Il Papa chiede perdono agli ebrei. E annuncia: “Andrò in Israele”

Benedetto XVI nella sala del Concistoro in Vaticano

Prima ha chiesto scusa poi ha annunciato, ufficialmente, che si sta preparando per la sua visita in Israele. Così Benedetto XVI, abbracciando i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane (la “Conference of presidents of major american. Jewish organizations“), ha ripreso le relazioni con i cugini ebrei.
Significativo che Papa Ratzinger abbia usato le parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II, per chiedere “perdono” per il comportamento di coloro che, nella storia, hanno causato tanta sofferenza al popolo ebraico. La Shoah, ha affermato, è “un crimine contro Dio e l’umanità” ed è “inaccettabile e intollerabile” chi la nega o la minimizza tra gli uomini di Chiesa. Ratzinger ha anche annunciando che si sta preparando per il suo viaggio in Israele.
L’udienza di oggi è stato il primo incontro tra il Pontefice e il mondo ebraico dopo la crisi scoppiata per la revoca della scomunica ai lefebvriani, tra cui il negazionista Williamson.
Con parole commosse, il Papa ha ricordato quando Wojtyla, al Muro del Pianto a Gerusalemme durante la sua visita nel marzo 2000, chiese perdono a Dio “per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico ha dovuto soffrire”. “Adesso” ha detto “faccio mia la sua preghiera: Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza“.
“La Shoah” ha affermato Benedetto XVI riprendendo le sue stesse parole pronunciate all’udienza generale di due settimane fa” sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perchè la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
“È mio sentito desiderio che la nostra attuale amicizia cresca anche più forte, così che l’irrevocabile impegno alle relazioni rispettose e armoniose con il popolo dell’Alleanza porti frutti in abbondanza”. La Chiesa cattolica, ha ancora aggiunto, è “profondamente e irrevocabilmente impegnata nel rifiutare ogni anti-semitismo”. “I duemila anni di storia dei rapporti tra giudaismo e Chiesa hanno attraversato molte differenti fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare”, ha ammesso il Papa. “Ora che siamo in grado di incontraci in uno spirito di riconciliazione” ha aggiunto “non dobbiamo permettere alle difficoltà del passato di impedirci di offrirci vicendevolmente la mano in nome dell’amicizia”.
I rabbini della ‘Conference of Presidents of major American Jewish Organizations’ hanno chiesto al Papa di far proseguire l’impegno della Chiesa contro ogni forma di antisemitismo ed hanno ribadito la loro volontà di superare le incomprensioni suscitate dal caso del negazionista Williamson.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 13 Febbraio 2009 alle 0:15 shift ha scritto:

Questo Papa e’ proprio un politico, con tale gesto del tutto apprezzabile e sicuramente sentito anche dagli israeliani, perché gli fa sentire l’appoggio cristiano dell’occidente alla sua esistenza che perde così l’isolazionismo in cui si trovava.

Gesto politico perché il Papa con tali premesse ha calato sul piatto politico della formazione del nuovo governo israeliano, una “briscola” per la formazione di un governo di trattative e non di rottura con il mondo arabo.

In pratica ha dato una spinta per formare un accordo tra Kadima e Likud in un momento delicato di transizione della politica israeliana, tentando di emarginare Lieberman e il suo partito.

Nello stesso tempo ha preso un altro piccione con la stessa fava, ponendo fine alle polemiche tra Chiesa ed Israele.

Benedetto XVI non doveva fare il Papa ma il politico, verso cui e’ più portato.

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