“L’intesa della maggioranza sulle intercettazioni è stata confermata ed è stata tradotta in un emendamento che ora si sta scrivendo materialmente a macchina perché venga presentato nel primo pomeriggio a Montecitorio”. Il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio Giulia Bongiorno sintetizza così quanto avvenuto nella riunione dei tecnici della Giustizia di Lega e Pdl conclusasi a palazzo Grazioli.
Secondo quanto si apprende nella proposta di modifica che il governo dovrebbe presentare in commissione nel pomeriggio resta la parte che prevede la presenza di “gravi indizi di colpevolezza” per intercettare. Una misura, questa, molto contestata dal centrosinistra. “Se è vero che verrà lasciata questa previsione nel testo”, commenta il capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti, “significa che il centrodestra non vuole che si facciano le intercettazioni”. Ed era questo uno dei principali paletti che il Pd chiedeva venisse rimosso per poter esprimere almeno un’astensione in sede di votazione del provvedimento.
Sempre secondo quanto si apprende nell’emendamento del governo si prevederebbe anche la possibilità di utilizzare i tabulati in presenza di reato per indagini contro ignoti. Confermata, quindi, la durata delle intercettazioni che non potrà essere per più di 30 giorni prorogabili di 15, più 15 giorni. Alcuni esponenti della maggioranza che hanno preso parte alla riunione di palazzo Grazioli avvertono che sono stati recepiti numerosi emendamenti del centrosinistra, “soprattutto dell’Udc”.
La seduta della commissione Giustizia, che era stata sospesa in attesa della consegna materiale dell’emendamento da parte del governo, è prevista nel pomeriggio, dopo l’esame in Aula del provvedimento sullo stalking.
“Se non ci sarà una marcia indietro del governo” sulle intercettazioni, il voto del Pd “non potrà che restare contrario”, perché le “differenze sono insanabili”. Così Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia nel governo ombra del Pd, al termine della riunione del governo ombra che si è svolta oggi, presieduta da Dario Franceschini, dal momento che Walter Veltroni è impegnato in Sardegna.
“Sulle intercettazioni le differenze con il governo rimangono insanabili”, spiega, “perché riteniamo che le indagini vadano svolte a 360 gradi e senza limitazioni, per contrastare la criminalità e garantire al meglio la sicurezza dei cittadini. Noi”, aggiunge Tenaglia, “siamo favorevoli ad evitare abusi nella pubblicazione delle intercettazioni e a tutelare la privacy dei cittadin”.
- Giovedì 29 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 29 Gennaio 2009 alle 18:27 mephisto ha scritto:
dal QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
Gli 007 lucani nel grande archivio
Acquisiti i tabulati del colonnello MascaroEra «il braccio destro del generale Pollari»
di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Il numero di Niccolò Pollari, ex direttore del Sismi, non c’è nel superarchivio del consulente della procura di Catanzaro Gioacchino Genchi. Forse è vero. Ma c’è quello «del suo braccio destro»: il colonnello Antonio Mascaro, «tra i vertici dei servizi segreti in Basilicata», così viene definito da un suo amico nel corso di un interrogatorio.
Le utenze telefoniche dello 007 sono state monitorate nel corso del procedimento sulle toghe lucane. Il suo traffico telefonico è finito sotto la lente dell’ex detective, oggi consulente tecnico delle procure, Gioacchino Genchi.
I «report» - così il consulente chiama i contatti telefonici - del colonnello Mascaro analizzati vanno dal 27 maggio del 1999 al 3 maggio del 2007. Del colonnello in forze al servizio segreto militare non si hanno notizie. A Potenza lo conoscono in pochi. «Il suo ufficio era all’Agenzia delle entrate», ricorda una fonte che preferisce restare anonima. Un commercialista calabrese conferma ai carabinieri di Salerno di conoscerlo e lo definisce così: «Antonio Mascaro è un generale della Guardia di finanza, componente del Sismi, e braccio destro di Pollari». Braccio destro di Pollari.
L’ex pm Luigi De Magistris è più preciso: «Antonio Mascaro è al vertice dei servizi di sicurezza in Basilicata». Ma perché l’ex pm ha acquisito i tabulati di un agente segreto? Spiega il magistrato: «La sua posizione risultava rilevante in considerazione del suoi rapporti, tra gli altri, con il generale Walter Lombardo Cretella, con Lorenzo Cesa, e ufficiali della Guardia di finanza (tra cui il tenente Brunella Bruno, poi al Cesis ndr)».
Anche di Genchi si sa poco. «Dicono che il suo studio sia simile a un bunker», commenta un agente della Guardia di finanza che l’ha conosciuto. Ma l’ha potuto incontrare solo sul web. «Lui comunica con skype». E invia le sue consulenze per posta elettronica. Gioacchino Genchi, 48 anni, è un ex vicequestore della polizia di Stato. Ha lavorato con Paolo Borsellino, sperimentando per primo i sistemi di intercettazione telefonica. Poi ha appeso la divisa, indossato le cuffie da ascolto e intercettato milioni di telefonate. «Per me si occupava in particolare dell’analisi dei traffici telefonici con contestuale informatizzazione dei dati», dice De Magistris. E così ha scoperto che tra i magistrati lucani c’erano delle «utenze circolari», che «intrattengono contatti frequenti» con il senatore del Pd Filippo Bubbico, con l’ex direttore generale dell’Ospedale San Carlo Michele Cannizzaro, con sua moglie, ex pm antimafia, Felicia Genovese, con l’ex colonnello dei carabinieri Piero Gentili, poi diventato addetto alla sicurezza del megavillaggio Marinagri, con magistrati della procura generale di Potenza, con l’avvocato Emilio Nicola Buccico, e altri ancora, «alcuni dei quali con ruoli chiave anche al di fuori della Basilicata». Genchi, su incarico di De Magistris, ha raccolto milioni di «report» di politici, magistrati e imprenditori lucani. Non solo. Ha trasferito tutti i nomi delle loro rubriche telefoniche su word e ha incrociato i dati. Poi ha prelevato il testo degli sms in memoria e le foto dalle memory card. E’ finito tutto in uno scatolone impolverato - che il Quotidiano ha potuto visionare in esclusiva - chiuso in un armadio della procura a Catanzaro, sotto la voce «consulenza tecnica del procedimento 3750/03». Lì ci sono i dati registrati nel telefono Qtek Pocket di colore grigio sequestrato al senatore Bubbico, quelli del Siemens Cf110 dell’ex capo della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano, quelli del Samsung Sgh del procuratore generale Vincenzo Tufano, quelli del Nokia dell’avvocato Nuccio Labriola, quelli del Blackberry del presidente della Regione Vito De Filippo, quelli del palmare del capo della procura di Matera Giuseppe Chieco, e tanti altri. Telefonate pubbliche e private. Sms personali, con gli auguri di pasqua, gli “in bocca al lupo” degli amici e le catene di sant’Antonio. Le foto del gatto, della famiglia e di serate in compagnia. L’archivio di Genchi contiene anche questo. Qualcuno si è insospettito. Come l’ex procuratore generale di Catanzaro Dolcino Favi, che ha revocato gli incarichi al superconsulente. Secondo lui Genchi «potrebbe aver erroneamente svolto l’attività tecnica delegata con violazione dei doveri di corretta e leale collaborazione con il pm delegante conformemente al suo ruolo processuale, sollecitandolo all’acquisizione di tabulati telefonici di persone per le quali vi è riserva costituzionale di procedimenti di acquisizione garantiti dalla legge». Ecco perché c’è chi sostiene che l’archivio sia illegale. Lui si arrabbia. E dice al Giornale radio: «Non esiste alcun archivio».
De Magistris lo difende a Salerno: «Si parlava del fatto che, io insieme a Genchi, oppure Genchi utilizando me, avremmo creato una sorta di grande fratello giudiziario, cioè una banca dati… e poi su questo ci possiamo ritornare perché e una cosa assolutamente falsa».
I magistrati di Catanzaro che ce l’hanno con il superconsulente, invece, sostengono «che ha raccolto una vera e propria bancadati (578.000 record di richieste anagrafiche)». E ancora: «Dall’organo tecnico era gia stato informalmente comunicato che la banca dati, così costituita dai provvedimenti del pm De Magistris, su imput del consulente Gioacchino Genchi, annoverava migliaia di utenze telefoniche, intestate a magistrati, parlamentari e perfino utenze coperte da segreto di Stato». Come quella del colonnello Mascaro.
f.amendolara@luedi.it
Il 29 Gennaio 2009 alle 20:25 roverna ha scritto:
Tutto sommato ha ragione Di Pietro; la riforma della Giustizia così come proposta dal governo, ancora una volta va a tutelare solo gli interessi di pochi, anzi pochissimi, forse di uno solo..
Limitare le intercettazioni significherebbe ridurre notevolmente le possibilità di acquisire elementi probatori a carico della criminalità comune e “politica” con essa collusa..
A mio avviso non si può fissare a priori un limite sull’uso delle intercettazioni, in quanto proprio attraverso queste, si possono scoprire reati molto più gravi rispetto a quelli per i quali siano iniziate le indagini…
A mio avviso, bisognerebbe unicamente perseguire coloro i quali diffondono il contenuto delle intercettazioni nella fase in cui vige il segreto istruttorio, irrogando loro severe sanzioni.
Altre riforme sarebbero necessarie al fine di snellire i processi penali, magari riformando il codice di p.p. in modo da poter far ricorso a pene alternative , come in Inghilterra, per reati minori..
così facendo si risparmierebbero anche ingenti somme..
Secondo me andrebbe modificato anche il criterio di nomina dei membri del CSM, ( previa riforma costituzionale) al fine di attribuire in modo più equo la loro nomina, che attualmente misembra troppo sbilanciata( 10 membri nominati dagli stessi magistrati e solo 5 dal Parlamento).
Inoltre i Magistrati dovrebbero svolgere esclusivamente funzioni
giurisdizionali e non anche extra -giudiziarie, come avviene attualmente ( presidenza di varie commissioni ecc. ecc.).
Altra anomalia da eliminare è la possibilità di passare dall’ordine giudiziario al Parlamento e viceversa…
Io vieterei ai magistrati, una volta eletti in Parlamento di poter tornare a svolgere le funzioni precedenti..
Forse basterebbe semplicemente applicare integralmente l’art. 3 della Costituzione, per avere una “Giustizia” più giusta…
ma…
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