- Tags: Alfredo-Cazzola, Bologna, ex-Dc, Flavio-Delbono, Giorgio-Guazzaloca, Motorshow, Pd, pdl, Segio-Cofferati, sindaco, Udc
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Era annunciata da mesi, ora la candidatura è diventata formale. L’ufficialità è arrivata ieri, in un’inattesa conferenza stampa: l’imprenditore Alfredo Cazzola, ex patron dei rossoblu della Virtus e del Motorshow, si candiderà a sindaco di Bologna.
Per il momento, sarà una lista civica a supportarlo, ma il Pdl ha già firmato un atto congiunto per sostenerlo. I quattro coordinatori regionali di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega nord e Popolari italiani, (nell’ordine, Giampaolo Bettamio, Filippo Berselli, Angelo Alessandri e Carlo Giovanardi) nelle prossime ore si riuniranno infatti per ratificare il loro appoggio.
Con la decisione di Cazzola, i candidati per la più importante poltrona di Bologna sono dunque tre. Dopo il ritiro di Sergio Cofferati, l’ex presidente del Bologna calcio se la dovrà vedere con il democratico (area Margherita) Flavio Del Bono, molto vicino a Prodi, che pare non l’abbia presa bene (”Bologna di tutto ha bisogno meno che di un Berlusconi in miniatura” ha detto ieri a un quotidiano locale) e all’ex primo cittadino Giorgio Guazzaloca (finora appoggiato dall’Udc), sempre intenzionato ad andare avanti.
Cioè resta da capire se quest’ultimo dopo la candidatura di Cazzola, darà seguito alla sua decisione. Secondo l’imprenditore, ci sono buone possibilità che non corra: “Guazzaloca? Con la mia candidatura il rischio per lui aumenta. Non sono neppure sicuro che correrà . Non capisco perché deve aspettare tanti mesi. Credo che si presenterà solo se vede che non c’è nessun altro contro Delbono. Ma io sono partito e non mi fermo più”. Si vedrà , perché al momento tutti i sondaggi davano l’ex sindaco saldamente in testa contro i rivali della stessa parte e pure contro il candidato del Pd.
Mercoledì Cazzola ha tra l’altro annunciato “una cosa che non ha mai fatto nessuno”: entro il 14 febbraio (giorno del suo 59esimo compleanno) ha promesso di presentare “l’intera giunta, come dovrebbe essere per tutti, senza aspettare insopportabili spartizioni con i partiti”. Composta perlopiù da donne e da “molti quarantenni perché per fare questo mestiere ci vuole molta energia”.
Quanto ai potenziali conflitti d’interesse, il neocandidato è stato tranchant: “E perchè mai? Non ho mai posato un mattone in questa città ”. A dieci anni esatti dall’ultima vittoria, e dopo l’ultimo exploit a firma proprio di Guazzaloca, un altro outsider della politica potrebbe far ritornare il centrodestra a Palazzo D’Accursio. Con esiti fino a ieri imprevedibili.
- Giovedì 15 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 24 Gennaio 2009 alle 11:38 Sansonetti: la mia Liberazione? Fare il sindaco di Bologna » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] [...]
Il 22 Marzo 2009 alle 12:05 Pasquino: mi candido, a Bologna la sinistra sono io » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nome: Gianfranco Pasquino. Professione: indipendente, da tutto. Logica conseguenza per chi ha poppato il latte delle idee di sinistra direttamente dalla fonte: Norberto Bobbio. Per 11 anni è stato senatore della sinistra indipendente, maître à penser di un mondo che non si riconosce nel radicalismo di Rifondazione, né nel piano inclinato della sinistra verso il centrismo: Pci-Pds-Ds-Pd. Il professore di scienze politiche all’Università di Bologna, ma indipendente dal giro prodiano (che è quello che conta in città ), a 67 anni si candida alla carica di sindaco di Bologna con una lista, ovviamente, indipendente. E arrabbiata, soprattutto contro l’ex sindaco Sergio Cofferati, il Pd e la sinistra tutta. Pasquino, per Pasquino, è “la sinistra”, quella vera, che manca, quella di cui, secondo lui, c’è nostalgia. “Noi siamo quelli che starebbero a casa se non ci fossi io, che non voterebbero uno scialbo candidato ufficiale del Pd, Flavio Del Bono, un imprenditore come Alfredo Cazzola o un ex sindaco come Giorgio Guazzaloca”. Professore, lei lo sa, vero, che non diventerà mai sindaco… Ma scherza? Io arrivo al ballottaggio sull’onda di un grande scontento della città nei confronti del candidato del Pd, e a quel punto loro non possono che votare me. Sicuro di arrivare al ballottaggio? Che fa, ci prova? Vuole che le risponda di no? E io le dico di sì. D’altra parte lei è dato al 6 per cento… Così mi deprime. Siamo in crescita. Lei è stato comunista? Mai. Ma è stato 11 anni senatore della sinistra indipendente. E i suoi elettori erano comunisti. Sì, però io non sono mai stato comunista. Né come pensiero né come appartenenza partitica. Tecnicamente sono un azionista. Quindi laicista. Laico. Come mai a sinistra nessuno si dice comunista? Walter Veltroni lo è stato, Massimo D’Alema lo è stato… Veltroni dice di no. L’insostenibile leggerezza della politica. Perché è deluso dall’ex sindaco Sergio Cofferati? Ha sempre dimostrato di non essere assolutamente interessato alla città . E poi la sua candidatura è nata male, paracadutato da Roma senza nemmeno fare le primarie. E perché lei non ha partecipato alle primarie? Il Pd le aveva offerto i voti necessari. Mi aveva offerto le firme necessarie per essere sconfitto in un confronto con Del Bono, sostenuto dall’apparato. Una polpetta avvelenata che non ho mangiato. Lo sa che il suo amico Luigi Pedrazzi, sociologo del Mulino, ha detto che la finanzierà ma non sa se la voterà ? Gigi ha sempre voglia di scherzare. Però è vero che la pensiamo diversamente su molte cose. Per esempio io penso che gli israeliani abbiano non solo il diritto di sopravvivere, ma anche di reagire; lui pensa che gli israeliani esagerino sempre. Lei ha detto che la prima cosa che farebbe da sindaco sarebbe abolire tutte le consulenze. Fa il dipietrista? Antonio Di Pietro molto spesso ha ragione. E, anche se non lo sa, dice cose di sinistra. Però c’è una differenza di stile, io bene o male sono uno studioso e Di Pietro no, e poi io non tratto sulle poltrone, lui sì. Perché il Pd ha scelto Del Bono, che nessuno conosce? Ho una risposta cattivissima, la vuole? La prego. Perché è l’unico che, se vince, libera ben tre poltrone: assessore al Bilancio, vicepresidente della regione e consigliere regionale. Dica qualcosa di sinistra. Facile: giustizia sociale. Chi ha di più favorisca un riequilibrio con coloro che hanno meno. Lei guadagna più o meno di 120 mila euro l’anno? Francamente non lo so, ma credo di più. Comunque Dario Franceschini ha ragione. Bisogna chiedere ai ricchi un contributo. Chi guadagna 120 mila euro è un ricco? No, però è probabile che chi dichiara 120 mila euro ne guadagni molti di più. Ti faccio pagare anche quello che non dichiari anche se non so quanto sia. Esatto. Capisco… Ma dovrebbero essere i parlamentari a dare l’esempio, solo che nemmeno Rifondazione ha preso questo impegno. La casta è davvero potente. Alla sua età si mette a fare campagna elettorale? Non era più comodo continuare a scrivere per La Repubblica? Uhhh, certamente sì. Tra l’altro gli altri candidati hanno più soldi di me. Ma lei ha la Lega. La Lega? Delle coop. Ah… eh, magari, non mi ha dato un centesimo e non controlla i suoi. A Bologna ci sono 26 mila cassintegrati. Che si fa? Ha visto come è ridotta Bologna? No, come? Ci sono buchi e sporcizia da tutte le parti. Una volta era pulita, ordinata, e credo che ci sia una enorme opportunità per impiegare chi ha perso il lavoro per farla tornare bella e appetibile per i turisti. Paga il comune? Sì, sono keynesiano. Qualcosa in contrario? Facile essere keynesiano adesso, dopo che il monetarismo ha portato a questa crisi. Io lo ero anche prima. Che cosa vuol dire essere keynesiano? Un governo stabile, onesto, che dura, costringe i sindacati a essere molto più moderati nelle loro richieste e gli industriali a fare i conti con un comune che decide dove si investe e dove no. Questo è il compromesso keynesiano con gli industriali: noi vi controlliamo i sindacati, per così dire, perché sanno che noi, governo di sinistra, siamo il miglior governo che possono avere, e voi investite dove diciamo noi. Questo è il compromesso che ha fatto grandi Bologna, Reggio Emilia, Modena… Che ne pensa di Pancho Pardi, il professore fiorentino inventore dei girotondi? Simpatico con alcune idee fisse: antiberlusconismo e sinistra fallimentare. Non si va lontano con Pardi. Qual è il problema del Paese? Siamo poco competitivi, impastoiati nel familismo, nessuno è disposto a combattere per vincere rischiando. Quindi hanno ragione Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, il liberismo è di sinistra? No, non il liberismo, ma la competizione è di sinistra. Allora sarà favorevole alla liberalizzazione delle farmacie e dei taxi. Beh, con un regolamento comunale apposito certamente sì. Lei è un intellettuale? Sì, ma della curva. Sul caso Englaro il Pd in provincia di Bologna si è astenuto, lei cosa avrebbe fatto? Totale libertà di scelta. Beppino Englaro, per le infamie che gli sono state rivolte, dovrebbe chiedere i danni. Accetterebbe una centrale nucleare sul territorio del comune? Bisogna coinvolgere la cittadinanza. Devo scrivere no? In Italia la cittadinanza non viene in genere coinvolta; e se lo fosse, alla fine non sono certo che direbbe un no. Lo sa che le polemiche migliori le ha fatte contro il centrosinistra invece che contro il centrodestra? Questa è un’accusa infamante. È il Pd che polemizza con me. Dopo Bologna leader del Pd? Il Pd è un vagone piombato. Farei il leader di un partito socialdemocratico, che è il partito che davvero manca all’Italia. La sinistra perderà alle europee? La società italiana non è divisa in classi sociali, ma in ceti. Nei ceti conta lo status e questo impedisce i grandi movimenti sociali. Non ho capito. Non è in sintonia con la società da tantissimo tempo. Basta guardare Milano, la dimostrazione dell’incapacità della sinistra di capire cosa succede nella realtà : prima hanno candidato sindaco il baffuto Nando Dalla Chiesa, poi l’industriale Aldo Fumagalli, poi il sindacalista Sandro Antoniazzi e poi il prefetto Bruno Ferrante. Con questi candidati non avrebbero mai vinto. Romano Prodi cosa dice? Sta con Del Bono. Lei non ha mai amato Prodi, vero? Scriva: Pasquino dice che preferisce non rispondere. [...]
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