
Non ci sarebbero più contatti con l’esterno e dunque con la famiglia mafiosa a cui lo stragista Domenico (Mimmo) Ganci appartiene. Su queste basi si fonda il provvedimento dei giudici del tribunale di sorveglianza di Roma che ha annullato il carcere duro previsto dal 41 bis. Il sicario della cosca della Noce di Palermo (condannato per oltre 40 omicidi, e tra questi quelli del commissario Ninni Cassarà, dell’ex sindaco Giuseppe Insalaco, e ancora per la strage di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta) dal 30 dicembre, giorno in cui è stata depositata la decisione dei giudici, non è più sottoposto al duro regime carcerario. La notizia, confermata all’Ansa da fonti giudiziarie, è stata appresa solo oggi.
La prima notte da “detenuto comune”, Ganci l’ha trascorsa proprio a Capodanno, nel carcere di Rebibbia, festeggiando senza i vincoli del 41 bis. Erano stati i difensori del killer a chiedere nei mesi scorsi al tribunale di sorveglianza l’annullamento del carcere duro. Domenico Ganci, detto Mimmo, accusato di essere uno dei più pericolosi sicari di Cosa nostra, è figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, stretto alleato di Totò Riina, e fratello di Calogero Ganci, collaboratore di giustizia. Le procure che si sono occupate di lui in passato, come quella di Palermo e Caltanissetta, si sono subito attivate per inviare al ministero della Giustizia un nuovo parere, sostenuto da documenti d’indagine, con il quale poter richiedere un nuovo provvedimento di 41 bis per il killer della Noce. È possibile, infatti, che già in serata sul tavolo del ministro Angelino Alfano arrivi una nuova richiesta.
La notizia della revoca del 41 bis allo stragista ha provocato indignazione e reazioni nel mondo politico e delle associazioni antimafia. Il ministro delle Gioventù, Giorgia Meloni, sostiene che questa decisione la fa “rabbrividire”, e poi aggiunge che “mi fa pensare che evidentemente sia troppo discrezionale l’applicazione del 41bis”. Reazioni indignate alla decisione dei giudici di alleggerire il carcere a Ganci anche dal presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini (Pdl), dal senatore Giuseppe Lumia (Pd), dal capogruppo di Palazzo Madama della Pdl, Maurizio Gasparri e dal Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione antimafia.
- Martedì 13 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 14 Gennaio 2009 alle 13:33 fercas ha scritto:
Il Ministro Alfano dovrebbe chiedere al CSM, l’immediata rimozione del magistrato e conseguente sospensione dallo stipendio, per il responsabile di tale comportamento!!! Cordialità.
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