27 gennaio, giorno della memoria: le commemorazioni in tutta Italia

La marcia dei vivi
“Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo”. Così Primo Levi, in uno scritto, avvisava i visitatori del più celebre dei campi di sterminio nazisti. E affinché le sue parole e quelle di tanti altri sopravvissuti non rimanessero lettera morta è stata istituita dal parlamento italiano nel 2000 la “Giornata della memoria” dell’Olocausto. La data scelta non è casuale: il 27 gennaio del 1945 i cancelli di Auschwitz venivano aperti dall’Armata rossa, e l’orrore dei lager svelato al mondo. Per questo, da 9 anni, in Italia ma anche in altri paesi europei, questa data è sinonimo di commemorazioni, iniziative, marce, concerti, tutto con un solo obiettivo: non dimenticare.
Il culmine delle celebrazioni domani si avrà quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incontrerà al Quirinale l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). La cerimonia, a partire dalle 11.00, sarà preceduta dalla consegna da parte del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta di riconoscenze agli ex internati nei campi di concentramento. Sarà poi la volta dell’intervento del capo dello Stato e subito dopo di quello del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini che premierà tre studenti vincitori del concorso nazionale per il miglior lavoro sulla Shoah. Quindi, interverrà il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 15.00, alla Camera, la commemorazione da parte del presidente Gianfranco Fini. Il tema “Memoria: dalle testimonianze dirette al Museo della Shoah” si intreccia con la presentazione del nuovo Museo sull’Olocausto di Roma presieduto da Leone Paserman e diretto dallo storico Marcello Pezzetti. Prenderanno parte alla cerimonia anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, quello della Provincia Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il segretario del Pd Walter Veltroni che è nel Cda del Museo, oltre il presidente dell’Unione Gattegna, del presidente della Comunità romana Riccardo Pacifici e Luca Zevi, uno degli architetti che ha progettato il Museo.
Alle 18.00 le manifestazioni si sposteranno al Vittoriano dove con il ministro dei beni culturali Sandro Bondi e Bruno Vespa sarà presentato ‘Il libro della Shoah italiana‘ (Einaudi) di Marcello Pezzetti, dedicato ai racconti di chi è sopravvissuto.
Il ministro incontrerà Sami Modiano, uno dei pochi tornati dai campi di sterminio, e saranno letti brani dal libro - presentato anche il giorno dopo a Milano al teatro Dal Verme - da parte di Paola Pitagora e Nuccio Siano.
Ma non saranno solo istituzionali le cerimonie per la memoria dell’orrore dei campi di sterminio. Alle numerose commemorazioni, consegne di medaglie, lapidi, si affiancano infatti i convegni, i concerti, le proiezioni a tema in tutta Italia. Per un elenco esaustivo si può vedere quello riportato sul sito dell’Ucei (a questo link). Particolarmente significativi sono i viaggi in treno che gli studenti di alcune scuole italiane (della Lombardia, di Firenze e di Roma) hanno compiuto o compiranno in settimana verso i campi di sterminio di Auschwitz, Birkenau, Mathausen. Partiranno dai binari sui quali stazionavano i vagoni piombati, come il 21, alla stazione di Milano. Ma i treni non andavano solo in Germania o in Polonia: in Friuli, alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento italiano, sono morti in molti per la loro opposizione a nazismo e fascismo. Proprio in quel luogo alle 11 si svolgerà la cerimonia solenne mentre tre esposizioni approfondiranno le storie legate alle deportazioni nazifasciste: le opere di Mario Moretti, militare italiano deportato dal 1943 al 1945 in Polonia e Germania, una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia e una sul diario di Nicolò Chiucchi, cittadino istriano deportato a Dachau. Per ricordare non solo l’Olocausto degli ebrei, ma anche tutti gli altri che persero la vita nei campi di sterminio: zingari, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra (furono circa 50mila i soldati italiani deportati). Sul treno in partenza da Firenze anche giovani stranieri che frequentano le università italiane: marocchini, palestinesi, rom. Per dire no a ogni discriminazione.
A Genova, ad esempio, il comitato Genova Pride presenterà nella sala delle esposizioni della Regione Liguria la mostra interattiva “Omocausto“, organizzata dal circolo Arcigay L’approdo. A Venezia invece partirà domattina da Chirignago, in terra ferma, la Fiaccolata delle memoria: una marcia che sarà accompagnata dalle testimonianze di sopravvissuti allo sterminio. Sempre nel capoluogo veneto, dove gli ebrei erano di casa da centinaia di anni (l’origine del termine Ghetto è veneziana), gli appuntamenti saranno distribuiti anche a febbraio. Tra gli altri, la prima dello spettacolo teatrale di Moni Ovadia dal titolo “Senza confini, ebrei e zingari“.
Oggi lo scrittore israeliano David Grossman (che sarà anche a Bergamo il giorno successivo) inaugurerà alle 18.00 al Teatro Argentina di Roma il progetto letterario del Teatro di Roma, da un’idea di Lisa Ginzburg, ‘Lettori di razza’. Grossman assisterà alla lettura di alcuni brani del suo ultimo libro “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. A Torino invece al Teatro Vittoria ci sarà la prima dello spettacolo “I segni dell’offesa”, tratto dai ricordi di Giorgiona Arian Levi e Primo Levi e da testi di Peter Weiss.
E perché in futuro, anche quando l’ultimo superstite con il numero tatuato sul braccio non sarà più in vita, non si perda la memoria, è stato istituito (presentata oggi a Roma la IV edizione) un master internazionale di secondo livello in didattica della Shoah, con l’obiettivo di fornire una formazione di alta specializzazione interdisciplinare sulla storia e la memoria dell’Olocausto. Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna ha sottolineato che ‘’si parla molto di Shoah ma pochi la sanno spiegare e insegnare. Per questo, considerato che presto i testimoni non ci saranno più, è necessario raccogliere i documenti e supplire così ai racconti”. E perché, come ricordava sempre Primo Levi, “La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue”.

Commenti

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Il 27 Gennaio 2009 alle 15:19 pietroancona ha scritto:

lettera ad arrigo levi che divide il mondo tra ebrei vittime e tutti gli altri
============================0

Caro Dottor Levi,

ho letto il suo allucinante articolo di oggi in memoria della Shoah. Lei
divide il mondo in ebrei e tutti gli altri cui spetta ricordare il martirio
della Schoah. Questa visione manichea e paranoica del mondo naturalmente
esclude gli ebrei che collaborarono con i nazisti ai danni di altri ebrei
come la signora Stella di Roma e crea una visione del mondo per la quale
dobbiamo tutti nutrire sensi di colpa per quanto si è accaduto sessanta anni
fa e magari non ci dobbiamo permettere di criticare le atrocità contro i
cittadini di Gaza chiusi come topi che riescono a procurarsi da vivere
scavando cunicoli come talpe. Vi dovreste vergognare di mitragliare i
pescatori palestinesi e di abbattere tutte le infrastrutture del mai
costruendo stato palestinese.Vi dovreste vergognare oggi per avere raso al
suolo una citta inerme e terrorizzato per ventidue interminabili giorni i
suoi cittadini innocenti.
Primo Levi disse: gli oppressi diventano oppressori! Anche voi dovete
ricordare la shoah ogni volta che torcete un capello ad una donna
palestinese in un posto di blocco godendo sadicamente come facevano le SS se
abortisce proprio li non avendo il tempo di arrivare all’ospedale.
Penso che l’uso della memoria che fate è terribile e procurerà disgrazia a
noi tutti.
Anche gli ebrei debbono ricordare non solo se stessi ma anche quanti
morirono con loro e che vengono disprezzati e trattati come vittime
insignificanti: gli zingari, i democratici tedeschi, i socialisti, i
comunisti, gli omosessuali, gli anticappati.Dovreste anche ricordare le
vittime dei fascisti morti nei lagers in Jugoslavia ed in Africa a diecine
di migliaia di tutte le età, morti di stenti,malattie,violenza.. L’Italia
deve regolare i suoi conti con la Shoah dei popoli slavi ed africani.
Avreste dovuto dedicare la memoria di oggi non ad esaltare l’unicità dei
diritti di vita e di morte sugli altri che vi derivano dalla Schoah ma per
chiedere perdono ai bambini uccisi con il fosforo e l’uranio senza alcuna
pietà come fossero capretti.

Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

Il 27 Gennaio 2009 alle 16:06 La commozione di Israele nel giorno della memoria » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: 27 gennaio Giorno della memoria, le commemorazioni in tutta Italia - Il vescovo negazionista e la protesta ebraica - Shoah, i libri della memoria - Il giorno della memoria in rete - Guarda la GALLERY [...]

Il 28 Gennaio 2009 alle 11:51 Fini all’attacco del vescovo negazionista. I lefebvriani chiedono scusa » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] In un tentativo di spengere l’incendio delle polemiche del mondo ebraico verso la Chiesa cattolica, i lefebvriani della Fraternità di San Pio X hanno chiesto oggi “perdono” al Papa a a tutti gli “uomini di buona volontà” per le dichiarazioni negazioniste sulla shoah fatte da uno dei loro vescovi, il britannico Richard Williamson. Hanno avuto “conseguenze drammatiche”, si legge nel testo, diffuso non a caso dalla Sala Stampa della Santa Sede, e firmato in data odierna dall’attuale superiore degli ultra-tradizionalisti, mons. Bernard Fellay. “Le affermazioni di mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità”, ha dichiarato Fellay il quale ha anche reso noto di aver proibito al suo confratello qualsiasi nuova dichiarazione pubblica su questioni politiche o storiche. L’ordine deve essere stato recepito perché Williamson, dal suo blog, ha evitato effettivamente di ritornare sull’argomento dell’Olocausto, anche se ha denunciato una campagna mediatica orchestrata ad arte per impedire al Papa di firmare il decreto di riabilitazione dei vescovi consacrati illegittimamente dallo scissionista Marcel Lefebvre, il 30 giugno 1988. Ciò però non gli ha impedito di proclamare “i conciliaristi (il modo in cui definisce i sostenitori del Concilio Vaticano II ndr.) non hanno più il Papa solo dalla loro parte”. In una intervista ad una televisione svedese (qui il VIDEO), registrata a novembre e mandata in onda alla vigilia della pubblicazione del decreto pontificio per la revoca della scomunica ai lefebvriani, Williamson aveva affermato che non vi erano state camere a gas e che solo 200-300 mila ebrei erano morti nei lager nazisti e non 6 milioni. Parole che avevano immediatamente riaperto antiche ferite e proiettato un’ombra oscura su tutta l’operazione voluta da Benedetto XVI per ricomporre lo scisma con i tradizionalisti. Lo stesso Vaticano probabilmente non era pronto ad una simile bufera. Anche nel Giorno della Memoria, le accuse, le precisazioni, i mea culpa si sono accavallati. E se in alcuni blog della Germania, l’ anti-semitismo di Williamson ha trovato subito seguaci tra i giovani neo-nazisti, gli episcopati cattolici di tutto il Continente europeo si sono compattati nel condannare e riprovare il vescovo lefebvriano. Monsignor Kurt Koch, vescovo di basilea e presidente della Conferenza episcopale elvetica definisce “intollerabile” la negazione della Shoah e chiede ai lefebvriani di riconoscere esplicitamente il Concilio vaticano II e la dichiarazione conciliare “Nostra aetate” sui rapporti con l’ebraismo. I vescovi svizzeri sono particolarmente sensibili alla “questione lefebvriana” anche perché il quartier generale dei seguaci di monsignor Lefebvre si trova proprio in Svizzera, ad Econe. “Con un decreto firmato dal prefetto per la Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, il Papa Benedetto XVI ha revocato il 21 gennaio la pena della scomunica contro i quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Questo decreto è l’espressione della volontà del Papa di riassorbire lo scisma con una comunità che conta nel mondo alcune centinaia di migliaia di fedeli e 493 preti. Si è tuttavia prestata poca attenzione” sottolinea il presidente dei vescovi svizzeri “al fatto che questi quattro vescovi rimangono sospesi a divinis. Non è loro permesso, pertanto, di esercitare il loro ministero episcopale”. La politica e le istituzioni non stanno a guardare. “C’è il dovere di indignarsi e non minimizzare quando rieccheggiano teorie negazioniste sempre infami e ancor di più se arrivano da chi ha un incarico religioso”, dice Gianfranco Fini, nel suo discorso per il convegno a Montecitorio sulla Shoah, entrando con nettezza nella polemica legata alle parole del vescovo lefebvriano Williamson. Non è la prima volta che la terza carica dello Stato prende posizione sul tema: poco prima del Natale scorso, durante un convegno organizzato a Montecitorio sui settant’anni delle leggi antiebraiche e razziste, ebbe a dire: “Anche la Chiesa si adeguò all’infamia delle leggi razziali”, scuotendo i palazzi d’Oltretevere e incrociando la polemica con il Vaticano. Ora però Fini se la prende con le tesi negazioniste del vescovo tradizionalista che hanno fatto infuriare la comunità ebraica, che aveva chiamato in causa il Vaticano che aveva incluso Williamson nella lista dei vescovi riabilitati da Benedetto XVI. Già lunedì 26 il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna aveva definito “un’infamia” le tesi che puntano a negare l’Olocausto, chiedenod alla Chiesa di prendere una posizione netta. E una risposta era arrivata dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. Da una parte il prelato aveva espresso il dispiacere della Chiesa “per le infondate affermazioni negazioniste”, riaffermando però apprezzamento per “l’atto di misericordia” del Papa verso i lefebvriani (di cui Williamson fa parte). Le polemiche insomma non si placano: il rabbino di Roma, Riccardo Di Segni, ha espresso la preoccupazione che Williamson sia solo la punta dell’iceberg di un sentimento antisemita diffuso in quella parte tradizionalista della Chiesa che non ha mai accettato le aperture del Concilio Vaticano II. Adesso i lefebvriani hanno rotto un silenzio che stava cominciando a diventare assordante: resta da vedere se la loro lettera riuscirà ad acquietare le preoccupazioni e i sospetti del mondo. ebraico. [...]

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