Cocaina tra le sbarre a San Vittore, guardia complice dei pusher

Carcere di massima sicurezza

Le maglie della sorveglianza carceraria si sono allargate e attraverso la falla sono passati messaggi, schede telefoniche e dosi di cocaina provenienti dall’esterno. Tutto grazie alla collaborazione di un agente di polizia penitenziaria addetto alla sala colloqui coi familiari, che in cambio riceveva la droga per sé. Succedeva nel carcere milanese di San Vittore, dove la guardia è stata arrestata dai suoi stessi colleghi.

Le indagini, durate quasi due anni, sono state svolte dai carabinieri della compagnia di San Donato Milanese e coordinate dal pm Ester Nocera. Il lavoro degli inquirenti è partito dal giro di spaccio intorno a via Di Vittorio a San Donato. Un traffico gestito da un gruppo di italiani, in gran parte pregiudicati e legati alle famiglie Lanzillotta e Popolizio, agli ordini di Antonio Popolizio, detto “il Presidente” (da cui ha preso il nome l’operazione). L’organizzazione si riforniva direttamente di cocaina facendosela spedire dal Sud America e la smerciava nel quartiere. Dove i componenti erano in molti casi parenti tra loro e dove non mancavano le vedette pronte a far scappare i pusher all’arrivo delle forze dell’ordine.

Il pm Nocera ha chiesto 39 provvedimenti di custodia cautelare, 29 sono stati eseguiti questa mattina per traffico di droga. Durante le indagini sono stati intercettati i telefoni (in tutto 56) dei componenti del gruppo. E dall’ascolto delle loro conversazioni si è scoperto il retroscena carcerario del traffico. Se infatti uno di loro finiva in carcere, c’era il modo di rimanere in contatto coi complici all’esterno. Attraverso appunto l’agente di polizia penitenziaria, Mirko M., di 32 anni, in servizio da 14.

L’agente permetteva a due detenuti, Giuseppe Migliore e Davide Iacono, entrambi in carcere per droga, di usare il telefonino per ordinare la droga. A volte era la guardia a portare nella prigione le schede telefoniche e le dosi, chiamate in gergo “bottiglie”, alcune delle quali destinate proprio a lui come retribuzione per la complicità. Oppure riceveva i pacchi dai visitatori e li consegnava ai due detenuti.

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