Sette proposte in cerca d’accordo. E i writers continuano a firmare muri e bus

Un graffitaro

Il giro di vite contro writers e graffitari c’è ma, almeno per ora, solo sulla carta. Multe salate e persino carcere sono gli ingredienti della “ricetta” del governo, messa nero su bianco nell’articolo 7 del ddl sulla sicurezza in discussione al Senato, che però è stato accantonato per le perplessità emerse nel corso del dibattito a palazzo Madama soprattutto da parte della Lega.
Ora spunta l’ipotesi di lasciare da parte multe e carcere e di prevedere che i graffitari che hanno imbrattato siano “condannati” a ripulire quanto hanno sporcato: i “lavori di ripristino”, come vengono definiti in una intervista dal parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini: “Devono mettere mano ai danni, riverniciando quello che hanno sporcato”.
Intanto, in attesa che la maggioranza decida quali debbano essere le sanzioni da comminare agli “artisti” della bomboletta spray, le cifre dei danni corrono: per ripulire i muri “firmati” da graffitari e writers da Bolzano a Palermo, lo Stato dovrebbe spendere 750 milioni di euro, secondo le stime dell’Associazione nazionale antigraffiti. Ogni anno, spiega Fabrizio De Pasquale, presidente dell’Associazione nata tre anni fa, i danni provocati dai writers possono essere calcolati in 80 milioni di euro che gravano sul bilancio di municipalizzate e comuni.
Altro dato significativo: l’82% delle bombolette spray vendute è destinato all’opera dei graffitari e una indagine pilota condotta dall’Associazione in provincia di Milano ha rivelato che in un mese si vendono 18mila bombolette il cui contenuto finisce inesorabilmente sulla facciata di un edificio o sulla fiancata si un mezzo pubblico di trasporto, soprattutto nelle grandi città, da Milano a Roma, da Torino a Napoli, da Firenze a Bologna, a Palermo. Muri a rischio soprattutto in occasione di manifestazioni di massa, “responsabili” del 30% dei graffiti.
Sacrosanto quindi, per l’Associazione, sanzionare chi imbratta i muri. Ma il carcere, probabilmente, non rappresenterebbe la soluzione ottimale. Servono sanzioni che diano veramente fastidio ai responsabili di queste azioni, come la sospensione della patente, il blocco del motorino, multe a carico dei genitori nel caso di writers minorenni, la pubblicazione dei nomi dei graffitari sui quotidiani.
Per De Pasquale, infine, si potrebbe anche pensare ad incentivare i cittadini a ripulire i muri dei palazzi, magari introducendo riduzioni fiscali come quelle previste per la ristrutturazione delle abitazioni.
Pdl e Lega, alla fine, troveranno un punto di mediazione sull’articolo 7 del ddl sicurezza, ma le proposte depositate in Parlamento dall’inizio della legislatura dimostrano come il problema della tutela del decoro urbano dalle “pennellate” dei writers non sia stato preso sottogamba.
All’esame delle commissioni parlamentari di Camera e Senato ci sono infatti sette proposte di legge per modificare l’articolo 639 del codice penale. Tra le più “severe” c’è sicuramente quella di cui è primo firmatario Siegfried Brugger, presidente del gruppo Misto a Montecitorio, che chiede la reclusione fino a 6 mesi e una multa da 500 a 1.500 euro per gli imbrattatori “semplici”. Se poi la bomboletta spray si abbatte su edifici di interesse storico o artistico, allora il graffitaro rischia fono due anni di galera, una multa che può arrivare a 5mila euro e l’obbligo, anche in questo caso, di ripulire a proprie spese quanto deturpato.

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