Federalismo, arriva il primo via libera del Senato

Riforme e Federalismo: Umberto Bossi

Via libera delle commissioni Bilancio, Finanze e Affari costituzionali del Senato al ddl sul federalismo fiscale. Nel voto sul mandato al relatore il Pd si è astenuto, così come l’Udc: il testo andrà in aula a palazzo Madama martedì prossimo, 20 gennaio. “Sono soddisfatto. Abbiamo dimostrato che senza muro contro muro si riescono a fare riforme importanti” ha dichiarato il ministro per le Riforme, Umberto Bossi. Sottolinea il senatore del Pdl Andrea Augello: ”Non mi piace usare toni propagandistici e perciò mi limito a sottolineare che il voto di questa sera delle commissioni Bilancio, Affari costituzionali e Finanze riunite al Senato sul federalismo fiscale e sui poteri di Roma Capitale, ha un evidente valore politico e dimostra nei fatti la crescita del ruolo della Capitale nelle politiche di Governo”. Esulta Gianni Alemanno, sindaco di Roma: “Con l’approvazione da parte delle commissioni Bilancio, Affari costituzionali e Finanze dell’articolo da noi proposto e concordato con Regione e Provincia di Roma, Roma Capitale entra definitivamente nel provvedimento del federalismo fiscale”. E aggiunge: “Attendiamo l’approvazione in aula, ma si sta concretizzando una svolta storica per la vita della nostra città che assume finalmente poteri speciali e uno status specifico per Roma Capitale. Ringrazio i senatori del Pdl e il ministro Calderoli per l’impegno profuso in questa direzione che può portare a compimento un profondo cambiamento che la nostra città attendeva da 20 anni”.

Sono molte le novità introdotte dal ddl sul federalismo fiscale che sara’ in Aula al Senato la prossima settimana e che individua, per legge, l’autonomia finanziaria di Comuni, Province e Regioni: dalla ‘bicameralina’ per il parere sui decreti attuativi, all’individuazione di un tetto per la pressione fiscale.

Da spesa storica a costo standard. L’obiettivo della norma è quello di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali in modo da sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello del costi standard per i servizi fondamentali che devono costare ed essere erogati in modo uguale in tutto il Paese.
Tetto tasse. L’obiettivo della riforma è quello, tra gli altri, di arrivare a una complessiva diminuzione della pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, “sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonche’ del suo riparto tra i vari livelli di governo”. In una delle ‘bozze’ di ddl era previsto, tra l’altro, che nella fase transitoria il federalismo non comportasse alcun aumento della pressione fiscale generale, norma che è stata in un secondo momento cassata.
Lotta a evasione fiscale.. È stata invece introdotta la previsione del “coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale”.
Premi e sanzioni per enti virtuosi e non. Sanzioni fino al commissariamento per Comuni, Province e Regioni inadempienti, mentre il ddl prevede un “sistema premiante” nei confronti di chi a fronte di un alto livello dei servizi sia in grado di garantire una pressione fiscale inferiore alla media degli enti del suo livello.
Tetto a compartecipazioni. Le autonomie locali, per l’erogazione dei servizi, fanno ricorso al fondo perequativo, alla compartecipazione a tributi erariali e a tributi propri. Nel caso dei Comuni è previsto un mix di compartecipazione a Iva e Irpef. Il ddl prevede in ogni caso una tendenziale limitazione delle compartecipazioni alle sole spese per garantire le funzioni essenziali.
Funzioni di Comuni e Province. Nel ddl vengono definite le funzioni essenziali per Comuni e Province, in attesa della Carta delle Autonomie.
Roma Capitale e città metropolitane. Il ddl specifica le funzioni amministrative che spettano al comune di Roma, oltre a quelle attualmente di sua competenza. Si va dalla tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali all’edilizia pubblica e privata alla protezione civile. Queste funzioni sono disciplinate con regolamenti del consiglio comunale, che diventa ‘Assemblea capitolina’. A Roma Capitale viene attribuito un patrimonio “commisurato alle funzioni” che le vengono attribuite ed è previsto anche il “trasferimento, a titolo gratuito, a Roma capitale dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell’Amministrazione centrale”. Il testo prevede anche la definizione delle funzioni e dei conseguenti tributi da assegnare alle città metropolitane.
Patto di convergenza. Il governo, previo confronto e valutazione congiunta in sede di Conferenza Unificata individua un percorso dinamico di convergenza ai costi e fabbisogni standard detto ‘patto di convergenza’ che è presentato insieme al Dpef alle Camere e che enti sono tenuti a rispettare. In caso di mancato raggiungimento lo Stato accerta le motivazioni degli scostamenti e stabilisce le azioni correttive da mettere in atto. Una sorta di ‘patto di convergenza’ è prevista anche per il settore delle infrastrutture.
Bicameralina. A dare il parere sui decreti attuativi sara’ una commissione bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori, indicati dai gruppi e nominati dai presidenti delle Camere. La commissione lavora avvalendosi della consulenza di un comitato esterno con rappresentati delle autonomie territoriali nominato dalla conferenza unificata. Il governo, se non intende conformarsi ai pareri di questa commissione come di quelle economiche che saranno investite di questo compito, deve rimettere i testi alle Camere ma dopo 30 giorni dalla nuova trasmissione può comunque adottare i decreti in via definitiva.
Tempi attuazione. Il primo decreto attuativo del ddl va emanato entro un atto e tutti gli altri entro due anni dopo l’entrata in vigore del testo. L’entrata a regime del provvedimento avverrà al massimo entro nove anni dall’entrata in vigore del provvedimento.

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