
Non sembra placarsi la bufera su Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Marcel Lefebvre che - scomunicato proprio per questa ordinazione di carattere scismatico nel ‘88 da Papa Paolo Giovanni II - sabato 24 ha ricevuto il “perdono” pontificio.
Il vescovo Williamson, appartenente alla Fraternità San Pio X (il gruppo fondato da monsignor Lefebvre in dissenso con le riforme del Concilio Vaticano II su libertà religiosa, ecumenismo e liturgia) è al centro di una polemica in Germania e in Svezia per aver negato, in un’intervista tv, la realtà dell’Olocausto, l’esistenza delle camere a gas naziste e per aver ridotto il numero degli ebrei uccisi a 300 mila (anziché sei milioni).
“La riabilitazione è un fatto interno alla Chiesa e su quello non voglio interferire ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un’infamia. Ci auguriamo che con la chiesa cattolica questo sia solo un momento di difficoltà e aspettiamo un gesto positivo”, ha detto il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna. “In questo momento” spiega Gattegna “siamo attenti osservatori delle decisioni che la Chiesa prenderà in merito a chi sostiene tesi negazioniste. Ci auguriamo che ci sia una smentita di queste tesi che chiarisca ogni dubbio a riguardo”.
Una condanna delle tesi negazioniste dell’Olocausto del vescovo Richard Williamson arriva nel frattempo anche da Francia e Germania. Dalla Conferenza episcopale tedesca, parla portavoce Matthias Kopp. Che in un’intervista alla seconda rete televisiva pubblica Zdf le ha definite “inaccettabili”. “Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni”, ha aggiunto Kopp, poichè esse non appartengono all’insegnamento della Chiesa cattolica. Il portavoce ha precisato che la Chiesa cattolica dispone di “meccanismi” per far pressione sul vescovo negazionista ed ha spiegato di considerare “comprensibilissima” l’indignazione della Comunità ebraica. Il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e membro della Commissione pontificia Ecclesia Dei (messa in piedi con motu proprio da papa Wojtyla per favorire il rientro in seno alla Chiesa di tutti gli individui legati alle comunità “tradizionaliste”), definisce “inaccettabili” le “esternazioni di monsignor Williamson”. L’arcivescovo, tuttavia, ritiene che “la remissione della scomunica non è mai la fine ma l’inizio di un processo di dialogo” e che alcuni importanti punti sono ancora tutti da chiarire. Punto centrale quello espresso dall’arcivescovo di Bordeaux: aver tolto la scomunica ai lefevriani non significa ancora aver sanato la frattura creatasi nel 1988; né tantomeno significa accogliere, da parte Vaticana, o condividere nemmeno in parte le assurdità negazioniste.
Di fatto, quello appena iniziato è un anno piuttosoto caldo per Papa Benedetto XVI.
Alla apertura dimostrata con l’apparizione su YouTube del Papa stesso, allo scopo di reggiungere i giovani e dimostrare che la Chiesa è pronta a un dialogo serrato anche attraverso i canali più moderni, fanno da contraltare molti altri fronti.
A cominciare dal rapporto critico con il mondo ebraico, a causa della preghiera del Venerdì santo presente nel rito antico della Messa, che il Pontefice ha liberalizzato con il motu proprio nel 2007.
Mentre fu della fine dello scorso l’aspra polemica con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per le affermazioni di quest’ultimo: “Anche la Chiesa si adeguò all’infamia delle leggi razziali”. Per non parlare poi dei temi “etici”. A parte la delicatissima e italianissima questione di Eluana Englaro, ci sono anche le decisioni del neopresidente Usa Barack Obama americano di rifinanziare le Ong e le cliniche che contemplano anche l’aborto come mezzo di pianificazione familiare nei Paesi poveri: “Tra le tante cose buone che poteva fare, Obama ha scelto invece la peggiore” quella di non fermare “la strage di innocenti” nel mondo: ha comentato il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Elio Sgreccia.
E adesso da Oltretevere sperano che basti, per far fronte alle polemiche, aver messo in cantiere, guerra permettendo, il pellegrinaggio del Papa in Terrasanta e dunque in Israele e nei Territori sottoposti all’autorità palestinese.
Il VIDEO con l’intervista al vescovo Williamson, da YouTube:
- Lunedì 26 Gennaio 2009
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Il 27 Gennaio 2009 alle 17:26 La commozione di Israele nel giorno della memoria » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: 27 gennaio Giorno della memoria, le commemorazioni in tutta Italia - Il vescovo negazionista e la protesta ebraica - Shoah, i libri della memoria - Il giorno della memoria in rete - Guarda la GALLERY [...]
Il 27 Gennaio 2009 alle 20:12 Fini all’attacco del vescovo negazionista: infami le parole di Williamson » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “C’è il dovere di indignarsi e non minimizzare quando rieccheggiano teorie negazioniste sempre infami e ancor di più se arrivano da chi ha un incarico religioso”. Gianfranco Fini, nel suo discorso per il convegno a Montecitorio sulla Shoah, entra con nettezza nella polemica legata alle parole del vescovo lefebvriano Williamson (qui il VIDEO). Quelle tesi negazioniste che hanno fatto infuriare la comunità ebraica, che aveva chiamato in causa il Vaticano che aveva incluso Williamson nella lista dei vescovi riabilitati da Benedetto XVI. Ieri il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna aveva definito “un’infamia” le tesi che puntano a negare l’Olocausto, chiedenod alla Chiesa di prendere una posizione netta. E una risposta era arrivata dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. Da una parte il prelato aveva espresso il dispiacere della Chiesa “per le infondate affermazioni negazioniste”, riaffermando però apprezzamento per “l’atto di misericordia” del Papa verso i lefebvriani (di cui Williamson fa parte). Le polemiche insomma non si placano. E non è bastato che Vaticano abbia ribadito la condanna delle teorie che negano la Shoah. Ormai non si fa che parlare dell’intervista choc del vescovo Williamson, uno dei prelati lefevriani “perdonati” da Benedetto XVI con la revoca della scomunica. Il dibattito infiamma la chiesa e la politica. Oltre alle critiche del presidente della Camera Fini, sono i vescovi svizzeri a prendere carta e penna per condannare quanto affermato dal vescovo negazionista. Monsignor Kurt Koch, vescovo di basilea e presidente della Conferenza episcopale elvetica definisce “intollerabile” la negazione della Shoah e chiede ai lefebvriani di riconoscere esplicitamente il Concilio vaticano II e la dichiarazione conciliare “Nostra aetate” sui rapporti con l’ebraismo. I vescovi svizzeri sono particolarmente sensibili alla “questione lefebvriana” anche perché il quartier generale dei seguaci di monsignor Lefebvre si trova proprio in Svizzera, ad Econe. “Con un decreto firmato dal prefetto per la Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, il Papa Benedetto XVI ha revocato il 21 gennaio la pena della scomunica contro i quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Questo decreto è l’espressione della volontà del Papa di riassorbire lo scisma con una comunità che conta nel mondo alcune centinaia di migliaia di fedeli e 493 preti. Si è tuttavia prestata poca attenzione” sottolinea il presidente dei vescovi svizzeri “al fatto che questi quattro vescovi rimangono sospesi a divinis. Non è loro permesso, pertanto, di esercitare il loro ministero episcopale”. “Diverse reazioni” prosegue Koch “hanno manifestato una grande preoccupazione di fronte a questa decisione del Papa che tende la mano per la riconciliazione. Qui bisogna evitare equivoci: secondo il diritto della Chiesa, la revoca della scomunica non è la riconciliazione o la riabilitazione, ma l’apertura della strada verso la riconciliazione. Questo atto non è, dunque, la fine, ma il punto di partenza per un dialogo necessario sulle questioni controverse. Di fronte a queste profonde divergenze, questo cammino potrà essere lungo”. “L’intervista concessa da uno di questi vescovi alla televisione svedese poco prima della pubblicazione della revoca della scomunica” prosegue il presidente dei vescovi svizzeri “ha aggravato le preoccupazioni”. [...]
Il 28 Gennaio 2009 alle 12:57 Il Rabbinato di Israele rompe i rapporti con il Vaticano » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il Rabbinato d’Israele ritiene “difficile proseguire il dialogo con il Vaticano” se non vi sarà un atto di pubbliche scuse e di ritrattazione delle dichiarazioni sulla Shoah del vescovo lefebvriano Richard Williamson, coinvolto nel recente provvedimento di annullamento della scomunica contro i tradizionalisti deciso dal Papa. Lo sostiene oggi il giornale Jerusalem Post citando una fonte anonima interna all’autorevole istituzione ebraica. Secondo tale fonte, il direttore generale del Rabbinato, Oded Weiner, ha inviato in questi giorni una lettera al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, nella quale si afferma che “sarà difficile proseguire il dialogo senza un atto pubblico di scuse e di ritrattazione” delle affermazioni negazioniste di Williamson. Stando al giornale, il Rabbinato d’Israele, ha intanto già deciso, per dare un primo segnale, di non partecipare a un incontro in Vaticano con lo stesso Kasper fissato dal 2 al 4 marzo prossimi. [...]
Il 1 Febbraio 2009 alle 15:01 sayonara ha scritto:
Ma è mai possibile che nel 2009 debbano ancora esistere degli idioti tipo questo Williamson che mettono in discussione fatti storicamente purtroppo accertati,accaduti e vissuti sulla pelle di milioni di persone (e non solo ebrei fra l’altro).
Questa storia del negazionismo bisogna che finisca una volta per tutte. Se poteva avere una qualche giustificazione a guerra finita dovuta allo sbigottimento e increduità più che altro, oggi non è in alcun modo più ammissibile e dovrebbe comportare l’automatico allontanamento di certi personaggi da certe cariche. Non solo ma va considerato reato (come già in diversi paesi europei peraltro).
Bisogna davvero perdere ancora del tempo a parlare o a fare occupare a gente del genere (che meglio starebbe in un manicomio criminale) le prime pagine dei giornali?
L’unico pericolo vero pericolo di imbecilli del genere come già ebbe a dire il buon Murphy in una delle sue famose leggi è: non discutere mai con un idiota…..qualcuno potrebbe non notare la differenza (sic)
Il 9 Febbraio 2009 alle 16:18 Il Vaticano, la Shoah e i neocrociati alla destra del Papa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È di origine ebraica il sacerdote lefebvriano che ha negato l’Olocausto. Don Floriano Abrahamowicz, responsabile delle comunità tradizionaliste del Nord Est, ha scioccato l’Italia affermando che le camere a gas venivano usate dai nazisti solo per “disinfettare”. Ma suo padre è un ebreo di famiglia ungherese, che si è convertito al cristianesimo, diventando pastore protestante. Un fratello di don Floriano invece è sacerdote cattolico fedelissimo al Papa: vive in Austria ed è stato nominato cappellano di Sua Santità. L’altro fratello è pastore protestante. L’incredibile storia della famiglia Abrahamowicz è solo uno dei paradossi di quella misteriosa e inesplorata galassia di comunità, gruppi e movimenti che si schierano alla destra di papa Ratzinger. Costretti a rimanere nell’ombra durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ora escono allo scoperto approfittando dell’apertura ai tradizionalisti di Benedetto XVI, culminata con la remissione della scomunica a carico dei quattro vescovi lefebvriani. Tra questi c’è Richard Williamson che con le sue dichiarazioni revisioniste ha messo in crisi il dialogo tra il Vaticano e gli ebrei. Il vescovo lefebvriano liquida la Shoah come pura propaganda e sostiene che gli ebrei sterminati nei lager sono stati 300 mila e non sei milioni. Ma Don Floriano e monsignor Williamson non sono casi isolati. Panorama ha censito almeno una ventina di realtà che gravitano nell’orbita della destra conservatrice, galvanizzata dall’attuale pontificato. Ciò che le unisce è la passione per la Messa in latino, celebrata secondo l’antico rito tridentino del XVI secolo. Per il resto sono gruppi assolutamente eterogenei fra loro, alcuni molto vicini al Papa altri tenuti prudentemente a distanza: tradizionalisti cattolici, lefebvriani e sedevacantisti; creazionisti, fatimisti e neo-crociati; negazionisti e revisionisti. Un caleidoscopio di realtà che ingrossano le fila della destra ratzingeriana, dove quanti denunciano il complotto giudaico-massonico convivono con i gruppi filoisraeliani che inneggiano alla nuova crociata contro l’Islam, mentre gli avversari di Darwin si ritrovano con i sostenitori del terzo segreto di Fatima. Tratto distintivo è l’essere “anti”: anticonciliari, antiabortisti, antigiudaici o antiislamici, antievoluzionisti o anticomunisti. [...]
Il 9 Febbraio 2009 alle 16:53 La contromossa dei Lefebvriani: Williamson rimosso dal seminario » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La decisione era nell’aria ormai da qualche giorno e rappresenta l’ultimo capitolo delle accese polemiche che in questi giorni hanno visto al centro il movimento lefebvriano: Richard Williamson l’ultra tradizionalista vescovo che ha negato l’Olocausto (qui il VIDEO) , è stato sostituito alla guida del seminario che dirige dal 2003 a La Reja, una cinquantina di chilometri dal centro di Buenos Aires. A rendere noto l’allontanamento del vescovo negazionista è stato padre Christian Bouchacourt, responsabile per l’America Latina della Fratenità San Pio X, alla quale appartiene Williamson, che ormai da anni vive, tra un viaggio e l’altro, in Argentina, da sempre uno dei paesi del mondo dove i lefebvriani sono più presenti. Un vescovo cattolico può parlare “con autorità ecclesiastica” solo su materie riguardanti “la fede e la morale”, ha detto in un comunicato reso noto dall’agenzia Don Bouchacourt, precisando che le “affermazioni” di Williamson “non riflettono in modo alcuno la posizione” della congregazione. Bouchacourt ha inoltre respinto “con tristezza” le accuse lanciate negli ultimi tempi contro la stessa congregazione ” al fine di screditarla”, ha precisato. Che a La Reja (dove Williamson si era rinchiuso ormai da qualche settimana) le cose si stessero muovendo si era capito chiaramente nel corso del fine settimana. Nella magnifica struttura che i lefebvriani hanno a Buenos Aires (una chiesa e il seminario di Nuestra Senora Corredentora, immersi in una sorta di “tenuta” in mezzo ad un grande parco) nelle ultime ore c’era infatti stato un via vai di sacerdoti. Sembrava essere vicino un annuncio, e infatti ambienti lefebvriani citati dal quotidiano La Nacion avevano riferito sulla possibilità di una rimozione, di fatto, di Williamson. Il giornale aveva riferito anche il nome del probabile successore, e cioè lo spagnolo Alfonso de Galarreta, uno dei quattro vescovi ordinati nel 1988 da Marcel Lefebvre. Come ogni domenica, ieri era stata d’altra parte celebrata la messa a La Reja - con il rito tridentino, con accompagnamento di canti gregoriani - e Williamson non si era fatto vedere, così come era avvenuto anche una settimana fa. Ormai da giorni, la Chiesa argentina aveva d’altra parte ripetutamente puntualizzato di “non avere alcun contatto o vincolo” con i lefebvriani residenti a Buenos Aires, come aveva per esempio precisato Jorge Oesterheld, portavoce della Conferenza episcopale del paese sudamericano. Williamson era tornato sotto i riflettori qualche giorno fa, dopo che il Papa gli aveva chiesto una ritrattazione. Ma in un’intervista inviata via fax a Der Spiegel, si era mantenuto fermo sulle proprie posizioni, affermando anzi di essere pronto a ravvedersi “solo quando troverò prove” sull’ Olocausto, “fatto per il quale - aveva precisato - ci vorrà tempo”. Insomma, aveva fatto capire, non ci sono le prove della Shoah. Ieri, Williamson aveva poi aggiornato il suo blog per far sapere che “non è morto, non sta morendo” e che, d’altro lato, non stava neppure “per andare in pensione”. [...]
Il 12 Febbraio 2009 alle 18:47 Il Papa chiede perdono agli ebrei. E annuncia: “Andrò in Israele” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Prima ha chiesto scusa poi ha annunciato, ufficialmente, che si sta preparando per la sua visita in Israele. Così Benedetto XVI, abbracciando i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane (la “Conference of presidents of major american. Jewish organizations“), ha ripreso le relazioni con i cugini ebrei. Significativo che Papa Ratzinger abbia usato le parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II, per chiedere “perdono” per il comportamento di coloro che, nella storia, hanno causato tanta sofferenza al popolo ebraico. La Shoah, ha affermato, è “un crimine contro Dio e l’umanità” ed è “inaccettabile e intollerabile” chi la nega o la minimizza tra gli uomini di Chiesa. Ratzinger ha anche annunciando che si sta preparando per il suo viaggio in Israele. L’udienza di oggi è stato il primo incontro tra il Pontefice e il mondo ebraico dopo la crisi scoppiata per la revoca della scomunica ai lefebvriani, tra cui il negazionista Williamson. Con parole commosse, il Papa ha ricordato quando Wojtyla, al Muro del Pianto a Gerusalemme durante la sua visita nel marzo 2000, chiese perdono a Dio “per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico ha dovuto soffrire”. “Adesso” ha detto “faccio mia la sua preghiera: Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza“. “La Shoah” ha affermato Benedetto XVI riprendendo le sue stesse parole pronunciate all’udienza generale di due settimane fa” sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perchè la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”. “È mio sentito desiderio che la nostra attuale amicizia cresca anche più forte, così che l’irrevocabile impegno alle relazioni rispettose e armoniose con il popolo dell’Alleanza porti frutti in abbondanza”. La Chiesa cattolica, ha ancora aggiunto, è “profondamente e irrevocabilmente impegnata nel rifiutare ogni anti-semitismo”. “I duemila anni di storia dei rapporti tra giudaismo e Chiesa hanno attraversato molte differenti fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare”, ha ammesso il Papa. “Ora che siamo in grado di incontraci in uno spirito di riconciliazione” ha aggiunto “non dobbiamo permettere alle difficoltà del passato di impedirci di offrirci vicendevolmente la mano in nome dell’amicizia”. I rabbini della ‘Conference of Presidents of major American Jewish Organizations’ hanno chiesto al Papa di far proseguire l’impegno della Chiesa contro ogni forma di antisemitismo ed hanno ribadito la loro volontà di superare le incomprensioni suscitate dal caso del negazionista Williamson. [...]
Il 11 Marzo 2009 alle 16:00 Benedetto XVI, i vescovi e quella “disavventura” chiamata Williamson » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: In video le tesi di monsignor Williamson [...]
Il 3 Febbraio 2010 alle 18:23 Morgan e gli altri choc. Tutti quelli che… la verità ti fa male - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] passato, ad esempio, il caso del vescovo lefebvriano Richard Williamson è esemplare: con le sue frasi negazioniste a una tv svedese imbarazzò parecchio la Santa Sede e fu alla fine espulso dall’Argentina (dove risiedeva) e [...]
Il 3 Febbraio 2010 alle 19:09 Circolo Luce Del Sud » Morgan e gli altri choc. Tutti quelli che….la verità ti fa male ha scritto:
[...] passato, ad esempio, il caso del vescovo lefebvriano Richard Williamson è esemplare: con le sue frasi negazioniste a una tv svedese imbarazzò parecchio la Santa Sede e fu alla fine espulso dall’Argentina (dove risiedeva) e dalla [...]
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