Il testamento biologico? È un video su YouTube o una nota su Facebook

Eluana Englaro

Il testamento biologico non ha valore legale, ma alcune persone lo stanno comunque pubblicando su internet. L’onda emotiva generata dalla vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 17 anni, pone domande. Che spingono a riflettere. E, in alcuni casi, a decidere.
Le scelte sono differenti: in alcuni casi l’esplicita rinuncia alla nutrizione e all’idratazione forzata nel testamento biologico è accompagnata dalla donazione degli organi. Dice Carlo Miccio di Latina su YouTube: “Credo nel diritto di autodeterminazione. L’unica persona autorizzata a prendere decisioni sarà mia moglie”.

Prevale il desiderio di lasciare una prova della propria volontà e comunicarla agli altri: “Nell’eventualità di una malattia che danneggi irreversibilmente le mie capacità psicofisiche e mi impedisca di comunicare la mia volontà ai familiari, agli amici, al personale sanitario”.

Due amici, Aldo Santoro di Creazzo e Caterina Franchina, si affidano a vicenda il compito di “rendere edotti i medici”. Ma un utente commenta il loro video osservando: “Personalmente non saprei se l’esposizione completa dei dati personali su youtube sia imprudente o meno. Certo è che come al solito, sono le iniziative dei cittadini come loro che fanno partire la spinta verso prese di posizione concrete da parte di altri cittadini”

Su Facebook più di mille persone hanno aderito al gruppo “Lascia su Faccialibro il tuo testamento biologico: Niente macchine grazie”. E duecento iscritti hanno lasciato nei commenti le loro volontà. Spesso i testi sono ispirate dai documenti pubblicati sui siti dell’Aduc, dell’Uaar (Unione atei razionalisti agnostici) e della Fondazione Veronesi. Intanto alla Camera e al Senato i progetti di legge presentati dall’inizio della legislatura continuano il loro iter.

Commenti

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Il 10 Febbraio 2009 alle 11:04 shift ha scritto:

Di là del fatto legale di tali manifestazioni di testamento biologico occorre chiarire prima alcune cose.

Nessuna decisione “convinta” del presente può avere valore per il futuro, perché le situazioni cambiano in continuazione, sia nelle convinzioni personali che nelle possibilità di cura.

Il pensiero convinto di oggi può essere del tutto diverso già domani stesso, in qualsiasi persona, perfino gli atei più feroci in vita spesso e volentieri, in punto di morte, si convertono alla fede per avere una speranza di vita oltre la vita stessa.

Ciò che appare incurabile oggi, già domani potrebbe avere delle possibilità di cura, e’ quindi impensabile decidere per il futuro che nessuno conosce.

Perfino i suicidi, profondamente convinti di voler morire nel pensiero, quando si trovano di fronte alla morte fisica ed hanno la possibilità di ripensarci, come nel caso di chi tenta di annegarsi, e’ il loro stesso corpo che dichiara apertamente che vuol vivere, tentando in tutti i modi di salvarsi.

Delegare, poi, tali decisioni a dei familiari non solo non ha senso, in quanto tali decisioni sono esclusivamente personali, ma sarebbero anche da vigliacchi, scaricando su altri il fardello esistenziale proprio.

Si chiede ad un familiare di assumersi una responsabilità che non gli compete, un vero fardello, senza contare che qualsiasi familiare, per quanto bene possa volere al proprio congiunto, e’ sempre un individuo legato ai propri bisogni primari, non a quelli di un altro individuo, e’ quindi inevitabile che decida di togliersi dalle spalle un tale peso quando dovesse diventare eccessivo, proprio come ha fatto il padre di Eluana.

Non contando che non sempre i familiari possano essere del tutto disinteressati alla morte di un altro familiare, perché possono esserci interessi ereditari in gioco, o diversi interessi affettivi del tutto sconosciuti al candidato suicida.

E’ ben per questo che nessuno ha il diritto di decidere della morte altrui, e nemmeno per sé stessi, perché a volte esistono persone in grado di convincerne un’altra a suicidarsi, come addirittura avvenne per un suicidio collettivo di quasi un migliaio di persone in America, credo in Guyana, qualche anno addietro, per le prediche di un folle.

Non contando che la società e’ nata per rafforzarsi nei suoi componenti, per vivere e dare la vita alla propria collettività, in modo da continuare ad esistere e svilupparsi, non per lanciarsi in un abbandono della vita programmato.

Uno scienziato come Hawking, costretto alla sedia a rotelle ma che interagisce con la società, addirittura ne contribuisce alla crescita e allo sviluppo con le sue scoperte, non si sarebbe potuto avere se ai primi sintomi della sua malattia invalidante avesse dichiarato di voler morire.

La collettività tutta ci avrebbe perso, se fosse stato.

Non tutti sono grandi come Hawking, d’accordo, ma nel suo piccolo ciascun individuo da’ un contributo all’esistenza altrui che può contribuire all’esistenza di tutti.

Non contando che qualcuno potrebbe impossessarsi legalmente e politicamente di tale meccanismo di morte, per distribuirla a suo piacimento a seconda dei suoi interessi e delle sue convinzioni di parte

E’ soprattutto per tutti questi motivi che la collettività non potrà mai accettare un discorso assurdo di morte programmata o assistita, qualsiasi sia il motivo che la possa spingere, motivi religiosi o meno a parte.

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