12 domande e 12 risposte per capire il caso Eluana

Papà Englaro con la foto di Eluana
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Divide l’Italia il caso di Eluana Englaro, in stato di incoscienza da 17 anni dopo un incidente. Suscita discussioni accese: da un lato chi appoggia la battaglia del padre Beppino per lasciar morire una figlia che non avrebbe voluto una vita come questa; dall’altro chi ritiene che anche lo stato di incoscienza sia vita e rifiuta l’idea che vi si possa porre fine. Panorama in queste pagine ha cercato di rispondere ai quesiti più importanti sollevati dalla vicenda.

Che cosa dice la legge italiana?

«Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». L’articolo 32 della Costituzione è chiarissimo. Ma su come applicarlo (eutanasia, testamento biologico, alimentazione e idratazione assistite, trattamenti sanitari irrinunciabili) in Italia c’è il vuoto legislativo. Anche per questo la vicenda di Eluana è diventata dirompente. Per sospendere i trattamenti sanitari alla figlia, Beppino Englaro si è rivolto alla magistratura. Tribunali di ogni ordine e grado gli hanno finora dato ragione: ultima la Corte di cassazione, che con la pronuncia numero 27145 del 13 novembre 2008 ha confermato il diritto per chiunque di rifiutare le cure sanitarie, alimentazione e idratazione comprese. È diventato così definitivo il decreto della Corte d’appello di Milano che autorizzava, in luglio, l’interruzione dei trattamenti. Interruzione mai resa effettiva: la Regione Lombardia ha negato il ricovero di Eluana in una propria struttura per eseguire la sentenza, costringendo Englaro a cercare altrove. Il 22 gennaio il tar lombardo ha annullato il provvedimento regionale. Il 27 gennaio il governatore Roberto Formigoni ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato. (Laura Maragnani)

Cosa chiede il padre? Perché, dato che per Eluana è stato autorizzato all’interruzione dei trattamenti, non lo fa in casa propria?
«Ora, come sempre, chiediamo il diritto di rifiutare le terapie» dice Englaro. «Chiediamo la libertà di cura». Tanto più ora, «dopo la decisione di luglio della Corte d’appello di Milano» chiarisce Vittorio Angiolini, legale della famiglia, «non resta che il sistema sanitario faccia il suo dovere, secondo le disposizioni del tutore e come autorizzato dal decreto». Eluana, racconta il padre, aveva spesso discusso in famiglia il tema delle terapie terminali, anche perché era stata toccata dalla vicenda di un suo amico, Alessandro, finito in rianimazione. Ne aveva orrore, tanto da dire che non le avrebbe mai accettate: «Noi speriamo che sia arrivato il momento di liberarla». Perché allora non a casa? «Perché Eluana è stata tenuta artificialmente in vita, invasa corporalmente senza il suo consenso da terapie attuate sempre e solo in strutture cliniche adeguate» aggiunge Englaro. «La logica conseguenza è che la cura imposta cessi in un’altrettanto adeguata struttura confacente al percorso clinico previsto». Aggiunge Angiolini: «In casa, oltretutto, non sarebbe più semplice né più sicuro». (Donatella Marino)

Perché Eluana non viene portata all’estero, in paesi dove l’eutanasia è consentita? «In primo luogo perché non è eutanasia e tale non l’ha classificata nemmeno la Cassazione » afferma il legale degli Englaro, Angiolini. «Poi perché c’è una decisione della giustizia italiana che per questo va attuata in Italia. Oltretutto, secondo il diritto internazionale non sarebbe comunque una procedura automatica: per il trattamento sanitario la legge applicabile è quella del luogo dove viene erogato». Il punto di vista del padre di Eluana è questo: «Un paese non può squalificarsi al punto da non poter mettere in pratica un decreto definitivo della magistratura». Ma anche per Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, l’ipotesi estero non sarebbe praticabile: «Servirebbe un consenso informato, firmato dalla persona in questione. L’anomalia del caso Eluana è proprio questa: non esiste alcun documento del genere, nulla di scritto. La sua volontà è stata ricostruita su base indiziaria». (D.M.)

A che punto è il dibattito sulla legge?
Raffaele Calabrò, 62 anni, cardiologo di Lucera, tre figli, quattro nipoti: la legge sul testamento biologico è nelle mani di questo senatore del Pdl, vicino all’Opus Dei. Martedì 27 gennaio ha presentato in commissione Sanità al Senato il testo di maggioranza sui Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) messo a punto con il governo. Articolo 1: «La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza ». E dunque: divieto di accanimento terapeutico, ma anche di «ogni forma, sia attiva che omissiva, di eutanasia». Divieto di suicidio assistito. Istituzione di un registro nazionale per la raccolta dei Dat, che vanno firmati davanti al notaio alla presenza di un medico e durano 3 anni. «Idratazione e alimentazione non sono considerate terapie, bensì forme di sostegno vitale» precisa Calabrò. «Non è possibile rifiutarle». «Un testo lontano dalle sofferenze dei pazienti » per Ignazio Marino, capogruppo del Pd in commissione Sanità. Invece «una buona proposta che coniuga difesa della vita e libertà della persona» secondo nove senatori pd vicini ai teodem che non condividono la posizione prevalente del partito, così riassunta da Marina Sereni: «Rivendichiamo la possibilità di dire no ai trattamenti sanitari, comprese idratazione e alimentazione forzata ». Se questa legge fosse stata in vigore prima della sentenza della Cassazione, Eluana non potrebbe essere lasciata morire. (L.M.)

Perché gli ospedali che si erano offerti di sospendere i trattamenti a Eluana hanno fatto retromarcia?
«La casa di cura Città di Udine comunica di trovarsi costretta a ritirare la propria disponibilità». È il 16 gennaio quando Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica, spiega così la marcia indietro: «Il ministro Sacconi potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a rischio l’operatività della struttura, e quindi il lavoro di più di 300 persone». A muoversi liberamente possono essere solo strutture non convenzionate come l’hospice La Quiete di Udine, di proprietà comunale, che sta ora discutendo con Beppino Englaro le modalità di un prossimo ricovero. (L.M.)

Può in questo caso un medico fare obiezione di coscienza?
La legge prevede l’obiezione di coscienza, ovvero l’esonero dal prestare un servizio pubblico, in casi come aborto, fecondazione assistita, sperimentazione su animali. Negli altri casi, come quello di Eluana, l’obiezione invocata dall’arcivescovo di Torino Severino Poletto per «i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intendono interrompere alimentazione e idratazione» può presupporre una disobbedienza civile? Anche accettando l’idea che nessuno può essere costretto a fare qualcosa che non condivide, la clausola di coscienza non esime la struttura sanitaria dal fornire i trattamenti richiesti o previsti, trasferendo la responsabilità a un altro medico. «Se la Regione Lombardia è rispettosa della coscienza dei suoi medici, deve provvedere a far sì che alcuni di essi garantiscano le prestazioni dovute» sostiene il magistrato Amedeo Santosuosso. «Diversamente dall’aborto, dove il medico non compie un atto che non si sente di condividere, in questo caso l’obiezione di coscienza invade la libertà personale, non rispetta la volontà, la dignità di un individuo e le sue convinzioni culturali» dice Ignazio Marino. «Compito del medico, che sia di tradizione laica o cristiana, è assistere il malato, anche se questi rifiuta le cure che lui in scienza e coscienza vuole prestargli ». (Gianna Milano)

Quello di Eluana si può considerare accanimento terapeutico?
L’articolo 32 della Costituzione dice che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». E l’articolo 13 garantisce l’inviolabilità della libertà personale, quindi del proprio corpo. Si potrebbe perciò definire accanimento terapeutico qualsiasi trattamento attuato senza l’esplicito assenso della persona e percepito come sproporzionato alle condizioni in cui si trova. «Una legge dello Stato non può definirlo perché dipende da un sentire individuale, dal contesto culturale e dalla fede. Ciò che per me può essere accanimento terapeutico per un’altra persona può non esserlo» risponde Ignazio Marino. Il codice italiano di deontologia medica definisce l’accanimento terapeutico come l’irragionevole «ostinazione in trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per il malato o un miglioramento della qualità di vita». E nell’Enciclica Evangelium vitae Giovanni Paolo II definisce accanimento terapeutico certi «interventi non più adeguati alla reale situazione del malato perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o perché troppo gravosi per lui e per la famiglia».

La commissione dell’Istituto superiore della sanità cui l’ex ministro della Salute Livia Turco chiese di stabilire se nel caso di Piergiorgio Welby si dovesse parlare di accanimento terapeutico concluse di no, e quindi non si poteva interrompere la ventilazione artificiale. «Anche mezzi di sostegno vitale, se usati contro la mia volontà, sono un accanirsi terapeutico. Che probabilità ha Eluana di uscire dal coma?» si chiede Maurizio Mori, della Consulta di bioetica di Milano. (G.M.)

Ci si può risvegliare da uno «stato vegetativo persistente»?
Non esiste una risposta univoca a questa domanda, perché la definizione stessa di stato vegetativo persistente (Svp) è oggetto di ampio dibattito, così come ciò che si intende per «risveglio». Uno studio effettuato nel 1998 dal Royal College of physicians britannico afferma che il 43 per cento dei pazienti ricoverati con diagnosi di Svp sarebbe in realtà in stato di minima coscienza, una forma più lieve di alterazione della coscienza stessa. Recentemente, inoltre, sono stati pubblicati i risultati di diverse sperimentazioni su pazienti in stato vegetativo persistente che hanno subito un intervento neurochirurgico per l’impianto di stimolatori cerebrali: piccoli apparecchi che, come il pacemaker cardiaco, inviano stimoli elettrici a determinate aree del cervello. In alcuni di essi (tra cui una paziente torinese) si è assistito a un miglioramento che i giornali hanno chiamato risveglio, ma che equivale, in effetti, al passaggio da Svp a stato di minima coscienza, con un’interazione con l’ambiente molto limitata. (Daniela Ovadia)

Quanto costa tenere in vita Eluana? Quanti sono in Italia i malati come lei? Eluana non è mai tornata a casa. Ha trascorso i primi due anni dopo l’incidente fra rianimazione e lungodegenza riabilitativa, fino alla diagnosi-prognosi definitiva di stato vegetativo. È seguito il ricovero nella casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, struttura privata convenzionata con il sistema sanitario dove è rimasta per un totale di 17 anni («Più di 6.219 giorni» puntualizza il padre). Secondo i dati dell’assessorato alla Famiglia della Regione Lombardia, delegato alla gestione di hospice, case di cura e di riposo, mantenere Eluana costa 82 euro al giorno, poco meno di 30 mila euro l’anno, contro una media di 160 euro per analoghe situazioni. In tutto in Lombardia ci sono 481 casi (dati ad agosto 2008). Non esiste un censimento nazionale: l’ultima indicazione ministeriale, ferma al 2006, parla di circa 1.500 persone in Italia. (D.M.)

Perché il ministero della Salute è intervenuto con un atto di indirizzo, e cosa dispone?
L’atto di indirizzo del 16 dicembre 2008, firmato dal ministro Maurizio Sacconi, è stato inviato ai presidenti delle regioni. Sacconi ha spiegato in una recente nota che «in assenza di una disciplina legislativa dedicata alla regolazione della fine della vita, a questo punto da sollecitare al Parlamento, la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione non poteva non essere accompagnata da un atto di ricognizione dei principi generali in materia». Due i punti cardine del dispositivo, sintetizzati a Panorama dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presidente della Commissione ministeriale sugli stati vegetativi: il parere del Comitato nazionale per la bioetica («massima autorità in materia, oltre che organo consultivo della presidenza del Consiglio»), che già nel 2005 sancì che alimentazione e idratazione non sono terapie, ma atti indispensabili per garantire condizioni base per vivere; la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità in particolare l’articolo 25 contro le discriminazioni, applicabile anche agli stati vegetativi. Testo sottoscritto dall’Italia «con sostegno bipartisan» e in corso di ratifica dopo l’approvazione a novembre del Consiglio dei ministri. Aggiunge Roccella: «La sanità è materia concorrente fra Stato e regioni, l’atto d’indirizzo serve a garantire uniformità nazionale. Non solo, il nostro sistema sanitario, orientato alla cura e non al suo contrario, non dispone in caso di morte assistita né dei protocolli essenziali d’assistenza né di dimissione». (D.M.)

Perché è stato contestato il provvedimento del ministro Sacconi?
«Inidoneo», «illegittimo», «abnorme», «nullo»: i giudizi di costituzionalisti sull’atto di indirizzo del ministro, che ha aperto un fronte nuovo nella vicenda Englaro, un possibile conflitto tra poteri dello Stato. Un atto amministrativo, secondo i critici di Sacconi, non può vanificare una sentenza definitiva della magistratura. Può per di più un ministro definire illegale l’operato di chi si appresta a eseguirla? No, secondo Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti: «L’atto di indirizzo del ministro è scorretto. Spetta al Parlamento fare le leggi e ai giudici applicarle». La direttiva del ministero sarebbe addirittura «tre volte incostituzionale» secondo il costituzionalista Michele Ainis, il primo a censurare Sacconi, sulla Stampa del 18 dicembre: l’atto di indirizzo a suo parere offende «le competenze regionali» perché «gli atti di indirizzo e coordinamento sono vietati nel campo della sanità », «calpesta la sovranità del Parlamento » (soltanto una legge statale di principio può intervenire in materia sanitaria) e «viola le attribuzioni del corpo giudiziario » (sul caso Eluana c’è ormai una sentenza definitiva della Cassazione). (L.M.)

Qual è la posizione della Chiesa italiana?
Da sempre contraria all’eutanasia, la Cei ha aperto alla possibilità di una legge sulla fine della vita dopo il provvedimento della Corte d’appello di Milano su Eluana, nel luglio scorso. La Chiesa teme che il vuoto legislativo possa essere colmato solo dalla magistratura. Pertanto una legge che autorizzi le dichiarazioni anticipate di volontà viene considerata il male minore. I vescovi però non accettano che si parli di testamento biologico: preferiscono chiamarla «legge sul fine vita». Chiedono infatti che la norma non affronti solo la questione delle dichiarazioni anticipate di volontà di trattamento ma, più in generale, promuova le cure palliative, l’apertura di hospice dove accogliere persone in coma irreversibile o stato di incoscienza, l’assistenza domiciliare e gli aiuti alle famiglie di malati terminali. In concreto, per la Chiesa le dichiarazioni anticipate devono essere volontarie, devono avere validità di tempo limitata, vanno sottoscritte davanti al medico o a un pubblico ufficiale e possono prevedere la nomina di un fiduciario del paziente con il compito di vigilare sull’attuazione delle sue volontà. Categorico il no alla sospensione di idratazione e alimentazione poiché per la Chiesa non sono trattamenti terapeutici ma sostegni vitali. I vescovi chiedono pure che venga rispettata l’autonomia del medico nel valutare il quadro clinico al di là della volontà espressa dal malato. E va sempre fatto salvo il diritto all’obiezione di coscienza dei sanitari. (Ignazio Ingrao)

Commenti

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Il 30 Gennaio 2009 alle 18:18 vincenzo.m. ha scritto:

UN ESEMPIO.

Un esempio di quando si è costretti ad operare per qualcosa che non è nel nostro desiderio sarebbe opportuno evitare di farlo.

Le disposizioni in materia di “alleanza terapeutica”, disegno di legge che si spera rimanga tale e relegato all’oblio, è un classico esempio di quanto sopra.
La premessa, al disegno di legge, è formulata sulla base dei notevoli passi avanti della scienza la quale richiede risorse tali da porre dubbi sulla sostenibilità economica nel non considerare l’opportunità di un disegni di legge che tratti il “testamento biologico”. Disegno di legge che è simile ad un pasticcio che inciampa in sé stesso. La complessità della procedura, le parti in causa ed i rapporti delle stesse parti in causa tutelano tutti fuorchè il paziente che a volte può rappresentarsi quale una persona comune.

Art. 6 c. 1 recita che la DAT non è vincolante e prevede la sottoscrizione di un medico abilitato che si presuppone possa non essere il medico di famiglia, se questi si trova in disaccordo con qualche elemento della dichiarazione del cliente: difficile comprendere le eventuali motivazioni perché tutta la dichiarazione di alleanza si fonda nel dedurre che “l’alimentazione e l’idratazione artificiale non può essere oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento…”

La DAT deve essere inserita nella cartella clinica dal momento in cui assume rilievo dal punto di vista clinico ( Art. 6 c. 6 ), in condizioni di urgenza, la DAT non si applica ove non sia possibile una immediata acquisizione ( Art. 6 c. 7 ), Art. 4 c. 3 prevede che la DAT diventi parte integrante della cartella clinica. Come dire, se non è parte della cartella clinica del cliente non può essere considerata.

La DAT contenente vari tipi di decisioni, comprese quelle di assistenza o meno religiosa, donazioni o meno di organi, viene ad essere inserita nella cartella clinica ma non costituisce dato sensibile ( Art. 10 c. 1 ).
Il rapporto di fiducia o alleanza fonda il suo patto su principi e deontologia la cui natura viene evidenziata a dir poco in termini estremamente flessibili:
Art. 4 c. 8 - ..conformemente ai principi dell’etica e della deontologia medica.
Art. 5 c. 2 – legittimato dalla legge e dal codice di deontologia medica…
Art. 5 c.7 – Manca la composizione laica della direzione sanitaria….
Art. 8 c. 5 - ..non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.
Superfluo raffrontare la possibilità di evitare l’iter triennale nonché l’obbligo notarile e di asservimento al medico.

Un interessante esempio che, ci si augura, conceda la libertà odierna di produrre un testamento manuale, senza ricorrere a notai o permessi rilasciati previa discussione e sviluppati su “alleanze”.

Soprattutto basati su di una complessità inutile e fuorviante: chi è la mente suggeritrice di questa “alleanza”?.

Il 31 Gennaio 2009 alle 20:00 Fascisti al contrario | L'Olandese volante ha scritto:

[...] Il caso è quello di Eluana Englaro. I giudici di Milano e la Cassazione (e più volte) hanno applicato la legge. Il ministro Sacconi ha poi ricattato tutti coloro volevano applicare la sentenza con una circolare incostituzionale almeno tre volte. [...]

Il 2 Febbraio 2009 alle 22:27 Eluana traferita a Udine nella notte » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: 12 domande e 12 risposte per capire il caso Eluana [...]

Il 3 Febbraio 2009 alle 13:07 Eluana trasferita nella clinica di Udine » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Eluana è giunta a Udine alle 5:54, sotto una pioggia fredda e battente, in una città addormentata e quasi assente. È giunta alla casa di riposo ‘La Quiete’ - dopo un viaggio da Lecco di poco più di quattro ore - che l’ha accolta per il suo ultimo viaggio. Quello che l’accompagnerà alla morte. Come previsto da papà Beppino, quindi, Eluana è arrivata in Friuli, la terra dei suoi nonni che tanto amava per concludere la sua vicenda umana. A Udine è stata accolta da una equipe medica - coordinata dal primario di anestesia Amato Da Monte che era stato a Lecco per controllare da vicino tutte le tappe dell’allontanamento dalla clinica Beato Luigi Talamoni dove la ragazza era assistita da 17 anni - che gratuitamente applicherà il protocollo di distacco del sondino che la alimenta e, quindi, la tiene in vita. Un’accoglienza sofferta quella della ‘Quiete’ che arriva dopo il no della casa di cura ‘Citta’ di Udine che aveva dovuto piegarsi all’atto di indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, con il quale si invitata tutte le cliniche convenzionate con il Sistema sanitario nazionale a non interrompere l’alimentazione considerata un diritto inalienabile. Un ‘atto’ aggirato dalla ‘Quiete’ che essendo una struttura di assistenza alle persone ha accolto Eluana ospitandola in un’area protetta della struttura, lontano dagli altri degenti. L’ambulanza che trasportava Eluana è entrata alla ‘Quiete’ da un ingresso secondario, in via Diaz, lungo il parco della Rimembranza, e non in via San Agostino dove è collocato l’ingresso principale della clinica assediata fin dalla mezzanotte da decine di fotoreporter, cineoperatori e giornalisti. Eluana era con il medico. Papà Beppino, che aveva assistito, a Lecco, alle dimissioni dalla clinica Talamoni, si è invece fermato a Bergamo. Secondo quanto si è appreso raggiungerà Udine nel tardo pomeriggio di oggi o domani. Per Eluana, il protocollo prevede il prosieguo dell’alimentazione forzata per tre giorni, poi l’avvio della procedura di distacco del sondino attraverso il quale la ragazza viene alimentata. Eluana in queste condizioni potrebbe sopravvivere per circa due settimane. Si concluderà così - come aveva sempre voluto il padre, Beppino - la vicenda cominciata il 18 gennaio 1992 quando un incidente stradale causò ad Eluana fratture gravi da portarla allo stato vegetativo. A Udine troverà così soluzione la vicenda che ha fatto discutere tutta l’Italia politica, giuridica, religiosa e sociale. E la sentenza della Corte d’appello di Milano sarà eseguita tra le mura della ‘Quiete’ di Udine. LEGGI ANCHE: 12 domande e 12 rispostye per capire il caso Englaro [...]

Il 3 Febbraio 2009 alle 21:30 angelo41 ha scritto:

A prescindere da tante dotte argomentazioni e da motivazioni morali, considerando che la paziente è incosciente, non soffre e che le Suore Misericordine sono disposte ad assisterla per sempre, una domanda sorge spontanea: ma a chi da fastidio la vita della sfortunata ragazza?

Il 4 Febbraio 2009 alle 13:23 Napolitano sul caso Eluana: si faccia la legge sul testamento biologico » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sul caso di Eluana Englaro si sono schierati i principali rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutti invocano una legge sul testamento biologico che regoli il momento finale della vita. Il presidente della Camera Gianfranco Fini chiede anche ‘’rispetto’’ per la decisione dei genitori di Eluana ai quali, soli, spetta il ‘’diritto di fornire una risposta’’, mentre la Chiesa torna a ribadire la sua ferma contrarietà (’’inconcepibile ucciderla cosi”’). Soltanto il premier Silvio Berlusconi decide di non parlare (’’non voglio intervenire’’), mentre dal Capo dello Stato Napolitano ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani è pressante la richiesta alle forze politiche di colmare un vuoto legislativo su questa controversa materia. “In Italia, dove la Cassazione ha colmato un vuoto legislativo” sottolinea Napolitano intervenendo da Lussemburgo “nessuno parla di introdurre l’eutanasia”, ma il caso di Eluana impone al Parlamento, dopo una ‘’discussione pacata’’, l’approvazione di un provvedimento legislativo. Una sollecitazione simile viene anche dal presidente del Senato: per Schifani ‘’il Parlamento non può sfuggire al dovere di legiferare su questi temi. Soprattutto quando la scienza sposta cosi’ in avanti il proprio confine’’. Questo - aggiunge Schifani - ‘’è il momento della vicinanza, della riflessione e della responsabilita’ perche’ quanto sta avvenendo pone oramai ‘’con drammaticità la necessità di un intervento legislativo’’. Da Schifani giunge anche un appello ai partiti ‘’a mettere da parte le diverse visioni politiche per risolvere in breve tempo il problema che lascia ciascuna coscienza divisa e incerta, qualunque sia la decisione che ritenga giusta’’. Per il Governo torna a schierarsi il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che sta valutando eventuali provvedimenti. Ed il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dice un netto ‘’no’’ ad escamotage e ‘’cavilli’’ al fine di ottenere l’applicazione del decreto della Corte di Appello di Milano per la sospensione dei trattamenti a Eluana . La politica si divide quindi tra chi chiede silenzio come Gianfranco Rotondi, ministro del Programma per il quale ‘’è il momento di tacere’’, e chi urla condanne come Maurizio Gasparri (Pdl) secondo il quale ‘’è iniziato l’omicidio’’. Francesco Cossiga chiede un decreto per salvare Eluana inviando un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia e al Ministro del Welfare nella quale chiede che con decreto definiscano reato il suicidio assistito, l’eutanasia o ogni altra forma di forzata cessazione della vita. Per l’Udc Rocco Buttiglione chiede a Berlusconi di convocare un consiglio dei ministri per fare una legge per il testamento biologico. Walter Veltroni, segretario del Pd chiede alla politica ‘’discrezione’’ e rispetto per le sentenze. ‘’Ci sono momenti - osserva - e io mi sono attenuto sempre in questi giorni a questa regola, nei quali la politica ha il dovere di pronunciare un numero di parole misurato. Io ho solo due certezze - spiega - la prima, che i genitori di Eluana sono persone che hanno dentro questo dramma e credo possano testimoniare la volonta’ della loro fede’’. La seconda certezza è che ‘’ci sono ripetute e diverse sentenze ed e’ giusto che siano rispettate’’. Secondo Veltroni, compito della politica è approvare una legge sul testamento biologico. Ma ‘’rispetto e silenzio’’ viene chiesto da Livia Turco (Pd) ‘’in nome della pietas’’ e da Francesco Nucara (Pri) che unisce la sua solidarietà ‘’personale e umana’’ al padre di Eluan. LEGGI ANCHE: La cronaca della mattinata - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro [...]

Il 5 Febbraio 2009 alle 12:09 Caso Englaro: il governo studia un decreto legge per impedire l’attuazione della sentenza » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ci sono voci però dissonanti all’interno della maggioranza e del mondo cattolico sull’opportunità di emanare un decreto legge. Come quella di Stefania Prestigiacomo, anima laica del Pdl, che in un’intervista al Corsera ha sostenuto che il governo, al decreto, dovrebbe preferire la strada del silenzio e del rispetto del dolore di tutti. Anche l’arcivescovo Giuseppe Casale, in un’intervista a La Stampa, ha espresso un’opinione diversa da quella della maggioranza del mondo cattolico: spiegando di sentirsi «vicinissimo» al padre della ragazza chiede di non proseguire «questo stucchevole can can» e sostiene che « l’alimentazione e l’idratazione sono assimilabili a trattamenti medici» e «all’accanmento terapeutico»:  «se una cura non porta alcun beneficio - ha aggiunto - può essere legittimamente interrotta».  Per concludere: «Porre termine al calvario di Eluana è un atto di carità cristiana».  Anche nel Pd esistono pareri difformi, a conferma che questo è un tema che divide e spacca le coalizioni. «E’ agghiacciante - rileva Ivano Strizzolo, deputato friulano, in una nota - leggere commenti e dichiarazioni di medici che, pur riconoscendo che non vi è certezza che la povera Eluana non soffra nel momento in cui verrà sospesa la nutrizione, e, inoltre, che non vi è certezza sulla reale condizione di irreversibilità che sta vivendo, si pronunciano per dare il via a un percorso che sancirà la morte di questa sfortunata ragazza». LEGGI ANCHE: 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico [...]

Il 5 Febbraio 2009 alle 21:16 Eluana: dubbi di Fini e Napolitano sul decreto legge, che potrebbe saltare » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Anche fare come Ponzio Pilato è fare una scelta” lo dice il ministro Maurizio Sacconi, lasciando intendere che non intende comportarsi come il governatore romano. Ma poi, alla domanda se il governo sia pronto con il decreto legge per sospendere la fine di Eluana Englaro, Sacconi frena: “Il governo è collegiale”. L’esecutivo sta riflettendo sul decreto legge che porterebbe alla sospensione della sentenza della corte d’appello di Milano che autorizza l’interruzione della nutrizione ad Eluana Englaro. Il testo è pronto, ma i dubbi del Quirinale e le valutazioni discordanti sul provvedimento nell’ambito della maggioranza stanno rallentando la decisione finale di portarlo domani all’esame del Consiglio dei ministri. A questo punto, alcuni ambienti del Pdl ritengono che si vada verso il no al decreto. “Sarebbe un grave errore”: il presidente della Camera Gianfranco Fini, così come il Capo dello Stato, reputerebbe sbagliato un intervento per decreto nella vicenda di Eluana Englaro. Nei suoi colloqui con esponenti della maggioranza Fini sarebbe tornato perciò a ribadire quanto già espresso nei giorni scorsi, circa l’opportunità di rispettare le decisioni della famiglia, invitando l’esecutivo a riflettere. Al presidente della Repubblica non è ancora stato sottoposto alcun testo, ma sono note le posizioni di Giorgio Napolitano che si è espresso più volte sulla questione, dal caso Welby fino a pochi giorni fa: occorre che il Parlamento riempia un vuoto legislativo discutendo una legge sul testamento biologico in modo sereno e pacato. Per la prima volta Napolitano prese posizione a settembre del 2006, rispondendo a un disperato appello di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, che da trent’anni respirava con l’aiuto di un ventilatore polmonare, ormai completamente paralizzato, comunicava mediante un computer e chiedeva che fosse staccata la spina e che negli ultimi istanti fosse assistito per lenire il dolore (Welby si è poi spento fra molte polemiche la notte tra il 20 e 21 dicembre 2006. LEGGI ANCHE: Pronto il decreto contro lo stop all’alimentazione - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico [...]

Il 6 Febbraio 2009 alle 14:00 Via alla riduzione dell’alimentazione per Eluana. E Napolitano scrive al Governo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Dubbi di Fini e Napolitano sul decreto, che potrebbe saltare - Pronto il decreto contro lo stop all’alimentazione - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico [...]

Il 6 Febbraio 2009 alle 15:29 Eluana: approvato il decreto nonostante il parere contrario di Napolitano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Dubbi di Fini e Napolitano sul decreto, che potrebbe saltare - Pronto il decreto contro lo stop all’alimentazione - 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico [...]

Il 6 Febbraio 2009 alle 22:48 Scontro tra Berlusconi e Napolitano sul decreto per Eluana » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: 12 domande e 12 risposte per capire il caso Englaro - Napolitano sul caso Englaro: si faccia la legge per il testamento biologico [...]

Il 10 Febbraio 2009 alle 0:37 Addio a Eluana, eterna ragazza innamorata della vita » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La notizia della morte di Eluana è arrivata mentre al Senato era in corso l’esame del disegno di legge del governo nato proprio per evitare la sospensione dell’alimentazione. L’aula si è raccolta in un minuto di silenzio. Il padre di Eluana, Beppino Englaro, ha detto poche parole: “Ho fatto tutto da solo, l’ho portata a questo livello e voglio finire da solo”. Englaro ha ricordato le parole di Eluana, quando nel pieno della giovinezza diceva che “la morte fa parte della vita”, e ha aggiunto: ‘’Non dovete preoccuparvi di me, ora voglio stare solo, non voglio parlare con nessuno. L’unica cosa che chiedo ai veri amici è di non cercarmi. Sono fatto così, chiedo che mi rispettino in questo modo”.  [...]

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