Caso Englaro, Sacconi indagato per “violenza privata”

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
Dopo la rinuncia della Casa di Cura Città di Udine ad accogliere Eluana per farla morire, è l’ora dell’azione giudiziaria: a seguito di una denuncia depositata alcune settimane fa dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato iscritto questa mattina nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. L’ipotesi di reato è di violenza privata ai danni dell’istituto. Gli atti sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. “Se il ministro ritiene davvero di potere e dovere difendere il ricatto eversivo da lui messo in atto” afferma Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni in una nota “mi auguro che sia lui stesso il primo a permettere che l’indagine ed il pronunciamento della giustizia si svolgano nel più breve tempo possibile”.
La Casa di Cura Città di Udine intanto non accoglierà Eluana Englaro. “Siamo costretti a ritirare la disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l’equipe di volontari esterni per l’attuazione del decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 9 luglio 2008 e ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre” ha reso noto la clinica Città di Udine “per il groviglio di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni”.
“Gli approfondimenti condotti” è detto in un comunicato diffuso nel primo pomeriggio dalla clinica privata “portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità”.
“Di fronte ad una tale, concreta prospettiva” è spiegato nel comunicato “la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volontà della figlia. Al termine di questa penosa vicenda, va sicuramente rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che, in vari modi, hanno manifestato concreta solidarietà ed appoggio ad una decisione coraggiosa che è stata portata avanti fin quando è stato possibile”.
La Casa di cura di Udine, che si è detta rammaricata per quanto accaduto, ha reso noto di aver ricevuto “attestati di stima praticamente da tutta Italia”. La famiglia di Eluana Englaro ha comunicato che ”andrà avanti” nella sua decisione ma ulteriori notizie in merito non verranno comunicate alla stampa. Lo ha affermato il neurologo Carlo Alberto Defanti, il medico che ha in cura la donna, intervistato dal Tg5.

LEGGI ANCHE: Eluana, tutte le tappe della vicenda e partecipa al FORUM

Commenti

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Il 16 Gennaio 2009 alle 22:33 La morte del Diritto | L'Olandese volante ha scritto:

[...] La casa di cura che avrebbe dovuto accogliere Eluana Englaro nei suoi ultimi giorni di vita ha detto che non si può più: «Se lo facciamo ci fanno chiudere». [...]

Il 17 Gennaio 2009 alle 8:48 dellelmodiscipio ha scritto:

Dissento da chi interpreta l’atto (di forza, indubbiamente) del ministro per il lavoro, politiche sociali e sanitarie come una prepotenza. Semmai prepotenza la vedo nel signor padre e negli “eaperti” esecutori rimasti a mani vuote. Dissento anche da chi invita al silenzioso rispetto per la persona (definita peraltro da alcuni un vegetale), per la famiglia (ma c’è?) e per il signor Beppino (padre e/o tutore che sia). Richiamerebbe “il silenzio degli innocenti”. Viceversa Eluana sarà giustamente ricordata come emblema di una questione di cui è stato giusto parlare, e non solo magari al “parlamento” ove si vede purtroppo spesso un teatrino di prove di forza basato sostanzialmente sul concetto “ragione=maggioranza”. La questione investe sostanzialmente tutti e dovrà essere discussa a fondo, sui giornali e ovunque. Per ora due cose positive: malgrado l’erronea interpretazione di una sentenza, nessuno ha violato la legge facendo morire Eluana e si è affermato il principio che le questioni VITALI non sono amministrative (di pertinenza regional-federal-leghista) né TECNICHE mediche (come sarebbe di pertinenza del sottosegretario Fazio). Viva la vita (slogan anticaccia).

Il 19 Gennaio 2009 alle 20:43 Su Eluana, Sacconi al contrattacco: “Non mi faccio intimidire” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: “È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu”. Non molla Sacconi: “Si è trattato” ha proseguito “di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. E sono in tanti a pensarla come il minsitro. Pier Ferdinando Casini, per esempio: “Io sto con il ministro Sacconi senza se senza ma, anzi colgo l’occasione per esprimergli solidarietà”, ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervistato a Panorama del Giorno su Canale 5, da Maurizio Belpietro. “Il ministro Sacconi” ha proseguito Casini “ha posto una questione di ordine generale inerente al rispetto della legge. Francamente mi verrebbe da dire che è quasi uno scherzo la notizia dell’indagine giudiziaria che può riguardarlo su questo punto, noi stiamo con Sacconi evidentemente”. Intanto torna a muoversi anche la Chiesa: il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe “contro Dio” e contraria alla Costituzione. “A quanto è dato fino a questo momento di sapere” afferma Caffarra “l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza”. [...]

Il 20 Gennaio 2009 alle 19:02 Eluana, la disponibilità del Piemonte: “Pronti con una struttura pubblica” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E la Bresso apre le porte alla famiglia Englaro. La presidente del Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana in una struttura pubblica: “A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”, ha affermato Bresso rispondendo ad una domanda dell’Ansa. “Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche” ha aggiunto Bresso “perché quelle private sono sotto scacco del ministro”. “Il tema resta lo stesso. Io avevo già detto” ha esordito Bresso “che noi eravamo pronti a rispettare la legge perché riteniamo che si debba rispettare la legge e chi in questo caso ha la tutela, la patria potestà”. “A noi” ha proseguito la presidente del Piemonte a Bruxelles a margine di un incontro con il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso “non è stato chiesto nulla e quindi non è che c’è una competizione in cui ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”. “È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso” ha sottolineato Bresso “c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione”. “Se quindi ci viene richiesto” ha concluso “noi siamo disposti”. Dopo il “no” della clinica “Città di Udine” si era infatti concluso pochi giorni fa il “versante friulano” della vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 17 anni per i traumi riportati in un grave incidente stradale. Papà Peppino - di origini friulane e che proprio per questo voleva “accompagnare” in Friuli sua figlia per il suo ultimo viaggio terreno - si era comunque detto molto determinato a dar corso a quelle che erano le volontà della figlia che considerava “non vita” rimanere attaccati alla stessa con un sondino per l’alimentazione artificiale. E lo stesso Beppino ha voluto ringraziare il governatore piemontese: “Non posso che ringraziare il presidente Bresso e rivolgerle tutto il mio apprezzamento: dalle sue parole limpide e precise mi rendo conto che ha colto perfettamente la natura del nostro dramma”, ha detto Englaro, interpellato sulle dichiarazioni del presidente del Piemonte. “Credo che da un presidente di regione non ci si poteva aspettare di più” ha aggiunto Englaro. “Noi naturalmente prendiamo in considerazione e valutiamo questa disponibilità”. Sulla stessa linea la curatrice di Eluana, l’avvocato Franca Alessio: “Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purchè non rappresenti ulteriore perdita di tempo: a noi interessa mettere in atto l’ordinanza della Corte d’Appello, alla luce del sole, tendenzialmente in Italia e senza ostacoli dell’ultimo momento”. LEGGI ANCHE: Eluana, tutte le tappe della vicenda e partecipa al FORUM [...]

Il 22 Gennaio 2009 alle 17:17 Eluana, Poletto invita i medici all’obiezione. Bresso: “No agli ayatollah” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La clinica si è dunque detta disponibile ad accogliere Eluana dopo la rinuncia della clinica Città di Udine giunta all’indomani dell’atto d’indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Eluana potrebbe essere accompagnata per il suo ultimo viaggio, in un’altra struttura friulana, la terra di papà Beppino. E così si metterebbe fine alla questione sulla quale da mesi si è concentrata un’attenzione politica e mediatica al massimo livello. Soprattutto dopo l’apertura del Piemonte e del suo presidente Mercedes Bresso ad accogliere Eluana in una struttura pubblica della Regione dove, se richiesto, attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale della donna, in stato vegetativo da 17 anni. Il governo ha sottolineato, attraverso il sottosegretario Eugenia Roccella, che per il Piemonte “sarà difficile applicare la sentenza”. Se toccasse invece al cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, dover decidere, non ci sarebbero dubbi: la sentenza non è nemmeno da prendere in considerazione. Perché: “La legge di Dio prevale su quella dell’uomo” e per questo motivo “i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intende interrompere l’alimentazione di una persona, dovrebbero obiettare e rifiutarsi di farlo” è l’indicazione fornita dal prelato di origine veneta, intervistato da La Repubblica. Ma proprio al cardinale risponde il governatore Mercedes Bresso. “Non viviamo” ha detto il presidente del Piemonte “in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile”. “Non entro” ha aggiunto la Bresso “nel merito delle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all’obiezione di coscienza perché sono valutazioni religiose. Ma dico che l’obiezione di coscienza che nel nostro Paese è consentita solo per l’interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare. Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto” ha detto la Bresso “lo farei, ma con la morte nel cuore. Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che non è più in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio e della famiglia. La morale propria comunque non deve essere mai applicata agli altri”. Alla domanda se ci fossero stati contatti con la famiglia Englaro la Bresso ha risposto: “C’erano stati in passato. Non posso giurare che non ci siano stati contatti ora. Ma se mai ci fossero non lo dichiareremmo”. [...]

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