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Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri e una fideiussione di 10mila euro per iniziare un’attività . È quanto prevede un emendamento della Lega, a firma Claudio D’Amico, al dl anticrisi. Le risorse così raccolte, si prevede nell’emendamento, verranno destinate ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzate per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.
“A decorrere dall’anno 2009″ si legge nel testo originale “è istituita una tassa di concessione governativa, nella misura di 50 euro, per il rilascio di permessi di soggiorno ai cittadini stranieri e sui rinnovi dei medesimi. Le relative risorse sono assegnate ad apposito Fondo istituito presso lo Stato di previsione del ministero dell’interno e devolute ai Comuni di residenza dello straniero richiedente il permesso. Le suddette risorse devono essere utilizzate in via prioritaria dai comuni per l’attuazione di politiche sociali di sostegno alle famiglie e per la vigilanza e il controllo del territorio”.
A dire il vero, una tassa sul permesso di soggiorno era già stata introdotta dal Carroccio al ddl Sicurezza ed era stata approvata a novembre da tutta la maggioranza in commissione Giustizia del Senato. Con una proposta di modifica, presentata come primo firmatario dal capogruppo Federico Bricolo, era stato inserito nel provvedimento del governo il pagamento di una tassa di 200 euro per lo straniero che chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. L’emendamento era passato e il ddl era stato licenziato dalla commissione presieduta da Filippo Berselli.
Ora il ddl Sicurezza, che attende di essere discusso dall’Aula di Palazzo Madama, dovrà essere messo in calendario dalla conferenza dei capigruppo convocata per martedì. E il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano spiega che per l’esame in Assemblea il governo ha già messo a punto un emendamento per rivedere l’iniziativa della Lega: un contributo lo straniero dovrà versarlo per soggiornare in Italia, ma il suo importo verrà fissato “di concerto tra il ministero dell’Economia e quello dell’Interno”.
Ma il provvedimento (nonostante il governo, tramite il sottosegretario Giuseppe Vegas, abbai fatto sapere che “Non c’è nessun parere favorevole del governo sull’emendamento”), fa andare su tutte le furie il presidente della Camera Gianfranco Fini che chiede alla maggioranza di non fare leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati. E scatena la polemica tra le forze politiche. A provocare la reazione di Fini, è stata la parte dell’emendamento che prevede il pagamento di una fideiussione di 10.000 euro per l’immigrato che volesse aprire una società in Italia. L’idea della fideiussione, incalza il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, “è un’enorme stupidaggine se non una follia”. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota difende la proposta di modifica che porta la firma del collega Claudio D’Amico dicendo che si tratta di una proposta di “buon senso”. Mentre lo stesso D’Amico ricorda che si tratta semplicemente di una soluzione per evitare che i costi per la gestione dell’immigrazione non ricadano solo “sulla fiscalità generale”.
Non la pensa così il segretario del Pd Walter Veltroni che condivide le parole di Fini e bolla quello della Lega come un “emendamento discriminatorio”. Per i democratici ha parlato anche Giulio Calvisi: “È una misura discriminatoria” ha detto “che va aggiungersi alla richiesta agli stranieri che aprano la partita Iva di versare una cauzione di 10mila euro” sempre oggetto di un emendamento della Lega al dl 185.
Un giudizio condiviso dal segretario del Prc Paolo Ferrero che parla di “misure razziste”. Gli stranieri, ricorda l’ex ministro della Solidarietà sociale, pagano già 70 euro per avere il rinnovo del permesso di soggiorno, trasformare ora questo ‘ticket’ in una tassa, commenta, sarebbe “davvero pazzesco”. Anche l’Idv si scaglia contro la norma anti-immigrati e lancia, con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, un appello al Carroccio a smetterla “con le proposte razziste, sciocche e demagogiche”.
Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.
Nel frattempo è arrivato un nuovo monito della Cassazione contro le espulsioni facili nei confronti degli immigrati privi di permesso di soggiorno. La Suprema Corte invita infatti i questori a motivare bene i decreti con i quali si intima all’immigrato di allontanarsi dall’Italia e di tenere conto della situazione di povertà in cui si trova. È necessario che il decreto di espulsione motivi bene le cause, “non bastando che si limiti a riprodurre letteralmente la formula della legge senza alcuna indicazione”, afferma la sentenza che ribadisce che nell’allontanamento dello straniero bisogna tener conto anche della sua indigenza, perché il disagio in cui vivono gli stranieri senza permesso di soggiorno non consente di capire che è più favorevole per loro allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni che rischiare di commettere un delitto (restare in Italia) per il quale rischiano come minimo un anno di reclusione.
Ma l’invito dei Supremi giudici non raffredda le speranze del ministro dell’Inerno: “Spero che il 2009 sia l’anno della fine dell’emergenza clandestini in Italia, così come il 2008 è stato invece l’anno record degli sbarchi”, ha auspicato Roberto Maroni, in visita a Lampedusa. Il problema, ha aggiunto, sarà risolto all’inizio della prossima stagione turistica con l’attuazione dell’accordo con la Libia: “Arriveranno solo turisti, niente più barconi”.
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Commenti
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Il 9 Gennaio 2009 alle 20:33 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Fini sbaglia, forse pensa alle Leggi razziali, ma è competenza del Deputato e del Parlamento, al Presidente di coordinare il lavoro Parlamentare, ma non dimenticare che rappresenta tutto l‘arco Costituzionale. Ergo che, non ce dubbio che le tasse sono a volte irragionevole, meglio fare lotta fiscale e tutti paghino come sancite negli articoli dalla Costituzione. In poche parole tutelare tutto il flusso con fermezza e gentilezza, ma non per questo s’ignora che un vu cumprà può vendere cianfrusaglia o cineserie, senza pagare tasse e sfruttatori s’arricchiscono. vincenzoaliasilcontadini@gmail.com Matera
Il 13 Gennaio 2009 alle 19:10 La Lega rilancia la “tassa per gli immigrati”. Cifra da definire » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per la Lega è ancora da definire: il suo ammontare, non la sua presenza. La tassa sui permessi di soggiorno per gli immigrati resta. A variare è l’importo. Non 200 euro, come da prima formulazione. Non 50, come da emendamento leghista bocciato dalla commissione della Camera e affossato dal governo. Ma l’ammontare del contributo sarà definito con un decreto del ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia. È stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni ad annunciarlo al termine di una riunione al gruppo Pdl al Senato insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano. “L’emendamento c’è e si prevede un contributo che sarà definito con un decreeto del ministro dell’Interno e del ministro dell’Economia per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Il principio viene affermato così come era stato previsto e votato dalle commissioni”, ha aggiunto Maroni precisando che l’entità della cifra verrà stabilita successivamente. La riunione è servita anche per “definire il reato di immigrazione clandestina”, confermato nella formulazione che prevede l’ammenda e la possibilita’ di un’esplusione accessoria con dichiarazione del giudice di pace che va a sommarsi all’eventuale espulsione stabilita dal questore. Il contributo per il permesso di soggiorno “dipenderà da alcune variabili che saranno di volta in volta definite”. Nel corso del vertice di maggioranza è stato poi approfondito l’emendamento della Lega nord sui flussi che “pone una serie di preoccupazioni e sostanzialmente” ha aggiunto Maroni “è una raccomandazione al governo ad effettuare una verifica sulla necessità di nuovi ingressi”. Perché, continua Maroni, la crisi economica ha determinato un calo delle richieste di ingresso in Italia per lavoro da parte di extracomunitari: “A fronte dei 150.000 ingressi previsti dal decreto flussi” ha infine detto il ministro Maroni “sono arrivate 127.000 domande, 13.000 in meno quindi del tetto stabilito che per qualcuno era troppo severo”. Cio’, ha sottolineato, “dimostra che c’e’ una riduzione della richiesta: c’e’ una crisi che determina la perdita di lavoro in primo luogo dei cittadini extracomunitari”. L’emendamento - su cui è tornato a esprimere la propria il premier: “resto contrario, ne ho parlato con Bossi e anche lui non ha fatto obiezioni a riguardo”, ha chiarito Silvio Berlusconi, durante una passeggiata nel centro della Capitale - non piace però agli europarlamentari della Sinistra unitaria europea (del Prc e dei Comunisti italiani). Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Umberto Guidoni e Luisa Morgantini hanno infatti presentato, oggi a Strasburgo, un’interrogazione alla Commissione europea sulla compatibilità con il diritto comunitario delle proposte del ministro Maroni di introdurre una tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati e il reato di immigrazione clandestina. [...]
Il 15 Gennaio 2009 alle 12:15 Immigrati che fanno l’impresa: in Italia largo agli extraimprenditori » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Scordatevi i vù cumprà . Oggi in Italia l’imprenditore straniero ha cambiato pelle. Anzi, lo ha fatto da un bel po’. Salvo che ad accorgersene sono ancora troppo pochi. La Fondazione Ethnoland ne ha preso atto ed ecco la decisione del suo presidente, il camerunense Otto Bitjoka (qui la copertina che Panorama Economy gli ha dedicato qualche mese fa), di pubblicare il primo rapporto organico sulle circa 165.000 aziende degli immigrati disseminate nel territorio italiano. Grazie alla collaborazione dei redattori del“Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes” e al contributo di strutture e organizzazioni che si occupano del fenomeno migratorio secondo l’ottica imprenditoriale, “ImmigratImprenditori in Italia” è un volume stracolmo di dati, storie, analisi e prospettive che aprono un mondo diverso da quello veicolato nei mass-media. Quello presentato oggi a Milano presso il Circolo della stampa si può riassumere in tre cifre: i 165.114 immigrati titolari d’impresa recensiti nel giugno 2008 (il triplo rispetto al 2003) offrono uno sbocco occupazionale ad almeno 500.000 persone e un contributo al sistema Italia pari all’11% del Pil. “In tempi così difficili, bisogna lottare contro la crisi e non contro la capacità progettuale degli immigrati” sostiene Bitjoka riferendosi alla proposta della Lega Nord di imporre una fideiussione di 10.000 euro sulle partite Iva aperte dagli extracomunitari. “I dati statistici raccolti nella ricerca di Ethnoland adducono ragioni a sostegno di una società plurale”. E la società plurale, eccola qua: con 27.952 imprese, la comunità marrocchina risulta quella più attiva fra gli immigrati; seguono a breve distanza i rumeni (23.554), mentre più distaccati sono cinesi e albanesi (entrambi con 17.913 imprese), e soprattutto senegalesi (8.138), tunisini (7.293), egiziani (7.169) e bengali (5.296). Con oltre 83.578 aziende (50,6%), l’industria risulta essere il settore maggiormente privilegiato dagli imprenditori immigrati, con una netta prevalenza del comparto edile (oltre 64.000 imprese), quello tessile, abbigliamento e calzature (10.470 imprese). L’altra fetta di mercato viene risucchiata dai servizi (46,9%), in particolar modo dalle aziende commerciali che, insieme a quelle edili totalizzano otto ogni dieci imprese gestite dai migranti. [...]
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