
Primo: abbandonare “l’istinto distruttivo, il volersi far male da soli”, quella “sindrome di Tafazzi” tipica della sinistra. Secondo: mettersi subito a “riflettere” sui numeri. Perché cifre così Walter Veltroni non li aveva mai visti (né li avrebbe mai voluti vedere). Le tabelle, relative ai primi dieci giorni di gennaio, presentate dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli durante la puntata Ballarò sono impietose e allarmanti: il Pd si attesta solo al 25% dei consensi, rispetto al 33% delle elezioni: otto punti in otto mesi, una dieta impressionante.
“Due mesi fa” ha osservato Veltroni “dopo la manifestazione del 25 ottobre i sondaggi erano ben altri. Questa è materia su cui riflettere. La nostra gente non ama i litigi, le geremiadi interne”, cerca di giustificarsi il leader democratico.
Ma di fronte a (questi) numeri, non c’è giustificazione che tenga. Soprattuto se raffrontati con crescita di consenso degli avversari. Per quanto riguarda i partiti il Pdl sarebbe stabile al 37,5%; la Lega toccherebbe un picco storico con l’11%. Gli (ex) alleati dell’Italia dei valori avrebbero più che raddoppiato i consensi di aprile con il 10%; l’Udc salirebbe al 6,4% e la Sinistra (l’ex Arcobaleno, cioè tutti i partiti a sinistra del Pd) cumulerebbe il 5,7%. Brutte notizie dunque per l’opposizione che vede il principale partito in caduta libera, una sirena centrista che rischia di ipotecare lo stesso progetto Democratico attraendo gli ex margheriti e una Sinistra virtuale che deve dividere il suo 5,7% tra 5 o 6 partiti.
Come se non bastasse, il barometro settimanale dell’Ipsos sul gradimento dei leader politici continua ad essere guidato da Silvio Berlusconi (col 56,2%), ma Walter Veltroni (45,4%) cede il secondo posto a Pierferdinando Casini (46,7%), che dopo aver letteralmente sbattuto le porte al centrodestra, sta dimostrando una tenuta sulla quale nessuno era pronto a scommettere.
Alla domanda di Giovanni Floris quali errori ritiene di aver commesso, Veltroni ha replicato: “Anch’io ho fatto degli errori, ma non ritengo un errore la scelta di fondo. Pensare cioè che il Paese prima o poi abbia una maggioranza non contro Berlusconi ma una maggioranza riformista”. Benchè “tanti vorrebbero il fallimento del Pd” e che il progetto fallisse, Veltroni respinge questa idea: “È il più grande progetto messo in campo nella vita politica italiana, cioè un grande partito riformista”. Purché sia tale, “e non la trasformazione di uno dei partiti preesistenti, perché allora sarebbe inutile”. In ogni caso un ritorno indietro “è impensabile anche perché i due partiti da cui il Pd è nato si erano esauriti”.
Esauriti i partiti, non i leader. Se è vero che, stando a quanto riporta Repubblica, toccherà tra gli altri anche a Massimo D’Alema - che dichiarava di essere pronto a dare il proprio contributo (leggi: a mettersi in corsa per la direzione) - presiedere la conferenza programmatica dei democratici. L’incontro, inizialmente fissato a metà febbraio sull’arco di tre giorni, è stato spostato al 17-18 aprile, a ridosso delle elezioni: “Arriviamo fino alle europee il più uniti possibile”, ha infatti concluso Veltroni, invitando gli elettori “ad avere fiducia e credere in questa che è la più grande avventura politica che il centrosinistra possa avere. I leader politici durano 7-8 anni, con cadute e risalite. Noi abbiamo troppa fretta”.
Vero: la fretta di cambiare ce l’hanno molti altri colonnelli. E se Walter continua a chiedere loro di rinviare faide e discussioni a dopo le europee, ad aprile più che di un chiarimento ci sarà bisogno di un funerale.
- Mercoledì 14 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 14 Gennaio 2009 alle 13:26 fercas ha scritto:
Ma Veltroni fammi il piacere! Hai 60 anni è hai ancora velleità di crescita? Piuttosto, a te e tuoi compagni di merende, presto daranno la pillola azzurra!!! Cordialità.
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