Crisi di nervi nel Pd, Fassino striglia un deputato: “Hai rotto i c…”

Piero Fassino

Che la tempesta fosse nell’aria si era capito. La tensione nel Pd è alta da qualche mese a questa parte e un po’ in tutta Italia. Ma a far salire la temperatura ci ha pensato l’onorevole Pierluigi Mantini. L’interventismo di questi ultimi giorni del deputato di estrazione margheritina ha letteralmente fatto perdere le staffe, e il proverbiale aplomb, a Piero Fassino. Che infatti gli ha gridato: “Sei un irresponsabile, un cretino…”. In due riprese.
Prima, l’ex segretario Ds avvicina il collega mentre lo sta intervistando Radio Radicale sulla questione giustizia, poi torna alla carica, in pieno Transatlantico, all’uscita dell’aula dopo il voto sul dl Gelmini. Una doppia “scenata” davanti a deputati e giornalisti.
Come accade spesso nelle liti domestiche, la bagarre è stata scatenata da una questione di soldi. Ad accendere la miccia è stata l’intervista dell’ex dielle a Libero in cui Mantini denuncia che solo la Margherita versa tutti i soldi sul conto comune del nuovo partito. “Hai detto un sacco di cazzate” ha aggredito Fassino “non basta dichiarare per andare sui giornali. Io mi sono rotto i coglioni” (ascolta qui l’AUDIO).

E a niente sono serviti i tentativi di difesa di Mantini “sono nel comitato tesorieri” ha detto l’ex Margherita, “ho detto cose di cui si discute pubblicamente”. Fassino è inarrestabile: “Mi sono rotto i coglioni di leggere tutti i giorni queste cazzate. Ci vediamo in tribunale” infierisce.
Nel colloquio con Libero, Mantini spiega, ad esempio, che siccome molti circoli del Pd sono nelle “ex sezioni dei Ds, che ora sono diventate proprietà delle fondazioni della Quercia, siamo al paradosso per cui il Pd paga i Ds, li finanzia, fa in modo che continuino ad esistere”. Non solo: Mantini sottolinea anche che questo è uno dei problemi per cui il Pd stenta a nascere. Di più: se la prende direttamente con Fassino e con la sua scelta di firmare il manifesto del Pse come segretario dei Ds. “Questo più gli elementi patrimoniali dimostrano che i Ds continuano ad agire”.
Della sfuriata si è detto sorpreso lo stesso Mantini: “Era fuori di sè” commenta “mi dispiace perché da sempre stimo Fassino e forse è ora di rivedere il mio giudizio perché non è possibile dare del ‘cretino’ a una persona solo perché esprime il suo pensiero. Comunque, cercherò Fassino privatamente per farlo ragionare. Quanto alla minaccia di andare in tribunale, in questa fase forse è meglio lasciare stare i tribunali…”

Commenti

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Il 8 Gennaio 2009 alle 19:39 fercas ha scritto:

Finalmente Fassino si è fatto sentire! Però se quello che ha detto Mantino è vero, dargli del cretino è un’insulto penalmente rilevante ed è forse per questo che il buon Fassino, alla fine, ha detto che si vedranno in tribunale! Scherzi a parte, ma dico, questo esponente del partito comunista non poteva continuare a fare ciò che sino ad ora ha fatto? Cioè niente? Mà, valli a capire i politici!!! Cordialità.

Il 23 Marzo 2009 alle 14:28 Il Pd e i versamenti degli eletti. E la sinistra va in crisi (economica) » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Gli ex margheritini Linda Lanzillotta e Pierluigi Mantini, deputati del Pd, di fronte a un’indiscrezione in Transatlantico raccolta, che li mette in una lista di 12 parlamentari sospetti “evasori” del contributo volontario al partito, non si scompongono. Con il sorriso sulla bocca, seccamente smentiscono: “Versiamo il contributo sia al partito nazionale sia a quello territoriale”. Anzi, Mantini, protagonista di una lite su una storia di quattrini tra Ds e Margherita con Piero Fassino, che lo apostrofò con un “Cretino, mi hai rotto i c…” ricorda a Panorama che lui finanzia “una sede del Pd a Cinisello Balsamo e una dell’ex Ulivo a Milano”. Ma c’è pure chi ammette di non dare parte del proprio stipendio al partito locale. Quasi si inalbera l’ex margheritino Roberto Zaccaria, ex presidente Rai e deputato Pd, a un lapsus del cronista e scandisce: “V-o-l-o-n-t-a-rio! Il nostro contributo non è dovuto. Io certamente lo verso a Roma, non l’ho ancora potuto fare a Milano, dove ho sostenuto una campagna elettorale il cui costo è dell’ordine di 60-65 mila euro, cifra che è nella norma per una città come quella”. Poi precisa: “Tenendo anche conto che, pur essendo alla terza legislatura, sono poco più di tre anni che sto in Parlamento, ho detto al Pd che devo prima rientrare delle spese sostenute per la campagna elettorale”. [...]

Il 24 Marzo 2009 alle 20:19 Federalismo: la Camera vota. Il Pd si spacca sull’astensione » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nelle ultime ore, erano infatti sensibilmente aumentati i malumori contro la decisione di astenersi sul progetto simbolo della Lega Nord. Eppure, la direzione del partito non aveva perso le speranze di ricompattarsi attorno a una decisione unitaria, senza passare per l’ennesima dimostrazione di debolezza nei confronti di un elettorato che “non avrebbe capito”. Ecco perchè, fino a qualche ora fa, Dario Franceschini spiegava che sul tavolo potevano esserci solo due possibilità: “O votare ‘no’ sin dall’inizio al Senato e quindi trovarsi un provvedimento rispondente alle vecchie logiche della Lega, cioè l’antimeridionalismo, oppure lavorare per migliorare il testo, come è avvenuto”. Una spiegazione che però non ha soddisfatto i “ribelli” del Pd: all’assemblea del gruppo parlamentare, in undici hanno votato così contro la proposta di astensione fatta dal capogruppo Antonello Soro. E sono nomi quasi tutti di un certo peso: tra gli altri, spiccano quelli dell’ex ministro agli Affari Regionali Linda Lanzioltta, Pierluigi Mantini (l’onorevole malamente apostrofato da Fassino in Transatlantico qualche mese fa), Furio Colombo, Renzo Lusetti, Giulio Santagata e Sandra Zampa (portavoce di Romano Prodi). Franceschini ha però ribadito che i deputati dovranno filare dritti e compatti, visto che questo non è un “tema in cui si applica la libertà di coscienza”. La votazione, prevista per questa sera, vedrà dunque l’astensione compatta di tutti i parlamentari, anche perchè molti dei contrari alla linea del partito hanno già fatto sapere che si adegueranno alle scelte del leader del Pd. Lusetti, ad esempio, dopo aver detto di essersi “espresso contro l’astensione al voto finale sulla riforma del federalismo per questi punti critici: delega troppo ampia conferita al governo in materia; mancanza di un equilibrato riassetto delle competenze tra potere centrale e poteri locali; carenza di una coesione fiscale nazionale che garantisse di affrontare il problema del debito pubblico”, ha precisato di volersi comunque attenere “alla disciplina di gruppo e alle direttive indicate dal mio partito soprattutto in quanto, a differenza della questione del testamento biologico, non mi trovo, in questo caso, davanti a un problema di coscienza”. [...]

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