Nessuna contrapposizione con il Pd, nessuna lacerazione, solo molto rumore dice lei, il sindaco. Dimissioni immediate da segretario provinciale del Pd, la replica di lui.
Ecco l’epilogo della “tarantella” fatta di scontri e incomprensioni, terminata con l’ingresso in giunta napoletana di sei nuovi assessori provenienti dalla società civile e, in particolare, dall’ambiente accademico.
Finisce (forse) qui il braccio di ferro tra Rosa Iervolino e Luigi Nicolais: con la lettera di dimissioni dell’ex ministro prodiano e, contemporaneamente, la presentazione della “nuova” squadra del sindaco, il rimpasto voluto con forza dalla Iervolino e avallato da Veltroni. Che, per sostituire il segretario decide di commissariare il partito partenopeo, catapultando da Roma il senatore Enrico Morando.
A spingere (l’ormai ex) segretario provinciale del Pd a uscire di scena è proprio la mancanza di una “svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini”. “Ho comunicato al segretario nazionale del Pd Walter Veltroni e al segretario regionale Tino Iannuzzi le mie irrevocabili dimissioni da segretario del Partito Democratico di Napoli” ha detto Nicolais, ex ministro del governo Prodi (reggeva il ministero per le Riforme e l’Innovazione nella pubblica amministrazione), eletto il 30 giugno.
“La città di Napoli” ha affermato “in questi giorni ha attraversato una tra le più gravi crisi istituzionale degli ultimi anni. Il Partito Democratico napoletano, interpretando la crisi di fiducia manifestata dai cittadini verso il governo locale, ha adottato una linea politica tesa a sostenere un profondo rinnovamento dell’azione amministrativa della città e degli uomini che sono chiamati a rappresentarla. Purtroppo, non essendo riuscito a concretizzare il mandato ricevuto dal Partito napoletano e a trasferire ai vertici del Pd nazionale la drammaticità del momento e la necessità di una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini, ritengo che non ci siano più le condizioni per il prosieguo del mio mandato”.
Un rinnovamento superficiale, diverso da quelllo preventivato da Nicolais, che avrebbe preferito, un “profondo rinnovamento”. Sulla stregua dell’invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che proprio qualche giorno fa, in visita sotto il Vesuvio, aveva chiesto un nuovo costume dei partiti.
Va invece avanti il sindaco di Napoli. Le dimissioni di Nicolais? Un fatto che il sindaco Iervolino commenta così: “Non è stata affatto sconfessata la linea del Pd”. Ieri, ha spiegato il primo cittadino “non c’è stato nessun documento del Pd ma una dichiarazione rispettabilissima del segretario provinciale”. E presentando la sua nuova giunta a Palazzo San Giacomo, la terza del suo secondo mandato, sconfessa la frattura che si è verificata ieri con il Pd: “Un governo di profonda innovazione”, scaturito da “un rimpasto vero e possibile”, oltre il quale non si poteva andare.
“Ci sono 6 assessori completamente nuovi, con incarichi marginali. Più i 4 che avevo sostituito da poco. Si tratta di 10 assessori su 16″. “C’è stato molto rumore attorno a questa giunta ma io posso affermare che non c’è stata alcuna lacerazione e alcuna contrapposizione con nessuno” spiega la Iervolino. “Il sindaco non ha alcuna intenzione di contrapporsi ad alcuno, il sindaco ha tenuto con correttezza, e la correttezza è dimostrata anche da alcune registrazioni se qualcuno volesse metterla in dubbio i rapporti con il suo e con gli altri partiti i rapporti con il suo partito e con gli altri partiti della coalizione, che ringrazio per lo stile costruttivo con cui hanno lavorato, e per aver messo davanti a tutto l’interesse della città”.
Il sindaco ha varato la sua giunta, assumendosene pienamente la responsabilità, per rispondere al dovere istituzionale di dare un governo alla città, anche di fronte agli ultimi dubbi sorti ieri all’interno del partito. “Ho aspettato con pazienza che si maturassero gli eventi, per due volte, venerdì sera e ieri mattina, sono arrivata a una linea di composizione perfettamente concordata anche con il mio partito. Quando sono cominciati a sorgere ancora una volta dubbi” ha aggiunto “io ho avuto il dovere istituzionale, (come sindaco ricordatevi che io ho giurato sulla costituzione per l’undicesima volta, avendolo già fatto dieci volte da ministro), io ho avuto il dovere di dare un governo alla città e di darlo assumendone pienamente la responsabilità”. Nella nuova squadra di governo sono stati confermati dieci assessori già in carica, sei i nuovi ingressi.
Un “rinnovamento” che non soddisfa neanche la sinistra. A lasciare la giunta di Napoli è anche Rifondazione comunista. Almeno così precisa Claudio Grassi della segreteria del partito, spiegando che è “estremamente negativa la modalità con cui il sindaco Iervolino propone di risolvere la crisi della sua giunta. Nel pieno di uno scandalo che ha coinvolto larga parte del suo esecutivo, la precondizione per recuperare un minimo di credibilità” sostiene “era quello di azzerare la giunta travolta dagli scandali e sostituirla con una interamente rinnovata. Ciò non è stato fatto e, quindi, per quanto ci riguarda esprimiamo un netto dissenso sulla nuova giunta proposta”.
- Lunedì 5 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 5 Gennaio 2009 alle 20:29 Napolibit » Napoli, la tarantella del Pd. Iervolino avanti tutta, Nicolais … ha scritto:
[...] Va invece avanti il sindaco di Napoli. Le dimissioni di Nicolais? Un fatto che il sindaco Iervolino commenta così: “Non è stata affatto sconfessata la linea del Pd”. Ieri, ha spiegato il primo cittadino “non c’è stato nessun documento … Leggi la notizia alla fonte » [...]
Il 7 Gennaio 2009 alle 16:07 Pd alla napoletana, le registrazioni di Rosetta e il disappunto di Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Prima precauzione: un registratore (nascosto o dichiarato bene non si sa) per schedare i colloqui con il segretario provinciale dimissionario Luigi Nicolais e il leader regionale Tino Iannuzzi. Ma il sindaco Rosa Russo Iervolino ne ha posta un’altra prima di incontrare i i vertici campani del proprio partito. L’altra precauzione è stata la pretesa di un testimone perché, ha spiegato il sindaco prima dell’incontro, “non mi fido di chi dice una cosa la mattina e un’altra la sera”. [...]
Il 7 Gennaio 2009 alle 18:22 Pd “troppo democratico” a Firenze: 6 in corsa per il dopo Domenici » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Sembra un paradosso, ma alle prossime elezioni comunali fiorentine le tante agognate primarie potrebbero essere troppo “democratiche”. Dopo il caso Iervolino-Nicolais a Napoli, l’ultima scossa del terremoto ammininistrativo del paritto democratico porta infatti la targa di Firenze. Dove ormai da settimane il Pd non sembra trovare un accordo sul nome che dovrebbe succedere al sindaco Leonardo Domenici. Si è infatti deciso da tempo che nel capoluogo toscano le primarie non saranno di partito, ma di coalizione. [...]
Il 12 Gennaio 2009 alle 13:06 Toga e martello, il Pd all’angolo sulla giustizia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Rosetta e Luciano A Napoli Rosa Russo Iervolino ha rattoppato gli strappi provocati dalle manette con una nuova giunta che ha innescato le dimissioni del segretario provinciale del Pd Luigi Nicolais. Brutta storia che, come ciliegina sulla torta, ha visto la pasionaria Rosetta armarsi di registratore per carpire un colloquio privato con lo stesso Nicolais. Cose da Bisanzio che hanno messo Veltroni in grave imbarazzo e difficoltà. A Pescara il sindaco Luciano D’Alfonso dopo essere uscito dalla prigione ci pensa un po’ su, ritira le dimissioni (motivo fra l’altro della sua scarcerazione) e presenta un certificato medico per non recarsi al lavoro in comune e arrivare alle elezioni di giugno senza il commissario e con la giunta in carica. Se il segretario del Pd il giorno della scarcerazione parlava di “fatto gravissimo” e coglieva la palla al balzo per criticare gli arresti facili, dopo la mossa di D’Alfonso i musi lunghi in largo del Nazareno si sono di nuovo moltiplicati. Massimo Brutti, commissario del Pd in Abruzzo, non nasconde che quella di D’Alfonso “è una scelta personale, non concordata con il partito” e cerca di leggere la vicenda in chiave positiva. “Lui fa un passo indietro sull’amministrazione e manifesta la volontà di difendersi nel processo. Essere ricorso allo strumento dell’impedimento fa sì che l’ordinaria amministrazione venga svolta dalla giunta uscente. Questo non è un fatto negativo” aggiunge Brutti a Panorama “visto che si vota a giugno. Dati i tempi stretti, è una soluzione migliore rispetto a quella del commissario. Le critiche da parte della destra in questo caso non hanno grande fondamento. L’effetto è identico a quello delle dimissioni. Ripeto, è una sua scelta e la rispettiamo”. Però l’altro commissario in Abruzzo, il senatore e vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello, dà fuoco alle polveri: “D’Alfonso si è trovato di fronte alla scelta di lasciare, ovvero di contraddire un elemento sul quale il gip aveva fondato la scarcerazione: il fatto che si fosse dimesso da sindaco. Non entriamo nel merito del processo, ma quello che non è possibile considerare come un fatto ordinario è che si ricorra a un certificato medico per evitare il commissariamento di un comune. Non è in discussione se la scelta sia migliore o peggiore, ma il fatto che istituzionalmente si configura una forzatura finora mai vista e su questo il nostro è un giudizio politico: si tratta di una vergogna”. Scintille. [...]
Il 19 Gennaio 2009 alle 18:42 A Napoli debutta la nuova giunta. Tra Fischi e urla: “Iervolino dimettiti” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Come allo stadio. Ma non quello di casa. Cori, tapiri, gazebo e slogan di protesta (qui la GALLERY) per la prima uscita ufficiale del nuovo Consiglio comunale di Napoli, dopo il rimpasto di giunta varato dal sindaco Iervolino nei primi di gennaio, a seguito dell’inchiesta sui presunti appalti sulla manutenzione delle strade e l’esplosione della questione morale. Insomma, una bagarre, dentro e fuori il Palazzo. Proteste che costringono il Consiglio a uno stop forzato di dieci minuti per ricomporre le cose. Il messaggio è chiaro: “La Iervolino vada via, è ora di cambiare”. Messaggi anche per il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino: “Vada via”. La protesta è stata giudata da rappresentanti della società civile ma anche del Pdl campano che hanno inneggiato, megafono alla mano, allo scioglimento del consiglio comunale. Molti gli slogan su cartelloni e manifesti “Il comune ci ha tolto la dignità”, “O si cambia Napoli o si muore”, messaggio quest’ultimo accompagnato dalla foto di un cittadino che indossa una camicia garibaldina. Surreale il clima nella storica Sala dei Baroni. Tra striscioni, cartelloni e urla “A casa” e “Buffoni”, da entrambi gli schieramenti hanno risposto all’appello 50 consiglieri su 61. Il consiglio comunale è stato poi sospeso per dieci minuti in seguito alle urla e alle proteste che hanno continuato ad animare il dibattito. Le proteste si sono intensificate al termine dell’intervento del sindaco, quando i consiglieri della maggioranza hanno chiesto urlando di togliere lo striscione esposto dall’opposizione sui banchi del consiglio con lo slogan “Liberiamo Napoli”. A surriscaldare ulteriormente il clima le urla di un gruppo di cittadini presenti in aula. La Iervolino intanto ribadisce nella sua relazione (qui il testo) di aver fatto il possibile per la sua città, di aver seguito una “linea di equilibrio che può non piacere ma che è istituzionalmente e politicamente corretta” e ha sottolineato anche che la nuova giunta è “sostanzialmente diversa da quella nata dopo le elezioni”. Una giunta, ha spiegato il sindaco, “composta da persone di esperienza e di qualità sulle quali nessuno ha avuto la possibilità di sollevare obiezioni o riserve”. Poi, quasi un avvertimento: “Senza naturalmente voler soffocare il dibattito sulle idee e sui programmi, la giunta parlerà soprattutto di qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico per dare più spazio alle idee, ai problemi reali ed alle realizzazioni concrete”. Sul futuro dell’amministrazione comunale di Napoli si è aperta un discussione “strumentale perché si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e tensioni interne al mio stesso partito”, è stato l’affondo della Iervolino. Il sindaco ribadisce di aver cercato “di conciliare al meglio il rispetto per questo dibattito con l’autonomia che la legge gli impone e con la necessità di non far mancare il governo alla città in un momento certamente non facile non solo per Napoli, ma per tutto il Paese”. [...]
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