- Tags: An, archivio-Genchi, Copasir, giustizia, inchieste, indagini, intercettazioni, Lega, legge, Pd, pdl, scandalo, telefono
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Il presidente del Consiglio stringe i tempi sul varo di una legge che regolamenti le intercettazioni e invita la maggioranza a trovare un accordo.
Berlusconi, che ieri durante il suo tour elettorale in Sardegna, aveva lanciato l’allarme sul “più grande scandalo della Repubblica” legato ad un imminente probabile diffusione delle intercettazioni contenute nell’archivio Genchi, batte il ferro finché è caldo.
Intanto il Pdl con Gasparri e Quagliariello chiedono che della vicenda Genchi se ne occupi il Parlamento e non solo il Copasir, il Comitato parlamentare per i servizi segreti presieduto dal democratico Francesco Rutelli.
“Si sta ancora parlando” riferisce Berlusconi “con gli alleati che hanno posizioni distinte, e per la Lega Bossi mi ha già detto che seguirà le nostre posizioni. “Si parla” rivela il premier riferendosi all’ archivio in questione “di centinaia di migliaia di persone controllate e questo dovrebbe convincere chi ha ancora qualche dubbio sul fatto che questo strumento di indagine dovrebbe esser solo eccezionale”.
Il via libera sembra confermato dal Carroccio. Il ministro “taglia leggi” Roberto Calderoli, intervistato da Lucia Annunziata a In mezz’ora conferma che le posizioni distinte lamentate dal Cavaliere non riguardano i leghisti. “Siamo tutti sulle stesse posizioni” sostiene Calderoli “visto che sono di nuovo compresi i reati contro la pubblica amministrazione come concussione e corruzione”. Il ministro leghista ci tiene a sottolineare che “non ci sono contrapposizioni” dopo le precisazioni del premier sui tipi di reati da includere nell’ uso delle intercettazioni.
Se un problema Lega sembra non esserci, An non commenta il pressing berlusconiano sul varo della legge ma fa proprie le sue preoccupazioni sull’ archivio Genchi e con Maurizio Gasparri chiede che della vicenda se ne occupi il Parlamento. Domani, annuncia Gasparri, come capogruppo del Pdl al Senato nè parlerà con il presidente del Copasir Francesco Rutelli. Sulla stessa linea interventista Quagliariello: “le informazioni raccolte dal Copasir sull’ archivio, per la loro ampiezza e rilevanza vanno oltre i compiti istituzionali del Comitato”.
Dal canto suo, Rutelli assicura che il Copasir esaminerà in settimana la vicenda con “grande equilibrio e severita”‘ e invita a “tenere i nervi saldi” e per ora a “non correre troppo” sul rischio di una emergenza democratica.
Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, rilancia, però, l’allarme e in attesa che il ministro della Giustizia incontri, a breve, i gruppi parlamentari della maggioranza per discutere del ddl sostiene che “è avvenuto qualcosa di molto inquietante” e si è davanti ad una “possibile manipolazione politica” che investe tutti.
Dall’ opposizione, il primo a reagire all’offensiva del Pdl è Antonio Di Pietro che parla sul suo blog di un “allarme bufala” e di “una furbata bella e buona” di chi “gioca d’anticipo per smorzare l’indignazione che potrebbe causare una legge che limita l’uso delle intercettazioni”. Secondo l’ex pm, inoltre, Gioacchino Genchi ha agito nella legalità su richiesta della magistratura e contesta le cifre su 350 mila persone controllate. Luciano Violante (che nei giorni scorsi aveva mostrato di volere dare seguito al dialogo sulla riforma della giustizia, incontrando il ministro Angelino Alfano) non attacca il centrodestra e sostiene che le intercettazioni “non vanno ridotte ma bisogna rispettare il Codice”. Per Violante, comunque, “è intollerabile che un cittadino, anche se in collegamento con un magistrato, possa accumulare un enorme archivio informativo”.
- Lunedì 26 Gennaio 2009
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Il 26 Gennaio 2009 alle 16:32 » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Intercettazioni: monta il caso Genchi e Berlusconi chiede una stretta [...]
Il 26 Gennaio 2009 alle 16:48 Le verità di Genchi: “Nessun archivio. Berlusconi non c’entra” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il dibattito sulle intercettazioni in primissimo piano nell’attualità politica. Hanno fatto molto discutere, nei giorni scorsi, le rivelazioni sul cosiddetto “archivio Genchi”, contenente, secondo indiscrezioni, migliaia e migliaia di tabulati telefonici, riguardanti politici, magistrati e personaggi pubblici, raccolte dall’ex consulente di Luigi De Magistris. Ospite di SkyTg24, Gioacchino Genchi racconta la sua verità: il mega archivio non esiste ed è una mistificazione creata ad arte per spostare l’attenzione sul nodo intercettazioni e per bloccare le inchieste della procura di Catanzaro: “Mai fatto intercettazioni in vita mia, compreso il periodo di attività che ho svolto nella polizia di Stato”, assicura il consulente informatico che su incarico della Procura della repubblica di Catanzaro collaborava le inchieste “Why not” e “Poseidone”, allora dirette da Luigi De Magistris. “C’è stata una fuga di notizie, con nomi inseriti ad arte”. “Non ho mai effettuato neppure una intercettazione: né legale, né tanto meno illegale, che tra l’altro è punita dalla legge con l’aggravante per chi è pubblico ufficiale, per il quale è previsto l’arresto. Sfido chiunque a dimostrare il contrario”, afferma. “Se qualcuno sostiene che io abbia svolto intercettazioni, lo dica pure: cosi’ mi arrestano. Ma non esiste nessun archivio” ribadisce “è in atto una grande mistificazione”. E allora i nomi di Berlusconi, Prodi, De Gennaro, Spataro nell’archivio? “Questa fuga di notizie, in cui sono stati inseriti ad arte quei nomi, è l’aspetto più evidente della mistificazione, in cui poi a catena sono caduti i politici”, replica Genchi, nel corso dell’intervista : “Perché quei nomi?” si chiede Genchi. “I tabulati, di cui De Magistris ha disposto l’acquisizione, risultano agli atti, che saranno esaminati anche dal Copasir; e dunque si saprà quali sono le utenze telefoniche e i soggetti interessati” premette. “La cosa più grave è che sono stati inseriti, ripeto ‘ad arte’, una serie di nomi che non c’entravano nulla con l’indagine”. Poi durante una conversazione telefonica con l’Ansa, il consulente di De Magistris ribadisce: “Berlusconi con la vicenda Why not non c’entra nulla. Potrebbe entrarci lui, come Bin Laden o il Papa. Tirare dentro lui in questa vicenda facendogli credere che è stato intercettato è un modo come un altro per far sollecitare a Berlusconi iniziative che se deve adottarle le adotti pure, ma non c’entra niente”. Ad esempio, spiega Genchi, “inserire in quell’elenco il nome del procuratore Armando Spataro significava schierare contro De Magistris i tre quarti della magistratura italiana, per la levatura e il peso carismatico che ha Spataro e la sua corrente, presso tutti gli altri magistrati, per il ruolo che ha avuto nel Csm e per quello attuale di magistrato di punta. Ma Spataro non c’azzecca nulla: il suo nome è stato inserito nell’elenco appositamente per tagliare i ponti a De Magistris. Questo, forse, l’Anm ancora non l’ha capito: cominciamo a spiegarglielo bene, così anziché gli anticorpi cominceranno a utilizzare gli antibiotici…”. Quanto a De Gennaro, “forse pensavano che inserendo il suo nome, De Gennaro avrebbe poi fatto fuori Genchi. Ma siccome De Gennaro è una persona molto intelligente, che è stato capo della Polizia, ha capito che è una ‘bufala’ e che lui non c’entra assolutamente niente in questa indagine, né a titolo attivo, né a titolo passivo, né a titolo omissivo. Si sta parlando della acquisizione dei tabulati, della radiografia che si stava facendo sull’indagine, senza parlare di quello che c’è dentro i tabulati che sono stati acquisiti: come fare un processo alla tac del malato, senza considerare cosa ha il malato, che sta morendo”. [...]
Il 26 Gennaio 2009 alle 20:32 Genchi dichiara che non esiste nessun archivio intercettazioni (PANORAMA 26gennaio2009) « IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA’ ha scritto:
[...] Il dibattito sulle intercettazioni in primissimo piano nell’attualità politica. Hanno fatto molto discutere, nei giorni scorsi, le rivelazioni sul cosiddetto “archivio Genchi”, contenente, secondo indiscrezioni, migliaia e migliaia di tabulati telefonici, riguardanti politici, magistrati e personaggi pubblici, raccolte dall’ex consulente di Luigi De Magistris. Ospite di SkyTg24, Gioacchino Genchi racconta la sua verità: il mega archivio non esiste ed è una mistificazione creata ad arte per spostare l’attenzione sul nodo intercettazioni e per bloccare le inchieste della procura di Catanzaro: “Mai fatto intercettazioni in vita mia, compreso il periodo di attività che ho svolto nella polizia di Stato”, assicura il consulente informatico che su incarico della Procura della repubblica di Catanzaro collaborava le inchieste “Why not” e “Poseidone”, allora dirette da Luigi De Magistris. “C’è stata una fuga di notizie, con nomi inseriti ad arte”. “Non ho mai effettuato neppure una intercettazione: né legale, né tanto meno illegale, che tra l’altro è punita dalla legge con l’aggravante per chi è pubblico ufficiale, per il quale è previsto l’arresto. Sfido chiunque a dimostrare il contrario”, afferma. “Se qualcuno sostiene che io abbia svolto intercettazioni, lo dica pure: cosi’ mi arrestano. Ma non esiste nessun archivio” ribadisce “è in atto una grande mistificazione”. E allora i nomi di Berlusconi, Prodi, De Gennaro, Spataro nell’archivio? “Questa fuga di notizie, in cui sono stati inseriti ad arte quei nomi, è l’aspetto più evidente della mistificazione, in cui poi a catena sono caduti i politici”, replica Genchi, nel corso dell’intervista : “Perché quei nomi?” si chiede Genchi. “I tabulati, di cui De Magistris ha disposto l’acquisizione, risultano agli atti, che saranno esaminati anche dal Copasir; e dunque si saprà quali sono le utenze telefoniche e i soggetti interessati” premette. “La cosa più grave è che sono stati inseriti, ripeto ‘ad arte’, una serie di nomi che non c’entravano nulla con l’indagine”. Poi durante una conversazione telefonica con l’Ansa, il consulente di De Magistris ribadisce: “Berlusconi con la vicenda Why not non c’entra nulla. Potrebbe entrarci lui, come Bin Laden o il Papa. Tirare dentro lui in questa vicenda facendogli credere che è stato intercettato è un modo come un altro per far sollecitare a Berlusconi iniziative che se deve adottarle le adotti pure, ma non c’entra niente”. Ad esempio, spiega Genchi, “inserire in quell’elenco il nome del procuratore Armando Spataro significava schierare contro De Magistris i tre quarti della magistratura italiana, per la levatura e il peso carismatico che ha Spataro e la sua corrente, presso tutti gli altri magistrati, per il ruolo che ha avuto nel Csm e per quello attuale di magistrato di punta. Ma Spataro non c’azzecca nulla: il suo nome è stato inserito nell’elenco appositamente per tagliare i ponti a De Magistris. Questo, forse, l’Anm ancora non l’ha capito: cominciamo a spiegarglielo bene, così anziché gli anticorpi cominceranno a utilizzare gli antibiotici…”. Quanto a De Gennaro, “forse pensavano che inserendo il suo nome, De Gennaro avrebbe poi fatto fuori Genchi. Ma siccome De Gennaro è una persona molto intelligente, che è stato capo della Polizia, ha capito che è una ‘bufala’ e che lui non c’entra assolutamente niente in questa indagine, né a titolo attivo, né a titolo passivo, né a titolo omissivo. Si sta parlando della acquisizione dei tabulati, della radiografia che si stava facendo sull’indagine, senza parlare di quello che c’è dentro i tabulati che sono stati acquisiti: come fare un processo alla tac del malato, senza considerare cosa ha il malato, che sta morendo”. (26 gennaio 2009) [...]
Il 27 Gennaio 2009 alle 18:22 luanmagi ha scritto:
per quel che mi interessa possono intercettarmi quanto vogliono, fermo restando che:
- i costi dovrebbero essere scaricati su chi intercetta in malo modo o su chi, intercettato, risulti colpevole di qualche reato,
- le intercettazioni siano supportate da indagini a priori che le giustifichino,
- si stia attenti a non danneggiare finanziariamente o economicamente gli intercettati, comunque innocenti fino a prova contraria,
- non vengano utilizzate per scoprire segreti industriali o tecnici
…
Il 4 Febbraio 2009 alle 14:14 Intercettazioni: Napolitano non firmi la legge » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un nuovo appello al capo dello Stato a far sentire la sua voce quando sul tavolo del Quirinale arriverà la legge sulle intercettazioni per la firma. Antonio Di Pietro, per nulla pentito delle critiche rivolte a Giorgio Napolitano, torna ad ammonire il presidente della Repubblica: “Adesso che arriva il momento della firma della legge sulle intercettazioni, visto che in Parlamento la voteranno tutti con la mano alzata come soldatini - affonda il leader dell’Idv - il presidente si chieda se questa legge sia davvero costituzionale o se umilia la funzione della giustizia costituzionalmente garantita uguale per tutti”. [...]
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