Il suo impiego come cancelliere all’ufficio arresti della centrale penale della procura di Milano le dava l’opportunità di sapere molte cose riservate su indagini e procedimenti. E anche di arrotondare lo stipendio. Secondo le accuse del pm Antonio Sangermano, e del gip Antonio Corte che ha ordinato l’arresto, Rossella T., 37 anni, usava la sua password di accesso al Re.Ge. (il registro generale) per passare informazioni segrete agli indagati. In alcuni casi pare che li avvertisse appunto dell’esistenza di indagini sul loro conto. Non solo: la 37enne lavorava anche in nero da un commercialista milanese, che la retribuiva fino a 1.000 euro al mese e cui forniva regolarmente informazioni provenienti dalla procura riguardanti i clienti dello studio.
L’impiegata della cancelleria, che è incensurata, è finita questa mattina ai domiciliari. Oltre che sui clienti del commercialista aveva passato informazioni segrete ad altre cinque persone, tra cui un pregiudicato legato alla criminalità organizzata albanese che la donna frequentava da tempo. La Squadra mobile di Milano è arrivata al flusso illecito di dati indagando su tutt’altra vicenda. Non è stata dimostrata però l’ipotesi che l’impiegata abbia chiesto dei soldi in cambio dei suoi favori a queste cinque persone. Nelle numerose perquisizioni è stato coinvolto anche un agente della Polizia stradale, che avrebbe ottenuto tramite Rossella T. un cerctificato medico falso. La donna è accusata, tra l’altro, di corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio.
- Martedì 13 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 14 Gennaio 2009 alle 13:37 fercas ha scritto:
Che diamine! Ecco un caso emblematico della fedeltà e dell’attaccamento al dovere! Povera Italia, speriamo che San Marino non ci dichiari guerra!!! Cordialità.
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