita, ferma e irreprensibile della politica italiana.
Si tratta “di un gesto corretto e per certi versi forse eccessivo visto che non è nemmeno indagato”, ha commentato il leader dell’Idv nel blog, “ma lo rispetto e ne prendo atto”. Ma l’atteggiamento di papà Tonino, nei confronti del figlio, era stato alterno: all’indomani dell’uscita delle intercettazioni aveva ripreso il figlio (”Ha sbagliato, e dico buon lavoro ai magistrati”), poi lo aveva difeso, poi ancora, in un’intervista a Repubblica di ieri, gli ha tirato le orecchie: “Che gli serva da lezione”. A Cagliari nel pomeriggio ha assicurato: “Nessun complotto contro di me”.
E adesso la base può dirsi accontentati: erano stati tanti gli iscritti Idv a chiedere all’ex pm di “sacrificare il figlio” sull’altare “della coerenza”. Scriveva Carlo Cipriani da Firenze: “Occorre mettere ordine nella propria casa prima di cercare il colpevole fuori. Al direttivo provinciale di domani sera, 29 dic., ci sarò con le dimissioni pronte, se Cristiano non lascerà l’Idv prima”.
Dallo stesso blog del padre, era salita, nelle ore, la protesta. Basta leggere Clara, che il 29.12.08 alle 02:32 fa un augurio molto particolare al “suo” leader: “è nostro dovere aiutare i figli a crescere, e dove sbagliano tirar le orecchie. Questo nel personale.
Ma l’IDV nel suo complesso non è la SUA famiglia. E’ la famiglia di TUTTI NOI ELETTORI che seppur nata dietro sua iniziativa ha alle fondamenta un codice etico che non si può distorcere a proprio piacimento e che tutti devono rispettare. Cosa si evince dalle intercettazioni? Che suo figlio chiede di raccomandare alcuni suoi conoscenti ad un funzionario pubblico. Anche assodando non ci sia alcuna rilevanza penale, il comportamento di Cristiano è moralmente e Politicamente (il maiuscolo è voluto) INACCETTABILE per un partito come il nostro che si prefigge di combattere il clientelismo e il vecchio modo di far politica. Le DIMISSIONI di suo figlio non sono consigliate, sono auspicate e richieste da chi crede fermamente nei principi di correttezza e rigore morale che l’IDV persegue.
Nella speranza che la pausa dovuta alle festività natalizie vi faccia riflettere e vi faccia prendere coscienza che non potete comportarvi come i padroni del partito, vi auguro un buon 2009.
Questo è invece il messaggio gian bologna, sempre lunedì 29 alle 12:51: “Attendo con ansia che suo figlia si allontani dalla vita politica o che venga invitato a farlo perchè altrimenti tutte le sue/nostre battaglie perderebbero di credibilità”.

Alla fine, ecco le dimissioni di Cristiano, da “ogni incarico di partito” e anche dal suo “ruolo di capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso”. E i commenti non nascondono la soddisfazione della base dipietrista: biagio raimo, pochi minuti dopo la pubblicazione della lettera di Cristiano, scrive: “Giusto così…. cristiano si doveva dimettere”. E ancora Sebastiano di Terlizzi: “Hai comnmesso una leggerezza, ma hai saputo rimediare. Complimenti!”.

Auto giù dal viadotto, dopo la discoteca. Il giovane alla guida indagato per omicidio colposo

auto giu dal viadotto

Un volo di 25 metri a 100 chilometri l’ora. Quattro ragazzi morti, un quinto in gravi condizioni. È l’ennesima strage del sabato sera quella avvenuta sulla statale 675, la bretella che collega il porto di Civitavecchia alla via Aurelia. Quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, 19 anni, sfonda il guard rail è appena l’alba. L’auto salta giù per la cunetta che sorregge il ponticello sorvolando letteralmente la stradina sottostante e si capovolge.
Un volo nel vuoto per colpa dell’asfalto bagnato, dell’eccessiva velocità e della droga. Sono morti per questi motivi i quattro ragazzi usciti di strada con l’auto sulla quale viaggiavano a Civitavecchia, in provincia di Roma. È sopravvissuto solo il giovane che guidava, il 19enne Juri Capparella. Sottoposto al narcotest è risultato positivo ed è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo.
La procura di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta per accertare quale sia stata l’esatta dinamica dell’incidente dove hanno perso la vita Daniele Mercuri, di 16 anni e suo cugino Indro Mercuri, della stessa età, Giovanni Siena di 21 e Giancarlo Cocciolone, 20 anni. La magistratura ha disposto l’autopsia per cercare tracce di droga anche per loro.
Yuri Capparella, ferito gravemente e con diverse fratture, è stato trasferito con l’eliambulanza a Roma dopo l’intervento chirurgico all’ospedale di Civitavecchia per asportargli la milza. “Mio figlio è un ragazzo d’oro” ha detto al quotidiano La Repubblica Andrea Capparella, il padre di Yuri “lavora insieme a me, nella mia ditta. Da qualche tempo si era anche fidanzato e purtroppo uno dei quattro amici morti nell’incidente era il fratello della sua ragazza”.
Sarà invece l’autopsia delle vittime, disposta dal magistrato e prevista per oggi, a chiarire se anche gli altri giovani - due cugini minorenni Daniele e Indro Mercuri, di 16 anni, Giovanni Siena, di 21 anni e Giancarlo Cocciolone di 19 anni, tutti di Civitavecchia - avevano assunto stupefacenti.
I cinque rientravano a casa dopo aver trascorso la serata in una discoteca, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione della polizia stradale l’auto viaggiava a forte velocità su fondo bagnato. Nessun segno di frenata sull’asfalto in un tratto di strada rettilineo e di recente realizzazione. La dinamica è chiara: sull’asfalto non ci sono segni di frenata e la velocità dell’auto, essendo un’utilitaria, non poteva essere elevatissima. “Riteniamo sui 100 km all’ora”, ha detto uno degli investigatori. Yuri, l’unico sopravvissuto, era anche il solo a indossare la cintura di sicurezza, ma il cocktail di droghe gli ha fatto perdere il controllo del veicolo.
Sconcerto, alla diffusione della notizia, in tutta la cittadina tirrenica. Davanti al pronto soccorso e alla camera mortuaria un via vai continuo di parenti e conoscenti delle vittime. Oltre che di decine di altri genitori che, non trovando i propri figli in casa, alla diffusione della notizia dell’incidente si sono precipitatiall’ospedale, foto alla mano e cuore in gola, per sapere se quei ragazziall’obitorio fossero i loro ragazzi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, ha lanciato un appello per una forte azione di controllo e di contrasto alle situazioni di rischio. “Davanti” ha detto l’esponente della maggioranza “all’ennesima tragedia del sabato sera, questa volta complice la cocaina rivolgiamo un nuovo appello ai responsabili locali perché non si perda altro tempo per un’efficace azione di controllo e di contrasto delle situazioni a rischio”.

Aosta: la città dove si vive meglio. Caltanissetta all’ultimo posto

il palzzo del comune

Per il 2008, vince Aosta: è la città dove si vive meglio in Italia.
Almeno stando alla classifica annuale sulla Qualità della vita realizzata dal Sole 24 Ore, che premia le piccole realtà cittadine come Trento, Belluno, Bolzano, declassa le metropoli (sia Roma sia Milano perdono quota) e boccia molte località del Meridione. Fanalino di coda risulta quest’anno Caltanissetta.
Ma a vincere in questa classifica sono soprattutto Nord e Centro Italia, che battono alla grande le città del Sud. Soltanto Oristano compare nella parte alta, al 19esimo posto. Per il resto a prevalere sono le località del Nord che occupano i primi posti in graduatoria. Dopo le tre “medaglie” Aosta, Belluno, Bolzano, tutte quante località montane, al quarto posto compare Trento, seguita da Sondrio, Trieste, Siena, Gorizia, Piacenza e Parma, che chiude la top ten.
L’indagine del Sole sulle province italiane prende in considerazione sei macro-aree (tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; ordine pubblico; popolazione; tempo libero). Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.

Un paese spaccato in due
La prima città del Sud è intorno a metà classifica, dove troviamo, alla posizione numero 55, L’Aquila, a pari merito con Isernia e Como. Mentre la città “nordica” peggio piazzata è Alessandria, che si classifica 69esima.
Se passiamo invece alle gare “di settore”, il Sud ottiene solo due vittorie: Oristano è la provincia meno colpita dai reati, L’Aquila è la migliore sul fronte demografico. Milano è prima per tenore di vita, Cuneo per affari e lavoro, Trieste per servizi-ambiente-salute, Aosta per il tempo libero.
Quanto all’ultima classificata, Caltanissetta, perde sette posizioni rispetto a un anno fa. Aosta vince la sfida grazie agli ottimi risultati nel tempo libero, nel tenore di vita e nella popolazione. Mentre Caltanissetta è alle ultime posizioni soprattutto nel tempo libero, nella popolazione, negli affari e lavoro. Per non parlare dell’abisso che separa prima e ultima classificata per il Pil medio pro capite: 34mila euro ad Aosta, 16mila nella provincia siciliana. La disoccupazione è al 3,2% nella città del Nord e del 16% in quella meridionale, le rapine meno di 17 ogni 100mila abitanti nella provincia di montagna, oltre 48 nell’altra, le organizzazione di volontariato 1,24 ogni mille abitanti contro 0,34.

Le città che hanno più delle altre migliorato la loro qualità della vita risultano Oristano (+53 posizioni), Asti (+38), mentre le flessioni più marcate sono di Prato (50) e di Bergamo (40).
Milano scivola dal sesto al ventesimo posto, Roma dall’ottavo al 28esimo, mentre Napoli perde undici posizioni scivolando a quota 79, Torino 13 piazzandosi quest’anno al 66esimo posto della classifica.
Lo scorso anno, nella top ten figuravano Trento, Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Ad occupare le ultime dieci posizioni, tutte le città del sud: in ordine Bari (ex aequo con Caserta e Palermo), Vibo Valentia, Caltanissetta, Reggio Calabria, Taranto, Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento ed, ultima, Agrigento.

Gela, massacrato di botte per aver pestato un piede in discoteca

Discoteca

Picchiato a sangue per aver pestato involontariamente un piede. È accaduto, a Gela, a un giovane di 25 anni, Saverio D., che ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Il primo diverbio era avvenuto all’interno del locale, il “Tanguera”, ma la lite era stata sedata dal personale di vigilanza. Fuori, il presunto offeso, anche lui poco più che ventenne, ha subito chiamato rinforzi, radunando gli amici che si trovavano sul posto. E quando il “branco” è stato al completo, è iniziato il pestaggio.
Saverio è stato lasciato a terra esanime ed ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Al pronto soccorso dell’ospedale di Gela gli hanno riscontrato trauma cranico, contusioni, escoriazioni e diverse fratture. La prognosi è riservata. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri.

Sui tetti in pigiama, l’ultima fuga del boss Criaco

Bunker della 'ndrangheta

Pietro Criaco, di 37 anni, latitante da 11, inserito tra i trenta più pericolosi d’Italia in quanto boss della ‘ndrangheta. Ha concluso per ora la sua carriera criminale dopo un ultimo tentativo di fuga: ancora in pigiama, si è arrampicato sul tetto della mansarda dove era nascosto, ad Africo, a casa di parenti. Lì lo sono andati a prendere gli uomini della Mobile di Reggio Calabria, che da tempo si erano messi sulle sue tracce. Arrivati all’alba, insieme ai poliziotti di Bovalino e Siderno che hanno illuminato la zona con le fotoelettriche. Si temeva una reazione, che poi non c’è stata, delle persone che coprivano la sua fuga. L’uomo, che era latitante dal 1997, deve scontare una condanna definitiva a 14 anni per tentato omicidio e cinque anni per associazione mafiosa. Insieme a lui sono stati arrestati tre fiancheggiatori, accusati di favoreggiamento. Pietro Criaco è il fratello di Gioacchino, avvocato e autore del romanzo Anime nere, libro uscito nel 2008 che racconta la giovinezza di alcuni ragazzi della locride che intraprendono l’attività criminale.
”Era un pericoloso latitante Pietro Criaco un sicario del quale i pentiti raccontano che si lavava le mani nel sangue delle proprie vittime” ha commentato l’arresto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che ha aggiunto: ”A questo risultato importante si è arrivati grazie al sacrificio di investigatori della polizia di Stato che hanno lavorato anche durante il Natale, mentre tutti quanti festeggiavano con le proprie famiglie”.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, venuto a conoscenza della notizia, ha detto al capo della polizia Manganelli: “Questo è il modo migliore di chiudere il 2008″.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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