Medici Senza Frontiere sul Ddl sicurezza: “Siamo medici, non siamo spie”

Viene minato il diritto alla salute: così afferma l’organizzazione Medici senza Frontiere commentando l’approvazione al Senato dell’emendamento della Lega che abolisce il divieto per i medici di denunciare gli immigrati regolari.
“Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile”, dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. “Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione”.
Per l’esponente di Msf - che lavora in Italia dal 2003 per fornire accesso alle cure e assistenza medica agli immigrati - la “ambiguità” conseguente all’abrogazione del divieto di denuncia e “di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò” contunua il direttore dell’organizzazione “potrebbe provocare una pericolosa ‘marginalizzazione sanitaria’ di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio”.
MSF, vanta al suo attivo la gestione di 35 ambulatori per stranieri irregolari in collaborazione con le ASL locali e ha curato 18mila pazienti. Ora si fa promotrice insieme a SIMM, ASGI e OISG della campagna “Siamo medici e infermieri - Non siamo spie”, appellandosi alla Camera dei Deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.

Commenti

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Il 5 Febbraio 2009 alle 21:53 vincenzo.m. ha scritto:

LA FAVOLA DELLE SPIE.

Un gruppo di operatori sanitari di un pronto soccorso, oppressi dal rischio di essere tacciati di xenofobia, udendo un extracomunitario lamentarsi a voce alta, decisero di intervenire celermente evitando la prassi della rilevazione anagrafica…

Antefatto:

nel corso di una rapina avvenuta in una banca e perpetrata da un extracomunitario clandestino, un cliente italiano e il rapinatore stesso riportarono ferite. Entrambi, traumatizzati fuggirono, riuscirono a presentarsi al medesimo punto di primo soccorso ove venne data precedenza all’extracomunitario poiché non era necessaria alcuna rilevazione anagrafica.

La scelta sanitaria:

a causa degli effetti del trauma riportato, l’italiano aveva difficoltà a rispondere alle domande, le incomprensibili risposte producevano ritardi nel chiarire le generalità dello stesso. Inoltre il software per la gestione unica della cartella clinica del paziente presentava delle incompatibilità, rendendo impossibile l’accesso ed obbligando così ad orientare le attenzioni verso il paziente extracomunitario. Il paziente extracomunitario clandestino si salvava mentre l’italiano si aggravava sino a soccombere.

Rilevazioni minimali:

i responsabili etici, i medici, i media ed i politici dopo avere inteso i fatti, all’unisono chiedono ai parenti del deceduto di esternare ampia formula di comprensione che trova l’apogeo nel perdono.
Scoppia l’amore, pervade ogni cuore e mentre ciò accade l’extracomunitario clandestino si convince di avere trovato il meritato paradiso, un paradiso sulla cui porta di entrata a chiare lettere appare una scritta: Italia.

Percorrendo le vie della città riflette, senza trovare soluzione, su cosa questi italiani intendano per collaborazione criminale.

Il 6 Febbraio 2009 alle 15:06 shift ha scritto:

Qui non c’entra niente la salute degli individui, che nessuno si sogna di dire di non curare.

Non ha niente a che fare nemmeno con il segreto professionale sulla malattia tra paziente e medico.

Certa gente fa cavilli senza nesso con quanto le Pubbliche Istituzioni intendono attuare e che costoro non si dovrebbero nemmeno sognare di contrastare, visto che sono decisioni volute in nome del popolo italiano.

Non sono decisioni inumane per cui possano prendere la scusa di appellarsi alla loro coscienza di uomini o medica che sia.

Sono decisioni in perfetta linea con le nostre leggi e costituzione.

I medici e quant’altro lavorano in un Istituto Pubblico e devono risponderne per la mancata attuazione dei doveri che gli competono per ciò stesso.

Non si possono accampare scuse che costoro, timorosi d’essere denunciati, non si facciano assistere, la cosa non compete alla loro sfera di medici, ma a quella di ordine pubblico e alle decisioni che sono parte personale solo di costoro, non dei medici.

Non sono dei missionari, se lo vogliono essere cessino pure di fare i medici e vadano altrove a fare i missionari, a loro compete solo di curare come si deve chi si presenta da loro, non chi non si presenta, per qualsiasi motivazione sia.

Non fa parte del giuramento d’Ippocrate interessarsi della politica mentre sono in servizio, ma se lo desiderano come cittadini si devono presentare alle elezioni o votare chi attuerà i loro desiderata, non fare pressione impropriamente mentre sono solo medici.

Quando sono in servizio devono solo fare il dovere per cui sono stati chiamati, non altro che non gli compete.

Basta con questa anarchia in cui nessuno obbedisce alle istituzioni preposte a ciò dal popolo italiano, facciano il loro dovere e l’Italia funzionerà meglio.

Il 9 Febbraio 2009 alle 21:01 Ancora bordate di Famiglia Cristiana al governo: “Siamo alle leggi razziali” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto” e “l’Italia, già abbastanza ‘cattiva’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio”. Così scrive Famiglia Cristiana di questa settimana nell’editoriale dedicato agli ultimi provvedimenti del governo sulla sicurezza. “L’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari”. Non nuovo a questi affondi, il settimanale dei Paolini stavolta picchia, se possibile, ancora più duro. E l’indice è puntato contro il pacchetto sicurezza voluto dal Viminale, diretto dal leghista Roberto Maroni. “Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica - si legge nell’editoriale - e dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, già colpevole attorno ai tavoli del bar”. Secondo Famiglia cristiana, nessuno avrebbe “colto il suo grido d’allarme”: “L’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei bravi di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perchè poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo”. “La cattiveria, invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di Governo, trasformata in legge - si legge ancora nell’editoriale - così, questo Paese, già abbastanza ‘cattivo’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto”. Ma non si ferma qui. Famiglia cristiana parla, infatti, di “fantasia del cattivismo padano”, colpevole di “far strame dei diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro Paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno (a margine: che credibilità ha il progetto di un’Italia federalista in mano alla Lega?)”. Il settimanale cattolico si appella, infine, alle coscienze dei credenti presenti in Parlamento. E li bacchetta. “Eppure, nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare rospi padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa”, tuona ancora conclude, poi: “La Lega, invece, esulta. Finalmente, il bastone padano, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento”. [...]

Il 20 Giugno 2010 alle 8:45 Notizie dai blog su Medici senza Frontiere porta in Italia una mostra sulla malnutrizione infantile ha scritto:

[...] Medici Senza Frontiere sul Ddl sicurezza: “Siamo medici, non siamo spie” Viene minato il diritto alla salute: così afferma l’organizzazione Medici senza Frontiere commentando l’approvazione al Senato dell’emendamento della Lega che abolisce il divieto per i medici di denunciare gli immigrati regolari. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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