Caso Gea, condannati solo i Moggi. Ma è già scattato l’indulto

Luciano Moggi

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione a conclusione del processo alla Gea World, la società che, a partire dal 2001 e fino alla cosiddetta calciopoli, ha gestito le procure di numerosi calciatori di serie A e B.
Big Luciano è stato ritenuto colpevole del solo reato di violenza privata per quanto riguarda i casi dei calciatori Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. Anche il figlio Alessandro, condannato a 1 anno e due mesi di reclusione, è stato ritenuto responsabile solamente di violenza privata in danno di alcuni calciatori. Per tutti i 6 imputati è caduta l’accusa di associazione a delinquere.
Ciò sta a dire che, in due ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Luigi Frasconaro, ha smontato “il sistema Moggi”, la presunta “cupola” che avrebbe - stando all’accusa del pm Luca Palamara - governato il mondo del pallone, a colpi di “condizionamenti e intimidazioni”. Insomma la Gea non era un’associazione a delinquere: una conclusione che sgretola l’impianto accusatorio del pm e riconduce a singoli episodi quello che l’accusa presentava come un gruppo “che mirava al controllo del mondo del calcio” tramite le procure di centinaia di giocatori e la possibilità di pilotare le strategie di alcune società del nostro campionato.
Gli altri 4 imputati, i procuratori e soci della Gea Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo, Francesco Ceravolo e Davide Lippi, figlio di Marcello commissario tecnico della nazionale, sono stati assolti con varie formule dai reati loro contestati. Moggi, al momento della sentenza era presente in aula, come del resto è avvenuto fin dall’inizio del processo cominciato il 25 marzo del 2008. L’ex direttore generale della Juventus è apparso molto teso e non ha voluto rilasciare dichiarazioni abbandonando il Palazzo di giustizia.”Sono amareggiato, io non ho fatto nulla”, ha invece commentato Alessandro Moggi la condanna ad un anno e due mesi di reclusione inflittagli a conclusione del processo sulle presunte irregolarità legate all’attività della società Gea World. Luciano Moggi, che ha assistito impassibile alla lettura del dispositivo, ha invece lasciato il tribunale da una porta secondaria. Il suo difensore, Marcello Melandri, ha annunciato che impugnerà la sentenza.
“Il fatto che i giudici hanno detto che non c’è alcuna associazione per delinquere”, ha aggiunto Alessandro Moggi, “è perché non c’è mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l’assoluzione piena per tutti gli imputati”.
Moggi jr ha poi voluto precisare che “la Gea è stata assolta completamente; è stato condannato solo il suo presidente mentre sono stati assolti tutti i membri del Cda. Questo a mio avviso è la conferma che era solo una società che ha tentato di rivoluzionare in maniera positiva il mercato dei procuratori. Quella di oggi è solo la sentenza di primo grado, andremo certamente avanti”.
In merito al mondo del calcio Alessandro Moggi ha voluto precisare che a suo avviso “il calcio non è assolutamente mai stato malato. Io faccio parte di questo mondo e ne sono pienamente convinto”.

Nessuna conseguenza pratica per i Moggi comunque dopo la condanna. I fatti per i quali sono stati condannati risalgono infatti ad un’epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, sono coperti da indulto. Nel condannare i due principali imputati il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena per entrambi.

Condannando i Moggi per “violenza privata”, la corte di Roma ha di fatto sentenziato che non è esistita una “cupola” del mondo del pallone in grado di condizionare il campionato italiano. Siete d’accordo?

Commenti

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Il 8 Gennaio 2009 alle 20:40 Altre conseguenze dell’indulto | L'Olandese volante ha scritto:

[...] In galera però non ci andranno neanche un minuto perché l’indulto li copre come uno scudo spaziale. [...]

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