Cossiga: né Soru né Berlusconi, “Alla mia Sardegna non servono due one man show”

Francesco Cossiga

Sarà una campagna elettorale breve e intensa. In vista delle elezioni regionali anticipate del 15 e 16 febbraio, la Sardegna vedrà salire e scendere dai palchi elettorali e dalle tribune politiche e mediatiche Renato Soru, presidente uscente in quota Pd e Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia e assessore comunale a Cagliari alle Finanze. Ma sul “palco” è già salito anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che per sostenere il candidato del Pdl, parteciperà personalmente a otto (uno per ogni provincia dell’Isola) incontri con i sardi.
La presenza di Berlusconi ha così fatto pensare a uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona. Una preview su un possibile scenario che vedrebbe i due imprenditori, in un futuro prossimo, duellare per la premiership nazionale. Due one man show a confronto? Per il presidente emerito Francesco Cossiga, “Soru e Berlusconi sono espressione dello stesso mondo e della stessa casta”.

Perché, secondo lei, presidente Cossiga, in un periodo segnato dalla crisi economica troviamo due tra gli imprenditori più importanti degli ultimi 15 anni a fare i politici? È un brutto o un buon segno?
Il grande banchiere Cuccia un giorno mi disse che sia Soru sia Berlusconi erano i due unici imprenditori innovativi del dopoguerra. Il fatto che oggi entrambi facciano politica in Sardegna non è né un brutto né un buon segno. È solo il segno che sono venuti meno gli strumenti di selezione e di formazione della classe dirigente politica e cioè i partiti, intesi nel senso euro-continentale del termine. Oggi la gente guarda a chi si è formato nell’ambiente imprenditoriale. Negli Stati Uniti la presenza di banchieri, finanzieri e imprenditori o comunque di appartenenti anche solo per motivi familiari a questi ambienti è la regola. Barak Obama certo non lo è, ma quasi tutto il suo staff, che poi sarà quella che comanderà, lo è certamente.
Soru si presenta ai sardi con una cornice di giovani, modello Berlusconi; Berlusconi scende in Sardegna chiamandola la “nostra Isola”. Due one man show a confronto. Chi la spunterà?
Soru e Berlusconi sono espressione dello stesso mondo e della stessa “casta”. Nella Prima Repubblica molto probabilmente avrebbero militato o comunque avrebbero votato per lo stesso partito. Chi la spunterà dei due? Non è facile, così come a New York sarebbe difficile dire quale di due musical che esordiscono contemporaneamente a Broadway avrà più successo.
Di che cosa avrebbero bisogno i sardi?
Non di essere guidati da due one man show, ma da propri leader politici quali furono Efisio Corrias, Giuseppe Brotzu, Mario Melis, Paolo Dettori, Nino Giagu De Martini, Pietrino Soddu.
In Sardegna i socialisti corrono da soli, il dialogo tra Ps e Centrosinistra sembra definitivamente chiuso. Sono destinati a una sparizione lenta e graduale?
L’unica prospettiva per i socialisti è che il Partito Democratico diventi la grande casa comune del socialismo riformista europeo.
Il Psd’Az con il Pdl, a parte una coalizione di “dissidenti”, i Rossomori, che vanno con il Pd. La scissione con la minoranza dei sardisti, porterà a una lenta sparizione anche del partito dei Quattro mori?
Non è in via di sparizione il partito dei Quattro Mori, non è in via di sparizione soltanto il “sardismo” di Bellieni, Lussu, Mastino, Contu, Melis ma anche lo stesso “senso identitario” dei sardi. Quanti sardi conoscono la storia della Sardegna? Catalogna, Galizia e País Vasco sono riusciti a riscoprire una loro lingua nazionale unitaria, la Sardegna no. Sono più numerosi i bambini piemontesi e liguri a cui nelle scuole elementari viene insegnato il franco-provenzale o l’occitano, che non i bambini sardi che capiscono una delle tante parlate sarde.
Il “ritorno” dell’Udc nel Centrodestra sardo dopo lo strappo delle elezioni politiche potrebbe essere il primo passo per un avvicinamento a livello nazionale?
L’Udc è un partito marginalista che va dove ritiene di poter essere marginale, nel senso dell’economia classica, cioè dove può fare la differenza. E come in economia anche in politica la redditività delle quantità marginali è altissima.
Soru ha accusato Berlusconi di voler fare il colonizzatore. La Sardegna si sente ancora colonizzata?
Non mi sembra che si possa ormai parlare di “sardità” o di colonizzazione della politica sarda, dato che forse non si può parlare neanche più di sardità della Sardegna.
In quindici anni la destra nell’Isola ha perso due regionali su tre. È arrivata l’ora della rivincita?
Non ho il dono della profezia. Certo, il Pd sardo ha un vantaggio: è l’erede del partito che era il più radicato territorialmente in Sardegna, la Democrazia Cristiana.
La regola proposta da Soru della non ricandidatura per quanti sono al secondo mandato servirà a riabilitare il centrosinistra, dopo la questione morale che ha interessato soprattutto il Sud?
I ladri e gli incapaci rimangono ladri e incapaci anche se hanno soltanto una legislatura alle spalle, e gli onesti e i capaci anche se ne hanno tre, quattro o cinque. Si tratta di una furbata di Renato Soru che in questo modo spera di far fuori i suoi avversari nel Pd sardo.
Per Soru i partiti “hanno smesso di essere radicati, presenti nella società, e si sono ridotti a club di capi e capetti”. Per questo l’ex governatore vuole tornare a “segnare un confine tra partiti e istituzioni”. Lei è d’accordo?
Non credo ad una democrazia senza partiti e che le istituzioni democratiche e perciò rappresentative possano non essere legate ai partiti.
In un’intervista all’Espresso Soru descrive il Pd come “una strada difficile, ma è un percorso senza ritorno. Una traversata nel deserto, come quella di Mosè. Durante la quale è necessario un leader riconosciuto che trascini il popolo smarrito”. Chi sarà il Mosè per i sardi. E per il Pd?
Non leggo l’Espresso e per principio non credo o non do importanza a ciò che pubblica. E poi, se devo leggere un periodico svizzero, ne trovo di migliori. Renato Soru novello Mosè del Pd? Forse amministratore unico.

Commenti

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Il 12 Gennaio 2009 alle 23:13 morru ha scritto:

Se in Sardegna c’è un politico che è meglio non “disturbare” è prorpio cossiga. Non ha mai fatto nulla per la Sardegna, non capisco con quale coraggio si permetta di rilasciare opinioni con il suo stile “cossiga” che alla fin fine non porta a nulla!

Il 14 Febbraio 2009 alle 19:05 Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”. Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd. La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale. Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani. [...]

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