- Tags: An, archivio-Genchi, Copasir, giustizia, inchieste, indagini, intercettazioni, Lega, legge, Pd, pdl, scandalo, telefono
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Il dibattito sulle intercettazioni in primissimo piano nell’attualità politica. Hanno fatto molto discutere, nei giorni scorsi, le rivelazioni sul cosiddetto “archivio Genchi”, contenente, secondo indiscrezioni, migliaia e migliaia di tabulati telefonici, riguardanti politici, magistrati e personaggi pubblici, raccolte dall’ex consulente di Luigi De Magistris.
Ospite di SkyTg24, Gioacchino Genchi racconta la sua verità: il mega archivio non esiste ed è una mistificazione creata ad arte per spostare l’attenzione sul nodo intercettazioni e per bloccare le inchieste della procura di Catanzaro: “Mai fatto intercettazioni in vita mia, compreso il periodo di attività che ho svolto nella polizia di Stato”, assicura il consulente informatico che su incarico della Procura della repubblica di Catanzaro collaborava le inchieste “Why not” e “Poseidone”, allora dirette da Luigi De Magistris. “C’è stata una fuga di notizie, con nomi inseriti ad arte”. “Non ho mai effettuato neppure una intercettazione: né legale, né tanto meno illegale, che tra l’altro è punita dalla legge con l’aggravante per chi è pubblico ufficiale, per il quale è previsto l’arresto. Sfido chiunque a dimostrare il contrario”, afferma. “Se qualcuno sostiene che io abbia svolto intercettazioni, lo dica pure: cosi’ mi arrestano. Ma non esiste nessun archivio” ribadisce “è in atto una grande mistificazione”.
E allora i nomi di Berlusconi, Prodi, De Gennaro, Spataro nell’archivio? “Questa fuga di notizie, in cui sono stati inseriti ad arte quei nomi, è l’aspetto più evidente della mistificazione, in cui poi a catena sono caduti i politici”, replica Genchi, nel corso dell’intervista : “Perché quei nomi?” si chiede Genchi. “I tabulati, di cui De Magistris ha disposto l’acquisizione, risultano agli atti, che saranno esaminati anche dal Copasir; e dunque si saprà quali sono le utenze telefoniche e i soggetti interessati” premette. “La cosa più grave è che sono stati inseriti, ripeto ‘ad arte’, una serie di nomi che non c’entravano nulla con l’indagine”.
Poi durante una conversazione telefonica con l’Ansa, il consulente di De Magistris ribadisce: “Berlusconi con la vicenda Why not non c’entra nulla. Potrebbe entrarci lui, come Bin Laden o il Papa. Tirare dentro lui in questa vicenda facendogli credere che è stato intercettato è un modo come un altro per far sollecitare a Berlusconi iniziative che se deve adottarle le adotti pure, ma non c’entra niente”.
Ad esempio, spiega Genchi, “inserire in quell’elenco il nome del procuratore Armando Spataro significava schierare contro De Magistris i tre quarti della magistratura italiana, per la levatura e il peso carismatico che ha Spataro e la sua corrente, presso tutti gli altri magistrati, per il ruolo che ha avuto nel Csm e per quello attuale di magistrato di punta. Ma Spataro non c’azzecca nulla: il suo nome è stato inserito nell’elenco appositamente per tagliare i ponti a De Magistris. Questo, forse, l’Anm ancora non l’ha capito: cominciamo a spiegarglielo bene, così anziché gli anticorpi cominceranno a utilizzare gli antibiotici…”.
Quanto a De Gennaro, “forse pensavano che inserendo il suo nome, De Gennaro avrebbe poi fatto fuori Genchi. Ma siccome De Gennaro è una persona molto intelligente, che è stato capo della Polizia, ha capito che è una ‘bufala’ e che lui non c’entra assolutamente niente in questa indagine, né a titolo attivo, né a titolo passivo, né a titolo omissivo. Si sta parlando della acquisizione dei tabulati, della radiografia che si stava facendo sull’indagine, senza parlare di quello che c’è dentro i tabulati che sono stati acquisiti: come fare un processo alla tac del malato, senza considerare cosa ha il malato, che sta morendo”.
- Lunedì 26 Gennaio 2009
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Il 27 Gennaio 2009 alle 12:31 Veltroni e il nuovo giro d’Italia. In salita: “Le prossime elezioni le vinciamo noi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Rispondendo ad una domanda dei giornalisti è entrato nella vicenda d’attualità delle intercettazioni e sul caso Genchi: “Aspettiamo l’esito di una vicenda che deve essere approfondita nel merito. C’è un lavoro che sta facendo il Copasir con il suo presidente Francesco Rutelli. Aspettiamo i risultati”. E sulle intercettazioni è stato netto: “Ci devono essere, i magistrati devono poterle usare, ma non devono finire sui giornali”. Sugli stupri e la questione criminalità ha cercato un atteggiamento che ha definito “responsabile e non demagogico”. “Perché sulla sicurezza le demagogie mi fanno orrore e tristezza. Non mettiamo questa materia nella friggitoria della politica”. Chi invece per Veltroni non si comporta bene è, ovviamente, il premier “che cambia idea sulla sicurezza e sull’impiego dei militari ogni mattina. Il problema vero, secondo Veltroni, “è che a causa dei tagli in Finanziaria, le forze dell’ordine diminuiranno di 40 mila unità”. Infine, il leader Pd ha smentito qualsiasi tentativo di abbocco o di alleanza con il Carroccio: “Noi il federalismo lo giudichiamo e lo giudicheremo nel merito. Non lo facciamo per allearci o scontrarci con la Lega. I nostri atteggiamenti li teniamo soltanto sulla base del merito e non di calcoli politicisti”. E il numero due Franceschini ha confermato che il Pd è pronto a cambiare la legge elettorale per le europee introducendo una soglia di sbarramento del 4%. [...]
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