“Ora si fa a modo mio: noi non facciamo gli orefici. A me non me ne fotte niente. Ho già un ergastolo e non ho nulla da perdere”. Diceva così, Giuseppe Setola, ai suoi uomini prima di ordinare un omicidio. In cinque mesi ne ha commissionati e compiuti 18, tra cui la strage degli immigrati a Castelvolturno, seminando il terrore nel casertano: quelli che non si piegano, muoiono. Siano essi imprenditori che non vogliono pagare il pizzo, “infami” che parlano con le forze dell’ordine, “negri” che spacciano fuori dal suo controllo.
Tutti uguali, tutti obbligati a sottostare alla legge. La sua. Trentotto anni compiuti lo scorso 5 novembre, solo 10 mesi fa il “killer psicopatico”, come l’hanno definito gli investigatori, inseparabile dal suo kalashnikov, era al 41 bis nel carcere di Cuneo. Ne è uscito grazie ad una perizia oculistica che gli diagnosticava una “gravissima patologia retinica”: secondo chi l’ha redatta era praticamente cieco. E ora la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per scoprire le complicità e le collusioni che gli hanno consentito di avere una perizia palesemente falsa. Fatto sta che quelle carte, arrivate alla procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno fatto sì che Setola venisse trasferito in una clinica riabilitativa a Pavia, agli arresti domiciliari. Fin troppo facile per il boss “finto cieco” scappare e tornare in Campania a dettar legge.
L’uomo aveva infatti i contatti giusti per metter su una squadra fidata di killer, essendo stato già nel 2000 il referente di Francesco Bidognetti, “Cicciotto ‘e mezzanotte”, il boss recluso al 41 bis che dal carcere ha dato una sorta di via libera alla strategia stragista messa in atto da Setola. E aveva una rete di fiancheggiatori affidabili senza i quali sarebbe stato impossibile muoversi sul territorio con cosi’ tanta disinvoltura e arroganza. Quel che fece quando riprese in mano il clan e’ stato Oreste Spagnuolo (uno dei suoi fedelissimi arrestato lo scorso 30 settembre e poi pentitosi) a raccontarlo ai magistrati. “Posso dire che Setola evase quando ritenne che la gestione del clan non lo convinceva, così prese il comando e dichiarò la sua intenzione di fare ‘a modo suo’”, ha messo a verbale Spagnuolo, aggiungendo subito dopo: “Capimmo subito cosa intendeva”.
E ancora: “Preso il comando, Setola creò un gruppo ristretto ed assunse un atteggiamento estremamente autoritario decidendo di incutere il terrore sul territorio, di uccidere i familiari dei pentiti e di terrorizzare gli imprenditori. Non dava alcuna spiegazione delle sue scelte perché nessuno poteva avere alcun ruolo nelle sue decisioni. E non vi era alcuna possibilità di discutere, tutte le persone facenti parte del gruppo aderirono necessariamente alla sua volontà”. E quando c’era da ammazzare, non si preoccupava certo di farsi vedere. “Agiva a volto scoperto”, ha raccontato ancora Spagnuolo, “non si è mai preoccupato di un eventuale riconoscimento”.
La strategia stragista che lo ha portato in pochi mesi a diventare uomo di punta dei Casalesi e ad essere tra i 30 uomini più ricercati d’Italia, gli ha fatto però anche terra bruciata attorno. Perché lo Stato non poteva non rispondere con un’azione massiccia di fronte ad una violenza così cieca e perché l’altra parte dei Casalesi, quella che fa capo ai super latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine e che da sempre - come sottolineano gli investigatori - “privilegia metodi meno appariscenti per tutelare i propri interessi economici”, non vedeva certo di buon occhio “l’esasperata attenzione” sull’area grazie alle gesta di Setola. Così ad uno ad uno i suoi uomini sono caduti e il boss è rimasto solo. “Non può andare da nessuna parte, è soltanto questione di tempo ma lo prenderemo. È finito, ha le ore contate” diceva solo due giorni fa uno degli investigatori che da mesi gli davano la caccia. È andata proprio così.
- Mercoledì 14 Gennaio 2009
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Il 14 Gennaio 2009 alle 19:36 Arrestato Setola, il boss dei Casalesi ai carabinieri: “Avete vinto” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Il boss “cieco” e spietato [...]
Il 18 Giugno 2010 alle 18:16 Notizie dai blog su Latitanza in mare, gdf sequestra a c.di stabia yacht boss setola (video) ha scritto:
[...] Setola, il boss “cieco” e spietato “Ora si fa a modo mio: noi non facciamo gli orefici. A me non me ne fotte niente. Ho già un ergastolo e non ho nulla da perdere’’. Diceva così, Giuseppe Setola, ai suoi uomini prima di ordinare un omicidio. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]
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