- Tags: Alberto-Stasi, bicicletta, Chiara-Poggi, dna, Garlasco, indagini, pc, sangue, Ubs
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Una bicicletta, un dispenser di sapone e una chiavetta usb. A una settimana dall’udienza preliminare (fissata per il 24 febbraio) in cui il gup di Vigevano Stefano Vitelli deciderà se rinviare a giudizio Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi emergono nuovi particolari dalle perizie tecniche. Secondo le quali la bicicletta sequestrata a Stasi dopo il delitto sarebbe stata lavata e sul dispenser del bagno di casa Poggi c’erano le tracce del ragazzo e anche quelle, portate lì da qualcun altro, del Dna della vittima. Il computer dell’unico imputato per l’omicidio inoltre la sera prima, il 12 agosto 2007, è stato usato con due “penne” usb, una delle quali non è mai stata trovata.
L’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha depositato presso il gup due consulenze, che vogliono contribuire “all’accertamento dei fatti e delle responsabilità” sull’omicidio in vista dell’udienza preliminare. Le due relazioni, spiega il legale, “aderiscono sostanzialmente alle conclusioni dei consulenti della Procura di Vigevano ed hanno il pregio di essersi soffermate su alcuni aspetti di sicuro interesse”. La prima perizia, firmata da Marzio Capra, docente all’Università Statale di Milano, ha approfondito tra l’altro l’analisi delle microtracce trovate sul pedale della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi e sostiene che si tratta di sangue della vittima. Un altro aspetto sono le impronte del giovane sul dispenser di sapone del bagno della villetta, dove l’assassino sarebbe andato a lavarsi le mani.
In particolare la bicicletta sarebbe stata lavata e sul dispenser non c’erano solo le tracce di Stasi, ma amnche quelle, “riportate”, del Dna di Chiara. Marzio Capra, cha ha firmato le valutazioni biologico-genetico forensi, ritiene che la bici “sia stata almeno in parte ripulita in epoca successiva al significativo imbrattamento con materiale organico” di Chiara Poggi. Inoltre il consulente sottolinea che è “di fondamentale importanza per la ricostruzione di questo efferato delitto la contestuale presenza” delle impronte digitali di Alberto Stasi sul dispenser del sapone in bagno e del “Dna della vittima Chiara Poggi”.
Nella ricostruzione di Capra si ricorda che l’assassino dopo il delitto è andato a lavarsi le mani in quel bagno e poi avrebbe risciacquato il rubinetto e il miscelatore. Infatti è stata trovata la presenza di tracce di Dna di Chiara non diretta ma “mediata”. E poichè sul dispenser sono state rinvenute solo le tracce di Stasi, secondo la consulenza “le sue mani, a questo punto evidentemente intrise di materiale organico di Chiara, possono ben essere il mezzo attraverso il quale è stato deposto il Dna della stessa vittima”.
Inoltre il consulente della famiglia Poggi ritiene che nella villetta di Garlasco non ci sia stata la presenza di persone diverse da Chiara Poggi e i suoi famigliari, l’allora fidanzato Alberto, un operaio che aveva fatto alcuni lavori e il personale che ha fatto il primo intervento sulla scena del crimine. Infine ha scritto che “scientificamente non ci possono essere dubbi nell’escludere che Stasi indossasse effettivamente” le scarpe Lacoste (sequestrate) quando si trovava vicino alla sua fidanzata il giorno dell’omicidio.
La seconda relazione, quella dell’ingegnere informatico Paolo Reale, invece si concentra sul computer portatile dell’indagato. Evidenziando che non ci sono prove di attività tra le 10.37 e le 11.57 del 13 agosto 2007, la mattina del delitto. La sera prima invece il pc sarebbe stato chiuso all’improvviso (operazione chiamata “crash”) e sarebbero state usate due chiavette usb. Una, di Chiara, per scaricare le foto del weekend in cui la ragazza aveva raggiunto il fidanzato a Londra, l’altra non è mai stata trovata.
- Lunedì 16 Febbraio 2009
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Il 24 Febbraio 2009 alle 13:03 Giallo di Garlasco, rinviata l’udienza con Stasi protagonista » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Quella di oggi doveva essere una prima “tappa” per capire i tempi di un possibile rinvio a giudizio in vista di un processo. Alberto è pronto a dimostrare, senza scorciatoie, di essere innocente. Prima, però, il pm Rosa Muscio dovrà convincere il gup Vitelli che l’ex fidanzato è colpevole. Solo così potrà evitare l’archiviazione o la richiesta di ulteriori indagini in un delitto in cui, al momento, manca l’arma e il movente. Diversi, invece, i punti su cui difesa e accusa sono pronti a darsi battaglia. Una lotta a colpi di relazioni che chiama in causa Ris di Parma, ingegneri informatici ed esperti biologi. Dna, impronte, memorie “virtuali”, alibi e movente tutto sarà analizzato in ogni dettaglio: per esempio il materiale organico della vittima trovato sui pedali della bici del 25enne, secondo il consulente di parte Marzio Capra, è stato lavato per eliminare ogni traccia. L’assenza di tracce di estranei nella villetta di via Pascoli e il ritrovamento delle impronte di Alberto, miste al Dna di Chiara, sull’erogatore del sapone liquido nel bagno in cui si lava l’assassino. Oggi a 18 mesi dal delitto difesa e accusa si troveranno, per la prima volta, faccia a faccia nell’aula di un tribunale. [...]
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