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	<title>Italia &#187; Immigrati che fanno l&#8217;impresa: in Italia sempre più extraimprenditori</title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:46:41 +0000</pubDate>
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		<title>Immigrati che fanno l’impresa: in Italia sempre più extraimprenditori</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 10:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>joshua.massarenti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La Fondazione Ethnoland pubblica il primo rapporto organico sulle circa 165.000 aziende degli immigrati presenti da noi. La Lombardia è la regione che ne accoglie il maggior numero. Ma a beneficiarne è tutto il Belpaese, offrendo uno sbocco occupazionale ad almeno 500.000 persone, pari all’11% del Pil, e cinque miliardi all'anno di contributi previdenziali. <strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/01/14/la-crociata-della-cei-contro-la-tassa-sul-permesso-e-la-meraviglia-di-maroni/">La crociata della Cei contro la tasa sul permesso</a> -  <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/01/14/ora-limmigrazione-clandestina-e-reato/">L'immigrazione clandestina ora è reato</a>. Partecipa al  <a href="http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=17448"><strong>FORUM</strong></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://media.panorama.it/media/foto/2007/11/08/482ef7273c653_zoom.jpg" alt="Un immigrato al lavoro" border="0" width="500" /></p>
<p>Scordatevi i <em>vù cumprà</em>. Oggi in Italia l&#8217;imprenditore straniero ha cambiato pelle. Anzi, lo ha fatto da un bel po&#8217;. Salvo che ad accorgersene sono ancora troppo pochi. La <a href="http://www.cisiamo.eu/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=118&amp;Itemid=76" target="_blank">Fondazione Ethnoland</a> ne ha preso atto ed ecco la decisione del suo presidente, il camerunense Otto Bitjoka (qui la <a href="http://www.cisiamo.eu/index.php?id=173&amp;option=com_content&amp;task=view" target="_blank">copertina che <em>Panorama Economy</em> gli ha dedicato qualche mese fa</a>), di pubblicare il primo rapporto organico sulle circa 165.000 aziende degli immigrati disseminate nel territorio italiano. Grazie alla collaborazione dei redattori del<a href="http://www.dossierimmigrazione.it/" target="_blank">&#8220;Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes&#8221;</a> e al contributo di strutture e organizzazioni che si occupano del fenomeno migratorio secondo l&#8217;ottica imprenditoriale, &#8220;ImmigratImprenditori in Italia&#8221; è un volume stracolmo di dati, storie, analisi e prospettive che aprono un mondo diverso da quello veicolato nei mass-media. Quello presentato oggi a Milano presso il <a href="http://www.circolostampamilano.it/" target="_blank">Circolo della stampa</a> si può riassumere in tre cifre: i 165.114 immigrati titolari d&#8217;impresa recensiti nel giugno 2008 (il triplo rispetto al 2003) offrono uno sbocco occupazionale ad almeno 500.000 persone e un contributo al sistema Italia pari all&#8217;11% del Pil.<br />
&#8220;In tempi così difficili, bisogna lottare contro la crisi e non contro la capacità progettuale degli immigrati&#8221; sostiene Bitjoka riferendosi alla <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/01/09/la-proposta-della-lega-gli-immigrati-paghino-permessi-e-iva/">proposta della Lega Nord di imporre una fideiussione</a> di 10.000 euro sulle partite Iva aperte dagli extracomunitari. &#8220;I dati statistici raccolti nella ricerca di Ethnoland adducono ragioni a sostegno di una società plurale&#8221;. E la società plurale, eccola qua: con 27.952 imprese, la comunità marrocchina risulta quella più attiva fra gli immigrati; seguono a breve distanza i rumeni (23.554), mentre più distaccati sono cinesi e albanesi (entrambi con 17.913 imprese), e soprattutto senegalesi (8.138), tunisini (7.293), egiziani (7.169) e bengali (5.296).<br />
Con oltre 83.578 aziende (50,6%), l&#8217;industria risulta essere il settore maggiormente privilegiato dagli imprenditori immigrati, con una netta prevalenza del comparto edile (oltre 64.000 imprese), quello tessile, abbigliamento e calzature (10.470 imprese). L&#8217;altra fetta di mercato viene risucchiata dai servizi (46,9%), in particolar modo dalle aziende commerciali che, insieme a quelle edili totalizzano otto ogni dieci imprese gestite dai migranti.</p>
<p>Ma quali sono i settori privilegiati dalla comunità immigrate? Per il 67,5% degli imprenditori marocchini recensiti non ci sono dubbi: è il commercio. La stessa scelta operata dai cinesi (attratti anche dall&#8217;industria manifatturiera), mentre albanesi e rumeni sono molto più orientati verso l&#8217;edilizia.<br />
Sul piano regionale, la Lombardia è la realtà territoriale che accoglie il maggior numero di aziende extracomunitarie (circa 30.000), seguita dall&#8217;Emilia Romagna (20.000), Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15.000). A chiudere la classifica sono Basilicata, Molise, Umbria e Valle d&#8217;Aosta con meno di 1.000 imprese gestite da stranieri. Entrando nel merito, il rapporto sottolinea che &#8220;si riscontrano casi di eccellenza, per giunta nel Meridione: in Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani e anche in diverse Regioni del Nord e del Centro (Piemonte, Emilia Romagna e Toscana) la situazione è più soddisfacente rispetto alla media nazionale&#8221;. Questo conduce a una riflessione più amplia sulla crescita spropositata di aziende in mano a stranieri rispetto a quelle dirette dagli italiani. &#8220;Gli immigrati stanno facendo rivivere in diverse Regioni del Nord quanto si verificò tra gli anni &#8216;60 e &#8216;70 con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle fabbriche: questa volta, però, la diffusione dell&#8217;imprenditoria riguarda tutta l&#8217;Italia e l&#8217;inserimento come lavoratori dipendenti è avvenuto in prevalenza nelle aziende piccole e medie&#8221;.<br />
Da questa smania imprenditoriale, l&#8217;Italia trae parecchi benefici (e non ha tutti i torti, da questo punto di vista, don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/01/14/la-crociata-della-cei-contro-la-tassa-sul-permesso-e-la-meraviglia-di-maroni/">quando afferma che il Belpaese &#8220;di immigrati ha e avrà bisogno</a>). Intanto perché assorbe una massa salariale pari a 500.000 lavoratori. A livello economico poi, &#8220;la presenza lavorativa degli immigrati contribuisce alla formazione di circa un decimo del prodotto interno lordo. In molti Regioni&#8221; prosegue il rapporto di Ethnoland allargando il tiro all&#8217;insieme dei lavoratori migranti, &#8220;la ricchezza prodotta dagli immigrati supera i dieci miliardi di euro&#8221; (è il caso in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte). Sul piano finanziario, &#8220;Caritas/Migrantes&#8221; stima il gettito fiscale assicurato dagli immigrati (e non soltanto delgi imprenditori) nel 2006 a circa quattro miliardi di euro, per salire a 5,5 miliardi nel 2007. E cinque miliardi sono gli euro che i migranti garantiscono ogni anno al paese a titolo di contributi previdenziali, mentre come ricorda il volume essi sono &#8220;minimali percettori di prestazioni pensionistiche in considerazione della loro giovane età&#8221;.<br />
Tornando agli imprenditori, la ricerca pubblicata da Ethnoland si chiude con l&#8217;invito a facilitare l&#8217;avvio di un&#8217;attività autonoma (indipendentemente dal colore della pelle dell&#8217;imprenditore, ndr), un maggior sostegno finanziario all&#8217;imprenditoria sociale, una più alta attenzione da parte delle strutture creditizie e degli Enti Locali rispetto alle esigenze espresse dagli immigrati in termine di informazione, assistenza e sostegno durante la fase di gestione quotidiana delle loro imprese e, infine, più risorse per l&#8217;economia della conoscenza e dell&#8217;innovazione. &#8220;Gli imprentori immigrati sono pronti a fare la loro parte per il benessere del paese&#8221; conclude Bitjoka.</p>
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