Che non ottenga più titoloni sui media, non significa che il bullismo sia finito. Anzi, è un fenomeno dalla “massiccia consistenza”, che crea sempre più allarme nella scuola e non solo. Per arginare il fenomeno, in netta espansione, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, non ha escluso la possibilità di utilizzare le telecamere nelle aule come deterrente. Da sola “è una misura che non basta” ha precisato il ministro. Ma certamente può essere utile per “difendere” quel 25% di bambini che si dichiara vittima di atti di bullismo.
A tracciare i contorni del fenomeno, difficilmente quantificabile, l’ultimo Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.
Dal Rapporto emerge che per il 59,9% dei bambini il bullismo è una prepotenza contro un compagno più debole che si ripete spesso. Oltre un quarto dei piccoli è stato ripetutamente vittima di brutti scherzi(27,8%), seguono le provocazioni e le prese in giro (26,6%) e le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso ed isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subìto furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%).
Sono soprattutto i maschi ad aver subito ripetutamente minacce. Fra i bambini che sono stati vittima di atti di bullismo la percentuale più elevata riferisce di essere stata presa di mira da un bambino della sua età (17,8%).
Di fronte al bullo sono in molti a non reagire (16,3%). D’altra parte, il 13,2% dei bambini ha avvertito un insegnante o il Dirigente scolastico, l’11,7% ha detto al bullo di smetterla, il 9,8% è addirittura venuto alle mani, l’8,4% ha avvertito i suoi genitori, il 7,5% ha chiesto l’aiuto di altri compagni, il 5,9% è fuggito, il 3,6% si è messo a piangere. Circa un bambino vittima di bullismo su quattro dichiara, quindi, di aver adottato un atteggiamento passivo di fronte agli atti di prepotenza; un bambino su cinque ha, invece, reagito attivamente da solo, a parole, o con uno scontro fisico.
La maggior parte (29,1%) ha però preferito chiedere un aiuto esterno ai propri coetanei o, più spesso, ad un adulto, in ambito scolastico o famigliare.
Ma qual è il comportamento degli insegnanti di fronte a comportamenti di bullismo?
La decisione prevalente riguarda i provvedimenti disciplinari, come note o sospensioni (29,8%). Il 18,8% dei docenti rimprovera il responsabile, mentre il 13,9% non si accorge di nulla ed un altro 8,9% non interviene. In altri casi gli insegnanti parlano con i genitori dei bulli (9,5%) o si rivolgono al Dirigente della scuola (8,7%).
La strada più efficace per fermare il bullismo è punire i bulli (29,5%); al secondo posto si colloca una soluzione che fa leva sul sostegno offerto dal gruppo alla vittima (22,2%); al terzo la richiesta di aiuto agli adulti (17,6%). Il 13,9% dei ragazzi suggerisce di parlare con il bullo e convincerlo a non farlo più; per il 5,6% occorre invece dire alla vittima che deve reagire.
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