Napolitano: un’Italia più giusta dalla crisi

Giorgio Napolitano
Un messaggio di fine anno breve, chiaro, deciso. Dalla crisi deve e può uscire un’Italia migliore. Nel discorso, il terzo da quando Giorgio Napolitano è al Quirinale, il più breve di tutti, c’è un afflato speciale del presidente della Repubblica: un richiamo ripetuto, insistito al Paese affinché si difenda dalla crisi economica riscoprendo, come nel Dopoguerra, come contro il terrorismo, la capacità di unire tutte le forze, di valorizzare le energie vitali, di superare le debolezze, di risolvere di slancio i problemi che ci trasciniamo. Se sapremo fare questo, dice il presidente, la crisi diventerà l’occasione per costruire un’Italia migliore, più giusta, più forte, più efficiente. Lo ha detto dopo un’introduzione sulla crisi di Gaza, in cui ha espresso sgomento e ha rilanciato l’appello a fermare la “tragica spirale di violenza e di guerra” in Medio Oriente.

La crisi economica. Innovando lo stile di questi messaggi, Napolitano ha dedicato l’intero intervento alla “forte preoccupazione” degli italiani per gli effetti della crisi dei mercati, affermando di condividerla. Nel 2009, ha detto, ci attendono prove più ardue. Dobbiamo “guardare in faccia i pericoli” senza sottovalutarli, senza paura, agendo “con coraggio e lungimiranza”. Se faremo leva sui nostri punti di forza, sulle energie vive disponibili, se “uniremo le forze”, riusciremo a superare la crisi.

Se agiremo così, ha insistito più volte Napolitano, nei 14 minuti del la sua perorazione, la crisi diventerà “un’occasione” per risolvere problemi annosi, quali le riforme (istituzionali, della pubblica amministrazione, “del modo di operare dell’amministrazione della giustizia”), delle disparità sociali. Questo è possibile, ha sottolineato il capo dello Stato, sollecitando una maggiore consapevolezza delle potenzialità del Paese. Altre volte, in passato, l’Italia ha saputo esprimere questa coesione sociale e questa forza.

Le misure anticrisi. È possibile anche oggi, a condizione che l’Italia concerti le sue scelte con l’Europa e nel quadro internazionale, per concorrere a “definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile e di porre fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi”. È possibile a condizione che l’unità nazionale, di cui il presidente si conferma garante e difensore, si esprima, oggi come altre volte, come “unione degli italiani”. A condizione che le misure anticrisi siano “efficaci, ispirate a equità e solidarietà”, si facciano carico pienamente dei soggetti più deboli e delle aree più esposte: lavoratori, giovani, precari, famiglie a basso reddito, donne, bambini, Mezzogiorno.
Il presidente si e’ detto ”vicino” a ognuno di questi soggetti, e ha aggiunto: non bisogna dimenticare che c’è “povertà in Italia, che sono troppe le persone e le famiglie che stanno male e bisogna evitare che l’anno prossimo siano di più o stiano ancora peggio”. Bisogna certamente aiutare le imprese, ma con interventi sempre rispettosi dei termini della questione energetica ed ambientale, tali da incoraggiare il rinnovamento dell’economia, promuovere “stili di vita più sobri e lungimiranti”, e con un limite, ineludibile per chiunque: il peso dell’ingente debito pubblico.

Più trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche. Tutto ciò “non basta”. Occorre anche impiegare in modo più produttivo le risorse pubbliche, “ristabilire trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico” attraverso “un confronto aperto e costruttivo”, che è sempre possibile, come insegna la vicenda del movimento degli studenti. Tocca a ognuno fare la sua parte in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure”. Per Napolitano è anche importante “come” si prendono le decisioni. Per affrontare la crisi, “la capacità di giudizio e di proposta del Parlamento resta fondamentale”, ed è “essenziale - ha sottolineato - che le le forze politiche escano da una logica di scontro sempre più sterile”, riconquistino fiducia “mostrandosi aperte all’esigenza di impegno comune e ed esprimendo un nuovo costume, davvero ispirato solo all’interesse pubblico”. Napolitano non ha pronunciato la parola ‘dialogo’ che risultava inflazionata, ha detto che la crisi “senza precedenti”, “richiede un serio sforzo di corresponsabilità fra maggioranza e opposizione in Parlamento per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e vanno condivise”.

Unire gli italiani. Tutto ciò è necessario ma, ha concluso, se non si riesce a ”unire gli italiani”, non si otterranno grandi risultati. Io, ha detto, come primo cittadino, mi impegno a favorire questa unione ”tenendomi fuori dalla competizione fra le opposte parti politiche, rappresentando col massimo scrupolo di d’imparzialità e indipendenza, nella loro essenza ideale e morale, i valori costituzionali in cui possono riconoscersi tutti i cittadini”.

Il discorso integrale del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Commenti

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Il 1 Gennaio 2009 alle 15:26 vincenzoaliascontadino ha scritto:

mi vengono in mente l’ultima intervista su Libero.it ddell’ex Presidente marcello Pera. Ialia migliore…MEGLIO FARSI UNA PERA?
Il Presidente Pera in parte ha ragione: ma si può fare diversamente visto che il nuovo PD, ma peggio del vecchio PCI? Oggi dopo il primo Governo ed ultimi 20 mesi Mortadelliana l’Italia, inutile giri di parole l’Italiano è in mutante: chi s’è arricchito restano gli stessi che alla Patria abbiano dato solo Kaiser, per essere gentile! Una Giustizia di M** ma questo non è il solo aggettivo ( visto che mi hanno confiscato la mia pensione ed ai mafiosi dormienti) insomma, quella famosa novella che il mio amico Bettino, sì proprio Craxi, quello che fu accusato ed additato di tutto e di più come a Silvio Berlusconi: Diceva: “ LO STATO DEVE ESSERE FORTE CON I FORTI E DEBOLE CON I DEBOLI “ evidente che a quei Magistrati non gliene frega niente di difendere i cittadini e delle applicazioni delle LEGGI UGUALI PER TUTTI? A che servono le lamentele di Giuliano Ferrara nel dire toghe Rosse! In poche parole non sono proprio di quelle toghe “ bianche ” che stanno zitti e non alzano la testa per amore della Giustizia, rimangono solo belle parole che riempiono la bocca, ma per non prendono iniziative come contrastare questo scempio dei loro colleghi? Forse, per non perdere privilegi o ci marciano zitti e guardano verso Mosca! Altro punto a favore delle bravo Pera è l’evidenza che la cazzata del Federalismo, ineluttabilmente sarà una sorta di lassismo: basta vedere la Campania che con due miliardi spesi con la munnezza chi l’ha risolta? Avete visto ritornare indietro i due miliardi? Poi la Calabria in bilico a cosa non si sa! Il Comune di Genova, Napoli e cosa dire della Lucania, oh pardon Basilicata con tanto petrolio e royalty, ma bruciati miliardi questo vi sembra buona Amministrazione? Mi pare che i TRE TRE recitavano “ CHE BELLA STRUNZATA” o “sfrantummati” come dice l’inutile Sindachessa che, essendo ex DC pare intoccabile, ma non poteva rispondere “ francamente me ne infischio? Poi, dovete sapere che negli USA la prima Nazione Democratica, alcune cose sono “sfrantummati” come l’età dei cittadini in alcuni s’è minorenni ad un’età in altri no, così tanti diritti, ma non siamo tutti fratelli e paghiamo le tasse “ Federali ” uguali? Voi direte che questi Politici che non hanno lavorato un giorno, ma ricevono diritti dieci volte di chi col sudore alla fronte, come me e voi saranno più saggi? Per me è un’avvertenza saranno invece, “sfrantummati?” vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

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