Alfano condanna la giustizia: “Troppo lenta e inefficiente”

Angelino Alfano

“La crisi della giustizia in Italia ha ormai superato ogni limite di tollerabilità”. Netta la condanna del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando alla Camera durante la sua relazione sullo stato della giustizia in Italia.

Per il Guardasigilli se è vero che “la giustizia ha un grande nemico, ovvero la lentezza” è pure vero che “ha grande alleato, cioè la grandissima maggioranza dei magistrati che hanno vinto il concorso e svolgono il loro lavoro con zelo e onestà”. Di fronte ai deputati di Montecitorio ha ricordato che il governo farà le riforme: “Abbiamo un grande consenso che ci impone a tenere fede alle riforme promesse. Per noi non c’è un intervento singolo che possa risolvere tutto. Ci proponiamo un intervento articolato che abbiamo già cominciato”.
Poi un passaggio polemico nel quale Alfano ha spiegato che intende riappropriarsi di quei poteri di organizzazione del sistema giustizia che la Costituzione gli affida all’articolo 110: non sono soltanto il fornitore di carta, penna e calamaio, ma devo provvedere all’organizzazione ed al funzionamento dei servizi della giustizia”.
Alfano ha giudicato il recente scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro “inaccettabile”. Uno scontro che “aumenta la sfiducia dei cittadini che invece va recuperata”. Dopo aver detto no al manuale Cencelli negli incarichi ai magistrati, Alfano ha ricordato di aver “potenziato il Fondo unico della giustizia. Un fondo che ci permetterà di recuperare denaro da destinare alla giustizia risorse che oggi non vengono utilizzate”.

Alfano ha inoltre fornito numeri impressionanti sullo stato dei processi spiegando che “5.425.000 sono i procedimenti civili tuttora pendenti e 3.262.000 quelli penali ancora in corso”. E ha rivelato che la popolazione carceraria è quasi la stessa di quella prima dell’indulto: “Gli effetti dell’ultimo indulto si sono rivelati insufficienti e provvisori: si è passati dalle 43.957 presenze del giugno del 2007 alle 52.613 presenze del maggio del 2008. La scorsa notte hanno dormito nelle carceri italiane 58.692 persone”.
Poi da Alfano è arrivata anche una mano tesa all’opposizione: “Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che la giustizia sia migliore, perché migliorando la giustizia si migliorerà l’Italia”.
Il ministro siciliano nel corso della sua relazione sullo stato della giustizia si è concesso una nota personale sulla sua terra d’origine: “La Sicilia sta cambiando. La Sicilia ha forze imprenditoriali che hanno rifiutato quel sistema di criminalità che la storia ha condannato alla sconfitta”. E poi ha ricordato: “Il governo ha messo in campo per lottare contro la mafia molti interventi normativi che io ho concepito da ministro della Giustizia siciliano, con tutta la passione politica, civile e l’amore per la mia terra. Terra di cui sono orgoglioso”. Alfano ha anche ha reso omaggio ai morti per mano criminale: “Tanti siciliani sono diventati martiri per aver adempiuto al loro dovere”. Alfano ha voluto citare l’esempio “del mio conterraneo il giudice Rosario Livatino, il cui ricordo mi è particolarmente caro”.
Infine sul tema caldo delle intercettazioni, su cui la maggioranza in un vertice a palazzo Grazioli (a casa di Silvio Berlusconi che però era assente per via di un raffreddore) sembra aver trovato la quadra, il Guardasigilli ha sottolineato “lo spreco di denaro pubblico per pagare le intercettazioni telefoniche e ambientali che ha costi impressionanti, con cifre che si aggirano sulle centinaia di milioni di euro”.

Commenti

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Il 27 Gennaio 2009 alle 22:32 shift ha scritto:

Alfano non ha fatto altro che ribadire quello che già si sapeva, il problema quindi non e’ quello di conoscere il problema, ma quello di risolverlo in maniera profonda ed efficiente, altrimenti siamo da capo a 12.

Caro Ministro, sappiamo tutti come stanno le cose già da tempo, la sua elezione deriva proprio dalla risoluzione del problema che i cittadini chiedono, non dallo scoprire l’acqua calda.

Avete la maggioranza proprio per questo motivo:

RISOLVERE SENZA FARE SCONTI A NESSUNO.

I cittadini si stanno chiedendo cosa stiate aspettando, dopo quasi un anno dalla vostra elezione, a risolvere.

Se aspettate un altro po’ vi rimandano a casa a cucire i calzini.

Il 28 Gennaio 2009 alle 0:03 Alfano condanna la giustizia: “Troppo lenta e inefficiente” | L'Olandese volante ha scritto:

[...] (il titolo proviene da Panorama.it) [...]

Il 28 Gennaio 2009 alle 12:39 Intercettazioni, intesa Pdl-Lega: limiti sui tempi, ma non sui reati » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Si potranno intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni, come prevede la legge attuale, ma la durata dell”ascoltò non potrà superare i 45 giorni, prorogabili per altri 15. Per i magistrati responsabili di aver violato il segreto istruttorio, inoltre, scatterà la responsabilità disciplinare e potranno essere trasferiti. La maggioranza, dopo giorni di confronti e riunioni fiume, trova la famosa “quadra” sulle intercettazioni, così come annunciato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano la settimana scorsa. E si prepara a ritirare molti degli emendamenti presentati in commissione al disegno di legge del governo. Il vertice convocato a Palazzo Grazioli tra i “tecnici” della giustizia del centrodestra alla fine si dimostra risolutivo: non ci sarà nessuna “lista” per quanto riguarda i reati che si potranno intercettare, ma si introdurrà un principio che potrebbe cambiare volto all’intero sistema. I magistrati, per chiedere di poter fare delle intercettazioni, non dovranno più avere tra le mani solo “gravi indizi di reato”, come prevedeva il testo Alfano, ma dovranno basarsi su “gravi indizi di colpevolezza”. Su questo punto, spiega il responsabile Giustizia della Lega Matteo Brigandì, uno dei protagonisti della trattativa, l’accordo “è stato praticamente unanime”. “Se la legge attuale sulle intercettazioni infatti fosse stata rispettata e applicata alla lettera” sottolinea il deputato leghista “non ci sarebbe stato alcun bisogno di modificare la normativa. E invece siccome non siamo in una situazione fisiologica, ma patologica, la riforma si è dovuta fare. Perché vogliamo fare del tutto per evitare che continuino gli abusi”. Nel corso della riunione alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il capogruppo del Pdl in commissione Enrico Costa, si è deciso anche di accogliere il principio contenuto nell’emendamento presentato da Francesco Paolo Sisto (Pdl) secondo il quale non si potrà in alcun modo pubblicare il nome del magistrato titolare dell’indagine. Poi si è stabilito di fissare un tetto al budget di spesa visto che, anche oggi, il Guardasigilli, nella sua relazione sulla Giustizia alla Camera, ha ricordato che i costi delle intercettazioni sono ormai fuori controllo. E su questo fronte è stato accolto un emendamento dell’Udc che prevede la possibilità per ogni Procura di avere un suo budget: finito quello, finita ogni possibilità di “ascoltare” gli accusati. “Volevamo evitare in questo modo” commenta il deputato centrista Roberto Rao “la cosiddetta ‘pesca a strascico’ e cioè ho tutti i soldi che voglio intercetto tutto. In questo modo, invece, si sarà costretti a fare le cose in modo più razionale e mirato”. Se poi verrà aperto un procedimento a carico di ignoti per una fuga di notizie, questo, come competenza, passerà al distretto di Corte d’Appello più vicino. “Presenterò” ha annunciato Alfano “un emendamento per togliere dal ddl la previsione del carcere per i giornalisti”. Anche se, ha avvertito, “si affermerà comunque il principio di responsabilità del giornale, cioé dell’editore”. [...]

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