Archivio di Febbraio, 2009

Schifani: “I fondi europei restino al Sud”

Renato Schifani, neo presidente del Senato della Repubblica,
“Il sud ha alzato la testa, si è ribellato alla mafia”. Il presidente del Senato scalda la platea: sta parlando all’hotel Mariott di Roma, dove è in corso il congresso del Movimento per le Autonomie di Lombardo. E lui, che è siciliano, si sente in qualche modo a casa: “La Sicilia non si è piegata alla mafia” dice, “ma anzi, ha saputo reagire con fermezza, dignità e decisione. Infatti ogni giorno ci sono imprenditori coraggiosi e valorosi che con le loro scelte si sono ribellati ai soprusi mafiosi”. Anche quando parla di Federalismo Schifani è in sintonia con la platea: “Non può esserci crescita dell’Italia” dice, “se verranno lasciate indietro alcune aree del Paese. Oggi più che mai non è più concepibile un’Italia a due velocità”. Il che si traduce in un messaggio alla Lega: “Se il federalismo terrà conto delle diverse realtà del paese e interverrà per armonizzarne le esigenze, non creando freni allo sviluppo delle aree forti e sostenendo la crescita di quelle più fragili, potremo offrire all’Italia l’opportunità di continuare ad essere un grande paese, prospero, libero e sicuro”, in termini più pratici, “Nessuno potrà spostare su altre aree più forti del Paese i famosi Fas (fondi per l’aiuto allo sviluppo) con la motivazione del loro mancato utilizzo tempestivo”. ”Il federalismo fiscale” secondo il presidente del Senato, “dovrà offrire giuste risposte al malessere del Nord ma non potrà trascurare le giuste aspettative del Mezzogiorno”. La seconda carica dello Stato ha poi promesso tempi brevi per il ponte sullo Stretto di Messina: “Il Cipe tra qualche giorno confermerà lo stanziamento dei fondi promessi e quindi si passerà a breve all’apertura dei cantieri”.
Prima di Schifani al congresso degli autonomisti del Sud aveva parlato anche Massimo D’Alema, che aveva raccolto applausi criticando la riforma federalista: “Il ddl di delega Calderoli sul federalismo” ha detto l’ex ministro degli Esteri, ”è una legge bellissima: promette più soldi al nord e al sud e taglia le tasse per tutti. Manca solo che preveda che resteremo tutti sempre giovani…”. ”Secondo quanto prevede il ddl Calderoli - spiega D’Alema - il governo garantirà standard unanimi di spesa nel Paese: ma questo significherebbe spendere un fiume di denaro di cui lo Stato non dispone”. E aggiunge: ”Quando un governo chiede una delega per realizzare la felicità universale mi insospettisco, e bisognerà controllare bene come quella delega verrà attuata. Il federalismo determinerà un aumento della spesa pubblica corrente e della burocrazia. O la si accompagna - sostiene - ad una radicale riforma della pubblica amministrazione evitando che le Regioni si trasformino in ministati applicando l’effettivo principio di sussidiarietà o si finirà con il rendere la vita delle persone più difficile”.

Franceschini: “Assegno a chi perde il posto di lavoro”

Dario Franceschini
Dario Franceschini non ha intenzione di fare da semplice traghettatore. Oggi, da leader pro-tempore del Pd ha lanciato una proposta-sfida al governo: “La prima proposta contro la crisi è di dare un assegno mensile di disoccupazione per tutti quelli che perdono il posto di lavoro”, ha detto Franceschini a Bari, intervenendo a una manifestazione nel teatro Piccinni di Bari. “Berlusconi porti il provvedimento in aula. Se vuole presenti pure un decreto legge e noi lo sosterremo - ha aggiunto Franceschini-. Ci accusano del fatto che diciamo solo dei no? Diciamo invece a Berlusconi: faccia un decreto, ne ha fatti tanti, e noi in parlamento lo sosterremo perché qui l’urgenza c’è”.
Un commento sarcastico alla richiesta di Franceschini arriva da Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: “A fare proposte e promesse sono bravi tutti, il problema è la realtà” dice Capezzone, “Con cosa li pagheremmo gli assegni di Franceschini? Con il tesoretto inesistente di Prodi?”
La proposta del segretario Pd giunge nello stesso giorno della manifestazione Cgil a Torino, che ha raccolto secondo gli organizzatori 60mila persone (10mila per la questura). In testa al corteo lo striscione “Contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”. Dal palco proteste contro le nuove normative sugli scioperi e il ricorso eccessivo alla cassa integrazione.
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L’ultima frontiera dei falsari: i rosari con l’immagine del Papa

rosari

Assieme a scarpe, occhiali, borse prodotti all’estero ma con la dicitura ‘Made in Italy’, adesso spuntano anche i rosari con l’immagine del Papa. Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Ancona ha sequestrato nel porto dorico oltre 10 mila rosari provenienti da Patrasso in Grecia e diretti nella Capitale. Gli oggetti di culto, tutti rigorosamente confezionati all’interno di piccole scatole di plastica oltre ad avere l’immagine dipinta di Papa Benedetto XVI e ad emanare un intenso profumo di rosa, risultavano tutti  fabbricati in territorio italiano. In realtà, secondo i primi accertamenti effettuati dai finanzieri, erano stati interamente  prodotti e confezionati  in Romania. “La commercializzazione in Italia con la dicitura “Made in Italy” di un prodotto fabbricato all’estero, anche se per conto di un imprenditore italiano, secondo le leggi vigenti costituisce una violazione penalmente rilevante in quanto si fornisce al consumatore un’indicazione falsa circa l’origine del prodotto”, spiegano dal Comando provinciale marchigiano. I finanziari, infatti, hanno denunciato sia l’autotrasportatore che il titolare della ditta romana che provvedeva a rifornire le bancarelle e alcuni negozi vicini alla Basilica di San Pietro.

Minori minacciati: quanti arresti per abusi nel napoletano

I cancelli della scuola
Storie di ordinaria violenza. Perpetrata su bambini. Quattro persone sono state arrestate questa mattina per due differenti casi di abusi sessuali su minori nel napoletano. Un uomo, Aniello Gradito, 28 anni, è stato fermato dai carabinieri a San Gennaro Vesuviano: avrebbe abusato di un bimbo romeno di 8 anni. La vicenda, secondo la ricostruzione degli investigatori coordinati dalla Procura di Nola, sarebbe avvenuta lunedì. Il 28enne avrebbe approfittato che i genitori del piccolo, suoi vicini di casa, si erano allontanati per andare al lavoro. La coppia di solito affidava sia la vittima sia una sorellina poco più grande alla cura dei loro vicini. Sempre la Procura di Nola ha dato l’ordine di arrestare tre uomini a Massa di Somma. I tre sono accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una quattordicenne. Secondo gli investigatori il fatto sarebbe avvenuto fra il mese di ottobre e di novembre del 2007 e le indagini hanno preso il via grazie alla denuncia presentata dalla vittima.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, uno degli indagati accompagnava la minorenne con la propria moto in una località distante dal centro abitato, dove sarebbero state consumate le violenze. Scene riprese anche da un telefono cellulare per minacciare la vittima: se avesse parlato quelle immagini sarebbero finite sulla rete internet. Oltre agli arrestati, alle violenze avrebbero preso parte anche altre persone. In un’occasione la ragazza sarebbe stata anche minacciata con una pistola.
Ieri invece è finito in manette Michele Riccio, 55 anni e un lavoro saltuario come custode in alcune autorimesse del quartiere Barra-San Giovanni di Napoli. Arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una minorenne di 11 anni. La giovane vittima è una vicina di casa dell’uomo e le ultime violenze risalirebbero risalirebbero al settembre scorso: l’uomo le avrebbe legato le mani con delle manette ed avrebbe abusato di lei in più di un’occasione: la storia sarebbe andata avanti per circa 3 anni, poi la piccola ha raccontato tutto ad un’amica della madre facendo scattare la denuncia.
Intanto, otto minori imparentati con Pasquale Modestino,(l’uomo accusato di aver violentato lunedì scorso un dodicenne a Napoli e il cui fermo è stato convalidato oggi), sono stati trasferiti per cautela in luoghi sicuri, ovvero in alcune case famiglia in attesa di ulteriori provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il provvedimento è stato deciso a seguito delle attivita’ di controllo svolte, negli ultimi giorni, dagli agenti dell’ufficio minori della squadra mobile della Questura di Napoli, insieme al personale dei servizi sociali del Comune di Napoli e dell’ufficio minori della polizia municipale.
E Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa della lotta alla pedofilia, lancia un allarme al ministro Alfano per i tempi dei processi: “Ci vogliono mediamente cinque anni per avere una sentenza di primo grado per fatti di pedofilia in Italia e l’imputato nel frattempo resta a piede libero e continua a svolgere regolarmente il proprio lavoro, anche se questo lo porta a operare a stretto contatto con bambini e adolescenti” denuncia Telefono Arcobaleno.  Per la sentenza definitiva occorrono mediamente nove anni.  Per ottenere un indennizzo, finalizzato al supporto del percorso di recupero del bambino e del suo reinserimento sociale, la vittima deve attendere più di dieci anni.
“Un indebito ritardo - secondo Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno –  un tempo incompatibile con i più elementari principi di civiltà giuridica  e inconciliabile con la doverosa affermazione dell’assoluta centralità dei diritti dell’infanzia”

Stupri, storia di ordinaria scarcerazione

Due romeni arrestati per lo stupro di Roma
Izktoika Loyos (D) e Racz Karol (S) , i romeni arrestati a Roma per lo stupro al parco della Caffarella

Per giorni ha lasciato squillare il telefono a vuoto. Ha ignorato gli sgradevoli messaggi che le sono arrivati al cellulare. Si è fatta sostituire dai colleghi in udienza. Ha scansato i giornalisti sotto casa. Ma far passare la buriana non sarà comunque facile per Mariangela Gentile, giudice onorario di Bologna. La scorsa estate si era opposta al rimpatrio di un romeno dall’aria spavalda: Alexandru Isztoika Loyos. Il biondino che sette mesi dopo, la notte di San Valentino, ha stuprato una quattordicenne nel parco della Caffarella, a Roma.

Suo malgrado, questo magistrato è diventato un simbolo: di un sistema perdonista e imprudente, che lascia in circolazione i criminali e non tutela i cittadini. Ma dalla lettura delle carte, e dai corridoi al primo piano del tribunale di Bologna, viene fuori una realtà discorde. Che trasforma una storia dall’epilogo abietto in un guazzabuglio all’italiana.

Dietro la libertà concessa al futuro stupratore della Caffarella c’è più dell’indulgenza: ci sono decreti incompleti, poliziotti svagati, udienze sbrigative, leggi poco chiare e giudici inesperti. Un sistema farraginoso, che può tramutare il meccanismo delle espulsioni in una lotteria.

I fatti sono riassunti in 11 pagine. Il primo documento è del 2 maggio 2008. L’allora prefetto di Roma, Carlo Mosca, decide di rispedire a casa Loyos: dagli “accertamenti” emerge che si è “già reso responsabile di altri delitti”. Nelle righe successive sono elencate le imprese criminali del romeno. Viene fermato il 27 settembre 2007 per “rapina e lesioni personali”. Tre giorni dopo per “ricettazione”. L’11 ottobre 2007 per “furto aggravato”. Ma gli accertamenti si fermano qua: nessun riferimento alle circostanze, e neppure alle due condanne già subite.

Una dimenticanza? Forse. La prefettura è comunque risoluta: “Considerata la concreta e attuale minaccia per la sicurezza pubblica” si chiede “l’allontanamento dal territorio nazionale”. A maggio 2008, però, Loyos è in carcere: al Mammagialla di Viterbo. Il decreto, allora, viene inviato al questore della città laziale, Raffaele Micillo, che poi dovrà adoperarsi per l’espulsione. Due mesi dopo il romeno finisce di scontare la sua pena. Potrebbe tornare in patria, ma a Viterbo, scrive il questore, è impossibile fare “accertamenti supplementari” sulla sua identità.

Per questo motivo, il 12 luglio 2008, il giovane viene mandato nel centro di identificazione e accoglienza (Cie) di Bologna. Il provvedimento dovrà essere convalidato “entro 48 ore”. A decidere sarà, quindi, il tribunale della città in cui c’è il centro di identificazione. Di queste cause si occupa la prima sezione civile persone e famiglia: sei giudici, circa 400 sentenze all’anno. Nel 2008 ha discusso nove allontanamenti di cittadini Ue: otto non sono stati confermati, uno annullato per questioni procedurali. L’orientamento è chiaro: gli stranieri vanno espulsi in casi gravissimi. “Per noi le condanne non giustificano da sole un provvedimento così restrittivo” sostiene, chiedendo l’anonimato, un magistrato dell’ufficio.

La sezione è inoltre sotto organico. E spesso si ricorre ai giudici onorari: laureati in giurisprudenza che aiutano i togati di ruolo. Normalmente si occupano di udienze interlocutorie o di processi facili. Decidere della libertà di un criminale romeno non è una banalità. Eppure, il fascicolo viene assegnato a un giudice onorario: Mariangela Gentile, avvocato poco più che trentenne. È iscritta all’ordine da due anni e mezzo. Ha fatto patrocinio gratuito per la Cgil e partecipato a convegni dell’Udi, un’associazione femminista. Scelta per il suo curriculum brillante, lavora per il tribunale di Bologna da cinque anni. L’allontanamento di Loyos va convalidato entro 48 ore, però i magistrati ordinari hanno in calendario altri processi: a decidere le sorti del giovane delinquente romeno sarà così Gentile.

L’udienza comincia alle 9.45 del 15 luglio 2008. Per primo viene interrogato il romeno. Sostiene di essere in Italia da due anni e mezzo: “Arrivato ancora minorenne, senza famiglia, da solo” riassume il verbale. “Dice di aver sempre lavorato in nero nella ditta Moretti di Roma. Il suo datore gli ha promesso di regolarizzarlo, ma non ha mai provveduto”.

Il giudice gli domanda quali reati ha commesso. Ha sotto gli occhi il decreto di espulsione firmato dal prefetto di Roma: c’è scritto che Loyos è stato fermato tre volte, ma non si fa riferimento ad alcuna condanna. Paradossalmente, è proprio lui a rivelare di aver scontato “la pena di 2 mesi e 20 giorni” per il furto di un motorino, nel settembre 2007.

Gli viene chiesto degli altri due precedenti: “rapina e lesioni personali” e “ricettazione”. Il giovane nega la prima accusa. “Specifica che alcuni suoi connazionali lo hanno denunciato per ritorsione dopo una discussione” sintetizza il verbale. “In seguito a ciò è stato sottoposto a un processo e poi assolto”. Assolto? Sarà vero? Negli atti, del resto, non si parla di carcere. Ma neppure di assoluzioni. Non si può far altro che credergli.

Poi c’è la ricettazione: Loyos “dichiara di aver preso in prestito una moto da un amico, ma non sapeva che fosse rubata”. Anche in questo caso, sostiene, sarebbe stato scagionato. Il violentatore della Caffarella tenta di farsi beffa della giustizia italiana, nessuno riesce a contraddirlo.

Viene interrogato allora il poliziotto dell’ufficio immigrazione di Bologna: è in aula per dare, all’occorrenza, altre informazioni sul romeno. A domanda, però, l’agente tentenna. Sa solo che l’8 febbraio 2008 il tribunale di Roma ha condannato il giovane a 5 mesi e dieci giorni. E poi? Il poliziotto scuote la testa: non ha altre notizie. Tocca alla difesa. Il legale arringa: il suo assistito non è una minaccia per l’ordine pubblico. L’udienza è chiusa. Sono le 10.05: il dibattimento è durato una ventina di minuti.

Il pomeriggio stesso vengono depositate le motivazioni: “I fatti non circostanziati ma solo genericamente indicati nel decreto prefettizio” scrive Mariangela Gentile “non appaiono sufficienti”. E anche le indicazioni dell’agente non giustificano l’allontanamento immediato”. Conclusione: “Non convalida”. Il romeno è un uomo libero. Sette mesi dopo stupra una ragazzina in un parco assieme a un connazionale. Opinione pubblica e mezzi di informazione concludono sdegnati: colpevole è chi ha lasciato libera la belva.

Al primo piano del tribunale il giudice onorario divide la stanza 227 con altri due colleghi. Lei però non c’è. Al cellulare, dopo giorni di silenzio, le parole le escono fuori d’un fiato, per non lasciare varchi a eventuali repliche: “Non rilascio nessuna dichiarazione. Quello che dovevo dire è stato già spiegato dal presidente del tribunale. Arrivederci”.

Quindi, con toni garbati, Francesco Scutellari, il presidente del tribunale di Bologna, afferma: “Non difendo tanto il giudice, ma la libertà di decidere. Lei ha interpretato la legge così, un altro poteva fare diversamente… Ma l’indirizzo della sezione è chiaro: le norme sull’allontanamento sono intese in senso molto restrittivo”.

Per rimandare a casa un comunitario i reati devono essere gravi, il pericolo imminente. Il presidente si sistema sulla sedia foderata di rosso: “Il fascicolo però non faceva riferimento ad alcuna condanna” dice scuotendo la testa. “Era difficile prendere una decisione differente. E comunque il prefetto di Roma poteva riproporre il provvedimento, giustificandolo meglio”.

Di questa storia adesso restano 11 pagine piene di burocratese. Atti, decreti e sentenze che, tra una riga e l’altra, ritraggono una giustizia fiacca e paradossale. Scutellari fa un sorriso amaro e si lascia andare: “Le condanne precedenti del romeno le abbiamo lette sui giornali. Per quello che ne sappiamo potrebbe anche non essere mai stato in galera. Le carte ufficiali non sono arrivate”. Nell’attesa Loyos ora è nel carcere di Regina Coeli. Ma a furor di popolo più che a furor di legge.

Intesa Farnesina-Clinton, Frattini sarà “esploratore” a Teheran

Clinton-Frattini

L’esploratore d’occidente. Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà presto in Iran, forse “entro marzo”. Il suo compito è cercare di coinvolgere il governo di Teheran a collaborare con li paesi del G8 per la stabilizzazione del vicino Afghanistan. E’ un chiaro segnale della svolta diplomatica nei rapporti con il regime degli ayatollah imposta dal cambio della guardia a Washington. Frattini si è infatti riunito oggi con Hillary Clinton, che ha approvato l’idea italiana di colloquio con l’Iran su questo punto, ferma restando l’opposizione sul nucleare. La Clinton, ha detto il ministro al termine dell’incontro durato una ventina di minuti, “non ha mosso obiezioni di principio” alla missione.
“L’Iran è un vicino e può giocare un ruolo positivo se vuole partecipare ed è pronto a collaborare” ha detto il ministro, “su come stabilizzare l’Afghanistan, vigilare sui confini e intervenire nelle aree tribali. Holbrooke (l’inviato Usa in Medio Oriente, ndr) mi ha chiesto di andare avanti e di tenerlo aggiornato”. E anche di comunicare ai ministri degli esteri di Turchia, Egitto e altri paesi della regione, che incontrerà alla conferenza di Sharm el Sheikh del 2 marzo, che questi colloqui “non sono un via libera alla bomba atomica” iraniana.
Nonostante le aperture di credito, confermate ancora oggi da Obama stesso, a Siria e Iran, le sanzioni al regime degli ayatollah restano comunque in piedi per quanto riguarda il dossier nucleare, “La dual track (minaccia di sanzioni accompagnate da incentivi) rimane, ma è accompagnata da una nuova offerta di dialogo” ha detto Frattini, secondo il quale uno dei problemi da affrontare è la carenza di regole da adottare di fronte al sospetto di violazione delle norme imposte dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Per questo il capo della Farnesina proporrà l’istituzione presso l’Aiea di un registro del materiale combustibile nucleare, come quello già esistente per gli esplosivi, grazie al quale sarà possibile tracciarne la provenienza.
Quello di oggi a Washington è stato il primo incontro tra il nuovo segretario di Stato americano e il ministro degli Esteri, arrivato a un mese circa dall’insediamento di Barack Obama.

Subì una rapina e uccise due ladri, gioielliere si impicca

Pistola

Un gioielliere romano di 65 anni, Massimo Mastrolorenzi, si è tolto la vita oggi nella sua abitazione di via Casalotti, alla periferia di Roma. L’uomo nel maggio del 2003 uccise due rapinatori che stavano tentando il colpo nella sua gioielliera di via Marmorata, nel quartiere Testaccio. Il 20 febbraio scorso il pm riformulò l’accusa nei confronti del gioielliere: non più eccesso di legittima difesa ma duplice omicidio volontario. E con questa accusa Mastrolorenzi sarebbe dovuto comparire davanti al gup.

Sul balcone dell’appartamento dove si è suicidato Mastrolorenzi i vigili del fuoco hanno trovato la convivente dell’uomo ferita. La donna ai pompieri ha detto che l’uomo l’aveva picchiata con un bastone. Le ferite e le frattute riportate dalla donna, secondo i sanitari del 118, sono compatibili con un pestaggio. Una volta dentro i vigili hanno trovato il corpo di Mastrolorenzi privo di vita: si era impiccato.

Il 20 febbraio scorso la Procura di Roma, sollecitata dal giudice monocratico Roberto Ranalli, cambiò il capo di imputazione nei confronti di Mastrolorenzi: non più eccesso di legittima difesa ma omicidio volontario. Con questa accusa Mastrolorenzi sarebbe dovuto comparire davanti al gup. La formulazione del nuovo reato fu sollecitata all’inizio dell’anno dal giudice monocratico di Roma, Roberto Ranalli, che restituì al pm Erminio Amelio gli atti relativi alla posizione di Massimo Mastrolorenzi.

Secondo la ricostruzione accusatoria i due ladri, Giampaolo Giampaoli e Roberto Marai, entrarono nella gioielleria di Mastrolorenzi con il pretesto di esaminare alcuni orologi. Poi minacciarono l’uomo, lo immobilizzarono, gli legarono i polsi lo rinchiusero nel retrobottega. Mastrolorenzi riuscì a liberarsi, impugnò la pistola e sparò uccidendo i due. Il giudice restituì gli atti al pm perché fu accertato che Mastrolorenzi avrebbe sparato mentre i ladri erano di spalle e disarmati. Inoltre per il giudice, il gioielliere, al momento degli spari, non era sottoposto ad alcun rischio ma avrebbe sparato solo per difendere il proprio patrimonio. Il pm Amelio, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto la condanna di Mastrolorenzi a 8 anni di reclusione.

Madre e figlia sgozzate, l’uomo fermato confessa il delitto

marocchino

Ha confessato davanti alla polizia di aver sgozzato l’ex compagna e la loro figlioletta di due anni. Fahd Bouichou, il cittadino marrocchino arrestato ieri in Slevenia, oggi ha ammesso il duplice omicidio di Elisabetta Leder e la piccola Arianna avvenuto martedì a Castagnole di Paese (Treviso).

Dall’interrogatorio è trapelato anche un possibile movente del delitto. Fahd Bouichou avrebbe ucciso l’ex compagna e la figliolia Arianna per un raptus motivato dalla gelosia. Lo ha detto lui stesso agli agenti della Polizia di Stato di Treviso. L’uomo è ancora detenuto nel carcere di Capodistria (Slovenia). Fahd Bouichou, fermato giovedì mattina dalla polizia slovena a Cosina (Slovenia), è comparso giovedì sera davanti al giudice del Tribunale di Capodistria per quello che è l’equivalente dell’interrogatorio di garanzia e ha rifiutato di essere estradato. Presso lo stesso Tribunale è stato quindi avviato il procedimento per l’estradizione sulla cui durata, al momento, né la polizia, né la magistratura fanno previsioni.

Scioperi, via libera alla riforma

voli cancellati e ritardati per lo sciopero

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al ddl delega di riforma degli scioperi nel settore dei trasporti. Lo riferiscono fonti governative. Il provvedimento è stato approvato “all’unanimità, in un clima di grande accordo”. Secondo le prime anticipazioni le nuove norme prevedono il referendum consultivo preventivo obbligatorio prima dello sciopero, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50 per cento dei lavoratori.

Per alcune categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale, arriva lo sciopero virtuale. Lo sciopero virtuale prevede che un lavoratore dichiari l’astensione dal lavoro ma in realtà presti comunque la sua attività, perdendo però la retribuzione. Questa, insieme alla somma che deve erogare l’azienda, viene poi destinata a fini sociali.

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Beppino Englaro indagato per omicidio volontario

Fiaccolate e preghiere per l'ultima notte di Eluana Englaro

Una denuncia a carico di Beppino Englaro, per omicidio volontario, e una presa di posizione del presidente del Senato Renato Schifani sulla legge per il testamento biologico. Renato Schifani ritiene che l’esame del testo previsto in Aula per giovedì prossimo 5 marzo possa slittare.

La denuncia per omicidio volontario è stata inviata dall’associazione “Scienza e vita” alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo “La Quiete” del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
In seguito alla denuncia il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di quattordici persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte che ha guidato l’équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e dodici componenti dell’associazione “Per Eluana”. I quattordici indagati sono stati ricevuti oggi dai carabinieri a Udine. Non sono stati interrogati, hanno dovuto nominare i difensori e di eleggere il proprio domicilio per gli atti dell’inchiesta, e sono stati informati di essere sottoposti a indagine. Il primo a presentarsi è stato l’anestesista De Monte. “Sono tranquillo, ma anche dispiaciuto perché avrei preferito investire in altro modo le mie energie e il mio tempo” ha detto Beppino Englaro. L’associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto “La Quiete” di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d’appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione.
“Era un atto atteso solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna” così Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha commentato l’imputazione di omicidio volontario aggravato. “Per noi non cambia nulla ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio”. Secondo l’avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio “se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che il procuratore sta lavorando su due fronti”.

Schifani invece ha dichiarato a proposito della legge sul testamento biologico che l’esame in aula potrebbe slittare. “Se si tratta”, afferma il presidente del Senato, “di dover lavorare qualche settimana in più in commissione per garantire ampiezza di dibattito e di confronto per l’elaborazione di un testo il più largamente condiviso, che approdi in Aula con il relatore, sarà fatto un bel lavoro”.

“Vi è stata un’intesa in Parlamento tra maggioranza e opposizione. L’opposizione si è impegnata perchè arrivi in Aula il testo base. Credo alla parola della presidente Finocchiaro, è una persona che mantiene gli impegni”, dice Schifani che apre alla possibilità di un maggior lavoro in Commissione per rasserenare il clima del confronto sul testamento biologico. “Non ci dobbiamo per forza fermare alla perentorietà del termine. Il tema è delicato, tocca le coscienze di tanti parlamentari e credo che si tratti di una materia che naturalmente sfugga alla logica delle coalizioni. Sono temi”, conclude il presidente del Senato, “che toccano le singole sensibilità dei vari parlamentari. Quindi daremo il massimo contributo perchè si lavori bene, in maniera composta e con ampio confronto”.

“Non dobbiamo avere paura dei temi difficili come la bioetica e non dobbiamo infilarci in fondamentalismi che la gente non capisce. Dobbiamo ascoltare il Paese perchè non sempre lo facciamo”, aggiunge il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta parlando del ddl sul testamento biologico. “Quello che serve”, prosegue, “è una legge flessibile, come si direbbe nel mondo anglosassone una ’soft law’, una legge che poi si può declinare intercettando gli umori della gente”.

Intanto ieri c’è stato lo stop al sequestro delle foto scattate a Eluana Englaro nella casa di riposo “La Quiete” di Udine il giorno prima della morte, il 9 febbraio scorso. Le immagini - poco più di una settantina - erano state acquisite dai Carabinieri del Reparto Investigativo di Udine con un provvedimento di sequestro probatorio d’iniziativa della Polizia Giudiziaria nell’ambito di indagini avviate dagli stessi Carabinieri relative alla presunta violazione del protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana. Il pm Frezza ha ritenuto “inesistente in radice” l’ipotesi di reato formulata dai Carabinieri (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità; art. 650 del Codice Penale) dal momento che, per lui, non esiste alcun provvedimento dell’autorità e il protocollo per l’interruzione di alimentazione e idratazione di Eluana è una scrittura privata.
Tutte le foto erano state scattate, con l’autorizzazione di Beppino Englaro il pomeriggio dell’8 febbraio quando nella stanza di Eluana sono entrati, su richiesta dello stesso padre, la giornalista della Rai Marinella Chirico e il fotogiornalista Francesco Bruni, accompagnati dall’anestesista Amato de Monte, dall’infermiera Cinzia Gori e dallo zio di Eluana, Armando Englaro.

Il video di Englaro ospite, a gennaio scorso, di Fabio Fazio

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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