Tutti i 1.300 migranti ospiti del Cpa di Lampedusa sono fuggiti poco dopo le 10 dal centro, forzando i cancelli d’ingresso e riuscendo ad aggirare i controlli delle forze dell’ordine. Già all’alba si era registrata la fuga di circa 300 immigrati. Polizia e carabinieri avevano immediatamente avviato posti di blocco per rintracciare tutti i fuggitivi. Gli immigrati fuggiti si sono diretti in corteo - sono oltre mille - verso la piazza del Municipio di Lampedusa e gridano slogan: “Libertà, aiutateci”. Gli extracomunitari corrono lungo la strada senza essere bloccati dalla polizia che li sta, invece, affiancando lungo il percorso senza intervenire. La stessa fuga, a sentire alcuni cittadini intervistati da radio e tv, non sarebbe stata ostacolata troppo energicamente dalle forze dell’ordine.
Gli immigrati sono arrivati in piazza tra gli applausi dei lampedusani. Gli extracomunitari gridano “Grazie Lampedusa” e chiedono di poter lasciare il centro, di essere trasferiti nei Cpt di Brindisi e di poter raggiungere le loro famiglie, molte delle quali sono in Francia, in Germania e nel Nord Italia. Sul palco allestito nella piazza, a dare il benvenuto ai migranti c’è l’ex sindaco Totò Martello, leader del comitato che si oppone alla realizzazione di un centro di identificazione ed espulsione nell’isola.
Dopo un paio d’ore la situazione all’interno del Cpa è tornata tranquilla. Gli extracomunitari, accompagnati dagli abitanti dell’isola, in piccoli gruppi sono tornati all’interno della struttura presidiata dalla polizia e dai carabinieri. Ma una ventina di stranieri si sono barricati in un bar, con coltelli e bottiglie vuote, minacciando di togliersi la vita. Temono il rimpatrio.
Già nel tardo pomeriggio di venerdì alcuni migranti si erano allontanati dal Cpa, ma erano stati poi rintracciati dalle forze dell’ordine e fatti rientrare. Gli immigrati lamentano di essere trattati “in modo poco dignitoso. Abbiamo freddo”, dice un africano giunto a Lampedusa dalla Tunisia, “io ho bisogno dell’insulina, ma non ce n’è. Siamo qui da oltre 30 giorni”.
Una giornata piena di tensioni quella di ieri. Anche a causa dell’esasperazione dei cittadini, che aderendo all’appello del sindaco Bernardino De Rubeis sono scesi in piazza per dire no alla realizzazione del nuovo Centro annunciato dal Viminale, stavolta non di accoglienza, ma di identificazione ed espulsione degli extracomunitari irregolari. Ma, alle proteste dei lampedusani, culminata con lo sciopero generale indetto da un’amministrazione comunale schierata, in modo bipartisan, contro la politica dei rimpatri del ministro Maroni, il governo ha risposto con l’annuncio dell’apertura, nell’ex base navale Loran, da tempo dismessa, del contestato centro di identificazione. Una decisione fortemente criticata dalla delegazione del Pd sbarcata sull’isola e guidata dal vice di Veltroni, Dario Franceschini.
L’arrivo dei parlamentari dell’opposizione, scortati dalla polizia, è stato accolto dagli applausi della gente. “Maroni ci ha tradito”, hanno gridato, rivolti al vicesegretario Franceschini. In testa il sindaco De Rubeis che guida la protesta. “Non siamo razzisti”, spiega, “non abbiamo nulla contro i migranti, ma pensare a un nuovo centro che sarebbe una sorta di lager è impensabile. I rimpatri diretti da Lampedusa sono impraticabili e ritenere che tutti gli extracomunitari che arrivano debbano restare da noi, fino al trasferimento nel loro Paese, è assurdo. Il centro ha una capienza massima che non può essere superata se non a discapito della dignità di chi vi alloggia”. Urla anche oltre il cancello di metallo che separa il Cpa dal resto dell’isola, una struttura inaugurata poco più di un anno fa, nata per ospitare massimo 800 persone, in continua emergenza. I migranti hanno cercato di parlare con i politici e i giornalisti fatti entrare nel cpa insieme alla delegazione.
“Aiuto, liberateci”, hanno gridato tentando di arrampicarsi sulla recinzione. Ognuno ha una storia da raccontare. La maggior parte è nel Cpa da settimane. “Siamo venuti in Italia pensando che fosse il Paese della libertà”, impreca Abdelrazec, 31 anni tunisino. “E invece ci tengono qui dentro ammassati come bestie, il cibo è poco e il futuro è il rimpatrio”. “Sono scappato dalla mia Terra”, interviene Lamin, senegalese di 23 anni, “perché non avevo da mangiare. Voglio solo un lavoro”. Molti hanno ancora negli occhi la paura di un viaggio per mare durato settimane e pagato migliaia di euro. I politici del Pd hanno fatto un rapido giro nel centro - brandine schierate lungo i corridoi, materassini bagnati d’acqua, le tende usate per gli ultimi arrivati. Franceschini ha parlato di “condizione disumana”. Il vicesegretario del Pd ha invocato il rispetto dei trattati internazionali e delle leggi italiane che distinguono la condizione dei possibili richiedenti asilo da quella degli altri migranti.
A esprimere preoccupazione per la condizione dei rifugiati è anche la portavoce dell’Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) Laura Boldrini. Che spiega: “Sono state trasferite nella ex base Loran, che oggi è stata definita dal consiglio dei ministri un Centro di identificazione e di espulsione, un gruppo di donne, molte delle quali sono richiedenti asilo. E questo appare incomprensibile”. Al ministro Maroni si sono rivolti anche gli enti di tutela dei rifugiati riuniti nel Tavolo Asilo che hanno chiesto la “sospensione delle nuove misure restrittive applicate a migranti e rifugiati arrivati via mare a Lampedusa”.
La tensione, montata venerdì tra i lampedusani, riuniti in un consiglio comunale straordinario, in serata è sfociata in scontri con la polizia. Vittima un ragazzo di 16 anni, ricoverato in ospedale. “L’agente che l’ha colpito pagherà”, grida il padre che presenterà denuncia.
- Sabato 24 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 24 Gennaio 2009 alle 13:17 lorenzobus ha scritto:
Secondo me, bisogna cariarli in massa e riportarli in dietro, se non sappiamo dove esattamente perchè non vogliono dirlo … li portiamo dove ci sembra giusto. Mangiano, dormono che vogliono anche un lavoro gratis? Siamo stufi! Tutti a casa o nelle prigioni. Ci vuole un pugno di ferro e non ascoltare il Vaticano… se vogliono possiamo portarli tutti dentro le loro mura… spazio ne hanno e pure soldi!
Il 24 Gennaio 2009 alle 17:04 nhico ha scritto:
Pensare che possano succedere queste cose in modo spontaneo, è pensare da schiocchi. Non porvi subito rimedio in modo definitivo, significa semplicemente calare le brache.
Il 25 Gennaio 2009 alle 1:51 lucia rosi ha scritto:
Questa rivolta, a mio avviso, è stata pilotata e la prova è lampante, guarda caso prorio oggi è sbarcato sull’isola Franceschini!!! Non sono ancora sbarcati che avanzano pretese,come quella di scegliersi la località dove passare le vacanze! Vogliono un lavoro!Ma perché i nostri figli non lo vorrebbero?Durante la manifestazione odierna hanno gridato “libertà”! Ma libertà da cosa e da chi? Basta, poi, con le storie strappa lacrime!!! Staremmo freschi se tutti quelli che hanno fame nel mondo venissero in Italia!!! Spero che il Ministro, forte del sostegno della stragrande maggioranza degli italiani( anche di molti sinistrorsi onesti), lasci blaterare la Boldrini e tutti i pietisti vergognosi che stanno distruggendo l’Italia e ponga fine a questa “esondazione” di clandestini. Forse l’unico modo sarebbe quello di non far arrivare i barconi nelle acque territoriali italiane,altro che la nostra marina che li va a prendere e, con tutti gli onori, li trasporta sulla terraferma!!Ma quanto ci costano? Ci lamentiamo dei tagli del governo,ma ci rendiamo conto di quante risorse occorrono per far fronte al mantenimento dello smisurato numero dei clandestini che ogni giorno arriva sulle nostre coste?
Il 26 Gennaio 2009 alle 19:33 Scontri tra immigrati e polizia a Massa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Insulti allo Stato italiano, alla prefettura e poi calci e pugni alle forze dell’ordine. A Massa un gruppo di circa 60 profughi somali ed eritrei ha protestato per il permesso di soggiorno. Una manifestazione non autorizzata che si è trasformata in uno scontro tra gli stranieri e gli agenti della polizia. I profughi, sbarcati a Lampedusa l’estate scorsa e ospitati nel centro di accoglienza della Croce Rossa della cittadina toscana dal 3 agosto, di prima mattina hanno protestato davanti al palazzo del Governo e poi invaso la strada principale della città sdraiandosi sull’asfalto e annunciando lo sciopero della fame. Gli agenti della polizia di Stato e i carabinieri hanno chiesto ai manifestanti di sciogliere il corteo che non era autorizzato ma sono stati aggrediti. Due i feriti nelle forze dell’ordine tra cui un dirigente della questura toscana colpito con un calcio alla schiena. Ventotto i manifestanti che, al termine della protesta, sono stati portati negli uffici della squadra mobile di Massa e per quattro di loro potrebbe scattare anche l’arresto. Per cercare di trovare una soluzione sono intervenuti il vicesindaco Martina Nardi, alcuni politici locali e l’ex senatore di Rifondazione comunista e presidente di Marmo e Macchine, Mario Ricci. Ricci, secondo le forze dell’ordine, si sarebbe schierato con i manifestanti e avrebbe insultato gli agenti e contestato l’operato degli stessi. Ma sugli scontri di Massa è intervenuta anche la parlamentare del Pdl, Isabella Bertolini: “La sinistra aizza gli immigrati a Lampedusa e le conseguenze cominciano a vedersi anche nel resto d’Italia. La manifestazione non autorizzata di Massa ne è la prova. Qui si scherza con il fuoco. Non si possono tollerare illegalità. Ai responsabili di questa manifestazione non autorizzata non deve essere concesso alcun beneficio. Non si possono infrangere le norme e pretendere di fare i padroni a casa d’altri. Non deve assolutamente passare il concetto che qualunque persona può farsi beffe delle leggi del nostro Paese”. [...]
Il 7 Febbraio 2009 alle 12:51 Lampedusa, dieci immigrati tentano il suicidio contro i rimpatri » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Rivolta a Lampedusa,immigrati in fuga [...]
Il 5 Maggio 2009 alle 0:55 GUANTANAMO ITALIA ha scritto:
[...] On 24th January some 1,300 immigrants broke down the gates of the centre and escaped. At the same time, citizens were holding a demonstration in the town centre against conditions in the camp. Sympathetic to the fugitives’ cause, they marched together against the new policy. The mayor Dino de Rubeis has clashed with Roberto Maroni over the new policy and objected to the island been turned into another “Guantanamo”. (Image from Panorama blog) [...]
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