- Tags: attività , azienda, crisi, dossier, Fondazione-Ethnoland, immigrato, imprese, iva, lavoro, Lega, Migrantes, Otto-Bitjoka, permesso, soggiorno
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Scordatevi i vù cumprà . Oggi in Italia l’imprenditore straniero ha cambiato pelle. Anzi, lo ha fatto da un bel po’. Salvo che ad accorgersene sono ancora troppo pochi. La Fondazione Ethnoland ne ha preso atto ed ecco la decisione del suo presidente, il camerunense Otto Bitjoka (qui la copertina che Panorama Economy gli ha dedicato qualche mese fa), di pubblicare il primo rapporto organico sulle circa 165.000 aziende degli immigrati disseminate nel territorio italiano. Grazie alla collaborazione dei redattori del“Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes” e al contributo di strutture e organizzazioni che si occupano del fenomeno migratorio secondo l’ottica imprenditoriale, “ImmigratImprenditori in Italia” è un volume stracolmo di dati, storie, analisi e prospettive che aprono un mondo diverso da quello veicolato nei mass-media. Quello presentato oggi a Milano presso il Circolo della stampa si può riassumere in tre cifre: i 165.114 immigrati titolari d’impresa recensiti nel giugno 2008 (il triplo rispetto al 2003) offrono uno sbocco occupazionale ad almeno 500.000 persone e un contributo al sistema Italia pari all’11% del Pil.
“In tempi così difficili, bisogna lottare contro la crisi e non contro la capacità progettuale degli immigrati” sostiene Bitjoka riferendosi alla proposta della Lega Nord di imporre una fideiussione di 10.000 euro sulle partite Iva aperte dagli extracomunitari. “I dati statistici raccolti nella ricerca di Ethnoland adducono ragioni a sostegno di una società plurale”. E la società plurale, eccola qua: con 27.952 imprese, la comunità marrocchina risulta quella più attiva fra gli immigrati; seguono a breve distanza i rumeni (23.554), mentre più distaccati sono cinesi e albanesi (entrambi con 17.913 imprese), e soprattutto senegalesi (8.138), tunisini (7.293), egiziani (7.169) e bengali (5.296).
Con oltre 83.578 aziende (50,6%), l’industria risulta essere il settore maggiormente privilegiato dagli imprenditori immigrati, con una netta prevalenza del comparto edile (oltre 64.000 imprese), quello tessile, abbigliamento e calzature (10.470 imprese). L’altra fetta di mercato viene risucchiata dai servizi (46,9%), in particolar modo dalle aziende commerciali che, insieme a quelle edili totalizzano otto ogni dieci imprese gestite dai migranti.
Ma quali sono i settori privilegiati dalla comunità immigrate? Per il 67,5% degli imprenditori marocchini recensiti non ci sono dubbi: è il commercio. La stessa scelta operata dai cinesi (attratti anche dall’industria manifatturiera), mentre albanesi e rumeni sono molto più orientati verso l’edilizia.
Sul piano regionale, la Lombardia è la realtà territoriale che accoglie il maggior numero di aziende extracomunitarie (circa 30.000), seguita dall’Emilia Romagna (20.000), Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15.000). A chiudere la classifica sono Basilicata, Molise, Umbria e Valle d’Aosta con meno di 1.000 imprese gestite da stranieri. Entrando nel merito, il rapporto sottolinea che “si riscontrano casi di eccellenza, per giunta nel Meridione: in Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani e anche in diverse Regioni del Nord e del Centro (Piemonte, Emilia Romagna e Toscana) la situazione è più soddisfacente rispetto alla media nazionale”. Questo conduce a una riflessione più amplia sulla crescita spropositata di aziende in mano a stranieri rispetto a quelle dirette dagli italiani. “Gli immigrati stanno facendo rivivere in diverse Regioni del Nord quanto si verificò tra gli anni ‘60 e ‘70 con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle fabbriche: questa volta, però, la diffusione dell’imprenditoria riguarda tutta l’Italia e l’inserimento come lavoratori dipendenti è avvenuto in prevalenza nelle aziende piccole e medie”.
Da questa smania imprenditoriale, l’Italia trae parecchi benefici (e non ha tutti i torti, da questo punto di vista, don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei quando afferma che il Belpaese “di immigrati ha e avrà bisogno). Intanto perché assorbe una massa salariale pari a 500.000 lavoratori. A livello economico poi, “la presenza lavorativa degli immigrati contribuisce alla formazione di circa un decimo del prodotto interno lordo. In molti Regioni” prosegue il rapporto di Ethnoland allargando il tiro all’insieme dei lavoratori migranti, “la ricchezza prodotta dagli immigrati supera i dieci miliardi di euro” (è il caso in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte). Sul piano finanziario, “Caritas/Migrantes” stima il gettito fiscale assicurato dagli immigrati (e non soltanto delgi imprenditori) nel 2006 a circa quattro miliardi di euro, per salire a 5,5 miliardi nel 2007. E cinque miliardi sono gli euro che i migranti garantiscono ogni anno al paese a titolo di contributi previdenziali, mentre come ricorda il volume essi sono “minimali percettori di prestazioni pensionistiche in considerazione della loro giovane età ”.
Tornando agli imprenditori, la ricerca pubblicata da Ethnoland si chiude con l’invito a facilitare l’avvio di un’attività autonoma (indipendentemente dal colore della pelle dell’imprenditore, ndr), un maggior sostegno finanziario all’imprenditoria sociale, una più alta attenzione da parte delle strutture creditizie e degli Enti Locali rispetto alle esigenze espresse dagli immigrati in termine di informazione, assistenza e sostegno durante la fase di gestione quotidiana delle loro imprese e, infine, più risorse per l’economia della conoscenza e dell’innovazione. “Gli imprentori immigrati sono pronti a fare la loro parte per il benessere del paese” conclude Bitjoka.
- Giovedì 15 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 29 Marzo 2009 alle 11:02 Nuove banche: immigrati, vi do credito » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Gli immigrati hanno il loro istituto di credito: si chiama Extrabanca e la Banca d’Italia ha dato l’autorizzazione all’apertura dei suoi primi sportelli a Milano e in Lombardia, cioè nella zona di maggiore concentrazione degli stranieri nel Paese. La missione dichiarata è “intercettare e interpretare le aspettative del corpo immigrato”, “stabilire profittevoli, stabili e durature relazioni con le diverse comunità etniche”, offrire “supporto agli operatori economici multiculturali del territorio”. Tutto questo tenendo conto che i cittadini stranieri presenti in Lombardia erano oltre 953 mila al 31 dicembre 2007 (secondo le stime contenute nel dossier Caritas Migrantes), cioè il 23,9 per cento del totale nazionale, e che, con oltre 415 mila immigrati, la provincia di Milano ha tolto a quella di Roma il primato nazionale della multietnicità . Presidente dell’Extrabanca è Andrea Orlandini. Nel consiglio di amministrazione siedono Paolo Morerio e Corrado Giammattei, in rappresentanza, rispettivamente, dei due soci istituzionali: Fondazione Cariplo e Assicurazioni Generali, principali azioniste del neonato istituto di credito. Che per il suo business pone particolare attenzione “alle dinamiche di sviluppo della popolazione immigrata”, la cui “crescita potenziale è stimata nel 9,1 per cento annuo” (elaborazione da dati Ismu, Iniziative e studi sulla multietnicità ). L’immagine innovativa della banca è affidata a Otto Bitjoka (nella foto), imprenditore camerunense plurilaureato che assume l’incarico di vicepresidente e diventa così il primo banchiere extracomunitario, anzi africano bantu, come è solito sottolineare, nella storia del credito in Italia. Che i tempi per la nascita di una “banca degli immigrati” fossero maturi lo aveva lasciato intendere Bitjoka due mesi fa presentando il primo rapporto organico sull’imprenditoria degli stranieri in Italia, edito dalla sua fondazione Ethnoland. “Duecentomila imprese in più create dagli immigrati è l’obiettivo che è possibile raggiungere” ha scritto nel volume ImmigratImprenditori, curato in collaborazione con la Caritas Migrantes. “In Italia le attuali 165.114 aziende con titolari immigrati potrebbero raddoppiare, con il supporto di una strategia adeguata, già nel volgere di un decennio, con un impatto positivo sulla creazione della ricchezza e sulla crescita dell’occupazione” è un’altra previsione dello studio di Ethnoland. I 44 soci dell’Extrabanca, il cui capitale sociale è di 23,6 milioni, sono in gran parte industriali del Centro-Nord con attività che vanno dalla meccanica al tessile, dall’alimentare alle costruzioni. Tra loro Mario Buzzella, presidente dell’Associazione degli industriali della provincia di Cremona e a capo della Coim, multinazionale della chimica. Rossella Sirtori, titolare della Sircatene di Missaglia, ha presieduto la Confindustria di Lecco. Mentre Pippo Puglisi è stato il numero uno della Sicindustria, presidente degli industriali di Messina e attualmente ricopre la carica di vicepresidente nazionale della Federturismo. Unica donna presente nel consiglio di amministrazione dell’Extrabanca è Marina Pittini (rappresentante dei giovani imprenditori del Friuli-Venezia Giulia), dell’omonimo gruppo leader in Europa nel settore degli acciai elettrosaldati per l’edilizia. Altro socio di peso, e membro del cda, è Bruno Giglio, piacentino, titolare con il fratello Sergio dell’Ingegneria biomedica Santa Lucia, tra le maggiori aziende nazionali nel settore della logistica del farmaco. La nuova banca “fonderà parte rilevante delle proprie politiche sull’interazione con i singoli soggetti e le comunità di loro appartenenza”, opportunità , questa, “che il sistema bancario tradizionale non ha pienamente colto”. Del resto, ricerche recenti (Abi-Cespi) dimostrano che sempre più i migranti bussano agli sportelli degli istituti di credito, sia per affidare i propri risparmi sia per chiedere mutui per l’acquisto della prima casa o prestiti finalizzati all’avvio di una nuova attività . Il cosiddetto livello di bancarizzazione di questo target è cresciuto del 12 per cento in due anni. “La percentuale di conti correnti sul totale adulti non Ocse è infatti passata dal 60 per cento nel 2005 al 67 per cento nel 2007; il numero assoluto di conti correnti intestati a cittadini immigrati è cresciuto del 33,3 per cento” è sottolineato in ImmigratImprenditori. Altro elemento che giustifica l’interesse del mondo creditizio verso i “nuovi italiani” è l’incremento crescente delle rimesse verso i paesi di origine. Negli ultimi cinque anni gli stranieri hanno raddoppiato l’ammontare dei soldi che riescono ad accantonare con il loro lavoro per poi mandarli a casa, “raggiungendo l’ammontare di 251 miliardi di dollari nel 2007: dimensione sottostimata, se si pensa ai flussi finanziari tramite canali formali e informali che sfuggono alla registrazione”. Nel periodo 2004-2007 le rimesse dall’Italia sono passate da 2.706.104.000 euro a 6.044.060.000 euro. Gli asiatici nel loro complesso costituiscono l’etnia che più di altre invia soldi nei paesi di origine (47,1 per cento), seguiti dai lavoratori provenienti dall’Est europeo (25,7), dagli africani, specie dei paesi del Nord (15,1), seguiti dai latinoamericani (12 per cento). La banca, che nelle intenzioni dei fondatori gli immigrati dovranno percepire come “loro”, assumerà personale in grado di esprimersi in diverse lingue e userà modulistica mirata e comprensibile anche a chi non ha ancora piena dimestichezza con l’italiano. [...]
Il 15 Gennaio 2010 alle 13:47 Vulcano immigrati: le cifre di una situazione “in bianco e nero” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Imprenditori [...]
Il 15 Gennaio 2010 alle 20:04 Circolo Luce Del Sud » Vulcano immigrati: le cifre di una situazione “in bianco e nero” ha scritto:
[...] del 4,7 %. Pil Nel 2009, il 9,7% del pil italiano è stato prodotto da lavoratori extracomunitari. Imprenditori Il 7,2% delle imprese individuali ha come titolare un immigrato: 6 mila alberghi e ristoranti, [...]
Il 23 Febbraio 2010 alle 16:09 Gli immigrati protagonisti dello sviluppo italiano | pratichesociali ha scritto:
[...] della Fondazione Ethnoland, il camerunense Otto Bitjoka (che si è guadagnato una copertina su Panorama Economy) ha deciso di pubblicare il rapporto sugli immigrati imprenditori con l’intenzione di mostrare il [...]
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