
Hanno ingoiato lamette di rasoi. O bulloni. Hanno tentato di impiccarsi con gli stracci che indossano. In dieci, tra gli immigrati presenti a Lampedusa, hanno tentato il suicidio questa notte. Non vogliono tornare da dove sono venuti. Nell’isola la tensione non si placa. Gli extracomunitari protestano per l’imminente rimpatrio di tunisini deciso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ieri sera un gruppo di tunisini ha cominciato lo sciopero della fame. Nell’isola sta operando uno staff del Viminale (due prefetti e diversi funzionari di polizia) per monitorare la situazione.
Il sindaco, Dino De Rubeis, in aperta polemica con il ministro dell’Interno da settimane, minaccia di rivolgersi alle istituzioni europee: ”La situazione a Lampedusa è ormai insostenibile: per questo motivo giovedì saró a Bruxelles, con una delegazione di amministratori, per incontrare il commissario europeo alla Giustizia Sicurezza e Libertà Jacques Barrot”. A spingere il primo cittadino alla protesta e allo scontro con la conterranea senatrice leghista Angela Maraventano è la decisione di Maroni di impedire i trasferimenti degli immigrati che sbarcano sull’Isola, il cui numero nel 2008 è aumentato del 70% rispetto all’anno precedente. ”L’accanimento del governo nel volere trasformare il Cpa in un Centro di identificazione ed espulsione - spiega De Rubeis - sta portando questi disperati alla morte. Noi vogliamo invece che all’interno della struttura via siano pace e serenità e soprattutto che vengano garantiti i diritti dell’uomo”.
Uno degli irregolari che hanno compiuto atti di autolesionismo è stato trasportato d’urgenza al Policlinico di Palermo, gli altri sono stati nuovamente accompagnati al Centro, dove sono in osservazione in attesa di essere portati in un ospedale per una gastroscopia e l’estrazione dei corpi estranei.
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Commenti
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Il 7 Febbraio 2009 alle 15:05 Quella speranza dal nome “Italia” « Disamistade ha scritto:
[...] Poi ho letto del tentativo di suicidio al Centro di prima accoglienza di Lampedusa. Dieci immigrati hanno inghiottito lamette da barba e bulloni, o hanno provato ad impiccarsi coi loro quattro vestiti. La decisione di Maroni di rispedire al mittente un gruppo di tunisini ha alimentato le angosce, in un periodo già teso al Cpa, che al momento ospita 1800 persone, mentre il tetto massimo è di 600, 800 nei casi limite. Crepare, piuttosto che tornare indietro, vanificando quel viaggio della speranza descritto magistralmente dal fotografo francese Olivier Jobard qualche anno fa (l’eccezionale filmato a questo indirizzo). [...]
Il 7 Febbraio 2009 alle 15:30 shift ha scritto:
Questa gente non e’ nemmeno arrivata e già vuole imporre all’Italia e agli italiani, usando la violenza passiva su sé stessi quindi un ricatto umanitario, di non rimandarli da dove sono venuti in maniera illegale invadendo il nostro territorio.
Vogliono forzare la mano alle nostre autorità e far leva sul tipico buonismo italiano, figuriamoci cosa accadrebbe se gli si concede un minimo di diritti, ne pretenderebbero altri al di sopra delle nostre teste.
Avrebbero dovuto ringraziare d’essere stati soccorsi in mare, mentre avrebbero dovuto essere presi a cannonate per un invasione illegale, come in altre parti del mondo civile nessuno si fa scrupolo di fare.
Il nostro governo dovrebbe essere più duro con costoro, altro che babà e pinzillacchere come avviene tuttora, nonostante che gli italiani abbiano chiaramente fatto capire con le elezioni che e’ ora di smetterla, addirittura di sgombrare quelli che circolano liberamente per l’Italia danneggiando gli italiani, come molti fatti di cronaca hanno ampiamente dimostrato.
I problemi di costoro non sono i problemi dell’Italia e degli italiani di cui dobbiamo farci carico, non possiamo alleviare le sofferenze di tutta l’umanità dolente, anche ammesso che per qualcuno di loro sia effettivamente così.
C’e’ un limite all’aiuto degli altri che per umanità e’ dovuto: quando supera le possibilità materiali e di sopportazione altrui e finisce per creare danno a chi vuol essere troppo umano.
In quanto al sindaco di Lampedusa combatte una battaglia fasulla, in maniera isolata ed egocentrica, ma il cui scopo finale e’ quello di tutti gli italiani, cioè non avere più tra i piedi questa gente, a cui però vuol rifilare i problemi nati dal fatto che la sua isola e’ un inevitabile approdo per tutti questi invasori pacifinti.
E’ inevitabile che l’isola diventi anche un punto di identificazione ed espulsione, essendo adatta a mantenere sotto stretta sorveglianza e senza possibilità di fuga tutti costoro, altrimenti, spedendoli in altre zone d’Italia finirebbero per sparire nelle “nebbie”, attuando l’invasione che gli italiani hanno chiaramente detto di non volere più.
In pratica il sindaco di Lampedusa sostiene la suddivisione di costoro in altre zone d’Italia, cosa che nessuno vuole, adducendo a tale scopo un “interessato sostegno politico” ai diritti di costoro, cosa che suppongo non essere in termini reali, ma pragmatici da uomo politico e ad uso e consumo solo del suo comune.
Il 8 Febbraio 2009 alle 3:00 carissimo ha scritto:
Capisco che chi vive nel resti dell’Italia non voglia problemi con gli immigrati che arrivano a Lampedusa che ha l’unica colpa di essere l’approdo più facile da raggiungere per fuggire da realtà terribili. Comprendo bene che non conoscendo la realtà dell’isola di Lampedusa, non è possibile dare un giudizio appropriato. Comprendo anche che grazie ad un atteggiamento che rasenta la xenofobia una parte di italiani sono convinti che è giusto lasciare gli immigrati a Lampedusa così non possono darev fastidio al resto dell’Italia. Ma chi ci pensa ai Lampedusani? Chi ci pensa ad oltre 6.000 persone che hanno l’unica colpa dio essere nati su un lembo di terra che è più vicino all’Africa che al resto dell’Italia. Gente che da anni cerca di sopravvivere magari con il turismo alle disattenzioni che nel corso degli anni i governi che si sono succeduti hanno regolarmente regalato a Lampedusa e a Linosa. Allora cosa bisogna fare? Relegare LAmpedusa a super carcere a cielo aperto per non dare fastidio ai signori cittadini che non vogliono correre il rischio di ritrovarsi qualche immigrato in più per strada? Grazie signori. Grazie a nome della collettività delle isole di Lampedusa e Linosa. Grazie a nome dei bambini di Lampedusa che vorrebbero avere la possibilità di poter crescerci sulle loro isole. Grazie a nome degli imprenditori delle isole per come non conoscendo la realtà delle Pelagie siete pronti a sparare giudizi asserendo che è meglio lasciare tutti coloro i quali arrivano a lampedusa così, i problemi rimangono ai lampedusani. Non è giusto, non è umanamente possibile. Non si può fare diventare Lampedusa un carcere a cielo aperto checchè ne dicano i signori della politica del nord o i cittadini che da perfetti disinformati sparano sentenze di morte nei confronti di Lampedusa. Prima di sputare giudizi vi prego, informatevi.
Il 8 Febbraio 2009 alle 15:01 shift ha scritto:
Il fatto e’ che i problemi con gli immigrati ce li ha già tutta Italia, non solo Lampedusa.
Non esiste ormai città che non sia invasa da emigranti di tutte le razze, regolari o irregolari e clandestini che siano.
Vi sono interi quartieri ormai di sola pertinenza degli immigrati.
Le notizie abbondanti di crimini di costoro ormai non si contano e sono all’ordine del giorno, o forse a Lampedusa tali notizie non giungono?
Lampedusa paga lo scotto di essere ai confini estremi dell’Italia e come approdo di tutti costoro, così come uno scotto diverso e’ pagato da tutte le varie città italiane e i loro abitanti.
Quelli di Lampedusa non si devono risentire e credersi d’essere i soli ad avere impicci, li abbiamo tutti e quello che tutti si chiedono e’ quando mai faranno qualcosa di veramente adeguato i nostri politici, pronti a promettere e restii a mantenere.
Quindi i lampedusiani (spero che si dica così) farebbero bene a non prendersela con le altre “galline” manzoniane, ma con chi li conduce.
Il 19 Febbraio 2009 alle 21:24 carlo.tosi ha scritto:
Il governo aveva promesso solennemente “basta sbarchi!” Si vede bene come ci sta riuscendo. Ed il centro di accoglienza bruciato, chi lo paga? Quelli che l’hanno dato alle fiamme sarebbero da tenere ospitati all’aperto, a frollarsi per bene. E se non gli va bene, se ne tornino a casa, nessuno li ha chiamati. Purtroppo è un parlare egoistico, ma non se ne può proprio più. Migliaia di disperati e disgraziati portati sulle nostre coste (sicuramente con la complicità di qualcuno dei nostri) che non riusciamo a gestire in modo umano, diventano per forza di cose, violenti ed incontrollabili. Si deve assolutamente fare come moltri altri paesi, che rimediano al problema sul nascere, impedendo di fatto l’ingresso incontrollato di così tanti clandestini.
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