Brunetta: “I lavoratori del pubblico tirino l’Italia fuori dalla crisi”

Nuovo passo in avanti di Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, nel progetto di migliorare l’efficienza dell’amministrazione statale. “In questi tempi molti lavoratori del privato temono la cassa integrazione, mentre i lavoratori del pubblico non hanno questa paura. Se c’è questo privilegio, sono loro che devono tirare fuori l’Italia dalla crisi”. ”Pensate il traino che può avere l’efficienza della Pubblica amministrazione sul resto dell’economia”, ha aggiunto il ministro.

Che ha poi spiegato la sua idea con cifre alla mano: “Abbiamo tutte le condizioni per farlo: contratto, capitale umano, posto sicuro” e per questo i dipendenti pubblici “devono avere l’orgoglio di dire: ‘dalla crisi siamo noi a tirarvi fuori’.
Se ciascuno dei 3 milioni 600 mila dipendenti aumenta la sua produttività c’è più efficienza e qualità per imprese e famiglie. Pensate solo ai tempi lunghissimi della giustizia”.

A giudizio di Brunetta, “finora l’inefficienza della pubblica amministrazione ha fatto da freno a mano, ed è la ragione per cui noi cresciamo meno dell’Europa. In questo momento di crisi, abbiamo questo vantaggio di poter agire sull’efficienza della pubblica amministrazione. ”Voglio tirare fuori” ha concluso “un 20, 30, 40 per cento di produttività in più. La carota è che se l’Italia cresce di più ci sono più risorse per tutti, la carota è la dignità.

Commenti

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Il 11 Gennaio 2009 alle 14:40 sergio1947 ha scritto:

il ministro Brunetta sta commettendo dei gravi errori psicologici.
Non può prima accusare tutti gli statali di essere lazzaroni e poi cercare il loro aiuto per aumentare la produttività.
La smania di apparire nel video e nei giornali lo acceca.
Ministro, sia meno ciarliero e più attento ai suoi atteggiamenti

Il 12 Gennaio 2009 alle 4:13 bruno1946 ha scritto:

il ministro Brunetta sbaglia, basta equiparare gli statali al settore privato e le cose si sistemano o per lo meno migliorano da sole, senza andare ad elemosinare sulla loro buona volonta’.

Il 12 Gennaio 2009 alle 12:59 vincenzo.m. ha scritto:

ILLUSTRISSIMO PROFESSORE.

Il tempo delle parole ha esaurito il suo corso, è giunto ora il tempo dei fatti.
Illustrissimo dott. Renato sig. Brunetta tutti concordano con quanto ella pronuncia in merito alla produttività, tutti riconoscono che la produttività deve raggiungere il livello da ella enunciato e che, per conseguirlo, occorre una analisi relativaa all’operare dei Suoi dirigenti.

Il responsabile è Lei, Lei e l’organigramma che a Lei riporta.

Il 13 Gennaio 2009 alle 0:06 giosca49 ha scritto:

…………..la sai l’ultima? Il ministro Brunetta ha affermato che i dipendenti pubblici si vergognano del loro lavoro e, per non farci mancare nulla, ha pure detto che siamo noi a dover portare l’Italia fuori dalla crisi perché siamo dei privilegiati e quindi dobbiamo aumentare la nostra produttività del 40%.
Da Roccaraso il buon Brunetta continua la sua crociata e non ha perso occasione per innovare “l’infangata” ai dipendenti pubblici che, dopo averli “curati” per bene e “rimessi” in sesto, li prepara nell’arduo compito di “SALVARE L’ITALIA”.
Ma i “novelli Templari”, dovranno abbandonare il “vergognoso” stato di disagio professato, ed elevare il loro stato d’animo a idealità votate al bene comune, e recuperare aspirazioni di appartenenza ad “una razza”privilegiata che annovera nei suoi tanti ricordi momenti indimenticabili come quel periodo così ben rappresentato dal motivetto….”…Se potessi avere, mille lire al mese”.
E’ ora di abbandonare l’inqualificabile vittimismo che ha contraddistinto il recente passato dei dipendenti pubblici che sono rimasti legati in modo sempre più indissolubile all’uso della droga “denaro”, oggi bisogna dire basta e non avere più vergogna, dalla droga si può uscire, basta volerlo.
Pensate a tutti quelli che, seppure ammalati, oggi si recano a lavorare per non avere trattenute di denaro;
a tutti quelli che, finalmente, come ai bei vecchi tempi, restano seduti al proprio posto di lavoro e non vanno più a fare la spesa;
a tutti quelli che, pur sapendo di non ricevere più compensi legati alla produttività, continuano a lavorare senza distrazioni e, con il capo chino, non si fanno distrarre dai richiami della pubblicità o dagli sconti praticati dai negozi.
Caro signor ministro, se non ricordo male i Templari portavano una croce sui loro vessilli e sulle loro armature, quella croce aveva un significato religioso e, per quella fede e in fede del mandato papale ricevuto, giurarono di morire per chi era morto per salvare il mondo dal peccato. Ma, noi, oggi che portiamo la croce sulle spalle, che abbiamo provato a sfamare i nostri figli con…la fede e che ci hanno mandato a far…………., che abbiamo creduto in uno stato democratico che ci ha detto: la legge è uguale per tutti, che a tutti viene data l’opportunità di realizzare il sogno di una casa, un credito dalle banche e…..un posto al cimitero,
noi, oggi, come possiamo non vergognarci di averci creduto e di non avere compreso “la voce del nuovo messia” che si è elevata “alta” sui peccati del mondo, sacrificandosi attraverso percorsi “spinosi” e “dolorosi” immolandosi ad esempio per le generazioni future, dimostrando che la vergogna non è di questo mondo ma di chi questo mondo ritiene di rappresentarlo predicando il digiuno agli affamati dall’alto di una tavola imbandita.

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