Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma

 Renato Soru

di Romana Liuzzo

Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”.
Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd.
La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale.
Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani.

Altro appuntamento cruciale sarà quello con l’election day. Si dovrà votare in moltissime città, ma si terranno anche le elezioni europee. Per questo in Italia le votazioni si svolgeranno in un’unica tornata: il 6 e il 7 giugno 2009. L’ipotesi più realistica, legata a un risultato deludente del Pd alle europee, è che al congresso di ottobre vengano presentate tre candidature: Veltroni, Bersani ed Enrico Letta.
E poi c’è l’incognita Soru. Su di lui puntano alcuni intellettuali, fra i quali spiccano i nomi di Oliviero Toscani, Massimiliano Fuksas, Achille Bonito Oliva. Nell’appello congiunto dicono: “Noi crediamo che il modello di governo che Renato Soru ha proposto per la Sardegna negli ultimi cinque anni, con risultati precisi e inconfutabili, e che ripropone per la prossima legislatura, possa diventare un modello di crescita per l’Italia”.

Proprio per l’importanza delle elezioni sarde a livello nazionale entrambi i contendenti, appaiati secondo i sondaggi, hanno partecipato alla campagna elettorale senza risparmiarsi. Piazze, paesini, teatri, discorsi, dibattiti e strette di mano: fin qui tutto nella norma. Ma si va oltre: Mr Tiscali è arrivato a sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il governatore dimissionario, indagato per un grosso contratto che avrebbe favorito alcuni suoi amici, non ha gradito alcune dichiarazioni del premier. Così, fedele all’annuncio, il 26 gennaio scorso ha varcato il portone del palazzo di giustizia a Cagliari.
L’offensiva di Cappellacci è partita con la presentazione di un dossier nel quale sono elencate “tutte le malefatte” dei quattro anni di presidenza di Soru. Gli viene rimproverato di avere spedito alle famiglie dell’isola un opuscolo intitolato Bilancio del governo della regione 2004-2008 dove elenca a uno a uno i propri meriti. “Un pamphlet pagato dai contribuenti farcito di cifre prive di riscontro. Non c’è un dato di fonte statistica. È un’autocertificazione” accusa Cappellacci.
Il candidato del Pdl ha terminato il tour de force nel palazzetto dello sport di Cagliari, di fronte a 4 mila persone, con una promessa: “Mi dispiace che la campagna elettorale sia stata così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo, guardandolo negli occhi. Cosa che continuerò a fare anche dopo il voto, comunque vadano le cose”. A sostenerlo sono il Partito sardo d’azione con il suo presidente, Giacomo Sanna, che dice a Panorama: “Soru è il più bugiardo del mondo. A partire dalla dichiarazione dei redditi: 180 mila euro di imponibile, con 97 mila euro di detrazioni. Mi sembra paradossale che uno degli uomini più ricchi d’Italia paghi tasse solo su 80 mila euro. In pratica, se non avesse più lo stipendio da consigliere regionale, risulterebbe nullatenente. Stiamo pensando a una raccolta di fondi, se dovesse andargli male”.

Nelle regionali del 2004 Soru, oggi anche editore dell’Unità, vinse con il 50,13 per cento, mentre il candidato del centrodestra Mauro Pili ottenne il 40,5. Ma il presidente del Consiglio non era sceso in campagna elettorale, come ha fatto in queste settimane al fianco di Ugo Cappellacci.
“E poi se lo conosci lo eviti” racconta a Panorama il guru della comunicazione Gavino Sanna, parafrasando uno slogan pubblicitario. Chi meglio di lui può giudicare i due avversari? Sanna è stato l’ideatore della campagna pubblicitaria per “Dr Jekyll e Mr Hyde (così il creativo definisce Soru, ndr), uno che prima ti usa e poi ti liquida con un sms nemmeno tanto garbato”. Aggiunge: “Soru è un padrone vestito da servo, è una vigliaccata verso la povera gente”. Ora, come uno scherzo del destino, Sanna si sta occupando dell’immagine di Cappellacci. Insomma, Sanna contro Sanna. Che effetto fa combattere contro se stesso? “Semplice, al mattino mi guardo allo specchio e mi dico: oggi sono più bravo di te”.
Ugo Cappellacci

Se 5 anni fa l’algherese guru della pubblicità tirava fuori dal cilindro lo slogan “Meglio Soru”, stavolta ha seguito l’uomo del Pdl, Cappellacci, con manifesti e gli slogan “Meglio di Soru”, “La Sardegna torna a sorridere”, “Sardegna fatti furba”.
E mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, consiglia il suo ex braccio destro al Bilancio in tutte le sue mosse (”Ugo è stato un ottimo assessore”), non potevano mancare le polemiche delle ultime ore. Riguardano le schede elettorali, curate dalla regione. Piene di errori, confuse, sbagliate graficamente. A poche ore dalle elezioni è successo il parapiglia. Tutto risolto, così dicono, con scuse pubbliche ai cittadini da parte dell’amministrazione regionale.

Commenti

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Il 14 Febbraio 2009 alle 20:27 vincenzoaliascontadino ha scritto:

VIOLANTE, D ALEMA, WOTERLOO, SORU: TUTTO E NIENTE!
Soru è stato arrogante verso i suoi che l’hanno bocciato: chi potrebbe votarlo se dal basso non arriva consenso e forza? Si dimostra come tutti i soloni a target Silvio Berlusconi: i cittadini elettori di Sinistra sono stufi di Potere, ma solo avere quello che è di Cesare, come non dar torto che la CGIL discute dei Bronzi di Riace e le tute blu e pensionati li hanno abbandonati? Ecco cosa manca alla PD: avere le palle dei Bronzi e non fare i furbetti di Botteghe che erano Scure e di possedere banche, Coop e assicurazioni che Politica di Sinistra sarebbe? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

Il 16 Febbraio 2009 alle 12:27 La Sardegna sceglie il nuovo Governatore. Ma l’affulenza è bassa » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La sfida (con risvolti nazionali) è, notoriamente, tra il presidente uscente Renato Soru (”Lista Soru presidente” appoggiata da Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori) e il candidato del Pdl, Ugo Cappellacci (Il popolo delle libertà sostenuto da Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az). Ma in corsa ci sono anche tre altri nomi: Peppino Balia (Partito Socialista); Gavino Sale (Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna); Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista). Ai votanti viene consegnata una scheda di colore verde divisa in ogni metà da due colonne verticali: in una sono stampati i simboli delle coalizioni e i nomi dei candidati alla Presidenza, nell’altra i simboli delle liste presentate nelle 8 Circoscrizioni provinciali e disposte in maniera tale da evidenziare il loro collegamento al candidato presidente. L’elettore può esprimere una sola preferenza scrivendo il cognome del candidato consigliere e può indicare un solo candidato presidente. È ammesso il voto disgiunto, ossia non è necessario che fra le due indicazioni sia rispettato il collegamento tra la lista e la coalizione di riferimento. [...]

Il 16 Febbraio 2009 alle 19:51 ailander ha scritto:

chissà quanti soldi si è preso il Gavino per passare da “meglio Soru” a “Meglio di Soru”. Con tutti i creativi che muoiono di fame ! La crisi non la si combatte con le solite facce !

Il 17 Febbraio 2009 alle 11:58 Voto sardo, terremoto nel Pd: più di Soru, perde Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Spoglio al cardiopalma ed estenuante per il Partito Democratico, che già dai sondaggi degli ultimi giorni sapeva che sarebbe stato un testa a testa durissimo. Il segretario ha sempre ripetuto che il voto sardo non era un referendum tra lui e Berlusconi ma una sfida regionale, gestita in prima fila da Renato Soru che ha sempre voluto carta bianca sia dal Pd, commissariato dopo lo scioglimento della giunta, sia dagli altri partiti della coalizione. Ma tutti al vertice dei democratici sono coscienti che questa sconfitta (la lista del Pd a sostegno del Governatore uscente si è fermata poco sotto il 25%, dieci punti in meno rispetto alle politiche di aprile 2008) non può che allargare le fratture interne e accelerare una fase congressuale cominciata nei fatti dopo la discesa in campo di Pier Luigi Bersani. L’ottimismo iniziale è scemato quando, racconta un dirigente del Pd, “si è capito che a Sassari e a Nuoro, tradizionalmente più vicine a noi, si era vinto ma con un vantaggio stretto”. Non sufficiente, quindi, a bilanciare i voti di Cagliari, dove il Pdl è più forte. Ma c’è un altro dato che, man mano che le sezioni scrutinate aumentavano, ha preoccupato i big del Pd, cioè i consensi del Pd intorno al 25%, ovvero quasi dieci punti sotto il risultato delle politiche. Perché tra le varie sfaccettature del voto sardo c’è anche il peso del Pd rispetto a Soru, da più parti accreditato come un possibile futuro leader del partito a maggior ragione dopo che, come dimostra la vittoria di Matteo Renzi alle primarie fiorentine, gli elettori sembrano stufi di candidati identificati con gli apparati ed i vari capicorrente. Con tutti gli aspetti del voto sardo si cominceranno a fare i conti a Roma da subito. Quello che è certo è che Veltroni non ha alcuna intenzione nè di mollare ma nemmeno di continuare a farsi logorare fino alle europee. Per questo, anche se il congresso non sarà anticipato, come pensano in molti, sarà da rivedere lo schema della conferenza programmatica e magari anche l’assetto del vertice del partito, anche se “ora” spiega un dirigente “i primi a non avere più interesse a fare un comitato di emergenza sono critici e sfidanti, ormai sincronizzati sui tempi previsti del congresso ad ottobre per tirare lì le somme della gestione veltroniana”. Che al “nemicoamico” di sempre, Massimo D’Alema non piace proprio più: alla sollecitazione di Fausto Bertinotti, “Sospendiamo le dispute identitarie. Rimettiamoci tutti in gioco”. D’Alema risponde con un sì: “Occorre ripartire insieme, non fare terra bruciata. Il Pd deve aiutare una sinistra disposta a misurarsi con la sfida del governo”. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 20:28 Il dopo Walter è un vicolo cieco. Quel che resta del Pd è da “resettare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Quanti Renzi ci sono in giro per l’Italia, desiderosi di mandare al diavolo i vertici del Pd e i loro diktat? Sicuramente molti più di quanto pensino i Veltroni e i D’Alema nel chiuso delle loro trame romane. Accanto a questa generazione ancora da scoprire, ci sono poi gli amministratori in carica che non ne possono più di ciò che si decide al vertice. Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso a Torino, Massimo Cacciari a Venezia, lo stesso Sergio Cofferati a Bologna, in attesa di ritirarsi a vita privata. Anche Renato Soru era partito con l’idea di dare dalla Sardegna l’assalto al vertice, sconfessando un’ala del partito, indicendo elezioni anticipate, sopportando a stento i big nazionali nella campagna elettorale. Ma soprattutto Soru aveva fatto capire le proprie ambizioni acquistando l’Unità, una iniziativa non propriamente imprenditoriale. La sua doveva essere assieme una ribellione e un takeover sul Pd. Ha fallito anche lui in entrambi i casi. Altra variabile a rischio nell’orizzonte Democratico: finora la guerra ha visto protagonisti Veltroni e D’Alema, ma non bisogna dimenticare la sempre più marcata insofferenza di Francesco Rutelli e della sua pattuglia di moderati, compreso Enrico Letta. Una scissione della ex Margherita non è affatto da escludere, anche se c’è da chiedersi dove andrebbero questi transfughi. Probabilmente cercherebbero un’alleanza con l’Udc. Ma il cuore e i voti del partito di Pier Ferdinando Casini sono a destra; e infatti l’Udc vince solo quando è alleato con il Pdl. [...]

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